lunedì 30 novembre 2009

I volti della crisi

Nella (non più) ricca Reggio Emilia capita di essere avvicinati in un parcheggio da un ragazzo ben vestito, occhiali, camicia e maglione, capelli in ordine, cartellina in mano. Capita di sentirsi raccontare di settimane trascorse a battere a piedi tutti i negozi, tutte le attività, tutte le fabbriche della città alla disperata ricerca del lavoro che non c'è. Sventola il curriculum, la laurea, dice di essere disposto a fare qualsiasi cosa, ma nessuno ha un impiego per lui. E' disperato. Dice di pensare al suicidio. Anche la moglie è stanca. Piange. Ha perso pure la forza di mangiare. O forse da mangiare non c'è più nulla. Non è italiano. Mi chiede se Bologna è vicina. Lì ci sono più possibilità, gli hanno detto. Ci si può andare a piedi? No. Disperazione. Bisogna prendere il treno. Già, ma con quali soldi?

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