venerdì 31 dicembre 2010

Corre(re) la vita

Correre è una magnifica metafora della vita. Movimento alla ricerca continua della felicità, che rivaluti solo quando non c'è più. Far girare le gambe, sudare, combattere con il freddo, il fiato che si fa più corto, la fatica da vincere con la mente, poi il raggiungimento di quella condizione senza tempo dove riflettere è più facile: volano i pensieri e i chilometri, in un mix che illumina e spaventa.

Questo maledetto 2010 sta per finire. Ho fatto tanti errori e ho vissuto i riflessi di errori di altri. Ho ferito l'amore e l'amore mi ha ferito. Ho capito quanto il silenzio possa far detonare violentemente anche ordigni all'apparenza innocui.

Non so cosa accadrà da domani. So che oggi mia madre tornerà a casa. Anzi, mentre scrivo dovrebbe già essere in viaggio. Il problema è serio, ma superabile. Lo dicono i medici e voglio crederci. Deve crederci anche lei e chi, in questi ultimi giorni, ho visto a volte dubitare e con gli occhi lucidi, tra brutti ricordi e timori per il futuro. Papà, te lo dico qui perché so che segui il blog e perché so che di persona sarebbe impossibile trattenere una lacrima: non sei più un ragazzino, me ne accorgo e te ne accorgi, ma sei la roccia sui cui si basa tutto, il punto saldo aggrappandosi al quale abbiamo superato mille tempeste. Sei un uomo straordinario e ti voglio bene. Ecco, quella lacrima è scesa.

Impossibile poi non pensare che proprio un anno fa, in questo periodo, una persona a me molto cara iniziò a fare i conti con un rebus che non fu mai risolto. Ho visto piangere chi mai nella vita avrei voluto vedere travolto dal dolore. Dimenticare è impossibile. Ci sono legami non di sangue, ma di anima. Oggi sento vicina proprio quella persona con una dolcezza e un tatto infinito. Sei un grande, capito xxxx? Non serve che scriva il tuo nome, hai capito. Sei un grande per come hai affrontato tutto, per come hai vissuto prima e per come vivi ora. Lo so e lo sai (oddio, questa frase sembra uscita da una canzone di Raf).

Non è mancato mancato nemmeno l'abbraccio discreto ma vigoroso dell'allegra combriccola. Piccoli gesti, una telefonata, una pacca sulla spalla, una visita inaspettata. Grazie, ragazzi. Davvero.

Nelle ultime settimane sono poi venuti al pettine nodi di capelli che lisci non erano più da tempo. Quella che consideri la quotidianità crolla sconvolta da un terremoto che era già nell'aria, ma un diffuso raffreddore dettato dalle consuetudini impediva di annusarne i sentori. Abbiamo davvero tagliato il traguardo o stiamo per iniziare una nuova corsa? Vorrei sfondare la porta, fare il matto e prendere la vita per i capelli. Ma non sarebbe giusto. Lo dico sempre, stare insieme è scegliersi ogni giorno. Voglio che tu scelga di nuovo me, libera e senza imposizioni, e capire se è quello che desidero anche io.

Non so cosa (ci) riserverà il 2011. Forse mi basta pensare che il 2010 sia finito. Ora esco a correre davvero.



giovedì 30 dicembre 2010

La battaglia

Stare ore davanti a una porta chiusa, trattenendo il fiato ogni volta che si apre. Il tempo, in certe circostanze, non passa davvero mai. Difficile lottare contro un nemico invisibile, subdolo, che approfitta del silenzio per divorarti dentro. Servono misure drastiche, che mettono a dura prova il fisico e la mente.
Mi sono accorto che diventa difficile anche solo pronunciare la parola tumore. Basta scriverla per sentire un brivido di paura correre lungo la schiena. Cosa è il sinonimo più gettonato anche in corsia, parlando con i vicini di letto e i parenti in visita. I medici vanno invece sul tecnico, come se una radice greca o una parola composta rendessero meno cupo il quadro di angoscia e terrore. La battaglia è iniziata. Per ora vincono "i nostri".
Mamma, non ti arrendere!

venerdì 24 dicembre 2010

"Tutti a tavola che si fredda!"


Cari amici, che Babbo Natale possa esaudire i vostri desideri. Nei giorni scorsi c'è stato il tradizionale NatalArbor. Prima ancora la cena a casa Wizzy e il pranzo degli auguri dell'allegra combriccola. Come canta Carmen: "Già Natale, il tempo vola... [...] Ad oriente il giorno scalpita, non tarderà. Guarda l'alba che ci insegna a sorridere". Ma soprattutto: "Tutti a tavola che si fredda!". Ci sono cose di cui vorrei parlare, ma le parole non escono. Buon Natale.

lunedì 20 dicembre 2010

Neve

Ho rubato su Facebook questa fotografia scattata alcuni giorni fa dall'amico Stefano Busà. La Capannina del Forte ha sempre un gran fascino, anche con la neve.


mercoledì 15 dicembre 2010

Assange e il Watergate

Scusate l'assenza. Non sono stati giorni facili.
Lunedì scorso ho avuto modo di leggere su Il Foglio (quello rosa, per intenderci) un corsivo che mi ha colpito e che voglio condividere con voi.

Il Foglio lo riprende da Leggo del 9 dicembre.

***
Sfruttando come gola profonda il numero due dell'Fbi, Bob Woodward e Carl Bernstein pubblicarono sulla Washington Post materiali così roventi e segreti da incendiare l'America fino alle dimissioni del suo presidente (Richard Nixon, 9 agosto 1974, caso Watergate). L'America si lavò la coscienza e i due giornalisti vinsero il premio Pulitzer.
Oltre trent'anni dopo, cambiano i tempi e anche i premi: all'australiano Julian Assange che ha rivelato sul web le sporcizie del mondo - sfruttando come gli antenati Pulitzer le sue gole profonde - il mondo ha regalato lunghe giornate nel carcere di Londra, utilizzando come pretesto (e come testimonial) le più improbabili accuse di stupro mai prodotte. Pensiamoci: difendere un giornalista che pubblica le notizie che conosce è di destra o di sinistra? E quanto tempo dovrà passare prima che la libertà di Assange diventi la nostra?
Giancarlo Laurenzi

domenica 12 dicembre 2010

giovedì 9 dicembre 2010

Le 30 candeline del principe

Prenotare il ristorante a 45 chilometri da casa senza sapere come raggiungerlo e in quanti. Disdire la prenotazione due ore prima colti da un (prevedibile) attacco di "culo peso". Trovarsi al solito bar a prendere l'aperitivo. Sfondarsi di salame e vino rosso. Passare in rassegna tutti i ristoranti del centro e rifugiarsi in Spaghetteria dopo la solita telefonata "siamo in dieci, stiamo arrivando". Gozzovigliare (brutta cosa la confidenza...). Giocare come putìn con l'ultima app dell'iPhone di Mister Nonsoloaria. Andare alla cassa e scoprire che tanto pagheremo poi. Uscire e fare fiera in mezzo alla strada. Essere guardati con compassione dai vecchietti che si affacciano alla finestra fingendo fastidio (felici in realtà di dimenticare per un secondo la loro annosa insonnia). Trovarsi a fare le 4 guardando un improbabile film horror spiaggiati sul divano. Riflettere sul fatto che "in fondo, non si è bevuto neanche tanto... solo sette bottiglie in dieci".
Buon compleanno, principe!

lunedì 6 dicembre 2010

L'allegra combriccola va a nozze

Annuncio importante. Per questo mi infilo le cuffie e avvicino il microfono. L'allegra combriccola va a nozze.

