domenica 27 giugno 2010

Tra Irene Grandi e Fabio Capello

Ultimo giorno di lavoro prima di una settimana di ferie preziosa per riappropriarmi della mia vita e dei piccoli gesti di ogni giorno. Vita normale, che per un giornalista normale non è mai. Citando Irene Grandi, "da domani vacanza...".
Questa è una domenica speciale per l'amico Corrado Bertozzi, che ha inaugurato il suo nuovo studio fotografico/cartoleria/centro Vodafone. Lo è un po' meno per Fabio Capello, visto che la sua Inghilterra ha preso quattro gol dalla Germania negli ottavi di finale del mondiale di calcio.
Vi lascio con un articolo del Corriere della Sera pubblicato nel trentesimo della strage di Ustica. Sapremo mai la verità?

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da Corriere.it
Le indagini - Silenzi, depistaggi e l’attesa di nuove carte
Dai caccia fantasma al caffè di Gheddafi
E se la verità battesse la ragion di Stato?

Trent’anni sono un tempo infinito per i familiari di quelle 81 vittime che devono ancora avere giustizia

A volte le conseguenze della ragion di Stato sono imprevedibili. Trent’anni fa, Muammar Gheddafi era il nemico numero uno dell’Occidente. Pur di eliminarlo il presidente americano Ronald Reagan autorizzò una spedizione transoceanica di alcune squadriglie di cacciabombardieri che martellarono inutilmente Tripoli e Bengasi. Oggi il colonnello va a bere il caffè a Piazza del Popolo. Peccato però che da allora nessun capo di governo (soluzione bipartisan) gli abbia mai chiesto ufficialmente di rispondere alle domande della magistratura sulla strage di Ustica. Eppure si è sempre definito come la vittima designata di quella sera in cui 81 cittadini italiani furono uccisi a bordo di un aereo in volo da Bologna a Palermo. Questione di petrolio?

Trent’anni sono un tempo infinito per i familiari di quelle 81 vittime che devono ancora avere giustizia. Ma forse sono un tempo sufficientemente congruo perché la verità storica affiori su quella giudiziaria e sopra la montagna di carte processuali (più di tre milioni) che almeno una cosa, incontrovertibilmente, la raccontano. C’erano almeno sei caccia che prima, durante e dopo l’esplosione volavano in prossimità del DC9 Itavia, tutti con il transponder spento (per impedire ai radar di essere identificati). E che dunque l’aereo di linea si trovò nel posto sbagliato al momento sbagliato.

Lo dice una commissione di tecnici della Nato, di cui faceva parte anche un alto ufficiale della nostra Aeronautica. Sono stati loro, chiamati nel 1999 a rispondere ad una rogatoria formale (con l’assenso di tutti i paesi membri dell’Alleanza, nessuno escluso) che, sulla base dei dati radar decodificati grazie ai manuali del sistema integrato di difesa aerea, hanno certificato lo scenario di guerra non dichiarata che qualcuno si ostina ancora a ignorare. Ciò che quella perizia afferma è semplice e agghiacciante.

Primo. Il DC9 fu «agganciato» da uno o due aerei non identificati dopo il decollo da Bologna e prima di sorvolare Firenze. Aerei che per coprirsi sfruttarono il segnale radar del DC9 fino al cielo di Ustica. È molto probabile che si trattasse di caccia libici provenienti da Banja Luka (ex Yugoslavia), dove effettuavano la manutenzione. Nelle carte della sede Sismi di Verona (quelle sfuggite a un incendio che distrusse l’archivio), c’è il riscontro. Con un’informativa che chiarisce come i servizi segreti francesi ci avessero fatto sapere che quel vizietto di consentire ai libici di tornare verso Tripoli sorvolando il Tirreno doveva finire, altrimenti il prossimo l’avrebbero buttato giù. Secondo. Sull’appennino, il DC9 e la sua «coda» furono incrociati da un intercettore F104S da addestramento con a bordo i capitani Ivo Nutarelli e Mario Naldini (morti nel 1988 a Ramstein, durante una tragica esibizione delle Frecce tricolori). L’incrocio deve essere stato talmente ravvicinato e allarmante che, affermano i tecnici dell’Alleanza, prima di atterrare nella base di Grosseto i due ufficiali segnalarono la massima emergenza secondo le procedure previste dalla Nato. Cioè, volando a triangolo sulla pista e «squoccando» per tre volte col microfono senza comunicare via radio.

