venerdì 29 maggio 2009

Corazzati per affrontare la morte?

Oggi un'amica mi ha fatto riflettere (credo involontariamente) su un argomento che (consapevolmente) tendo a non affrontare mai nei lunghi monologhi con me stesso: scrivere sempre di morti, tragedie, violenze, fa perdere il contatto con la realtà? rende aridi e anaffettivi?

In tutti questi anni credo di avere individuato il momento del distacco. Il punto di non ritorno. Ricordo come se fosse ieri le lacrime (le prime, quelle che non si dimenticano) e la promessa fatta a me stesso uscendo dalla porta di una casetta di Marola, sulle nostre montagne, dove due anziani genitori stavano dicendo addio alla figlia infermiera, morta nell'incendio della finta casa di riposo dove lavorava (indagine ancora in corso... mah) per salvare alcune anziane ospiti.

Ripenso a quel momento tutte le volte che ho a che fare con la morte. E nel rispetto di quella promessa indosso la corazza e affronto il dolore.

giovedì 28 maggio 2009

La sposa fugge con l'autista

Impossibile resistere alla tentazione di rilanciare questa notizia.

***
da Corriere.it
È SUCCESSO A TRIESTE
La sposa fugge con l'amico del marito
«Il cuore mi porta da un'altra parte»

Un'impiegata si allontana a bordo dell'auto nuziale, lasciando tutti ad attenderla per il banchetto

TRIESTE - Si sposa e scappa con l'amico che guida l'auto nuziale lasciando sposo e invitati ad attenderla invano al banchetto di nozze. È accaduto a Trieste. Protagonista è Sara, una donna di poco più di 30 anni, impiegata in una finanziaria di Monfalcone (Gorizia). Lo sposo, Andrea, di 34 anni, impiegato di banca, l'aveva conosciuta circa dieci mesi fa e ora vuole rivolgersi a un avvocato per il risarcimento dei danni materiali e morali.

IL RIPENSAMENTO - Il loro matrimonio - riferisce il quotidiano di Trieste 'Il Piccolo' - è stato celebrato sabato 16 maggio in Municipio, nella centralissima piazza Unità. Una trentina di invitati, le foto di rito, il lancio del riso e, al termine della cerimonia civile, la richiesta della sposa di andare a cambiarsi d'abito per il banchetto. Un pretesto. Ad accompagnarla infatti è stato un amico della coppia, che da qualche mese gioca a calcio con lo sposo. Andrea e gli invitati si sono avviati al ristorante ma dopo un po', visto il ritardo della sposa, hanno cominciato a preoccuparsi e chiamare sui cellulari della sposa e dell'amico autista. Dopo un' ora e mezza ha finalmente risposto proprio lui che ha passato la sposa all'interlocutore. «Ho capito solo ora di aver fatto un errore. Mi dispiace, il mio cuore mi porta da un'altra parte», ha detto Sara ad Andrea, secondo quanto si legge su 'Il Piccolo'. La singolare coppia è partita per la Grecia per una viaggio-luna di miele. Allo sposo non è rimasto altro che togliersi l'anello appena infilato e andare da un avvocato matrimonialista.

mercoledì 27 maggio 2009

Boati in pianura e sudore sulla fronte

1/ Ultimamente il numero di affezionati lettori del blog è calato. Cartellino giallo per me.

2/ Ho riscoperto la voglia di correre e di sudare. Da lunedì si ricomincia anche con il nuoto. La bici per il momento può aspettare. Comunque grazie all'amico Lorenzo e alla sua tabella.

3/ La corsa va di moda, o forse andava, anche al quinto piano.

4/ Cambiando argomento, mi aspettavo più scintille dalla campagna elettorale, almeno per la corsa a sindaco di Reggio Emilia. Bah... Il problema è che mancano gli uomini e soprattutto le idee. Per fortuna oggi il Corriere ha provato a mettere un po' di pepe.

5/ Stasera si replica: grigliata maschietti, non prima di aver visto altri due appartamenti e aver fatto rifornimento di birra. Location ancora in via di definizione.

6/ Avete sentito il doppio boato che ha scosso la pianura poco dopo mezzogiorno? Cos'è stato? Dicono due aerei militari che hanno rotto il muro del suono.

