venerdì 14 agosto 2009

L'uomo che visse sei volte

Da malato della palla a spicchi, un doveroso tributo a Magic.

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da Repubblica.it
I cinquant'anni di Magic
L'uomo che visse sei volte

Gli Usa festeggiano Johnson, mito del basket fra trionfi e ritiri. Sieropositivo dal '91, ma grazie ai farmaci ha respinto l'Aids. "Pensavo che Larry Bird e Michael Jordan fossero la cosa più dura al mondo, poi ho scoperto la malattia
dal nostro inviato ANGELO AQUARO

NEW YORK - C'è un ragazzone di vent'anni, pantaloncini e canottiera blu d'ordinanza, in piedi davanti al telecronista, il gigante e il giornalista. "Sono così eccitato" dice, "è la mia prima partita qui in Nba con i Los Angeles Lakers", e sorride di quel sorriso contagioso che invade lo schermo: è il 1979, quel ragazzo si chiama Earvin Johnson ma per tutti è già Magic.

Poi c'è un uomo in giacca e cravatta, dodici anni anni dopo, il volto tirato, "mi hanno trovato positivo al test dell'Hiv", dice, la tensione che taglia la sala della conferenza stampa di Inglewood, Los Angeles, non è più tempo di sorrisi, di contagioso adesso c'è quel virus terribile, "vi devo annunciare che lascio i Los Angeles Lakers e il basket". E dov'è più la Magia? si chiede Sports Illustrated, che dà voce all'angoscia di un popolo.

Il terzo flash è di qualche mese fa, Detroit, l'ex ragazzone oggi è un businessman di tutto rispetto, col suo nome ha aperto catene di cinema e società di promozione, si batte per la comunità nera e per la lotta all'Aids, ma stavolta è tornato in campo da vecchia gloria. Accanto a lui l'amico-nemico di sempre, Larry Bird, festeggiano trent'anni dal debutto. "Perché l'America ci ama ancora? Perché io e Larry abbiamo giocato nel modo giusto: noi non giocavamo per noi stessi, noi giocavamo per la squadra".

L'uomo che visse sei volte - la gloria, il ritiro, il ritorno, il nuovo ritiro e ancora un ritorno, fino alla vita attuale di manager e testimonial - oggi compie mezzo secolo e firma l'ultima magia: un compleanno in sordina, nessuno show previsto, salvo sorprese dell'ultima ora, la famiglia prima di tutto, come sempre negli ultimi venticinque anni. No, non è vero quello che dice, non ha sempre giocato per la squadra, anzi troppo spesso ha giocato per sé solo. Ma oggi Earvin Johnson è davvero un altro uomo, e ogni giorno ringrazia di esserlo, tenuto su da un cocktail di costosissimi farmaci, gentilmente forniti da GlaxoSmithKline e Abbott Laboratories.

Un altro uomo. Grazie a quella donna che oggi spegnerà le cinquanta candeline con lui, Earlitha Kelly, detta Cookie, e che quel giorno di novembre del '91 portava in grembo il suo Earvin III. "Io pensavo che la cosa più dura al mondo, nella vita, sarebbe stata trovarmi a giocare contro Michael Jordan e Larry Bird insieme. Non avrei mai potuto immaginare che la cosa più dura sarebbe stato guidare verso casa per dire a mia moglie che avevo preso l'Hiv".

Le tv interruppero le trasmissioni per annunciare la notizia che scioccò l'America. "La prima cosa che pensai fu: ecco, grazie a Dio è sana, grazie a Dio lei e il mio Ervin jr sono sani, però lei adesso prende e se ne va, se ne torna da sua madre con tutto il pancione e mi lascia qui da solo a spaccarmi la testa contro il muro. E a me non resta che impazzire, fare la fine di Mike Tyson".

La fine di Mike Tyson. Un incubo per uno come Magic, venuto su da una famiglia operaia (il padre alla General Motors, la madre bidella) e cresciuto con gli ideali solidi di Christine, la mamma tutta casa e chiesa che quando al suo ragazzo quindicenne un giornalista sportivo appiccicò quel nomignolo, Magic, insorse timorosa: sarà blasfemo?

E invece no, Cookie restò, Cookie è rimasta, e dopo di allora insieme hanno adottato anche una bambina, Elisa (Magic aveva avuto un primo erede da una relazione prematrimoniale). Dopo di allora la vita di Magic Johnson è finita e ricominciata almeno un paio di volte (il ritorno al basket nel '92, il nuovo ritiro tra le polemiche dei suoi ex compagni che temevano di infettarsi, l'ennesimo ritorno del '96) e oggi il basket per l'uomo che fu Magic sono un paio d'ore di palleggi al giorno. Oggi la sua missione, dice, è un'altra. "Io sono qui per dirvi che lì fuori c'è l'Hiv e voi, ragazzi, dovete sapere prendere le decisioni giuste".

Lui non le prese. Nemmeno quel giorno del '91 disse tutta la verità. Cedette quando si cominciò a parlare delle sue presunte amicizie gay e bisex. "No, basta: ho avuto rapporti a rischio con tante donne. E punto". Punto un corno, s'infiammarono le femministe. Com'è possibile che un campione del genere non si renda conto di essersi trasformato in una bomba umana? scrisse Selly Jenkins. Da allora la bomba umana ha trasformato se stesso nel missionario della lotta all'Aids. "Non sono così ingenuo da credere che i ragazzi non facciano sesso. Però posso battermi perché lo facciano protetto".

L'attenzione è soprattutto verso i fratelli neri: il 13 per cento della popolazione, ma la metà degli affetti da Aids, come ha ricordato recentemente anche il primo presidente nero, Barack Obama. Certo che Magic lo stima, Obama, è pure un patito di basket. Solo che lui, anche qui, aveva puntato tutto su Hillary, facendo l'endorsement per i Clinton che stavano rilanciando la sua Harlem. Benedetto Earvin: un'altra scelta perdente. Prima di scartare come una volta e andare, magicamente, ancora a canestro.

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