Terzo. I tabulati radar indicano che mentre il DC9 volava verso Ustica, dalla base dell’aeronautica francese di Solenzara (Corsica) e probabilmente da una portaerei sconosciuta (alcune tracce originano dal mare), si alzarono in volo almeno sei caccia le cui traiettorie si riscontrano senza ombra di dubbio in prossimità dell’aereo di linea prima, durante e dopo l’esplosione. A quel punto, erano quasi le nove di sera. Ma sorprendentemente, in 13 risposte alle rogatorie della magistratura italiana, il governo francese ha sostenuto che l’attività della base di Solenzara terminò alle 17,30 nonostante tutti i radar e le testimonianze dirette smentiscano questa versione (una è del generale Nicolò Bozzo, braccio destro di Carlo Alberto Dalla Chiesa all’antiterrorismo, che si trovava proprio a Solenzara in vacanza). A Solenzara si decollò e atterro fino alle 22,30.

L’inchiesta della magistratura per accertare le cause della strage non si è mai interrotta, nemmeno dopo la sentenza ordinanza del giudice Rosario Priore che rinviò a giudizio per depistaggio e con l’aggravante dell’alto tradimento i quattro generali al vertice dell’Aeronautica nel 1980 (assolti dalla Cassazione). E in questi giorni la Procura della Repubblica di Roma è in attesa che dalla Nato arrivi un supplemento di perizia che potrebbe portare all’identificazione di due o forse tre di quei caccia fantasma che erano in volo quella sera. Se così fosse, la verità su Ustica sarebbe davvero a portata di mano. Ed è per arrivare a questo risultato che da più di un anno, con discrezione estrema, attivando tutti i canali diplomatici e giuridici a sostegno dei magistrati romani, sta lavorando il capo dello Stato.

Giorgio Napolitano è abituato a misurare le virgole e a pesare le parole, dunque non è un caso che poco più di un mese fa abbia parlato di Ustica affermando che questa strage è segnata da «intrighi internazionali che non possiamo oggi non richiamare, insieme con opacità di comportamenti da parte di corpi dello Stato, ad inefficienze di apparati e di interventi deputati all’accertamento della verità». Ma il presidente emerito della Repubblica Francesco Cossiga, che nel 1980 guidava il governo, da un paio d’anni è andato ben oltre, dichiarando apertamente (e a verbale) di aver saputo già all’epoca che ad abbattere per errore il DC9 in un’azione di guerra contro aerei militari libici fu un caccia francese. E che il pilota di quel caccia, una volta rientrato alla base e scoperto cosa aveva fatto, si sarebbe suicidato.

Qualche giorno fa il portavoce del Quai d’Orsay ha affermato che Parigi è pronta a collaborare con le autorità italiane. E siccome il governo francese non può non sapere che la Nato sta per rispondere alla rogatoria italiana (deve dare il proprio benestare) i segnali suggeriscono un cauto ottimismo. Gli unici immobili nel tempo sono i sostenitori della tesi della bomba. Dimenticano (o faticano ad accettare) che l’aereo aveva due ore di ritardo, che il volo era di cinquanta minuti e che non esiste nessuna bomba al mondo piazzata nella toilette che può disintegrare un aereo lasciando intatta la tavoletta del water. Ma anche il racconto di Cossiga ha faticato ventotto anni ad uscir fuori. Io lo ascoltai da altre fonti un paio di settimane dopo la strage. Il Corriere della Sera fece l’ipotesi del missile il giorno dopo. Il resto sta ancora sotto il coperchio della ragion di stato. E certo nei fondi di quel caffè che Gheddafi sorseggia, tranquillo, in una piazza di Roma.
Andrea Purgatori

mercoledì 23 giugno 2010

Simone si è sposato


Proprio così. Sabato 19 giugno Simone - o John come lo chiamiamo tutti dalla notte dei tempi - si è sposato con la dolce Lisa. Bellissimi. La foto parla da sola. Vi voglio bene, ragazzi.
www.lisaesimonesposi.com/

venerdì 18 giugno 2010

Ottimismo (?)

Non vi nascondo una certa preoccupazione. Amo il mio Paese e vedo segnali poco incoraggianti. Lo so, direte che mi sono svegliato tardi. In realtà non è così. Sono un osservatore attento. Semplicemente l'ottimismo inizia a scemare. Come ho avuto modo di dire recentemente in un contesto che nulla c'entra, "la forma spesso è sostanza".

p.s. Ho appena realizzato di aver dimenticato di avere un appuntamento con Leo. No, non è un personaggio dei libri di Popi, ma il mio personal trainer. La vendetta, ha assicurato, sarà tremenda...

giovedì 10 giugno 2010

Vivere da morire

A grande richiesta torno ad aggiornare il blog, colpevolmente trascurato nelle ultime settimane.
Lo faccio reduce da una serata con l'allegra combriccola, che per qualche ora è riuscita a non farmi prendere dai pensieri di un periodo non proprio idilliaco. Tendo a non avere mezze misure, nel bene e nel male. Gli amici hanno un effetto terapeutico. Così passo dall'euforia regalata dall'aver realizzato di aver perso 5 chili in altrettante settimane (grazie Leo) alla confusione per quanto riguarda tutto il resto. Il mare è in tempesta. Colpa del vento.