7/ Continuo a pensare che l'onorevole Castagnetti non si sia ancora reso conto della gravità delle sue affermazioni. E se a spasso ci finisse lui?

8/ Avete letto i risultati della ricerca del professor Michael J. Pont dell'università di Leicester? Ascoltare le partite di calcio alal radio mentre si guida è pericoloso. Gol, rigori ed espulsioni fanno modificare il comportamento dei tifosi al volante. L'articolo del Corriere.it

9/ Un amico fotografo è in Kosovo per un reportage. Sono curioso di vedere gli scatti.

10/ Venerdì 29 maggio alle 21, Rai Storia, Canale 805 Digitale Terrestre, Sky Canale 805, ll caso Campanile e la primula nera a "La storia siamo noi".

I giudici: Mentana torni a Matrix

da Repubblica.it
Il giudice del Lavoro ha dichiarato illegittimo l'allontanamento e ha ordinato il reintegro alla conduzione
Il giornalista si era dimesso per il caso Englaro. La Rti condannata anche al risarcimento del danno
I giudici: Mentana torni a "Matrix"
Mediaset: faremo appello


ROMA - Enrico Mentana deve tornare a condurre Matrix. Lo ha disposto il tribunale di Roma ordinando il reintegro del giornalista alla guida del programma di approfondimento in onda su Canale 5. Mediaset ha definito la sentenza "sorprendente" e ha annunciato che ricorrerà in appello.

Il giudice del Lavoro Guido Rosa ha dichiarato illegittimo il licenziamento di Enrico Mentana e ha ordinato alla Rti di reintegrarlo nel posto di lavoro con le mansioni di realizzatore e conduttore del programma Matrix, condannando inoltre l'azienda al risarcimento del danno, il cui valore non è stato ancora quantificato.

"Mediaset prende atto della sentenza, a nostro avviso sorprendente, emessa dal tribunale di Roma nella causa intentata da Enrico Mentana contro il nostro gruppo", si legge in una nota. "Attendiamo di conoscere nel dettaglio le motivazioni della stessa, non ancora depositate dai magistrati, ma fin d'ora rendiamo noto che appelleremo questa decisione in tutte le sedi competenti".

Il giornalista, difeso dagli avvocati Domenico e Giovanni D'Amati, aveva sostenuto di essere stato "dimissionato" e pertanto illegittimamente licenziato, per avere criticato la decisione editoriale di mantenere inalterata la programmazione di Canale 5 in occasione della morte di Eluana Englaro, avvenuta la sera del 9 febbraio scorso. Malgrado le proteste di Mentana, che chiedeva di andare in onda con il suo programma in prima serata, Mediaset ha deciso di non toccare la puntata del Grande fratello che è andata regolarmente in diretta. Nel giro di poche ore si è consumata la vicenda: verso le 22 il conduttore ha presentato le dimissioni che in tarda serata sono state accettate dall'azienda.

Mentana ha sempre sostenuto di essersi dimesso dalla direzione editoriale di Mediaset, ma aveva contestato la concomitante decisione dell'azienda di sostituirlo alla conduzione di Matrix. Sostituzione avvenuta poche settimane dopo il suo allontanamento da Mediaset, con l'arrivo di Alessio Vinci, già corrispondente da Roma della Cnn.

lunedì 25 maggio 2009

Watergate, così il Nytimes perse lo scoop

da Corriere.it
IL GARANTE DEI LETTORI RACCONTA AL GRANDE PUBBLICO LE «MAGAGNE» DELLA REDAZIONE
Watergate, così il Nytimes perse lo scoop
Il quotidiano newyorkese lava i propri panni in pubblico: «I nostri giornalisti fanno notizia. Purtroppo»

NEW YORK - Due reporter del New York Times che erano venuti a conoscenza dello scandalo Watergate ben prima di Carl Bernstein e Bob Woodward raccontano di come il prestigiosissimo quotidiano si fece scippare dall’allora ben più modesto rivale lo scoop del secolo che portò alle dimissioni di Richard Nixon. E il garante dei lettori dello stesso Times - incaricato di vigilare sull’eticità interna della redazione - punta il dito contro tre superstar del suo giornale, accusandole di comportamenti antietici.

