venerdì 20 aprile 2012

30 anni di carcere all'assassino di Pippa Bacca


Pippa Bacca in una tappa del suo ultimo viaggio

Trent'anni di carcere all'assassino dell'artista milanese Pippa Bacca. La Cassazione turca ha convalidato la condanna all'uomo che confessò di aver violentato e ucciso Pippa mentre faceva l'autostop in Turchia. La notizia, riportata dal quotidiano turno Milliyet, è stata ripresa da alcuni media italiani, tra cui Corriere.it e Adnkronos.
Nonostante quell'uomo, Murat Karatash il suo nome, all'epoca dei fatti (l'omicidio è datato 31 marzo 2008) 37enne, non si sia mai pentito, in appello si vide ridurre la pena iniziale dell'ergastolo - pronunciata dai giudici della Corte d'Assise di Kocaeli, circa 100 km a est di Istanbul - ai 30 anni ora confermati dal terzo grado di giudizio.
Non conoscevo Pippa Bacca né la sua storia, la sua arte. Subito dopo la sua scomparsa, quando ancora c'era solo il timore che potesse esserle successo qualcosa, un caro amico di Milano mi scrisse chiedendo di far rimbalzare la notizia delle sue ricerche anche su queste pagine, con la speranza che tenere vivo l'argomento e, soprattutto, parlare di Pippa potesse agevolare il suo ritrovamento. Fu ritrovata, ma cadavere. E quella bestia, che si offrì di darle un passaggio per poi massacrarla, assicurata alla giustizia.
Giuseppina Pasqualino di Marineo aveva 33 anni. Pippa Bacca era il suo nome d'arte. Aveva uno zio imgombrante, quel Piero Manzoni celebre in tutto il mondo per la sua merda d'artista. Era partita l'8 marzo da Milano insieme ad un'altra artista, l'amica Silvia Moro. Avevano un progetto, una performance da completare per il progetto Spose in viaggio: vestite da sposa volevano raggiungere Israele e la Palestina in autostop, attraversando prima i Balcani e poi la Turchia, per portare in Medio Oriente un messaggio di pace. Silvia e Giuseppina si separano a Istanbul, dandosi appuntamento per il sabato successivo a Beirut. Pippa non ci arrivò mai.

domenica 15 aprile 2012

La favola della vita vera

Leggere, seduto in poltrona con una tazza di the verde fumante in una mano e il libro nell'altra. Non lo facevo da settimane. Mesi, direi. Lo stesso vale per la cura del blog, che ho rinviato a questa mattina per fissare bene nella memoria tutti i cambiamenti su cui ho avuto modo di riflettere.
Ho divorato il libretto "La favola della vita vera" di Alessandro Piperno, sprofondato tra grandi cuscini verde pistacchio. Poi sono tornato alla mia vita vera, consapevole di aver finalmente trovato il tempo per alzare la testa e guardarmi indietro dopo una lunga fuga in avanti. Qualcuno me lo ha anche chiesto: "Hai abbandonato il blog?". No.
Sul comodino è pronto "Fai bei sogni" di Massimo Gramellini.