L'annuncio, tirato per i capelli, sussurrato e poi finalmente urlato - con tanto di scena "mi avete preso per un coglione", "no, per un eroe" con lo sposo lanciato in aria citando il film culto L'allenatore nel pallone - è stato dato ieri sera con brindisi e sigari a volontà. In realtà inizialmente si festeggiava l'esame da avvocato superato dalla (futura) sposa (bravissima!). Aperitivo e baracca, come nelle migliori tradizioni. Come al solito io sono arrivato tardi, tardissimo, comunque in tempo per emozionarmi.

Impossibile non notare l'anello al dito di lei. Prima il tam tam della curiosità, poi le prime ammissioni, infine l'annuncio di come, dove e quando. In questo momento sono felice come una vecchia zia. Non faccio nomi e cognomi, ma il futuro maritino è parte di quella famiglia dell'anima che ha resistito a tante cose, e che da tempo immemorabile ho ribattezzato l'allegra combriccola.

Ha ragione Mister LA, "finirà questo 2010 di merda" con le sue brutte notizie e i saluti di chi non dimenticheremo mai. Mancano pochi giorni al giro di boa, e già si respira un'aria diversa con un annuncio che promette festa per l'anno venturo. Sono sottosopra per altri motivi e ieri sera ho più volte guardato tutta la scena come se non fossi lì, come se fossi nel mio salotto, in poltrona, a riflettere su quanto accadutomi nelle ultime settimane. Ho demolito e non costruito, e sono stato pure travolto da una notizia terribile di cui avrei fatto volentieri a meno, ma questa è un'altra storia.

Sarà il primo matrimonio dell'allegra combriccola. Inevitabile farsi delle domande, trovarsi fuori dal locale con la scusa di un sigarello e tracciare bilanci, definire obiettivi, coltivare speranze. In attesa di raccontare il prossimo capitolo della nostra storia, resta in tutti noi una certezza: siamo una famiglia. Vi voglio bene, ragazzi.

sabato 4 dicembre 2010

Ha ragione l'amico più fedele

Giorni intensi, passati a scavare in una delicata inchiesta della Direzione distrettuale antimafia per tentato omicidio, fino al fermo di un sospetto. Fermo non convalidato dal gip che non ha ravvisato un concreto pericolo di fuga dell'indagato, ma lo stesso giudice ha comunque disposto la custodia cautelare in carcere per gravi indizi salvo poi considerare non sussistere la contestazione del metodo e delle finalità mafiose... insomma, un gran casino per dire che, tra sangue e diritto, non è stata una settimana facile da decifrare e da digerire.

Come al cinema, la sala è buia e scorrono i titoli di coda. Terminati quelli, le luci si accenderanno. Dovranno accendersi. Accade sempre così, no? E questo è già un sollievo. Sono un giornalista e, come tale, sento di aver sposato la mia professione sacrificando spesso affetti e amore. Detto questo, la mia vita non è solo carta e penna. Per citare l'amico più fedele, "finirà questo 2010 di merda!".

Vi lascio con una canzone che mi mette i brividi, Guarda l'alba di Carmen Consoli.

giovedì 2 dicembre 2010

Sandri, per la Corte d'Assise d'Appello fu omicidio volontario

Sentenza più severa rispetto al primo grado, che aveva condannato il poliziotto a 6 anni per omicidio colposo.


***
da Corrierefiorentino.it
1 dicembre 2010
LA SENTENZA
«Sandri, fu omicidio volontario»
Nove anni e 4 mesi per Spaccarotella
FIRENZE - Per l’omicidio del tifoso laziale Gabriele Sandri, avvenuto l’11 novembre 2007 nell’area di servizio Badia al Pino dell’A1, la Corte d’Assise d’Appello di Firenze ha condannato il poliziotto Luigi Spaccarotella a 9 anni e 4 mesi di reclusione per omicidio volontario con dolo eventuale: la corte gli ha riconosciuto riduzioni della pena legate al rito abbreviato e alle attenuanti generiche. In primo grado la Corte d’Assise di Arezzo aveva inflitto a Spaccarotella una pena di sei anni di reclusione per omicidio colposo.


I genitori di Gabriele Sandri, Giorgio e Daniela, sono scoppiati in lacrime alla lettura della sentenza di condanna del poliziotto Luigi Spaccarotella. «È una giustizia - ha commentato Giorgio - che era dovuta. A differenza di quanto ho detto dopo il primo grado, la decisione dei giudici di oggi mi fa sentire orgoglioso di essere italiano».


Un lungo applauso ha accolto l’uscita della famiglia di Sandri.Il pubblico, composto soprattutto da tifosi laziali e amici di «Gabbo», ha accolto la sentenza in silenzio. La gioia è scoppiata all’uscita dall’aula, dove molti amici di Sandri erano in lacrime, così come i genitori Giorgio e Daniela, che si sono abbracciati a lungo; Daniela ha avuto anche un piccolo malore. Felicità è stata espressa anche dal fratello di Gabriele, Cristiano.


«Sono affranto ma le speranze non sono finite». Lo ha detto l’agente Luigi Spaccarotella parlando con il proprio avvocato Federico Bagattini dopo la sentenza dalla corte d’assise d’appello. Bagattini ha annunciato che proporrà ricorso in Cassazione. «Alla lettura della sentenza ho provato pietà per Spaccarotella, anche se verso di noi non ha mai avuto gesti di comprensione». Lo ha detto la mamma di Gabriele Sandri, Daniela, commentando la sentenza. «Sono tre anni che soffro - ha aggiunto Daniela in lacrime - ora questa sentenza ci restituisce serenità».


Il processo si è aperto stamani in Corte d’assise d’appello. La procura generale e quella di Arezzo hanno fatto appello chiedendo che fosse riconosciuto l’omicidio volontario, e quindi aggravata la pena. In aula sono presenti i familiari di Sandri. Assente l’agente. Il pg aveva chiesto la condanna a 14 anni di reclusione per omicidio volontario, con dolo eventuale, per il poliziotto Luigi Spaccarotella. La richiesta è stata formulata dal pg Aldo Giubilaro che ha anche spiegato che, comunque, non si oppone alla richiesta della difesa di riconoscere una riduzione di un terzo della pena optando per il rito abbreviato. In primo grado Spaccarotella è stato condannato a 6 anni di reclusione per omicidio colposo. In corte d’assise ad affiancare nel ruolo di accusa Aldo Giubilaro c’è anche il pm che ha coordinato l’inchiesta, Giuseppe Ledda. In primo grado Ledda chiese, come oggi, una condanna a 14 anni per omicidio volontario.


Argomentando le loro richieste, Giubilaro e Ledda hanno spiegato che al momento dello sparo l’agente non poteva vedere la parte bassa dell’auto e che pur non mirando l’abitacolo la direzione della pistola era quella. Lo sparo - hanno sostenuto - fu volontario e con l’intenzione di fermare la macchina. «Si può dire - ha chiesto retoricamente Giubilaro - che Spaccarotella abbia agito nella ragionevole convinzione di non colpire nessuno?». Fra l’altro, il pg ha ricordato la distanza fra Spaccarotella e l’auto su cui viaggiava Sandri, il fatto che la pistola non fosse di precisione. Infine, secondo l’accusa, se anche il proiettile fosse stato deviato dalla rete che divide le due carreggiate autostradali, tale deviazione fu del tutto irrilevante.