Negli ultimi giorni ho letto il romanzo "Vivere da morire", quinta fatica dell'amico Pier Francesco Grasselli (sì, Popi). Veloce, agile, quasi fotografico del descrivere una Italietta fatta di apparenze, senza tralasciare di offrire una condanna decisa e analitica rutto della "conversione" di uno dei protagonisti. Davvero gustosa la presentazione sul terrazzo della libreria All'Arco di Reggio Emilia condotta da Carlo Baja Guarienti, ottima occasione per una rimpatriata attesa da troppo tempo.

martedì 1 giugno 2010

Presentazione di "Vivere da morire"

Ricevo dall'ufficio stampa di Mursia e volentieri rilancio. Popi è un ex collega, ma prima ancora un amico. Aggiungete Carlo e il cocktail è perfetto. Ci vediamo all'Arco!

1-3 giugno 2010
Doppio appuntamento emiliano - Pier Francesco Grasselli presenta “Vivere da morire” (Mursia)
alla libreria All’Arco di Reggio Emilia e al Caffé Letterario di Novellara (RE)


Doppio appuntamento emiliano per l’autore di “L’ultimo cuba libre” e di “Fanculo amore” che presenterà la sua ultima fatica letteraria in due occasioni.
Martedì 1 giugno lo scrittore sarà alla Libreria All'Arco di Reggio Emilia, alle ore 18,30
(conduce: Carlo Baja Guarienti); a seguire, è organizzato un aperitivo con l’autore presso il ristorante
“7 Torri” in via del Guazzatoio n.5 (RE).
Giovedì 3 giugno, sempre ale 18,30, Grasselli sarà invece a Novellara,
al Caffé Letterario di Palazzo Bonaretti Editore in Piazza Unità d’Italia 62.

Gli sfavillanti locali di Portofino e di Forte dei Marmi e i club più esclusivi di Milano e Roma sono il palcoscenico delle vite sregolate del gruppo di ragazzi protagonista del nuovo romanzo di Pier Francesco Grasselli, “Vivere da morire” (Mursia, pagg. 462, euro 17,00).
Nel suo quinto romanzo Pier Francesco Grasselli mette al centro della narrazione i trentenni di oggi e le loro più segrete ossessioni, puntando i riflettori sugli scandali del mondo dello spettacolo, sui compromessi che ragazze e ragazzi accettano pur di avere il loro momento di celebrità, sui reality show e sulla tivù spazzatura.
Con lo stile spregiudicato che lo ha ormai reso noto, l’autore di “All’inferno ci vado in Porsche” e di “Ho scaricato Miss Italia” ci regala stavolta un romanzo adrenalinico e a tinte forti che racconta in modo crudo vizi e miti dei giovani d'oggi: Tony è diventato famoso perché ha vinto l'ultima edizione del 'Grande Fratello'; Valentina è una giovane ereditiera; Eva è una sfacciata pornostar; Claudio è un figlio di papà bello e dannato; Marcello è un paparazzo senza scrupoli. Cesare è un donnaiolo di sangue blu che nasconde un terribile segreto; Jessica è un'affascinante e seducente ragazza della porta accanto. Jerry è un facoltoso produttore cinematografico. Ragazzi che, per raggiungere il successo nel mondo dello spettacolo, non si fanno alcuno scrupolo e accettano i compromessi più vergognosi, accecati dagli effimeri valori di uno stile di vita che li fa morire giorno per giorno.

Pier Francesco Grasselli è nato nel 1977 a Reggio Emilia e attualmente vive a Roma. Con Mursia ha pubblicato i romanzi L'ultimo Cuba Libre (2006), All'inferno ci vado in Porsche (2007), Ho scaricato Miss Italia (2008) e Fanculo amore (2009). Con la sua scrittura veloce e politicamente scorretta, Grasselli lancia racconta modo crudo le cattive abitudini dei rampolli "bene" del Nord Italia e la realtà dei giovani di oggi. I protagonisti dei suoi romanzi sono pregiudicati playboy, "femme fatale" dei giorni nostri dalle curve mozzafiato, giovani problematici che si perdono in vortici di sesso alcol e droga, figli di papà belli e dannati con alle spalle famiglie disastrate.
Segnalate dalla critica come "Romanzi cattivi", "ritratto di una generazione", le sue opere si sono imposte per l'originalità dello stile narrativo e la durezza delle vicende che raccontano.

Per informazioni: ufficio stampa Mursia 02 67378515 - 02 67378502. press@mursia.com mailto:press@mursia.com
www.pierfrancescograsselli.com