giovedì 8 dicembre 2011

Il ruolo dell’arbitro/2: regolamento tormento al CSI


Dal (mio) blog Oblò sul sito www.linformazione.com
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Risentito per il post precedente, l’uomo col fischietto ha atteso al varco il cronista. Sui campetti amatoriali lo spettacolo è al limite della vecchia legge sul buon costume, lo ammetto, non solo per la visione di tanti (ex atleti) in canotta; ma la passione per il basket, il divertimento e l’agonismo sono quelli dei tempi belli. Dovrebbe valere anche per il fischietto. Dovrebbe.
Invece l’escalation dell’uomo col fischietto nei confronti del cronista è culminata in un fallo tecnico, il quarto fallo dopo appena 12’ di gioco, 4 dei quali passati in panchina, praticamente un record. La macchia? Aver osato incrociare il suo sguardo dopo una palla contesa finita fuori dal campo. Niente sfida e niente proteste (quelle sono arrivate dopo, tempo al tempo). E’ normale cercare con lo sguardo l’arbitro più vicino al punto di uscita della palla per capire le indicazioni su chi dovrà occuparsi della rimessa, no?
Quello che ne è seguito è censurabile e me ne scuso. Le regole però valgono per controllati e controllori, e quando questi ultimi non le rispettano (parlo di atteggiamento, non di tecnica) proprio non posso e non riesco ad ingoiare il rospo.
Morale: espulsione e una giornata di squalifica automatica.
Automatica? Sì. Quando mi è stato spiegato il meccanismo non ci ho voluto credere. Ma come? Nessuno può essere punito senza avere la possibilità di alzare la mano e provare a fare valere le proprie ragioni. E’ così in qualsiasi contesto giuridico, amministrativo e pure sportivo. Possibile che un arbitro possa considerarsi al di sopra delle regole, come nei peggiori regimi autoritari? Possibile? Nì.
Tolta la canotta e fatta la doccia, ho rimesso i panni del cronista e ho iniziato a scavare tra norme e regolamenti del Centro Sportivo Italiano.
1 - Si legge nel regolamento (art. 16) dei campionati di pallacanestro del Comitato provinciale di Reggio Emilia: “Tutti i reclami andranno indirizzati alla Commissione Tecnica CSI Pallacanestro (indirizzo). Non sono ammessi reclami di carattere tecnico. Per tutti gli altri motivi […] si procederà su reclamo di parte purché preannunciato a mezzo telegramma, fax…”, e via con le modalità. Alla raccomandata andrà allegata anche la ricevuta del versamento della tassa reclamo di 50 euro. Ok. Tutto chiaro. O quasi.
2 - Il fatto che non siano ammessi reclami di carattere tecnico scopre già di per sé il fianco a una facile contestazione. In termini assoluti l’arbitro può espellere in modo sacrosanto il giocatore cui scappa un “vaffa”, ma chi tutela il giocatore stesso dall’eventuale atteggiamento non sereno del fischietto? Per assurdo, l’arbitro potrebbe anche scendere in campo armato di fantasia e cacciare atleti rei di aver fatto a pugni con un drago alato senza possibilità di riscontro. Chi giudica allora il giudicante? Il commissario arbitrale, direte voi. Esatto. Ma nel Csi non c’è (ma visto dall'inizio della stagione). C’è una ottima commissione tecnica, che deve però operare sui referti redatti da quegli stessi giudicanti senza giudici.
3 - Passi per le questioni tecniche. C’è sempre la possibilità di fare reclamo per “tutti gli altri motivi”. Perfetto. Però costa 50 euro. Ragionando per ordini di grandezza, iltesseramento di un giocatore adulto nel campionato Open costa 11 euro.
4 - Ricapitolando: dopo una squalifica è possibile fare ricorso. Però c’è un però. Nelleprecisazioni regolamentari il Csi reggiano aggiunge: “Un giocatore espulso deve scontare automaticamente una giornata di squalifica in attesa dell’uscita del Comunicato Ufficiale con i provvedimenti disciplinari presi in merito dalla C.G. (commissione giudicante)". Ma come? E il ricorso? Se la squalifica è automatica, addio sogni di giustizia. Ma andiamo avanti. A fornire il migliore degli assist è di nuovo il regolamento locale: “Per quanto non contemplato nel presente Regolamento, vigono, in quanto applicabili, lo Statuto e il Regolamento organico del C.S.I. e, per quanto non in contrasto, i regolamenti tecnici della F.I.P”. Bomba. Olè. Tutto a posto. Roma detta legge. Ora sì che troverò la chiave.
5 - Titolo VI, articolo 94 dello Statuto nazionale: l’amministrazione della giustizia sportiva deve prevedere “il doppio grado di giudizio per ogni livello di attività locale, regionale e nazionale”. Gelo, sconforto, confusione.
Ricapitoliamo. Una società può sborsare 50 euro e fare ricorso, ma non sono ammessi reclami tecnici. Perfetto. Anzi no, perché il giocatore espulso deve obbligatoriamente scontare subito una giornata di squalifica, anche anticipando la riunione della commissione giudicante. Ma come, e il ricorso? Niente, se la squalifica è automatica… Automatica? E il doppio grado di giudizio senza alcun riferimento ad incontestabili questioni tecniche? Quante contraddizioni. E se un atleta vincesse il ricorso dopo aver già scontato la squalifica automatica, che si fa? Si rigioca? Possibile non prevedere una semplicissima sospensiva? Lo Statuto nazionale è superiore a qualsiasi indicazione locale, almeno questa certezza lasciatecela… Insomma, l'è propria un quarantòt.
Per togliere tutti dagli impicci non ho giocato la partita successiva alla mia espulsione, ho accettato serenamente l’inaccettabile e ho deciso di non far perdere tempo alla commissione tecnica e giudicante. Nel fare tutto questo ho anche evitato di spendere 50 euro. Anzi no: stasera pasticcini in palestra e festa con i compagni di squadra. È questo lospirito vincente. Che dite, invitiamo anche l’arbitro “il pallone è mio e decido io”?

1 commento:

stefania vecchi ha detto...

...sei sempre troppo buono..