martedì 18 maggio 2010

Eolie andata e ritorno

Non c'è vento e non c'è mare che tenga. Le vacanze sono finite ed eccomi qui, pronto a ripartire, assediato da email, sms, telefonate e lavoro arretrato.
Resta negli occhi e nella memoria la natura ammirata in tutta la sua forza sulle isole Eolie tra trekking e mare, passeggio e lettura. Ho divorato "Greta parlante" (ed. Pendragon) della mia amica Elisa Borciani, poi mi sono dedicato a "Le perfezioni provvisorie" di Gianrico Carofiglio (ed. Sellerio). Il mio primo Carofiglio. Guai a chi mi svela il finale!
Nella foto l'insegna della libreria di Stromboli... questa immagine dice tutto, no?

domenica 9 maggio 2010

Usura, la lunga mano della 'Ndrangheta su Reggio Emilia

All'alba di domani partirò, nube vulcanica permettendo, per una breve settimana di vacanza.
Vi lascio con una riflessione che non mi abbandona da alcuni giorni, e che ieri ha avuto pesanti conferme. Dopo anni di polvere nascosta sotto al tappeto, Reggio riscopre di essere sotto scacco della 'Ndrangheta. Incendi, esplosioni e danneggiamenti, per lo più nei cantieri di imprenditori edili calabresi, non sono mai mancati; ma ora la mala ha alzato il tiro.
Personalmente faccio il tifo per il sostituto procuratore Isabella Chiesi, donna forte e coraggiosa e soprattutto magistrato serio. Si è caricata sulle spalle il peso della Procura di Reggio come facente funzioni dopo l'addio del procuratore capo Italo Materia, ma non si è arresa al mestiere di contabile e "passa carte" dell'ufficio, inaugurando in prima persona un importante filone di indagine sull'usura che ha già portato a cinque arresti, seguiti a stretto giro di posta da una bomba piazzata sotto le finestre di...
Ora che il coperchio è stato alzato, Dio solo sa cosa uscirà dal pentolone. Bolle, tanto da far esplodere ordigni. Avvertimenti pesanti. Stile inconfondibile. Nella memoria di tutti è ancora vivo il ricordo dell'attentato al bar Pendolino e della guerra intestina al clan Dragone che vide scorrere parecchio sangue anche a Reggio. Sono passati dodici anni, ma sembra ieri.


mercoledì 5 maggio 2010

Scajola e le intercettazioni

da Corriere.it
LE INTERCETTAZIONI
Con la nuova legge neppure una riga
Se la nuova legge fosse già in vigore neanche una riga sulla casa di Scajola

Cosa c’entrano le intercettazioni con il caso Scajola? Niente: alla base della sua vicenda non ci sono microspie, ma solo assegni bancari e dichiarazioni di testimoni, atti peraltro tutti non più coperti da segreto perché depositati al Tribunale del Riesame. Eppure, se fosse già in vigore la legge proposta dal ministro Alfano sulle intercettazioni, gli italiani nulla saprebbero ancora della casa di Scajola. E nulla gli italiani ancora saprebbero perché nulla i giornali avrebbero potuto scriverne in questi 12 giorni, e ancora fino a chissà quanti altri mesi. Al contrario di quello che i promotori della legge raccontano, e cioè che con essa intendono impedire la pubblicazione selvaggia di intercettazioni segrete, l’attuale testo in discussione alla Commissione Giustizia del Senato vieta, con la scusa delle intercettazioni, la pubblicazione — non solo integrale ma neanche parziale, neanche soltanto nel contenuto, neanche soltanto per riassunto — degli atti d’indagine anche se non più coperti dal segreto, e questo fino a che non siano concluse le indagini preliminari ovvero fino al termine dell’udienza. In più, aggancia la violazione di questo divieto a un’altra legge già esistente (la 231/2001 sulla responsabilità amministrativa delle imprese per reati commessi dai dipendenti nell’interesse aziendale), e per ogni pubblicazione arbitraria fa così scattare non solo ammende maggiorate per i cronisti (da 2 a 10 mila euro, dunque con oblazione a 5 mila euro), ma soprattutto maxi-sanzioni a carico delle aziende editoriali fino a 465 mila euro a notizia

Per dare un’idea dell’impatto, i quotidiani nazionali, con quello che hanno pubblicato di vero e di più non segreto in questi 12 giorni, rischierebbero già 4/5 milioni di euro, e i loro cronisti oblazioni già per 60 mila euro a testa (sempre che il giudice non ritenga, a motivo della gravità del fatto, di negare l’oblazione e avviare il giornalista a un processo che potrebbe concludersi con la condanna a 2 mesi di arresto per ogni pubblicazione arbitraria).

Il caso di Scajola è ancor più istruttivo perché rivela quanto ipocrita sia il ritornello di chi vuole far discendere dalla sola rilevanza penale la condizione di «scrivibilità» di una vicenda giudiziaria, e dalla sola qualifica di indagato l’unico criterio di interesse pubblico di una notizia. Il ministro non è indagato dalla Procura di Perugia ed è possibile che nemmeno lo sia in futuro, quindi in base a questo buffo criterio non si dovrebbe scriverne alcunché. Allo stato, anzi, Scajola è un «terzo» estraneo ai fatti di reato contestati invece ad Anemone e Zampolini per il controverso tragitto immobiliare di quegli 80 assegni, e dunque la sua vicenda, misurata su questo singolare parametro, dovrebbe restare esente da attenzioni giornalistiche. Ma quanto questo sarebbe assurdo l’ha dimostrato indirettamente proprio un importante dirigente del partito di Scajola e di Alfano, il coordinatore nazionale del Pdl Denis Verdini, quando poche settimane fa convocò una conferenza stampa per sventolare alcune intercettazioni allegate a una memoria difensiva depositata agli atti e dunque non più segrete, dalle quali a suo avviso emergevano non reati ma indebiti comportamenti di un dirigente del centrosinistra toscano. Iniziativa assolutamente legittima, se l’onorevole Verdini la ritiene valida e se, come ogni giornalista, se ne assume la responsabilità (su veridicità e continenza) rispetto ai già oggi esistenti confini della diffamazione. Solo che il coordinatore del Pdl dovrebbe andare a farlo presente al ministro della Giustizia, appena approderà in Parlamento la legge che dichiara di voler fermare le intercettazioni selvagge ma in realtà vieta la cronaca. O provare a ricordarlo al presidente del Consiglio quando, come ieri, afferma che in Italia «c'è fin troppa libertà di stampa».

Luigi Ferrarella

domenica 2 maggio 2010

Kettlebell

Mattinata di gustose sofferenze ginniche, pomeriggio in radio e poi sulla tastiera. Chiudo con una delle citazioni preferite della mia vecchia professoressa di greco e latino: "Ogni giorno invecchio imparando qualcosa di nuovo". La parola del giorno è Kettlebell.