mercoledì 7 ottobre 2009

La Consulta: il Lodo Alfano è incostituzionale

da LaStampa.it
LA SENTENZA
"Il Lodo Alfano è incostituzionale"
La Consulta boccia l'immunità
per le più alte cariche dello Stato:
«Serviva una legge costituzionale»

ROMA - Meno di nove ore di Camera di Consiglio, nell’arco di due giorni. Questo il tempo impiegato dalla Consulta per decidere sulla legittimità costituzionale del Lodo Alfano. Sarebbe stata di nove a sei la maggioranza con la quale i giudici costituzionali hanno bocciato, nel merito (per violazione del principio di uguaglianza) e nel metodo (per il ricorso errato allo strumento della legge ordinaria), il provvedimento che sospendeva i processi per le quattro più alte cariche dello Stato: i presidenti della Repubblica, del Senato, della Camera e del Consiglio.

Il ministro della Giustizia Angelino Alfano è intervenuto per precisare che il governo «ha seguito tutte le indicazioni che la Corte costituzionale aveva suggerito dopo la bocciatura, nel 2004, dell'allora Lodo Schifani. A questo però - aggiunge in Guardasigilli - non è nei piani del governo pensare a una legge costituzionale perchè questa potrebbe aprire la strada all'immunità parlamentare».

La Camera di Consiglio della Consulta si era aperta ieri attorno alle cinque del pomeriggio, dopo che nella mattinata il relatore Franco Gallo aveva esposto i termini della questione di incostituzionalità del Lodo Alfano, sollevata dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Milano, in relazione a due processi che coinvolgevano il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. Alla relazione erano seguiti gli interventi degli avvocati Niccolò Ghedini, Piero Longo e Gaetano Pecorella in rappresentanza del premier e di Glauco Nori per l’Avvocatura dello Stato. Non ammesso al dibattimento, invece, il costituzionalista Alessandro Pace in rappresentanza dei pm milanesi, secondo una consuetudine oramai consolidata della Corte. La camera di Consiglio sospesa una prima volta alle 19.30 di ieri, si è riaperta questa mattina alle 9 e, dopo una seconda sospensione, tra l’una e le 16, è ripresa fino alla sentenza decisa attorno alle 18, con la proclamazione della illegittimità del Lodo Alfano.

La Corte costituzionale, ha spiegato la Consulta stessa nella nota con cui ha diffuso la propria decisione, «giudicando sulle questioni di legittimità costituzionale poste con le ordinanze numero 397/08 e numero 398/08 del Tribunale di Milano e numero 9/09 del Gip del Tribunale di Roma ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’articolo 1 della legge 23 luglio 2008, numero 124 per violazione degli articoli 3 (principio di uguaglianza, ndr) e 138 (obbligo di ricorso a legge costituzionale e non ordinaria, ndr) della Costituzione». La Corte ha altresì dichiarato «inammissibili le questioni di legittimità costituzionale della stessa disposizione proposte dal Gip del Tribunale di Roma». Il riferimento all’articolo 138 esclude, di fatto, la possibilità di tornare sulla materia con una legge ordinaria, rendendo così lunga e complessa l’eventuale riproposizione del provvedimento, che dovrebbe comunque sanare l’obiezione nel merito sollevata dalla Corte, ovvero evitare la violazione del principio di uguaglianza di fronte alla legge sancito dall’articolo 3 della Costituzione.

L’articolo 138 della Carta costituzionale specifica invece che, «le leggi di revisione della Costituzione e le altre leggi costituzionali sono adottate da ciascuna Camera con due successive deliberazioni ad intervallo non minore di tre mesi, e sono approvate a maggioranza assoluta dei componenti di ciascuna Camera nella seconda votazione». L’articolo disciplina anche l’eventualità che le leggi di revisione della Costituzione vengano sottoposte a referendum dopo la loro pubblicazione. Nella sua nota a chiarimento della decisione presa, la Consulta ha dichiarato anche l’inammissibilità delle «questioni di legittimità costituzionale della stessa disposizione proposte dal Gip del Tribunale di Roma». Il riferimento è alla causa promossa dal Gip di Roma Orlando Villoni, legata al procedimento per istigazione alla corruzione di alcuni senatori eletti all’estero durante la scorsa legislatura. La Consulta l’ha dichiarata inammissibile in quanto non avanzata nella giusta fase del procedimento.

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