mercoledì 17 marzo 2010

Stasi assolto. Il gup: accuse contraddittorie e insufficienti

da Repubblica.it

Delitto di Garlasco: il gup di Vigevano deposita 159 pagine in cui spiega il suo verdetto di non colpevolezza. E in cui smonta del tutto le indagini: dal pc manomesso all'ora del delitto
"Quadro contraddittorio e insufficiente"
Le motivazioni dell'assoluzione di Stasi


VIGEVANO (Pavia) - Quello che emerge è "un complessivo quadro istruttorio da considerarsi contraddittorio e altamente insufficiente a dimostrare la colpevolezza dell'imputato, secondo la fondamentale regola probatoria e di giudizio dell'oltre 'ogni ragionevole dubbio'". E' uno dei passaggi delle 159 pagine di motivazioni alla sentenza con cui il Gup di Vigevano, Stefano Vitelli, ha assolto nel dicembre scorso Alberto Stasi dall'accusa di aver ucciso a Garlasco la fidanzata Chiara Poggi. E che sono state depositate oggi.

Secondo il giudice, "il racconto complessivo di Alberto Stasi in merito alle ore trascorse la sera in compagnia della propria fidanzata nell'abitazione di Via Pascoli, risulta da un lato, privo di evidenti contraddizioni e dall'altro, realisticamente articolato". L'imputato dunque viene considerato credibile, nella sua ricostruzione dei fatti. Riguardo poi a "un possibile movente/occasione dell'omicidio da parte dell'attuale imputato, non emerge una congrua prova".

Ma il gup smonta soprattutto le indagini. A suo giudizio, l'attività investigativa dei carabinieri di Vigevano sul computer di Alberto Stasi ha prodotto "effetti devastanti in rapporto all'integrità complessiva dei supporti informatici". "Il collegio peritale - osserva il giudice - evidenziava che le condotte corrette di accesso da parte dei carabinieri hanno determinato la sottrazione di contenuto informativo con riferimento al pc di Alberto Stasi pari al 73,8% dei files visibili (oltre 156mila) con riscontrati accessi su oltre 39mila files".

"Queste alterazioni - conclude il Gup - indotte da una situazione di radicale confusione nella gestione e conservazione di una così rilevante quanto fragile fonte di prova da parte degli inquirenti nella prima fase delle indagini ha comportato, in primo luogo, il più che grave rischio che ulteriori stati di alterazioni rimuovessero definitivamente le risultanze conservate ancora nella memoria complessiva del computer".

E' drastica l'opinione del giudice: "Gli accessi in questione hanno prodotto degli effetti metastatici rispetto all'esigenza di corretta e complessiva ricostruzione degli eventi temporali e delle attività concernenti l'utilizzo del computer nelle giornate del 12 e 13 agosto 2007 (chiara fu uccisa il giorno 13, ndr). Rispetto dunque ad altre questioni probatoriamente rilevanti, on è più possibile esprimere delle valutazioni certe nè in un senso nè nell'altro: in questo ambito, il danno irreparabile prodotto dagli inquirenti attiene proprio all'accertamento della verità processuale".

Conclusioni diverse, rispetto agli inquirenti, il giudice le raggiunge anche sull'ora del delitto. "E' più che ragionevole - scrive - affermare che la morte della ragazza si collochi nell'asso temporale immediatamente successivo alla disattivazione dell'allarme perimetrale avvenuto alle 9,12". Ribaltata quindi la tesi Ribaltato la tesi sostenuta dai pm Rosa Muscio e Claudio Michelucci che indicavano l'ora dell'omicidio dopo le 12.20. La vittima secondo loro avrebbe disattivato l'allarme per fare entrare in casa la persona che poi, più tardi, l'avrebbe uccisa.

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