«È una sentenza forte, ciò che ci aspettavamo. Non credo che riscatti dal dolore la famiglia ma è un segnale che va nella direzione che tutti avevamo auspicato». Lo ha detto la presidente della Regione Lazio Renata Polverini, a margine di un incontro in Senato con i capigruppo sui temi della manovra e del federalismo, commentando la sentenza del processo di appello per la morte di Gabriele Sandri. A chi gli chiedeva se a suo avviso la vicenda si chiudesse qui, Polverini ha risposto: «Sinceramente non lo so, ciascuno farà i suoi passi però mi pare che questa sentenza era quello che la famiglia si aspettava».


«Credo che la sentenza della Corte d’Appello di Firenze sia equilibrata e ristabilisca un principio di verità e giustizia, che era quello che la famiglia di Gabriele Sandri ha sempre chiesto, senza alcuno spirito di vendetta». Così Walter Veltroni ha commentato la sentenza. «La decisione della Corte d’Assise d’Appello di Firenze di riconoscere il reato di omicidio volontario per la morte di Gabriele Sandri è una sentenza dolorosa ma che rende giustizia alla famiglia e a tutti coloro che confidano nella legge». Lo afferma il sindaco di Roma, Gianni Alemanno. «Oggi - prosegue il primo cittadino di Roma - cambia qualcosa in profondità nel rapporto che c’è fra i ragazzi che vanno allo stadio e il mondo della giustizia: viene sottolineato che a nessuno è consentito stroncare una vita umana con atti indegni del proprio ruolo».
(Valentina Marotta)

lunedì 29 novembre 2010

L'ex escort Nadia Macrì intervistata da SkyTg24


Ecco l'intervista fatta il 27 novembre 2010 da Maria Latella alla ex escort reggiana Nadia Macrì per SkyTg24. L'avvocato Niccolò Ghedini, difensore del premier Silvio Berlusconi: "Notizie infondate". E annuncia azioni legali.

venerdì 26 novembre 2010

'Ndrangheta?








Di corta e di corsa

Di corsa, come al solito. Appena avrò un momento di pausa metterò on line i miei ultimi articoli su un tentato omicidio di 'ndrangheta. Ora gambe in spalla, tra gommista (cercando di anticipare l'arrivo della neve), appuntamenti e altre commissioni che riempiono la giornata di corta dal giornale. E stasera grande basket a Carpineti!

Stay tuned!

p.s. Vi consiglio la lettura di una bella inchiesta di Repubblica.
Sigarette, farmaci e Viagra, il ritorno del contrabbando
all'indirizzo http://www.repubblica.it/cronaca/2010/11/26/news/ritorno_contrabbando-9516125/?ref=HREC1-7

giovedì 25 novembre 2010

Georgofili, il Governo attacca i giudici


da Repubblica.it

IL CASO

"Nessuno ci ha avvertiti, ma siamo parte civile" il governo attacca i giudici fiorentini

Ieri lo Stato non si era presentato come parte civile al nuovo processo sulle stragi del '93.
Oggi la risposta di Palazzo Chigi: "Spettava all'autorità giudiziaria avvertirci"

Dopo lo sconcerto e le critiche di ieri, il governo passa all'attacco. Lo Stato non si è subito costituito parte civile nel nuovo processo d'appello aperto a Firenze sulle stragi del '93 perché "la notizia del procedimento è giunta in ritardo" e dovevano essere i magistrati fiorentini a comunicarne immediatamente la notifica agli "interessati". Palazzo Chigi risponde così alle polemiche sollevate ieri per quella che sembrava un'assenza strategica. Uscendo dall'aula il procuratore capo di Firenze, Giuseppe Quattrocchi, aveva detto che per sapere della data del processo "bastava che l'avvocatura avesse letto la Gazzetta Ufficiale". Ma a quanto pare nessuno l'aveva fatto. Dopo le condanne a Riina, Provenzano e Graviano, per la strage di via dei Georgofili, la magistratura fiorentina aveva continuato a indagare. Nuove responsabilità e complicità erano emerse sulle bombe. Prima fra tutte quella del boss siciliano Francesco Tagliavia, accusato dalle rivelazioni del pentito Gaspare Spatuzza, lo stesso che ha rivelato anche nuovi particolari su un accordo fra Cosa Nostra, Dell'Utri e Berlusconi.

"In merito al procedimento penale pendente avanti alla Corte d'Assise di Firenze per la strage di Via dei Georgofili, corre l'obbligo di precisare che la presidenza del Consiglio dei ministri, i ministeri dell'Interno e dell'Istruzione si sono già costituiti parti civili nel procedimento penale contro Leoluca Bagarella ed altri fin dal 1996. Tale costituzione non è stata mai revocata", scrive in un comunicato Palazzo Chigi. "Per quanto riguarda il procedimento aperto in data 23 novembre 2010 - precisa il comunicato - si è immediatamente proceduto ad autorizzare la costituzione di parte civile contro l'unico, ulteriore imputato, non appena è giunta - in ritardo - notizia del processo".

E ancora: "Il metodo seguito per notificare il procedimento alla pubblica amministrazione, per pubblici annunzi (art. 155 c.p.p.)  non sembra, peraltro, rispettoso della qualità di parti civili, già costituite per gli stessi fatti, rivestita in passato dallo Stato e - in particolare - dalla Presidenza del Consiglio e dai citati ministeri. In quanto, tenendo conto che lo stesso articolo 155 del codice di rito penale prevede espressamente che l'autorità giudiziaria designa 'quando occorre, i destinatari nei cui confronti la notificazione deve essere eseguita nelle forme ordinarie'. In più, dovrebbe essere dovere della stessa Autorità Giudiziaria portare l'atto a conoscenza degli interessati, tra i quali certamente vi è chi ha già tangibilmente manifestato tale interesse. Per sanare la situazione processuale sono state richieste le necessarie iniziative per il tramite dell'Avvocatura dello Stato".

 (24 novembre 2010)

domenica 21 novembre 2010

Pergocrema-Reggiana in diretta e in streaming

Giusto un flash prima della diretta (appuntamento alle 14,25) per dire agli appassionati di calcio che potranno seguire la mia radiocronaca di Pergocrema-Reggiana sulle frequenze di Radio Erre 95fm o in streaming collegandosi al sito internet della radio (http://www.e-tv.it/page.php?10).

Avete notato che da tempo immemorabile il post più letto di questo blog ha come protagonista la bella Clizia Incorvada? Grazie Google e grazie PFG.

giovedì 18 novembre 2010

Il ddl svuota carceri è legge

Basterà a risolvere il problema del sovraffollamento delle carceri?
Riavremo in strada decine di migliaia di piccoli delinquenti, spacciatori e borseggiatori?
Lo sapremo molto presto...

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Domiciliari per condanne lievi

Il Senato ha approvato in via definitiva il ddl che consente la detenzione domiciliare per chi deve scontare condanne inferiori a un anno. Il provvedimento, definito "svuota carceri" per tamponare la situazione di sovraffollamento nelle prigioni, è già stato approvato alla Camera e diventa legge. Hanno votato a favore il Pdl, la Lega Nord e Fli, si sono astenuti il Pd, l'Idv e l'Udc che sostengono che la disposizione "non risolva" il problema.
Senato, ddl svuota carceri è legge
Non hanno partecipato al voto i senatori radicali Perduca e Poretti. La legge avvantaggerà, entro il 31 dicembre 2013, quei detenuti a cui mancano 12 mesi per completare il periodo di detenzione e tornare in libertà.

martedì 16 novembre 2010

Stragi senza colpevoli


L'Italia è un Paese senza colpevoli, dove le stragi restano impunite e la verità viene celata dietro una parola vuota come "mistero". Non ce l'ho con l'assoluzione dei cinque imputati per l'attentato in piazza della Loggia. Sono un garantista e credo nella presunzione di innocenza. Dirò di più, tremo quando sento parlare di verità processuale. Che bisogno c'è di aggiungere l'aggettivo processuale? La verità è la verità.


