mercoledì 10 febbraio 2010

Giallo in Tribunale: sentenza scritta prima del processo

da Corriere.it
Il nuovo collegio ha ridotto la pena all'imputato, da 8 a 5 mesi di reclusione
Giallo in Tribunale: avvocato trova
la sentenza scritta prima del processo

Era in un fascicolo sul tavolo del presidente di Corte d'Appello. Il magistrato: «Era solo una bozza»

MILANO - Un singolare episodio si è verificato mercoledì mattina presso la prima Corte d'Appello di Milano. Mentre il collegio giudicante era in camera di consiglio per alcuni processi già discussi, l'avvocato Paolo Cerruti - difensore in un procedimento ancora da trattare - è andato a sfogliare alcuni fascicoletti sul tavolo del presidente Giovanni Scaglioni e ha scoperto che per il suo assistito, Francesco Basile, la sentenza era già stata scritta, con la conferma del giudizio di primo grado: una condanna a 8 mesi per un borseggio avvenuto a Monza lo scorso anno. Al rientro della corte in aula l'avvocato Cerruti ha fatto verbalizzare l'episodio e il sostituto procuratore generale Isabella Pugliese ha chiesto un'integrazione del collegio giudicante. Il presidente, pur ravvisando l'anormalità della consultazione dei suoi documenti che non facevano parte del fascicolo processuale, ha deciso di astenersi. Per effettuare la sua sostituzione il processo Basile è stato lasciato per ultimo tra quelli in programma. L'episodio è stato segnalato all'ordine degli avvocati di Milano e quattro suoi componenti sono arrivati in aula per chiedere l'acquisizione del documento. Il fascicolo sul tavolo del presidente, a quanto appreso, non avrebbe avuto ancora l'intestazione del Tribunale.

«SOLO UNA BOZZA» - Il giudice Scaglione si è giustificato dicendo che la sentenza trovata dall'avvocato «era solo una bozza». «Hanno messo le mani nelle mie carte - ha detto, respingendo l'accusa di aver scritto il verdetto prime del tempo -. Io ho preparato una bozza di decisione, per quello che poteva essere il giudizio del collegio, che poi poteva esser completato diversamente. Ma un avvocato ha messo abusivamente le mani nelle mie carte e non lo poteva fare. Era solo un appunto e non la preparazione di un atto già assunto. Quello che conta è la decisione finale, non quello che ha in mente prima un giudice».

IL VERDETTO - Dopo il cambiamento dell'intero collegio giudicante, il processo si è svolto a porte chiuse e, mentre il sostituto procuratore generale Isabella Pugliese ha chiesto la conferma del verdetto di primo grado, la difesa ha invocato l'assoluzione. La corte ha concesso un'attenuante e ha ridotto la pena da 8 a 5 mesi. Tra due giorni Basile, avendo scontato la condanna, sarà scarcerato e potrà tornare alla sua abitazione. «Io non sono contento - ha commentato l'avvocato Cerruti - perchè sono convinto che il mio assistito meritava l'assoluzione».

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