lunedì 31 agosto 2009

Breaking news - Strage a Gavasseto

Nella notte, a Gavasseto (Reggio Emilia), un uomo ha ucciso a coltellate la moglie e il figlio maggiore. Un altro figlio, poco più che neonato, è in fin di vita all'ospedale. Ferita gravemente anche una donna anziana.

domenica 30 agosto 2009

mercoledì 26 agosto 2009

Strage del Circeo, libero Gianni Guido

da Lastampa.it
Strage del Circeo, libero Gianni Guido
Finito l'affidamento ai servizi sociali
ROMA - Da ventiquattro ore è un uomo libero: Gianni Guido, uno dei tre responsabili della strage del Circeo, ha da ieri chiuso i conti con la giustizia italiana. «Fine pena 25 agosto 2009», è scritto sulla sua scheda del casellario giudiziario. L’orami 53enne ex ragazzo della borghesia romana che assieme ad Angelo Izzo e Andrea Ghira seviziò e uccise Rosaria Lopez e ridusse in fin di vita Donatella Colasanti in una villa del Circeo la notte del 30 settembre 1975, non ha più l’obbligo di dimora nella casa dei genitori così come previsto dall’affidamento ai servizi sociali che il Tribunale sorveglianza gli aveva concesso l’11 aprile 2008.

martedì 25 agosto 2009

Corte UE: Carlo Giuliani fu ucciso per legittima difesa

da Corriere.it
G8
Per la Corte europea Carlo Giuliani
fu ucciso per «legittima difesa»

Placanica non è ricorso a un uso eccessivo della forza, ma ha risposto a un reale e imminente pericolo

STRASBURGO - Mario Placanica, il carabiniere che nel luglio del 2001 uccise Carlo Giuliani durante il G8 di Genova, ha agito per legittima difesa. Questo è quanto ha stabilito la Corte europea dei diritti dell'uomo in una sentenza resa pubblica oggi. I giudici di Strasburgo hanno quindi accettato la versione delle autorità italiane su come si sono svolti i fatti inerenti la morte del giovane. Secondo la sentenza, infatti, il militare che sparò a Giuliani non è ricorso a un uso eccessivo della forza, ma ha risposto a quello che ha percepito come un reale e imminente pericolo per la sua vita e quella dei suoi colleghi. La Corte ha dato invece ragione ai familiari di Carlo Giuliani riconoscendo come l'Italia avrebbe dovuto svolgere un'inchiesta per stabilire se il fatto potesse essere ascrivibile a una cattiva pianificazione e gestione delle operazioni di ordine pubblico. Per questo i giudici hanno stabilito che lo Stato dovrà risarcire 40.000 euro ai genitori di Carlo Giuliani.

IL GOVERNO ITALIANO - Infine i giudici di Strasburgo hanno ritenuto che, a differenza di quanto sostenuto dalla famiglia Giuliani, il governo italiano abbia cooperato sufficientemente con la Corte, consentendo di condurre un appropriato esame del caso. Nessuna violazione, dunque, dell'articolo 38 della convenzione che impone agli Stati contraenti di fornire tutte le informazioni richieste dai giudici di Strasburgo.

IL PADRE DI GIULIANI: FAREMO RICORSO - «La sentenza della Corte europea dei diritti umani la possiamo considerare positiva, soprattutto nella parte in cui sostiene che l'inchiesta in Italia avrebbe dovuto valutare aspetti dell'organizzazione e della gestione dell'ordine pubblico e che non è stata adeguata nella misura in cui non ha ricercato quali siano state le persone responsabili di questa situazione. E non è cosa da poco». Così Giuliano Giuliani, padre di Carlo, ha commentato la sentenza della Corte europea. «Noi, comunque, faremo ricorso - prosegue - e impugneremo la sentenza nella parte in cui non vengono messe in luce le violenze che le forze dell'ordine hanno fatto sul corpo di Carlo subito dopo la sua morte, per cercare di fare credere che il colpo fosse stato deviato». «Questa sentenza - conclude Giuliani - esprime davvero quello che abbiamo sempre detto, e cioè che ci fu una volontà politica di creare quel disastro. Del resto anche il tribunale genovese aveva detto nella sentenza ai 25 manifestanti che buona parte della reazione dei manifestanti era stata motivata da un comportamento violento delle forze dell'ordine».