Al tempo stesso però mi chiedo: possibile che non vi sia cristiano in grado di spiegare a chi è sopravvissuto come siano andate davvero le cose?


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TERMINATO IL PROCESSO PER L'ATTENTATO IN PIAZZA DELLA LOGGIA DEL 28 MAGGIO 1974

Strage di Brescia: assolti i 5 imputati

Revocata la misura cautelare nei confronti dell'ex ordinovista Delfo Zorzi che vive in Giappone

MILANO - A 36 anni di distanza la strage di piazza Della Loggia a Brescia del 28 maggio 1974 rimane impunita. Anche il terzo processo non ha individuato i colpevoli. La corte di assise di Brescia, presieduta da Enrico Fischetti, ha assolto i cinque imputati Carlo Maria Maggi, Delfo Zorzi, Maurizio Tramonte, Francesco Delfino e Pino Rauti «per non aver commesso il fatto, visto l’articolo 530 secondo comma per i reati a loro iscritti, capo a e d».
ART. 531 - Nel maggio di 36 anni fa una bomba durante una manifestazione antifascista organizzata dai sindacati provocò la morte di otto persone ed il ferimento di altre 102. «Visto l’articolo 531 del codice di procedura penale - ha proseguito il presidente della Corte d’Assise nella lettura della sentenza - dichiara non doversi procedere nei confronti di Maurizio Tramonte in ordine al capo c perché estinto per avvenuta prescrizione». Per quanto riguarda Delfo Zorzi, ora cittadino giapponese, «visto l’articolo 532 dichiara la cessazione immediata della misura cautelare della custodia in carcere disposta nei suoi confronti con l’ordinanza del tribunale del Riesame del 2 dicembre 2002».
IL SINDACO: «SENSO DI IMPOTENZA» - Uno dei primi a commentare la sentenza è stato il sindaco. «Provo un «sentimento di impotenza per Brescia perchè la città voleva due cose: verità e giustizia - ha detto il sindaco di Brescia, Adriano Paroli - ma non si è riusciti a raggiungerle». «La città - ha aggiunto - continuerà comunque a cercare verità e giustizia».


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da www.ilfoglio.it

Assolti gli imputati per la strage di Piazza della Loggia

La prima sentenza 36 anni dopo la strage

I giudici della Corte d'Assise di Brescia hanno assolto tutti e cinque gli imputati processati per la strage di Piazza della Loggia in base all'articolo 530 comma 2 del codice di procedura penale (insufficienza di prove). Il processo, nato da un'inchiesta iniziata nel '93, si è sviluppato in 166 udienze. La Corte d'Assise di Brescia si è ritirata in camera di consiglio il 9 novembre scorso dopo due anni di udienze.
Per Carlo Maria Maggi, Delfo Zorzi, Maurizio Tramonte e Francesco Delfino i pm avevano chiesto l'ergastolo, mentre un'assoluzione con formula dubitativa per 
l'ex onorevole Pino Rauti.
Il 28 maggio 1974 una bomba esplose a Brescia in piazza della Loggia durante una manifestazione antifascista fece otto morti e oltre cento feriti. I primi due processi sulla strage si chiusero senza sentenza. Carlo Maria Maggi, all'epoca dei fatti, era il capo di Ordine Nuovo nel Triveneto, oggi è un medico in pensione a Mestre. Delfo Zorzi (allora capo di Ordine Nuovo Veneto) oggi vive in Giappone, mentre Maurizio Tramonte, il presunto informatore dei servizi segreti con lo pseudonimo di fonte Tritone, è attualmente l’unico imputato detenuto per un’altra causa. Francesco Delfino, ex generale dei carabinieri, comandava il nucleo operativo di Brescia all’epoca della strage.

lunedì 15 novembre 2010

Web radio e tv, nuove regole e più burocrazia

da Repubblica.it

INFORMAZIONE

Radio e Tv web, nuove regole protesta l'opposizione e la rete

Gli obblighi per chi trasmette su internet. L'agcom impone loro il primo pacchetto di burocrazia della loro storia. Meno libertà e più soldi da pagare. Ma online nascono le prime azioni di contrastodi ALESSANDRO LONGO

FINISCE anzitempo la spensierata giovinezza delle web tv e web radio. Agcom (Autorità garante delle comunicazioni), infatti, ha appena approvato le prime regole, sulla scorta del decreto Romani 1. E nella giornata di oggi è previsto che completi il lavoro, con un'altra sfilza di inediti obblighi e regole. Ma nel frattempo monta la protesta, che rimbalza sul web e raggiunge i banchi dell'opposizione, dove Antonio di Pietro (Idv) e Vincenzo Vita (Pd) annunciano a Repubblica.it già per oggi le prime azioni politiche di contrasto.

"Per ora Agcom ha deliberato sulle web radio e sulle web tv lineari, cioè quelle con palinsesto. Lunedì deciderà anche sulle web tv con video on demand", spiega Nicola D'Angelo, consigliere Agcom che era relatore del regolamento. "Ma ho votato contro e per protesta mi sono dimesso da relatore", aggiunge. Bisogna sapere che finora le web tv e web radio sono state libere da regole e obblighi. Agcom impone adesso a web radio e web tv lineari il primo pacchetto di burocrazia nella loro storia. Dovranno pagare 750 e 1.500 euro (rispettivamente) per iniziare le trasmissioni e inviare ad Agcom una dichiarazione di inizio attività (Dia). Dovranno sottostare inoltre ad alcune regole mutuate dalle realtà editoriali tradizionali, per esempio la tutela dei minori e l'obbligo di tempestiva rettifica. Sono escluse solo le micro-web tv, cioè quelle che trasmettono meno di 24 ore di programmi in una settimana.

Bisognerà vedere quali obblighi Agcom escogiterà oggi per il video on demand; a 
Repubblica.it risulta che alcuni esponenti di Agcom vorrebbero estendere le norme anche a siti come YouTube, cioè con video creati da normali utenti senza rapporti con i gestori del sito. C'è da dire che, rispetto alla bozza di regolamento in materia, Agcom ha alleggerito le norme in capo a web tv e web radio. Prima i costi erano doppi e annuali (invece che una tantum) ed era molto maggiore la burocrazia iniziale (per esempio c'era l'obbligo di chiedere un'autorizzazione prima di trasmettere, mentre adesso dopo la Dia si può subito iniziare senza aspettare la risposta di Agcom).

Il punto però- secondo gli avversatori- è che le nuove norme rischiano di soffocare uno scenario ancora nascente e molto prolifico di progetti, spesso condotti con pochi mezzi ma con fini di utilità sociale. Sono 346 le micro web tv italiane, secondo l'osservatorio 
Altratv.tv 2. Telejato, la web tv di Corleone, ha redazione, studio e regia in una palazzina di Cinisi ed è nota per le campagne contro Cosa Nostra. Telestrada. it (prodotta dalla Caritas di Catania) ha realizzato inchieste di denuncia poi riprese da emittenti anche nazionali, per esempio su casi di mala sanità. Sono 18 le web tv dell'Aquila, che cercano di indagare sul dopo terremoto. 
Si occupano di inchieste cittadine FuoriTv (Modena), VersiliaInTv (nota per avere documentato per prima la strage di Viareggio), Teledenuncio (Napoli), IlFatto. tv (Molfetta), Crossing. tv (Bologna), PieroDaSaronno (Saronno, ideata da un pensionato 72enne e ora punto di riferimento per le notizie cittadine). E' ormai una realtà imprenditoriale affermata C6. tv: partita da Milano, ora C6 è anche a Roma e Palermo, ha dieci giornalisti e 5 mila utenti al giorno. Nel mucchio delle web tv soggette a obblighi potrebbero rientrare anche i video blog, ma bisognerà vedere che cosa deciderà oggi Agcom sul video on demand.

