lunedì 27 settembre 2010

La famiglia

Nel luglio scorso mio nonno ha festeggiato i 90 anni con tutta la famiglia. Figli, nuore, sorella, nipoti. C'erano proprio tutti, o quasi. Non starò qui a descrivere i perché dell'assenza mia e dei miei genitori. Servirebbero almeno trent'anni e poi forse, nessuno ci capirebbe niente perché io stesso, probabilmente, non ho ancora capito.

Oggi sono passato a trovarli, Walter e Melania, i miei nonni paterni (quelli materni non ci sono più). Cerco di farlo il più possibile, poi mi accorgo che tra una visita e l'altra passano settimane, a volte qualche mese, e mi sento terribilmente in colpa.
Adoro mia nonna. Sono sempre stato pazzo di lei e della sua vocina, delle sue telefonate e delle sue confidenze. Voglio bene a mio nonno e lui ne vuole a me. Anzi, tra di noi c'è un legame fortissimo mai dichiarato. Quando mi guarda e sbuffa, quando ci urliamo dietro, lo so che è perfettamente consapevole di non potermi domare e questo lo strega e al tempo stesso lo fa incazzare. Sa che nelle mie vene scorre il suo stesso sangue. E non è un modo di dire. Io sono come lui. Questo aspetto spesso ci ha portato a litigare. Ma è anche il motivo per cui mio nonno sa che quando non ci sarà più, continuerà a vivere in una qualche forma dentro di me. Lo ha sempre saputo, fin da quando mi guardava giocare in cortile prime della "guerra fredda" con i miei. Mi rispetta. Teme il mio giudizio come io temo il suo, perché sa che non userò giri di parole, che non farò il signorsì come gli altri. Riesco a farlo parlare di argomenti tabù. Come? Semplicemente lo faccio, e lui non si tira indietro. Mi maledice, s'arrabbia, si tira su le maniche e inizia a battagliare. Non ha mai digerito del tutto la mia scelta di fare il giornalista. La vicenda di Ilaria Alpi lo ha colpito molto e teme che il mio lavoro di cronista possa portarmi ad avere dei guai. Quando mi fa la ramanzina io sorrido e sto zitto, perché le sue parole sono come le carezze che non regala mai. Quando mi dice che sono un sandrone, che finirò per mettermi nei guai, che devo smettere di occuparmi di certi argomenti e di farmi nemici, in realtà mi incita a non chinare la testa e ad andare avanti. E' il suo modo per dirmi che mi vuole bene, che vorrebbe proteggermi.

Oggi, nell'uscire dal loro appartamento, sul mobile dove fanno bella mostra di sé le foto di tutti i nipoti, ne ho notata una nuova. E' stata scattata il giorno della festa di compleanno. I nonni con tutti i nipoti (e una bisnipote, nel frattempo qualcuno ha avuto figli). Tutti i nipoti, o quasi. Io non c'ero quel giorno. In quella foto non ci sono. Una pugnalata si è infilata nella carne di una ferita mai rimarginata. E ora rifletto sul perché a volte le scelte dei grandi condizionino così tanto la vita dei bimbi, che poi crescono e devono fare i conti con silenzi e cose non dette che negli anni scavano fossati così profondi da allontanare le persone.
Rifletto anche sul significato della famiglia e sui rapporti con i parenti. Personalmente sono cresciuto senza parenti (con l'eccezione della famiglia di mia madre, comunque non numerosa e presente per lo più per le feste comandate) e a 30 anni davvero non riesco a inventarmi un rapporto nuovo e sano con chi di fatto è sempre stato un estraneo con cui al massimo guardarsi di traverso. Non è colpa di nessuno. Non porto rancore. Davvero. E' andata così. Semplicemente sono dispiaciuto. Il discorso è sempre stato diverso per i miei nonni. Mi sono sempre imposto di fare in modo di continuare ad avere un rapporto con loro, a volte scontrandomi anche in casa. Credo di esserci riuscito.

Alla fine di tutto questo sproloquio non ho nemmeno voglia di rileggere quello che ho scritto. Ora esco, con gli occhi lucidi e i pensieri occupati dai se e dai ma. E una certezza: mio nonno ha ragione, in me non morirà mai.

2 commenti:

Tego ha detto...

Ciao Davide, ho scovato il tuo blog attraverso la tua pagina facebook.

Questo post è il primo che leggo e devo dire che sono rimasto molto toccato.

Sfortunatamente io ho già perso tre dei nonni a disposizione e con due di questi non sono nemmeno riuscito a parlare.
Mi sono rimasti i nonni materni. Mio nonno morì nel '99 quando avevo 10 anni e me lo ricordo ancora bene. MIa nonna, invece, abita sotto di me ed è una persona davvero speciale per me. Le voglio davvero bene, più di tutti.

Leggere queste righe dedicate alla famiglia (specialmente ai tuoi nonni) mi ha riportato alla memoria tanti bei ricordi.

Grazie! =)

Michelle ha detto...

Ciao Davide
Leggo molto volentieri il tuo blog - viviamo una situazione simile nella mia famiglia - troppo lungo da spiegare. Non sono in contatto con tanti cugini miei a causa di discordie di famiglia. I miei cugini sono quasi tutti in Scozia, ma ne ho una che vive a Milano e con la quale non mi vedo a causa di questi "problemi" di famiglia. L'ho rintracciata tramite FB ma vedo che lei è piuttosto fredda nei miei confronti. Che peccato davvero che i genitori possano condizionare i figli fino al punto che diventino indifferenti l'uno verso l'altro.
Per fortuna io ho un bel rapporto con i miei fratelli ed anche i miei suoceri. Non vorrei essere mai colpevole di privare i miei figli dell'affetto dei parenti.

Un bacio
Michelle