Flash da Predazzo



lunedì 24 agosto 2009

Giochi di parole estivi

Agosto strano, senza ferie. In realtà, a conti fatti, giocando con i turni di riposo, sono riuscito ad abbandonare la città prima per la montagna, poi per il mare, infine di nuovo per la montagna. Tentativi forse inconsci, nemmeno tanto, di evadere dalle incertezze del quotidiano. E scusate il gioco di parole.

sabato 15 agosto 2009

Ferragosto al lavoro

Ferragosto al lavoro. Dalla prossima settimana si inizierà a fare sul serio. Se il tribunale ancora dorme, il fronte sportivo scalpita. Tempo di raduni per l'Arbor e di prima giornata di campionato (domenica prossima) per la Reggiana. Il vostro cronista sarà lì, microfono in mano, per raccontarvi tutto. Stay tuned!

venerdì 14 agosto 2009

L'uomo che visse sei volte

Da malato della palla a spicchi, un doveroso tributo a Magic.

***
da Repubblica.it
I cinquant'anni di Magic
L'uomo che visse sei volte

Gli Usa festeggiano Johnson, mito del basket fra trionfi e ritiri. Sieropositivo dal '91, ma grazie ai farmaci ha respinto l'Aids. "Pensavo che Larry Bird e Michael Jordan fossero la cosa più dura al mondo, poi ho scoperto la malattia
dal nostro inviato ANGELO AQUARO

NEW YORK - C'è un ragazzone di vent'anni, pantaloncini e canottiera blu d'ordinanza, in piedi davanti al telecronista, il gigante e il giornalista. "Sono così eccitato" dice, "è la mia prima partita qui in Nba con i Los Angeles Lakers", e sorride di quel sorriso contagioso che invade lo schermo: è il 1979, quel ragazzo si chiama Earvin Johnson ma per tutti è già Magic.

Poi c'è un uomo in giacca e cravatta, dodici anni anni dopo, il volto tirato, "mi hanno trovato positivo al test dell'Hiv", dice, la tensione che taglia la sala della conferenza stampa di Inglewood, Los Angeles, non è più tempo di sorrisi, di contagioso adesso c'è quel virus terribile, "vi devo annunciare che lascio i Los Angeles Lakers e il basket". E dov'è più la Magia? si chiede Sports Illustrated, che dà voce all'angoscia di un popolo.

Il terzo flash è di qualche mese fa, Detroit, l'ex ragazzone oggi è un businessman di tutto rispetto, col suo nome ha aperto catene di cinema e società di promozione, si batte per la comunità nera e per la lotta all'Aids, ma stavolta è tornato in campo da vecchia gloria. Accanto a lui l'amico-nemico di sempre, Larry Bird, festeggiano trent'anni dal debutto. "Perché l'America ci ama ancora? Perché io e Larry abbiamo giocato nel modo giusto: noi non giocavamo per noi stessi, noi giocavamo per la squadra".

L'uomo che visse sei volte - la gloria, il ritiro, il ritorno, il nuovo ritiro e ancora un ritorno, fino alla vita attuale di manager e testimonial - oggi compie mezzo secolo e firma l'ultima magia: un compleanno in sordina, nessuno show previsto, salvo sorprese dell'ultima ora, la famiglia prima di tutto, come sempre negli ultimi venticinque anni. No, non è vero quello che dice, non ha sempre giocato per la squadra, anzi troppo spesso ha giocato per sé solo. Ma oggi Earvin Johnson è davvero un altro uomo, e ogni giorno ringrazia di esserlo, tenuto su da un cocktail di costosissimi farmaci, gentilmente forniti da GlaxoSmithKline e Abbott Laboratories.

Un altro uomo. Grazie a quella donna che oggi spegnerà le cinquanta candeline con lui, Earlitha Kelly, detta Cookie, e che quel giorno di novembre del '91 portava in grembo il suo Earvin III. "Io pensavo che la cosa più dura al mondo, nella vita, sarebbe stata trovarmi a giocare contro Michael Jordan e Larry Bird insieme. Non avrei mai potuto immaginare che la cosa più dura sarebbe stato guidare verso casa per dire a mia moglie che avevo preso l'Hiv".