Tra i primi politici a chiamare il web alle armi contro le nuove regole è stato Antonio Di Pietro (Idv), dal proprio blog. A Repubblica.it dice "che alla Camera, durante il question time con il ministro Romani chiederò delucidazioni sul regolamento e lancerò la mobilitazione in rete, con le associazioni dedicate al fenomeno web tv, come Femia". Preparano la protesta anche gli esponenti PD più attenti ai problemi di internet: "Per cominciare l'opposizione politica, oggi chiederemo alla Camera la convocazione urgente di Corrado Calabrò, presidente di Agcom", dice Vincenzo Vita, senatore PD.

domenica 14 novembre 2010

I veneti sott’acqua sono fuori moda come i cristiani in Iraq [Il Foglio.it]

Rilancio una riflessione del collega Toni Capuozzo, un maestro di giornalismo che non si è ancora stancato di consumare scarpe in giro per il mondo.

***
Da www.ilfoglio.it, articolo del 10 novembre 2010.

Occhiaie di riguardo
di Toni Capuozzo

Vorrei, come spesso mi accade, saltare sul carro di qualche perdente. In questo caso, molto diversi tra loro: i cristiani d’Iraq e i veneti sott’acqua. Dei primi, c’è da dire che spaventa la quiete con cui la loro fine viene accompagnata. Tutta l’energia delle missioni, tutta la solidarietà di tante parrocchie verso il cosiddetto Terzo mondo, tutto il gran daffare di Curie e Caritas per gli immigrati, tutto svanisce davanti al sacrificio annunciato non di una missione, ma dei resti della storia del cristianesimo là dove è nato.

Tutto l’ardore che nasce contro l’occupazione israeliana, responsabile di ogni male, evapora quando a calare la mannaia è il fondamentalismo terrorista. Come per una suprema eleganza: occupiamoci di tutto, ma non di noi stessi. E se non si occupano loro di se stessi, perché dovremmo emozionarci noi miscredenti, che già abbiamo le nostre perplessità quanto a prediche e razzole, e perché dovrebbero dire qualcosa gli islamici di casa nostra, e perché dovrebbero aprirsi il petto come santini lacerati i miei amici di Baghdad? Troppo facile invitarli a restare, hanno ragione a volersene andare via, in quelle condizioni.


E allora se giustamente il ministro degli Esteri Franco Frattini e il buon vecchio Marco Pannella andranno a Baghdad per evitare la condanna a morte di Tareq Aziz, diano un’occhiata anche ai quattro superstiti che non ambiscono al martirio. Ecco due biglietti che mi giungono da San Vittore Olona, da due sorelle irachene cristiane, che non sono tipe da salire su una gru, e nessuno le sta a sentire:
“Mi chiamo Maryam Yousif Bago, sono cittadina italiana, sono sposata da 27 anni con un cittadino italiano, Claudio Buratti, che aiuta me e mia sorella a redigere questa nostra richiesta. Con l’aiuto di mio marito, sto preparando la richiesta di ricongiungimento familiare per mio fratello Thamer Yousif Bago. Mio fratello è l’ultimo membro della famiglia rimasto a Baghdad; tutto il resto della famiglia è sparpagliato fra Italia, Stati Uniti e Canada; mio fratello ha grossi problemi di salute che è impossibile affrontare nelle condizioni in cui versa attualmente il nostro paese. Io e gli altri famigliari desideriamo farlo venire in Italia per poter essere curato, assistito da noi e rifarsi una nuova vita.

Quattro anni fa, con grande fatica e solo dopo molta insistenza da parte di mio marito con l’ufficio visti dell’Ambasciata d’Italia a Baghdad, eravamo riusciti a ottenere un visto turistico per lui che doveva accompagnare mia madre che, colpita da cancrena, aveva subito l’amputazione della gamba destra. Il visto era finalmente stato concesso, dopo più mesi dalla richiesta, dietro la minaccia che, in caso di mancato rientro a Baghdad, mio marito sarebbe stato denunciato per favoreggiamento di immigrazione clandestina. Ora, dopo il recente massacro di cristiani, è ancor più pressante la necessità di poter svolgere le pratiche necessarie a ottenere il ricongiungimento nel più breve tempo possibile, e questo è lo scopo della mia richiesta di aiuto”.
“Mi chiamo Talia Yousif Baho, sono rifugiata in Italia dal 2000 assieme a due delle mie tre figlie, attualmente sto preparando la richiesta di cittadinanza. Ho tentato diverse volte di far ottenere il visto a mia figlia Atour T. Ishak attraverso le mie sorelle, cittadine italiane, Maryam e Majdolin, ma inutilmente: l’Ambasciata d’Italia a Baghdad ha sempre opposto un netto rifiuto. Mia figlia Atour con suo marito e i suoi due figli, è sotto minaccia ed è l’ultima della mia famiglia rimasta a Baghdad, il padre è caduto nel 1987, durante la guerra tra Iran e Iraq. La situazione oggi si è ulteriormente deteriorata e i pericoli sono aumentati; anch’io, come mia sorella Maryam, chiedo un aiuto affinché la pratica di ricongiungimento possa andare rapidamente a buon fine”.


Come i cristiani d’Iraq, sono fuori moda anche i veneti sott’acqua. Un po’ se la sono cercata: andavano bene quando erano la balia asciutta, il gondoliere canterino, l’alpino beone, ed emigravano in silenzio. Poi sono diventati il mitico nordest, sospetto come è sempre stato trattato da sospetto il sindaco di Treviso Gentilini, terra buona per qualche massacro in villa, e per i schei (sì, anche la sociologia locale ci ha messo del suo nel costruire una bella immagine). E adesso, che se piangono è solo per sbaglio, adesso si arrangino: gli sms della solidarietà arrivano che l’acqua si è fatta fango, e i soldi, che il Veneto ha generosamente e a malincuore versato nelle casse dello stato, quando non riusciva purtroppo a evadere, ritorneranno? Mi è arrivata una lettera:“… qui, in Veneto, migliaia di persone non stanno ad aspettare un miracolo che non ci sarà, ma tutti aiutano tutti, rinunciando alla loro domenica sportiva, alle passeggiate e alcuni anche al lavoro pur di far continuare la macchina della ricostruzione, una macchina che si è generata da sola, senza numeri verdi, sms o conti provvisori per la raccolta fondi, cosa consueta in altri posti d’Italia… ma questo non basta, ed è una grande ferita che si è creata nello spirito di un popolo che non piange in televisione, non va a ‘Pomeriggio 5’ e nemmeno a ‘La vita in diretta’, ma si rifà le maniche e produce realmente qualcosa, senza aspettare gli altri… questa domenica a Rettorgole in Vicenza ci sarà una cena per alcune delle famiglie sfollate, tutta offerta da volontari, cuochi e aziende ristorative, un grande gesto di solidarietà che però agli occhi del resto d’Italia non fa un baffo… trascurando volontariamente la nostra situazione, rendendola così agli occhi dei foresti un nonnulla che si risolve in un paio di giorni, interpellando invece la stessa disgrazia, però al sud, dove nelle interviste compare solo gente che piange e si dispera, mentre qui persone che le lacrime le trattengono.

