giovedì 3 marzo 2011

Angolo di mondo

Mi appresto a spegnere il computer dopo una giornata di lavoro e a lasciare il mio angolo di mondo. Stasera tornerò a sgambettare in campo a venti giorni dall'infortunio al ginocchio, per fortuna (molto) meno grave di quanto temuto.

Vi lascio con una riflessione lanciata da Massimo Gramellini questa mattina su La Stampa, nella rubrica che spesso accompagna la mia pausa caffè.

"Buongiorno" da www.lastampa.it
I replicanti
di Massimo Gramellini
Sui telefonini di quattro minorenni di Quarto Oggiaro, arrestati per rapine varie, gli investigatori hanno trovato dei filmati in cui, mitra in spalla e torso nudo, gli adolescenti mimavano la scena simbolo di Gomorra. Escluderei che abbiano preso in mano il libro di Saviano: due di essi non sono mai stati neppure a scuola. Ed è assai probabile che non abbiano neanche visto il film di Garrone, solo quell’immagine ripetuta ossessivamente per mesi e mesi da tutte le tv.

È possibile che un’opera indirizzata al bene produca in certe menti l’effetto contrario, esaltando proprio ciò che intendeva denunciare? Sì, e lo sapevamo già. Quel che invece continuiamo a sottovalutare è la potenza devastante delle immagini. Nella vita come nell’arte, si dà troppo peso alle parole e troppo poco al linguaggio muto delle figure. Mentre soltanto l’icona visiva arriva a tutti, senza distinzioni di classe né mediazioni culturali. Una foto volgare fa più danni di una poesia volgare e una scena di violenza di un racconto di violenza. Perciò nelle tragedie greche il male veniva evocato, ma mai mostrato sul palco. Gli antichi non erano più ipocriti di noi, forse soltanto un po’ più saggi.



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