Le tv interruppero le trasmissioni per annunciare la notizia che scioccò l'America. "La prima cosa che pensai fu: ecco, grazie a Dio è sana, grazie a Dio lei e il mio Ervin jr sono sani, però lei adesso prende e se ne va, se ne torna da sua madre con tutto il pancione e mi lascia qui da solo a spaccarmi la testa contro il muro. E a me non resta che impazzire, fare la fine di Mike Tyson".

La fine di Mike Tyson. Un incubo per uno come Magic, venuto su da una famiglia operaia (il padre alla General Motors, la madre bidella) e cresciuto con gli ideali solidi di Christine, la mamma tutta casa e chiesa che quando al suo ragazzo quindicenne un giornalista sportivo appiccicò quel nomignolo, Magic, insorse timorosa: sarà blasfemo?

E invece no, Cookie restò, Cookie è rimasta, e dopo di allora insieme hanno adottato anche una bambina, Elisa (Magic aveva avuto un primo erede da una relazione prematrimoniale). Dopo di allora la vita di Magic Johnson è finita e ricominciata almeno un paio di volte (il ritorno al basket nel '92, il nuovo ritiro tra le polemiche dei suoi ex compagni che temevano di infettarsi, l'ennesimo ritorno del '96) e oggi il basket per l'uomo che fu Magic sono un paio d'ore di palleggi al giorno. Oggi la sua missione, dice, è un'altra. "Io sono qui per dirvi che lì fuori c'è l'Hiv e voi, ragazzi, dovete sapere prendere le decisioni giuste".

Lui non le prese. Nemmeno quel giorno del '91 disse tutta la verità. Cedette quando si cominciò a parlare delle sue presunte amicizie gay e bisex. "No, basta: ho avuto rapporti a rischio con tante donne. E punto". Punto un corno, s'infiammarono le femministe. Com'è possibile che un campione del genere non si renda conto di essersi trasformato in una bomba umana? scrisse Selly Jenkins. Da allora la bomba umana ha trasformato se stesso nel missionario della lotta all'Aids. "Non sono così ingenuo da credere che i ragazzi non facciano sesso. Però posso battermi perché lo facciano protetto".

L'attenzione è soprattutto verso i fratelli neri: il 13 per cento della popolazione, ma la metà degli affetti da Aids, come ha ricordato recentemente anche il primo presidente nero, Barack Obama. Certo che Magic lo stima, Obama, è pure un patito di basket. Solo che lui, anche qui, aveva puntato tutto su Hillary, facendo l'endorsement per i Clinton che stavano rilanciando la sua Harlem. Benedetto Earvin: un'altra scelta perdente. Prima di scartare come una volta e andare, magicamente, ancora a canestro.

lunedì 10 agosto 2009

Solitudine cittadina

Insolita solitudine cittadina. La regina di via Aristotele è all'Elba con Alice. La rivedrò a Ferragosto. All'orizzonte, appoggiata la penna, c'è una ministrasferta a Forte dei Marmi, poi di nuovo a lavorare. Voglia di rivedere vecchi amici. La stessa che mi porterà a Predazzo la settimana prossima, sempre per 48 ore. Fatte due telefonate, sarà l'occasione per riunire la vecchia compagnia e, perché no, presentare vecchi amici a Irene.

domenica 9 agosto 2009

La vittime sono bolognesi

da Corriere.it
SALVI UNA ROMANA DI 42 ANNI E IL FIGLIO DI 13: SONO ARRIVATI TARDI IN ELIPORTO
Tragedia New York, due famiglie distrutte
Uccisi padre, madre e figlio (i Gallazzi), mentre la moglie di Michele Norelli è rimasta a terra: temeva quel volo
MILANO - Due famiglie distrutte nel disastro aereo sul fiume Hudson, a New York. Le cinque vittime italiane sono Tiziana Pedrone, Fabio e Giacomo Gallazzi (madre, padre e figlio di 45, 49 e 16 anni), Michele e Filippo Norelli (padre e figlio, di 52 e 17 anni). Tutti provenienti dalla provincia di Bologna.