Con questo non stiamo cercando notorietà, ma uguaglianza, parità nell’informazione senza distinzioni, dando voce a un popolo che non ha mai chiesto nulla se non strettamente necessario… Ecco alcuni dati, solo del vicentino: i numeri sono drammatici: 8.822 alluvionati, 4.191 famiglie, 1.925 edifici danneggiati, 224 negozi, 61 pubblici esercizi, 250 uffici, 139 tra industrie, magazzini, officine, 43 laboratori artigianali, 7 strutture sanitarie, 2 farmacie, 4 scuole, 10 servizi pubblici, 16 strutture sportive, 7 distributori, 10 edifici religiosi, 13 monumenti. Impressionante la quantità di rifiuti prodotta: rispetto alle 90 tonnellate raccolte abitualmente a Vicenza ogni giorno, martedì Aim Valore ambiente ne ha ritirate 150 tonnellate; 350 tonnellate quelle recuperate mercoledì; 500 tonnellate solo ieri”. Francesco Filippetto.

Reggiana-Spal in diretta radio, tv e in streaming

Come ogni domenica, appuntamento in radio con il calcio di Prima Divisione.
A partire dalle 14,25 sulle frequenze di Radio Erre 95 fm potrete seguire la mia radiocronaca di Reggiana-Spal (streaming on http://www.e-tv.it/page.php?10).
La partita sarà trasmessa in diretta anche da èTv Teletricolore e da èTv Antenna1 in chiaro e sul canale 891 di Sky con un ricco prepartita a partire dalle 14.

Stay tuned!

p.s. complimenti all'ufficio stampa della Spal per il lavoro statistico, utilissimo per preparare la partita (http://www.spal1907.net/cartella_stampa/reggiana-spal.pdf)

venerdì 12 novembre 2010

La roulette del voto

Foto by Credenzio on Flikr
E adesso?
L'Italia va a rotoli. Il lavoro è una incognita per più di una generazione. Il potere d'acquisto della classe media (che non esiste più) è precipitato. La microcriminalità dilaga, quella organizzata ha da tempo allungato i suoi tentacoli ovunque. E la nostra classe politica pensa solo a come dividersi l'orto da coltivare e da mettere a reddito. Per non parlare dei sindacati tradizionali, fumo e belle parole solo al momento di fare incetta di tesserati.

Ci sono forze che si presentano come portatrici di valori nuovi (pur ripescati dal passato) legati al fare. Concretezza al posto della chiacchiere. Una bella sfida. La più dura da vincere. Come cittadini non ci resta che giocare bene le fiches alla roulette del voto, Napolitano permettendo.

mercoledì 10 novembre 2010

Leggere per credere

Ho scoperto in Daniela una penna sorprendente. Vi consiglio di fare un giro sul suo blog.
Leggere per credere.

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Lapis and Notes: La musica è cambiata. (La musica è cambiata?): "C'è da dire che sto capendo, mentre leggo Playlist, il motivo per cui la Daria Bignardi ha deciso di portare all'altare Luca Sofri (adesso s..."

martedì 9 novembre 2010

Sarà una donna a salvare il Califfo?

Franco Califano piange miseria e chiede allo Stato di poter accedere ai benefici della Legge Bacchelli. I ventimila euro l'anno garantiti dalla Siae non gli bastano. Il patrimonio guadagnato in carriera? Sperperato. "Devo pagare l'affitto e sono malato", dice. Quale affitto non è dato sapere (una villa ai Parioli costa sicuramente di più di un bilocale alla Garbatella). Che tristezza.

In attesa di sapere come andrà a finire, ecco un breve riassunto della vicenda e il sagace Buongiorno di Massimo Gramellini su La Stampa di oggi.

da Corriere.it
ALLE 17 AL PALAZZO DELLA REGIONE
«Adesso sono povero»
E la Polverini riceve il Califfo

Martedì la presidente del Lazio incontra Franco Califano che ha chiesto il contributo della Legge Bacchelli
«Se è necessario intervenire, lo faremo»

ROMA - Il Califfo e la governatrice. Sarà una donna a salvare colui che (anche) per le donne si è rovinato? Chissà. Intanto Renata Polverini, presidente della Regione Lazio martedì pomeriggio incontrerà Franco Califano che lunedì attraverso il Corriere della Sera chiedeva di poter accedere ai benefici della Legge Bacchelli perché in grave difficoltà economica (certo, pur introitando 20mila euro l'anno grazie ai diritti d'autore).

L'INCONTRO - «Ho gettato via miliardi, adesso sono povero» (ascolta l'audio), si è lamentata la voce di «Tutto il resto è noia». E subito si sono scatenate le polemiche di associazioni di consumatori e non solo. Invece la governatrice del Lazio aveva detto: «Califano sicuramente è un cittadino che fa parte del nostro contesto territoriale, e quindi se ci sarà bisogno di intervenire lo faremo: la Regione ha delle forme per intervenire per le persone in difficoltà». Detto fatto: alle 17 di martedì il Califfo arriverà alla sede della Giunta regionale del Lazio dove ad aspettarlo troverà la presidente Polverini. La Legge Bacchelli prevede un assegno da parte dello Stato per artisti in grave difficoltà economica.


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9/11/2010
da LaStampa.it
BUONGIORNO - Massimo Gramellini
Tutto il resto è gioia

Signor Franco Califano, ho appena saputo che lei è un anziano povero e solo, tanto da essersi appellato alla legge Bacchelli che garantisce un sussidio statale agli artisti in disgrazia. Non mi scandalizza l’attenzione mediatica riservata al suo caso, mentre della povertà e solitudine degli anziani ignoti non importa un fico secco a nessuno. E non punterò il dito sui milioni da lei sperperati nel corso della vita in amorazzi, fuoriserie e sostanze assortite: fatti suoi. Ma le canzoni no, sono fatti anche nostri. Una in particolare: «Tutto il resto è noia». Ha idea dei disastri causati da quel manifesto della superficialità umana, che esalta le emozioni a scapito dei sentimenti e considera «noia» qualsiasi cosa non produca una scarica di adrenalina?

Eugenio Finardi provò a metterci una pezza («l’amore è fatto di gioia ma anche di noia») e un Franco più spirituale di lei, Battiato, cercò «un centro di gravità permanente che non mi faccia mai cambiare idea sulle cose e sulla gente», ma ormai era troppo tardi: i materialisti avevano trovato l’inno a cui appoggiarsi per giustificare il loro sfarfallio esistenziale privo di senso, salvo ritrovarsi alla fine della giostra isolati e depressi. Perché quella che lei chiama «noia», Califano, è la vita vera. E non è affatto così noiosa. Noiosi, e un po’ patetici, sono i settantenni che continuano ad abitare il mondo come ragazzini. Da contribuente sono disposto a finanziare la sua vecchiaia, ma a una condizione: se proprio non vuol cambiare registro, cambi almeno il testo.

lunedì 8 novembre 2010

Premio Reverberi a Gianni Pastarini, maestro di eleganza, garbo e passione

La giuria del Premio Reverberi ha assegnato il premio speciale per la stagione 2009/2010 a Gianni Pastarini (nella foto tratta dal sito www.pallacanestroreggiana.it).