Nell’ultracompetitivo e spietato mondo dei media Usa le due notizie sarebbero passate quasi inosservate se a pubblicarle - e con grande enfasi - non fosse stato il diretto interessato: il New York Times, in una sorta di ciclico rituale di pubblico lavaggio dei propri panni sporchi che dimostra, ancora una volta, la grandezza autocritica della stampa americana. «E’ stata una settimana faticosa per noi poliziotti etici che cerchiamo di proteggere dall’interno l’integrità del New York Times», spiega dalla prestigiosa pagina dei commenti ed editoriali il garante dei lettori Clark Hoyt in un articolo intitolato «I nostri giornalisti fanno notizia. Purtroppo». Sottotitolo: «E all’esterno sono tutti pronti a saltare sulle trasgressioni dei giornalisti del Times». I giornalisti «denunciati» da Hoyt sono tre delle star più famose e meglio pagate d’America. Thomas Friedman, costretto a restituire 75.000 dollari intascati da una agenzia statale californiana per un discorso, in violazione al codice interno. Maureen Dowd, - già nella lista nera di Hoyt, in passato, per aver contribuito alla sconfitta elettorale di Hillary Clinton con i suoi editoriali sessisti – smascherata dal web dopo aver copiato un intero paragrafo di 42 parole da un blogger, senza attribuzione (migliaia di lettori indignati hanno scritto a Hoyt, chiedendone il licenziamento). E infine Edmund Andrews, l’influente reporter economico beccato in castagna a causa di una recente biografia in cui racconta di aver fatto un mutuo subprime, sapendo benissimo che non avrebbe mai potuto ripagarlo, proprio mentre scriveva quotidianamente di questo tema sulle pagine di business del Times. Offrendo consigli e suggerimenti al governo Usa su come aiutare i proprietari come lui a rischio di inadempienza».

Ed è ancora il Times, proprio oggi, a raccontare di come nel 72 si fece scappare lo scoop del secolo, finito nelle mani di Robert Smith e Robert Phelps, i suoi due ex giornalisti che ne parlano in un libro di memorie appena pubblicato in America. Ben prima di Bernstein e Woodward i due avevano ricevuto informazioni sullo scandalo ma non ne scrissero mai. »Lo scoop era stato passato a Smith dal direttore dell'Fbi Patrick Gray», scrive il Times. Avendo deciso di dare le dimissioni dal giornale per tornare all'università di Yale, Smith trasmise tutte le informazioni al collega Phelps, il quale di lì a poco lasciò a sua volta il giornale per un mese di vacanza in Alaska. Il risultato fu che il New York Times non arrivò a pubblicare lo scoop e fu battuto dal Washington Post di Woodward e Bernstein, che l’avevano appreso dalla gola profonda Mark Felt, all'epoca il numero due del direttore dell'Fbi Patrick Gray, la fonte di Smith.
Alessandra Farkas

domenica 24 maggio 2009

Delitto Rostagno, la verità 21 anni dopo

da Repubblica.it
Ordini di custodia per Vincenzo Virga, capo mandamento di Trapani
e Vito Mazzara, che secondo i magistrati fu l'esecutore dell'omicidio
Il delitto Rostagno fu deciso dai boss
dopo 21 anni scoperti mandante e killer

Il sociologo fu ucciso per le sue continue denunce contro la mafia

PALERMO - Svolta nel delitto di Mauro Rostagno. In coincidenza con il diciassettesimo anniversario della strage di Capaci, la squadra mobile di Trapani ha eseguito due ordini di custodia cautelare per l'omicidio del giornalista e sociologo assassinato il 26 settembre del 1988. Mandante dell'omicidio, secondo i magistrati, il boss trapanese Vincenzo Virga, mentre l'esecutore materiale sarebbe Vito Mazzara, noto esponente mafioso di Trapani. Entrambi sono già detenuti per altri reati.

A dare impulso alle indagini è stata una perizia sui tre bossoli e tre cartucce inesplose. Reperti che sono stati messi a paragone con i dati di altri fatti di sangue avvenuti in provincia di Trapani. Identiche le modalità, in particolare l'impiego di un fucile semiautomatico calibro 12 e di un revolver calibro 38.

