martedì 8 dicembre 2009

Funerale senza lacrime

Cornelio Bianchini si è spento mercoledì scorso, 2 dicembre, a 96 anni. Fratello di mio nonno, cui assomigliava come una goccia d'acqua, e mio primo fan. Il primo a incoraggiarmi a coltivare la scrittura poi divenuta giornalismo. Lo faceva anche lui, scrivere. E lo faceva bene. Una passione che ha sempre coltivato parallelamente al lavoro: direttore del consorzio agrario di Bagnolo, giudice conciliatore, imprenditore; ma anche apicoltore, amante dei fiori e del mare della Liguria, si rifugiava a lungo a Rapallo che aveva eletto a sua seconda casa.

Gli amici lo ricordano come una persona onesta, credente, seria, quadrata, anche severa. I miei ricordi, per lo più legati all'infanzia, parlano invece di un finto burbero dal sorriso dolce. Era sempre pronto alla battuta, al gioco di parole. Mi piace pensare di aver avuto un posto speciale nel suo cuore. Porterò sempre con me un ricordo legato agli ultimi anni Novanta. Avrò avuto 19, 20 anni al massimo. Lo zio mi chiese di accompagnarlo a Reggio alla visita per il rinnovo della sua patente di guida, non una semplice formalità vista l'età. Non ci sentiva bene. Anzi, diciamo che ormai era quasi sordo nonostante un apposito apparecchio nell'orecchio. Durante il viaggio mi spiegò cosa avrei dovuto fare. Consapevole di avere l'udito debole, era spaventato dall'idea di iniziare con il piede sbagliato la visita non sentendosi chiamare nella confusione della sala d'attesa. "Stai attento, mi raccomando - mi disse - e quando chiamano il mio nome dammi una gomitata". Andò tutto bene. Lo zio scattò in piedi con un tempo di reazione da velocista sui blocchi di partenza, e strappò ai medici della commissione il rinnovo per altri sei mesi. Nel viaggio di ritorno scoppiammo a ridere come due ragazzini.

Sabato mattina la famiglia si è riunita per rendergli l'ultimo addio. Non fraintendete il titolo del post. Ricorderò Cornelio con il sorriso, sempre. Ricorderò le sue pacche sulle spalle, il suo interessarsi sincero a quello che stavo facendo in quel momento. La sua passione per le arti. Era molto orgoglioso - a ragione - dei figli e dei nipoti, e amava tantissimo la sua famiglia fatta anche di due fratelli e una sorella che a loro volta sono diventati nonni.
Ora mi piace pensarlo in cielo insieme alla moglie Bruna, scomparsa troppo presto nel 1966. Al cimitero riposano vicini. Flavio, il figlio maggiore, mi ha confidato di aver infilato una foto della mamma sotto la giacca del papà prima di far chiudere la bara. Piccoli gesti, grande amore. Bruna e Cornelio riposano vicini nel cimitero di Bagnolo. Sopra di loro i genitori di lui, Mario e Clorinda, i miei bisnonni. Clorinda, donna d'acciaio. Si occupava di far quadrare i conti e di dare da mangiare a tutti in una casa di campagna dove - tra figli, nuore e nipoti - vivevano quattordici persone. Aveva forza e carattere. In paese si narra che durante la fiera, in un anno imprecisato, bloccò a mani nude, in piazza e davanti a tutti, un toro inferocito scappato dal suo recinto. Ma questa è un'altra storia...

3 commenti:

Francesca ha detto...

Arrivo un po' in ritardo. Ma ti capisco.
Un abbraccio forte.

Davide Bianchini ha detto...

Grazie, Francy.
Se non ci vedremo prima, buon Natale! Salutami Nando

Francesca ha detto...

.....Buon Natale anche a te....
Auguroni!!!!!