A molti di voi questo nome non dirà nulla. Ad altri invece rievocherà i momenti più belli del basket reggiano degli ultimi trent'anni, e forse pure qualcuno di più. Gianni Pastarini è sempre stato un maestro di eleganza e di stile. Opera ancora in seno alla Pallacanestro Reggiana come addetto agli arbitri, come ho appreso dal sito. Personalmente non seguo più la squadra come una volta. Ne sono rimasto tifoso, ma il lavoro mi ha portato a fare (anche) altro.

Ricordo però i tanti pomeriggi passati in palestra da giovane collaboratore del Carlino ad attendere la fine dell'allenamento per dettare il notiziario di giornata o per intervistare i giocatori. Gianni c'era sempre, con questi capelli canuti alla "Dal" Harris (mitico coach dei LA Lakers) a rievocare orizzonti Nba. Direttore sportivo, team manager, anima della società e confidente dei giocatori: per anni Gianni è stato "la società" in un mondo che era completamente diverso da quello di oggi, dove si muove con competenza e professionalità un altro caro amico come Alessandro Dalla Salda.

A lui è legato il mio primissimo ricordo di giornalista. L'amico Luigi Siligardi, all'epoca responsabile delle pagine sportive del giornalino del liceo (era una cosa serissima, almeno per noi) e poi compagno di mille avventure al Carlino, mi affidò il compito di intervistare Piero Montecchi, playmaker reggiano rientrato alla base dopo una lunga carriera ricca di soddisfazioni. Un mostro sacro per me, quindicenne che amava andare al palasport la domenica a perdere il fiato in gradinata. Qualche anno dopo, quando il Papero accettò di giocare a Bagnolo in serie C, ebbi anche la fortuna di allenarmi con lui. Ma questa è un'altra storia. Bene, fu proprio Gianni ad accogliermi alla palestra Cassala, dove arrivai con il mio scooter e con la cartella in spalla, con un garbo che non dimenticherò mai. Fu lui a mettermi subito a mio agio invitandomi a non dargli del lei e a presentarmi Piero. Con lo stesso garbo ha sempre risposto alle mie domande e alle mie telefonate anche negli anni a seguire, quando il lavoro ci ha portato a fare insieme pure alcune trasferte di Coppa in giro per l'Europa.

Scusate l'excursus cestistico, ma il personaggio merita davvero un applauso infinito.
Il premio sarà consegnato lunedì 14 febbraio 2011 nella suggestiva cornice del Castello di Bianello, a Quattro Castella.
Grande Gianni!

venerdì 5 novembre 2010

Colpi in canna

1- Piovono notizie al cellulare, ma non c'è modo di scrivere. FS.

2 - Mi sorprendo a interrogarmi sulla bontà delle mie scelte professionali passate e sugli scenari futuri. Ho una gran voglia di costruire qualcosa, di portare mattoni a spalla. E di sparare i colpi che ho in canna.

3 - Oggi ho incrociato in palestra un mio caro amico di infanzia. Sentirlo parlare del suo matrimonio e dell'acquisto di una casa nuova, con tre camere in previsione dell'arrivo di bambini, mi ha regalato attimi di serenità sincera. Sono contentissimo per lui. Al tempo stesso mi scopro consapevole di avere altri desideri.

4 - Cambiando argomento, politica e istituzioni locali latitano nel commentare il caso della ex escort reggiana Nadia Macrì e delle sue presunte frequentazioni con il premier Silvio Berlusconi e non solo. Rivelazioni che hanno provocato un mezzo terremoto nella vicina Parma.

5 - Stasera "pacco" tutti.

Litigano per Facebook: spara alla figlia e si uccide

da Corriere.it
LA TRAGEDIA
Maresciallo dei carabinieri spara alla figlia di 15 anni e la ammazza: poi si uccide
L'omicidio suicidio è avvenuto nella casa del sottufficiale dell'Arma, a Subiaco. Tutto partito da una lite
ROMA - Tragedia familiare a Subiaco nei pressi della Capitale. Un maresciallo dei carabinieri di 40 anni ha ucciso la figlia, di 15 anni, sparandole un colpo di pistola e poi si è tolto la vita con la stessa arma. L'omicidio suicidio è avvenuto nell'abitazione del militare.

LA LITE - C'era stata una violenta lite, ieri sera, tra il maresciallo dei carabinieri che si è suicidato dopo aver sparato contro le due figlie di 13 e 15 anni, uccidendo la più piccola. Le figlie non hanno infatti 14 e 16 anni come detto in un primo momento. Una lite nata a causa di Facebook. Il militare, si è appreso, ieri avrebbe sostenuto una animata lite al telefono con una delle due ragazzine, lite che poi sarebbe continuata anche oggi. Al momento del raptus del militare, nell'appartamento di via XX settembre a Subiaco c'era anche un terzo figlio mentre la moglie del maresciallo dei carabinieri, una insegnante, era fuori casa. La ragazzina ferita si trova ora all'ospedale di Subiaco con due colpi d'arma da fuoco che l'hanno raggiunta al torace e ad una gamba. La sorella, invece, è morta sul colpo dopo essere stata ferita alla testa. Anche il maresciallo è morto all'istante dopo essersi sparato, sempre con la pistola d'ordinanza, alla testa.

MAI SEGNI DI SQUILIBRIO - Un militare «irreprensibile», un uomo tranquillo che non aveva mai dato segni di squilibrio o reazioni violente. Così viene descritto il maresciallo dei carabinieri che ha ucciso una figlia, ne ha ferito gravemente un'altra e poi si e suicidato. Il militare, 40 anni, da un anno prestava servizio al nucleo operativo della compagnia di Subiaco. Ma prima, per diversi anni, era stato centro reclutamento nazionale dell'arma. Un ruolo affidatogli proprio per le sue capacità. Il maresciallo oggi, come tutti i giorni, aveva lavorato nel suo ufficio tutto fino al tardo pomeriggio

mercoledì 3 novembre 2010

Il nemico in casa

Mentre si perde tempo a parlare di gonne e festicciole, c'è un Paese che rischia seriamente di perdere il treno.
Non è un discorso di destra, sinistra, su, giù, avanti o indietro, ma di buonsenso. Abbiamo il nemico in casa, da anni. Ha piantato radici profonde nel tessuto economico, produttivo, sociale, politico. Compra tutto, ripulisce capitali, piazza persone di fiducia sulle poltrone strategiche. E noi stiamo a guardare. Nel mio caso e nel mio piccolo, per quanto riuscirò, cercherò anche di raccontare.

Le nostre armi: coraggio, onestà, legalità. Mettiamo fuori la testa.

martedì 2 novembre 2010

Nadia, Daria & Carmen

La ricerca di Nadia Macrì ha svegliato i media reggiani dal loro torpore.