Un filo rosso lega il delitto Rostagno con altri assassinii: il duplice omicidio di Giuseppe Piazza e Rosario Sciacca, avvenuto l'11 giugno 1990 nel comune di Partanna; l'omicidio di Antonino Monteleone, commesso in contrada Marausa (Trapani) il 7 dicembre 1990; l'omicidio dell'agente di custodia Giuseppe Montalto, avvenuto il 23 dicembre 1995 a Palma, altra frazione del capoluogo di provincia. Tre omicidi con un solo colpevole: Vito Mazzara. Che adesso dovrà pagare anche per la morte di Rostagno.

A costare la vita al giornalista è stata la continua attività di denuncia che svolgeva attraverso la piccola televisione trapanese "Radio Tele Cine". Accuse continue che hanno scatenato la reazione della mafia.
Secondo gli inquirenti, l'omicidio di Rostagno è stato deliberato in seno a Cosa Nostra: "L'ordine di ucciderlo - sottolineano gli investigatori - è stato dato dall'allora rappresentante provinciale Francesco Messina Denaro (morto ormai da anni, ndr) e il mandato per l'organizzazione e la materiale esecuzione è stato conferito a Vincenzo Virga".

Si arrivò così al 26 settembre 1988, quando Rostagno venne freddato in un agguato in contrada Lenzi, davanti all'ingresso della sua comunità terapeutica, Saman. Propio sulla comunità si appuntarono i sospetti dopo l'omicidio. Una pista poi completamente abbandonata. Oggi autori e mandanti hanno un nome.

sabato 23 maggio 2009

Falcone e Borsellino, l'Italia vi rende onore

da Repubblica.it
A Palermo via alle celebrazioni delle vittime di "cosa nostra"
Il capo dello Stato nell'aula bunker del carcere dell'Ucciardone
Napolitano ricorda Falcone e Borsellino
"Sono due grandi esempi morali"

"Contro la mafia serve collaborazione e rispetto degli equilibri costituzionali"

PALERMO - Un omaggio ai caduti nella lotta contro la mafia. A chi indossava una divisa e a magistrati coraggiosi come Falcone e Borsellino, "grandi esempi morali" li definisce il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano. Mattinata all'insegna della memoria, stamattina, a Palermo. Con il capo dello Stato che per combattere la mafia chiede "un clima di rispetto in ogni circostanza degli equilibri costituzionali da parte di tutti coloro che sono chiamati ad osservarli", "la qualità della politica, l'efficienza e la trasparenza delle pubbliche amministrazioni" e il pieno riconoscimento del lavoro della Procura nazionale antimafia che deve essere "lasciata lavorare". Poi l'omaggio ai due giudici: "Mai come in momenti come questo ci sentiamo di essere una nazione".

La mattinata comincia con Napolitano che depone una corona di fiori davanti la lapide delle vittime di "cosa nostra" che si trova dentro la caserma "Lungaro" di Palermo. Al suo fianco ministri e alte cariche delle forze dell'ordine. Presente anche il presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia: "Siamo qui per testimoniare la volontà e l'impegno di fare una battaglia vera contro la mafia. Una battaglia che vogliamo portare avanti sino in fondo". Da Roma Gianfranco Fini manda un messaggio. E' un invito ai giovani perché capiscano "che il loro futuro è nelle loro stesse mani" e che democrazia e legalità sono elementi inscindibili.

La giornata del presidente prosegue con l'incontro dei familiari delle vittime delle stragi. Poi via nell'aula bunker del carcere Ucciardone di Palermo per la cerimonia per il 17esimo anniversario della strage di Capaci. "Non e' la prima volta, rinnovo l'emozione che ho provato altre volte" dice tra gli applausi di centinaia di studenti. L'inno d'Italia, cantato da tutti. Con i bambini mano nelle mano con le autorità. "Ogni anno coltivo maggiore speranza. E questo grazie ai tantissimi ragazzi che arrivano a Palermo per non dimenticare la strage di Capaci" dice Maria Falcone, sorella del giudice Giovanni.

Sullo schermo passa un video che ripercorre la vicenda umana di Falcone ("un punto di riferimento" lo definisce il Guardasigilli Alfano), ricordando anche le altre vittime di Cosa Nostra. Un filmato, realizzato dal regista Vittorio Rizzo, con le musiche di Nicola Piovani e la voce narrante dell'attore palermitano Luigi Lo Cascio, che si chiude con i volti dei tanti magistrati ed esponenti delle forze dell'ordine che si sono battuti contro la mafia. Tre bambini delle elementari salgono sul palco per recitare al Capo dello Stato una poesia ispirata alla figura di Falcone. Al termine, Napolitano si alzato e li abbraccia. Tra nuovi applausi. Con Alfano che annuncia: "I boss sono tutti al carcere duro e ci resteranno".