DUBBI SUL VOLO - Il gruppo aveva raggiunto gli Stati Uniti il 4 agosto, via Amsterdam, e avrebbe dovuto tornare in Italia il 12. Una donna si è salvata perché temeva quel volo e quindi non è salita sull’elicottero della Liberty Tours: è Silvia Rigamonti, moglie di Michele Norelli e madre di Filippo. Salvo anche un altro figlio della coppia, Davide, che avrebbe dovuto raggiungere la famiglia a New York nei prossimi giorni. Anche Tiziana Pedrone, prima di raggiungere gli Usa, aveva detto di aver paura di volare in elicottero. La donna era moglie di Fabio Gallazzi e madre di Giacomo, che frequentava il liceo scientifico. Anche Filippo Norelli frequentava lo scientifico, ma in un altro istituto. I Norelli abitavano a Trebbo di Reno, frazione di Castel Maggiore, grosso comune al nord di Bologna, i Gallazzi a San Lazzaro di Savena, a est del capoluogo.

IMPRENDITORI - A New York il gruppo era stato raggiunto da un cugino dei Norelli, Vittorio, che domenica avrebbe dovuto ripetere il sorvolo turistico in elicottero su Manhattan. Tutti i bolognesi avevano prenotato da Bologna, 130 euro il costo a persona del volo, ed erano divisi tra gli entusiasti e i timorosi. Ne avevano parlato prima di partire insieme ad altri amici che non sono andati a New York. Fabio Gallazzi e Michele Norelli erano entrambi imprenditori. Gallazzi aveva una ditta di rappresentanza di prodotti per aziende metalmeccaniche, Norelli era titolare della Quadreria di via Zanardi a Bologna, un negozio che produce cornici e vende prodotti per l'arredamento. Insieme alla sorella Amalia, che gestisce un'altra Quadreria di via Mazzini, era contitolare di un negozio dallo stesso nome nel Centro Borgo, un grande centro commerciale di via Lame. Silvia Rigamonti, moglie di Michele Norelli, è insegnante, Tiziana Pedrone era casalinga.

I DUE RAGAZZI - New York era una delle città preferite dal giovane Filippo Norelli. Lo scriveva nella sua pagina personale sul social network Netlog. Nato il 29 novembre '92, studente al liceo scientifico Sabin, Filippo si definiva single, in cerca di amicizie o di una relazione. In rete con il nick "vroom_92", si definiva appassionato di tecnologie, auto (soprattutto sportive), amici, musica e sport, con una passione per il Milan che lo aveva portato a inserire nella sua pagina Internet una foto di Kakà. Oltre a New York, Filippo scriveva di amare Barcellona, Madrid, Londra e Lisbona. Tra i suoi amici con la passione comune del web c'era proprio Giacomo Gallazzi.

SALVI UNA ROMANA E IL FIGLIO - Si è invece salvata Paola Casali, romana di 42 anni, che aveva prenotato il tour sull'elicottero precipitato per sé e il figlio Lorenzo, 13 anni, ma è arrivata tardi all'eliporto sulla 30esima strada. Mentre i due aspettavano l'elicottero successivo si è diffusa la notizia del disastro. «Sono confusa, ma penso di essere stata molto fortunata» ha detto la donna al New York Times «Oggi per me comincia una nuova vita». Sabato il figlio le aveva detto che era preoccupato e che aveva paura di volare. «Lorenzo avrebbe voluto fermarsi in uno Starbucks, ma lei le aveva detto che il tour era perfettamente sicuro perchè l'aveva fatto sei anni fa».

martedì 4 agosto 2009

Cassazione: non è reato presentare un pusher agli amici

da Ansa.it
Cassazione: non è reato indicare un pusher
Annullata condanna per intermediazione in traffico hascisc
ROMA, 4 AGO - Per la Cassazione non é reato presentare al pusher dal quale ci si serve i propri amici affinché anche loro si possano rifornire da lui. Il fatto, in sostanza, non costituisce intermediazione nello spaccio di droga. La Suprema Corte con la formula ampiamente liberatoria "perché il fatto non sussiste", ha assolto due ragazzi di Trento condannati per concorso in vendita di stupefacenti con l'accusa di aver fatto da intermediari al pusher dal quale portavano i loro amici amanti della cannabis.

domenica 2 agosto 2009

sabato 1 agosto 2009

Mafia e appalti

Siamo sicuri che la pioggia di soldi pubblici per l'ennesimo rilancio del Sud, circa 4 miliardi di euro, non finirà per alimentare nuovi business per Cosa Nostra?