Stanotte ascolto Carmen Consoli e consiglio agli amici la lettura di questo post dal blog di Daria Bignardi su Style.it

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Siamo onesti: dove lo troviamo un altro così?
«Moderno, trasgressivo, spregiudicato, costruttivo, allegro: il premier ha più talento di Fiorello». E così il Bunga bunga di Elio fa ballare il Paese. O no?
Eravamo tristi e preoccupati per tante piccole e grandi cose. Dalla scuola dei nostri bambini che annaspa e si regge sul volontariato di pochi al clima di violenza cittadina coi pugni che uccidono, dal senso logorante di precarietà che ammanta il lavoro e il futuro, dallo spettacolo della politica dei colpi bassi e delle botte tra ultras, dalla mancanza di rispetto delle regole, dal senso di angoscia e impotenza che ci dà la lontananza tra noi e il Parlamento che abbiamo eletto, dalla mancanza cronica di speranza. Eravamo stressati per il clima sovraeccitato nei media che riflette in maniera preoccupante (o lo influenza?) quello delle nostre strade e persino delle nostre famiglie. Stavamo diventando cupi, nichilisti, depressi e non avevamo più voglia di niente, sopraffatti dal senso di nausea, impotenza e solitudine.
Finché, al ritmo del Waka waka di Elio e le Storie Tese, non ha fatto irruzione nelle nostre vite la sfrenata allegria del Bunga bunga. E improvvisamente, magicamente, irruentemente, torna la voglia di strizzare l’occhio, parlarsi, darsi gomitate. E sorridere. È un Paese meraviglioso il nostro. Altro che Internet e AnniZero: siamo ancora quelli di Totò e Albertone, del Colosseo venduto ai turisti e di Anitona che fa il bagno nella Fontana di Trevi. Sopportiamo tutto, ma non possiamo resistere a una barzelletta. E tanto più è vecchia e volgare, tanto più ci fa ridere. Stavolta Silvio Berlusconi ha superato se stesso. Con un gran sorriso da uomo di mondo ha risposto a chi gli chiedeva conto di telefonate in Questura a Milano e comportamenti che infrangono ogni regola: «Io amo le donne e non rinuncio al mio stile di vita». Più moderno, trasgressivo, spregiudicato, allegro, costruttivo anche, di chiunque. E dove lo troviamo un altro così? Quest’uomo è veramente unico, speciale, lo dico con sincera ammirazione. Quando affronta i giornalisti e dice «le auguro di guardarsi al mattino allo specchio contento di sé come faccio io che sono contento e felice della mia vita straordinaria» t’inchioda alla tua sedia di scribacchino pallido, coi muscoli del trapezio irrigiditi dalle troppe ore passate al computer a leggere, studiare, verificare, controllare. Cosa? Quando basta un Bunga bunga impazzito e il Paese ricomincia a ballare? Questo è talento! Berlusconi come Fiorello, meglio di Fiorello: perché Fiore a un certo punto ha cominciato a farsi delle domande e a riflettere sul senso della vita: ragionamenti disfattisti che possono portare un grande artista fuori strada.
Il libro di Beppe Severgnini La pancia degli italiani. Berlusconi spiegato ai posteri dovrebbe essere adottato come libro di testo nelle scuole, insieme a Se questo è un uomo di Primo Levi (ai miei tempi, ora leggono una versione addomesticata di Io non ho paura di Ammaniti, e va bene così, purché leggano). Severgnini ha saputo spiegare con eleganza, efficacia, ironia e semplicità i motivi per i quali Berlusconi ha vinto e probabilmente vincerà ancora: perché ci somiglia. Ci somiglia, ci assolve, ci rassicura, ci convince e ci diverte, incarna come nessun altro quel che muove la nostra pancia: fantasia, ottimismo, opportunismo, confusione, distrazione, astuzia, cautela… Berlusconi c’est moi. Siamo tutti Berlusconi, dentro, e questo è il motivo per cui Berlusconi vince anche quando non convince. Non è una rivelazione ma una realtà consolidata che riprende quella ancor più storicizzata del rapporto tra gli italiani e Mussolini (detto senza intenzioni polemiche – qui l’olio di ricino è solo figurato – ma si fa per capirsi). Lo dimostra la frase in esergo al libro scelta da Severgnini: è di Giorgio Gaber e dice: «Non ho paura di Berlusconi in sé/ho paura di Berlusconi in me». I grandi artisti, quelli veri come Gaber, sapevano già tutto e non moriranno mai. (Daria Bignardi)


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lunedì 1 novembre 2010

Filotto

L'allegra combriccola a Roma a sfondarsi di bucatini e abbacchio, il resto del mondo a fare bagordi per Halloween e il vostro cronista pronto ad andare in redazione per l'ennesima giornata di lavoro barattata però con un filotto di riposi comunque da non disprezzare.

Non ho ricevuto ancora nessuna telefonata dai lettori del sito www.reggio24ore.com (leggi il post Fregnacce e capirai). Anzi, non è proprio così. A dire il vero mi ha chiamato un amico e collega cui è piaciuto il mio "metterci la faccia". Peccato non lo abbiano ancora fatto altri.

Vi lascio con uno spunto che non c'entra niente. Sono sempre stato un fan di Sportweek, il magazine della Gazzetta dello Sport, e delle sue interviste. Ho letto l'ultimo numero ieri sera prima di prendere sonno. Ottime come sempre le foto, ma il resto mi sembra un po' scaduto. Voi cosa ne pensate?

A proposito, da oggi vedremo in faccia Ruby? E' diventata maggiorenne.

venerdì 29 ottobre 2010

Fregnacce

Eccoci qui, come promesso. A volte anche i giorni liberi riservano percorsi a ostacoli fatti di appuntamenti, commissioni da sbrigare e imprevisti. Ma non voglio annoiarvi.

Negli ultimi giorni tutti i media reggiani hanno parlato dello stato di crisi de L'Informazione. Per forma mentis sono abituato a non fasciarmi la testa prima essermela spaccata e voglio avere fiducia in un progetto che ho sposato fin dalla sua nascita. Del resto non è il caso di parlare qui.

Detto questo, ho trovato davvero di cattivo gusto alcuni commenti pubblicati dai lettori del sito www.reggio24ore.com (per leggerli clicca qui). Ho risposto alla mia maniera, di impulso e forse ho dato l'impressione di essere un po' spaccone. Il problema è che non tollero le offese gratuite e le fesserie. Vuoi sparare quattro fregnacce? Almeno fai finta di argomentarle!

Ne approfitto per ringraziare il direttore del sito per aver pubblicato il mio commento.

giovedì 28 ottobre 2010

Lavori in corso

Giornate più che intense, le ultime. Udienze fiume in tribunale, bracci di ferro per centinaia di milioni di euro da raccontare per insinuarsi nello stato passivo di Mariella Burani Fashion Group, notizie non sempre positive dal fronte, allenamenti intensi con Leo, ecc ecc...
Ci aggiorniamo domani. Promesso.

lunedì 25 ottobre 2010

Sveglia, Dna e sorprese

Svegliarsi presto non è certo nel Dna di un giornalista (e per decenza ometterò di specificare il significato di presto). Però da quando faccio questo mestiere mi accade una cosa strana. Dormo e al tempo stesso penso a quello che dovrò fare da lì a poche ore, penso cappelli per articoli interessanti e studio come approfondire idee e ricavarne notizie. Il tutto con il telefonino sul letto che suona, vibra e si agita ogni tre per due per l'arrivo di un sms, di una email o di una telefonata.

Ho due cose grosse per le mani. Iniziano a scottare e i tempi sarebbero anche maturi per sparare. Manca un tassello per chiudere il cerchio. Trovato quello, ne vedremo delle belle.

Vi ricordate Marta, la protagonista del post Ricordi di cotte estive di qualche giorno fa? Ha fatto un giro tra le curve di questo blog e ieri mi ha scritto una bellissima email. I ricordi sono il tesoro più caro che il passato lascia in eredità al presente. Ora basta chiacchiere. Vado a prendere la spada. Fuori c'è un po' di nebbia da tagliare.

domenica 24 ottobre 2010

Tra radio e scarpette ignoranti

Domenica mattina grigia nei colori ma non nei contenuti. Mentre preparo la radiocronaca di Reggiana-Cremonese (in diretta su Radio Erre 95fm a partire dalle 14.55, streaming on http://www.e-tv.it/page.php?10) ascolto il buon caro e vecchio Bryan. Presto sul blog la foto di una scarpetta troppo ignorante acquistata ieri e pronta a debuttare in tribunale.