Nel frattempo in porto è ancorata la "nave della legalità". Il grande traghetto che ha portato nel capoluogo siciliano oltre 1500 tra studenti, insegnanti, accompagnatori ,volontari, per dedicare una giornata alla memoria dei giudici Falcone e Borsellino. A bordo tutti ragazzi che dall'inizio dell'anno scolastico hanno lavorato a progetti collegati al tema della legalità.

martedì 19 maggio 2009

Onorevole Castagnetti, che gaffe!



In questa intervista a Reggio 24 ore l'onorevole Pierluigi Castagnetti (Pd) parla delle prossime amministrative e non solo. A partire dal minuto 2:10 si lascia andare a una considerazione che vi trascrivo letteralmente. In ogni caso potete ascoltarla.

Nell'escludere categoricamente che per eleggere il prossimo sindaco di Reggio Emilia possa essere necessario ricorrere al ballottaggio (opinione legittima), si lascia andare a considerazioni di tipo manageriale di fatto "invitando" gli editori di «almeno due giornali» locali a chiudere dopo le elezioni. Non ha però il coraggio di farne il nome. Allora lo faccio io. Uno dei due è L'Informazione di Reggio Emilia, quotidiano di cui sono redattore, che ha fogli gemelli a Modena, Bologna e di fatto anche a Parma e che rientra nella galassia di èTv. Guarda caso uno dei due giornali di opposizione, se per opposizione si intende non dire sempre e solo che Reggio non conosce criticità. L'altro? Facile pensare a Il Giornale di Reggio, edito da Tiziano Motti, eurocandidato per l'Udc nel Nord-Est.

Bene, dice Castagnetti: «Se uno legge alcuni giornali di questa città che... credo che dopo le elezioni chiuderanno, almeno un paio. Perché non mi pare che per quanto alle spalle possano esserci imprenditori generosi, non credo cacciare via i soldi sia nell'etica dell'imprenditore. Penso che chiuderanno perché hanno fallito».

Vi lascio alle vostre considerazioni. La mia è semplice. E' scandaloso che in un periodo di crisi economica come questo, con 18mila lavoratori in cassa integrazione nella sola provincia di Reggio Emilia, un rappresentante del popolo reggiano, un onorevole già vicepresidente della Camera si permetta di augurarsi la chiusura di due quotidiani che altro non sono che aziende con dipendenti (la maggior parte dei quali under 30), collaboratori, fornitori, ecc... Senza parlare della libertà di stampa e di opinione. Da cittadino, prima ancora che da giornalista, non posso accettarlo. Caro Castagnetti, ha fatto un gaffe tremenda.

L'intervista è stata pubblicata lunedì pomeriggio. Mi sarei aspettato mille interventi, un dibattito, un vivace scontro politico... Invece, nulla! La politica tace.
Gli unici a dimostrare solidarietà ai giornalisti e a tutti gli altri dipendenti dei due quotidiani (grafici, venditori di pubblicità, per non parlare di chi lavora in tipografia o di chi all'alba consegna i giornali alle edicole) sono stati il ministro della Gioventù Giorgia Meloni, in visita nella vicina Modena, e Tommaso Lombardini, coordinatore vicario del PdL reggiano, insieme nella foto scattata dall'amico Corrado Bertozzi.

Il ministro ha condannato le parole di Castagnetti sostenendo che «con una dichiarazione così si dimostra poco interesse nei confronti dei giovani che si avvicinano faticosamente al mondo del lavoro. Meritano più rispetto».

