martedì 8 novembre 2011

Corte d'Assise e sirene: appunti del cronista


Corte d'Assise. Che fastidio vedere l'imputato uscire dal'aula e affrontare ridendo le telecamere e godersi il suo momento di celebrità. Nessun rispetto per chi è stato ucciso né per i parenti presenti. Nessuna tensione per il peso di accuse che possono portare anche all'ergastolo. Io non ci dormirei la notte, credo.

Frequentare le aule di giustizia abitua a tutto, anche ai crimini più efferati. O quasi. Ci sono cose però che, per fortuna purtroppo, feriscono ancora. Rifletto spesso sull'indifferenza che si sviluppa facendo il cronista. Il fatto, anche il più tragico, è sempre e comunque innanzitutto un evento da raccontare.

Quante parole, anche inutili, capita di ascoltare durante processi spesso uguali. Così osservo i movimenti e il comportamento dei colleghi. Ognuno ha delle parole chiave che accendono l'attenzione. Spie, sirene d'allarme, che portano la penna ad agitarsi sul taccuino dopo minuti di "assenza". Mi diverte attenderli al varco. Anticipare le loro reazioni. Potrei scriverne un elenco per ciascuno dei miei compagni di cronaca giudiziaria. Anche io ho le mie. Quali sono? Segreto.

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