Queste invece le parole di Lombardini: «Sono gravissime ed inaccettabili le dichiarazioni rilasciate dall’on. Pierluigi Castagnetti ai microfoni di Reggio 24ore.
Secondo l’onorevole Castagnetti, alcuni giornali reggiani dovranno chiudere dopo le elezioni in caso di vittoria di Delrio, perché i loro editori, imprenditori reggiani, non avrebbero raggiunto lo scopo che si erano prefissati, e cioè danneggiare il PD e Delrio, al punto tale da detronizzarli.
Quanto dichiarato da Castagnetti è molto grave, non solo perché accusa parte della stampa reggiana, direttamente e senza giri di parole, di essere faziosa, partigiana e di dare ai lettori una falsa rappresentazione della realtà, dimenticando, peraltro, che la democrazia, di cui l’onorevole si fa alfiere per attaccare in ogni circostanza Berlusconi, trova il proprio fondamento nel rispetto della pluralità delle opinioni, ma anche perché si augura sfacciatamente che questi giornali fermino le rotative dopo il 6 ed il 7 di giugno.
Caro onorevole Castagnetti, i giornali non sono solo i loro editori, ma sono anche tutti i professionisti che vi lavorano: giornalisti, pubblicisti, addetti alla stampa etc.: davvero lei vorrebbe, in un periodo di crisi come questo, che vi fossero tanti nuovi disoccupati, fra i quali tantissimi giovani? È questa la sua visione del mondo? Chi non è allineato con il PD è, fondamentalmente, di seconda categoria, ed il suo lavoro è meno considerato di quello di chi si accoda alle decisioni del potere locale.
Questa è una visione aberrante ed assolutamente da censurare, la stampa ha il dovere di prendere posizione, di essere critica e di fornire una propria versione dei fatti ai lettori: starà a loro esprimere un giudizio, ed a nessun altro»
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Anche un premio Pulitzer copia

da Corriere.it
«Non l'ho plagiata, me l'aveva riferita un amico». L'editore minimizza: una svista.
Premio Pulitzer copia, costretta a scusarsi
La prima firma femminile del Nytimes usa una frase tratta da un blog. Ma la rete la smaschera..

NEW YORK – La 57enne superstar e Premio Pulitzer del New York Times Maureen Dowd è una copiona. E’ stata la stessa Dowd, da anni la penna più tagliente e caustica d’America, a fare il pubblico mea culpa dopo essere colta in castagna dalla blogosfera. Il plagio - un semplice taglia e incolla dal blog progressista The Huffington Post - è stato scoperto dal quotidiano online Politico, costringendo la Dowd ad inviare una email di scusa ad Arianna Huffington.

LA FRASE CLONATA - Nella frase incriminata, pubblicata nel suo ultimo editoriale di domenica, la Dowd scrive «Sempre di più la data degli eventi solleva il dubbio del perché, se doveva servire a prevenire attacchi terroristici, la tortura era utilizzata soprattutto nel periodo in cui l’entourage di Bush stava cercando informazioni politiche per giustificare la guerra in Iraq». Nel chiedere scusa la Down ha assicurato di «non conoscere il blogger Josh Marshall» da cui ha copiato alla lettera questo lungo passaggio, ma di avere «ottenuto la frase da un mio amico». Il web non l’ha bevuta e anzi molti hanno subito rilanciato lo scandalo che nel 2003 travolse il New York Times, quando si scoprì che il giovane cronista afro-americano Jason Blair aveva scritto per tre anni, indisturbato, decine di articoli, inventando di sana pianta le storie, scopiazzando da internet e da altri colleghi. Mentre allora licenziò sia il truffaldino Blair sia il suo direttore e protettore Howell Raines, questa volta l’autorevole quotidiano si è limitato ad osservare che «in una precedente versione della sua rubrica Dowd ha dimenticato di attribuire un paragrafo al blog di Marshall».

LE ACCUSE A HILLARY - L’incidente – e i suoi eventuali esiti futuri - è considerato da molti un test sul potere delle superstar all’interno del giornalismo Usa sempre più in crisi. Non è la prima volta che la Dowd finisce nei guai. L’anno scorso la columnist era stata censurata come «una sessista anti-Hillary» dal garante dei lettori del suo stesso giornale, Clark Hoyt. Ma invece di smorzare i toni, lei si era vendicata. Con un editoriale di fuoco in cui aveva fatto a pezzi proprio le fan della Clinton che avevano costretto Hoyt ad avviare un' indagine interna contro di lei, rea di aver contribuito con le sue analisi sessiste alla sconfitta dell' ex first lady. In sua difesa era scesa in campo anche Gail Collins, la rispettatissima unica «altra» columnist donna del New York Times su un totale di dieci, la prima ed unica ad aver diretto la prestigiosa pagina degli editoriali, dal 2001 al 2007. «Mi sento costretta a rispondere al suo attacco contro Maureen Dowd», aveva scritto a Hoyt la Collins, femminista e pro-Hillary, in una e mail pubblicata nella pagina delle lettere. «Visto che la sua critica nei confronti di Maureen si basa sul fatto che molte fan di Hillary Clinton trovano i suoi fondi offensivi – incalzava -. Posso assicurarle in qualità di ex responsabile di quella pagina che i sostenitori di moltissimi candidati di entrambi i partiti hanno sporto l' identica lamentela nel corso degli anni». Poi l' affondo finale, diretto anche alla proprietà: «Se il public editor attacca un opinionista perché ha preso per i fondelli un personaggio politico controverso, il suo sembra invito a tutti noi a smorzare i toni». «Spero proprio - concludeva la Collins -, di aver capito male».

lunedì 18 maggio 2009

(Soprav)Vivere

Tentativo di trasformazione in atto. Tra un articolo e una diretta, il vostro cronista affronterà una tabella di durissimi allenamenti fisici che prevedono corsa, nuoto e pure un po' di bicicletta. Sopravviverò?
Nel caso, il mio aguzzino ha un nome e un cognome. Ve lo svelerò un attimo prima di morire.
Stay tuned!

domenica 17 maggio 2009

Inter campione d'Italia

Il capitano Zanetti (foto Ansa da Gazzetta.it) festeggia il 17° scudetto dell'Inter.
Leggi l'articolo del Corriere.it.

sabato 16 maggio 2009

Tra Roma e San Benedetto

1/ Maschietti in trasferta a Roma e sottoscritto a casa... Quando finirà il campionato della Reggiana? A proposito, domani in diretta da San Benedetto del Tronto Sambenedettese-Reggiana su Radio Erre 95 Fm (streaming on http://www.e-tv.it/page.php?10).

2/ Venezia, Locanda Ca' del Console.

3/ Pomeriggio di lettura, sms e sport. Dover lavorare è la peggiore schiavitù.

4/ Capendo che ti ho perso ti scatto un'altra foto, canta Tiziano Ferro.

5/ Sono seriamente preoccupato dall'idea di Bossi di proporre l'elezione diretta dei magistrati...

Bossi: Magistrati eletti dal popolo

Consentire al popolo di eleggere i magistrati risolverebbe davvero i problemi della giustizia? La Costituzione conta ancora qualcosa?

***
da Repubblica.it
Tour elettorale in Veneto per il ministro delle Riforme e del Federalismo: "Sul referendum Berlusconi vota sì, ma è un nostro amico e spero ci ripensi"
Bossi, comizi e annuncio a sorpresa
"Tra poco magistrati eletti dal popolo"

"Il Veneto avrà le sue toghe. Potrebbe essere presto, prima di andare al voto". E dopo federalismo e immigrazione la Lega si batterà per il "salario territorializzato"

SCORZE' (Venezia) - La giustizia, il referendum, il federalismo e l'immigrazione. Ha affrontato tutti i temi cari alla Lega Umberto Bossi, oggi pomeriggio impegnato in ben tre comizi nel trevigiano e a Belluno. Il senatùr ha fatto anche una dichiarazione a sorpresa: "Tra poco i magistrati saranno eletti dal popolo".

Referendum. Il patto politico tra Lega Nord e Pdl non si romperà neanche con il referendum. "Lui - ha detto Bossi riferendosi al premier - ha sempre mantenuto le promesse". Il referendum, però, potrebbe minare il rapporto tra Bossi e il Cavaliere. "Berlusconi vota 'sì' perché ne trarrebbe vantaggio - ha concluso Bossi - ma non capisco la posizione del centrosinistra. Berlusconi è un nostro amico e spero che ci pensi su".

Magistrati. "Tra poco i magistrati saranno eletti dal popolo", ha detto dal palco il ministro delle Riforme e del Federalismo. "Il Veneto avrà i suoi magistrati - ha proseguito - non se ne può più di non avere neppure un magistrato Veneto. Potrebbe essere presto - ha concluso a sorpresa - potrebbe essere prima di andare al voto".

Federalismo. La legge quadro sul federalismo fiscale deve essere completata con la distribuzione delle risorse e Umberto Bossi rivendica a sé questo compito: "I numeri li voglio scrivere io - ha mandato a dire ai colleghi dell'esecutivo - Fino ad oggi non è stato possibile farlo. Adesso, però, non bisogna sbagliare".

Il ministro alle Riforme ha ammesso che non è più tempo di slogan come 'Roma ladrona', sostituito dalla parola magica federalismo. Però ci sono ancora "presidenti di Regione che buttano i soldi, tanto arrivano lo stesso". "Adesso cambierà tutto - ha assicurato Bossi agli elettori di Scorzè - perché non c'è più la spesa storica ma quella standard. Non capisco perché un pacco di garze in una regione costa una somma e in un'altra tre volte di più, è chiaro che qualcuno si mette i soldi in tasca. Chi paga?", si è chiesto Bossi. "Pagano gli imbecilli sopra il Po. Ma ora i popoli della Lombardia e del Veneto si sono svegliati".

Salario territorializzato.
Incassato il federalismo fiscale e la legge contro i clandestini, la prossima battaglia della Lega Nord sarà il "salario territorializzato", ha detto Bossi. "La sinistra parla di gabbie salariali, ma noi diciamo che ai nostri lavoratori spetta una busta paga proporzionale al costo della vita. Non è una regola contro il Sud - ha annunciato - ma dobbiamo tutelare chi è più penalizzato".

Immigrazione. Bossi ha anche rassicurato il capo dello Stato Giorgio Napolitano sulle misure per combattere l'immigrazione clandestina. "Non deve temere la legge perché c'era da preoccuparsi se la legge non passava. Non c'è rischio razzismo. Sono scuse che qualcuno va agitando. Il mondo cambia usando i criteri della legalità". Il leader della Lega ha attaccato, poi, la sinistra "che pensava di far venire un mucchio di gente e di dargli il voto".

venerdì 15 maggio 2009

Breaking news - Morta a Roma Susanna Agnelli

Susanna Agnelli è deceduta questa sera a Roma. Aveva 87 anni. La sorella di Gianni Agnelli era ricoverata al Policlinico Gemelli. È stata ministro degli Esteri durante il Governo Dini ed attualmente era presidente di Telethon.

lunedì 11 maggio 2009

29 - Il viaggio continua

Tra pochi minuti saranno 29.
Il viaggio continua.

p.s. Nessun aggiornamento fino a venerdì. Almeno credo... Stay tuned!

Repubblica sul duello Delrio-Spaggiari

Così Repubblica sul duello Delrio-Spaggiari per la poltrona di sindaco di Reggio Emilia. Peccato per "reggina" al posto di "reggiana" e per "Bresciello" scritto con quella tremenda "i" di troppo. Leggendo l'articolo, il vero obiettivo del cronista sembra essere Franco Bonferroni. Siete d'accordo?
La domanda è una sola: chi governerà Reggio?

***
da Repubblica.it

Antonella Spaggiari già sindaco diessino detta "la zarina" è il cavallo di Troia del Pdl per espugnare la città
Una guerra interna alla sinistra
e Silvio punta alla rossa Reggio Emilia

dal nostro inviato ALBERTO STATERA
REGGIO EMILIA - La mossa del cavallo di Troia per espugnare Reggio Emilia fu concepita presente Berlusconi nella sala da pranzo dell'appartamento romano di Franco Bonferroni, ex parlamentare e sottosegretario democristiano, piduista e protagonista della prima Tangentopoli del 1993. Risultato di quel convivio è una sanguinosa guerra dei Roses, Pd contro Pd, che vede contrapposti la prima domenica di giugno il sindaco democratico uscente Graziano Delrio e l'ex sindaco diessino Antonella Spaggiari.

È il paradosso che certifica sul territorio l'esplosione o, a scelta, l'implosione del Pd, che per la prima volta potrebbe portare al ballottaggio tra sinistra e destra nella città di Camillo Prampolini, Meuccio Ruini, Giuseppe Dossetti e Nilde Jotti. La città in cui Palmiro Togliatti pronunciò nel 1946 il famoso discorso "Ceto medio e Emilia rossa". Delrio, ex democristiano, medico cattolicissimo, nove figli, amministratore stimato eletto cinque anni fa con oltre il 63 per cento dei voti, è la bandiera democratica. L'ex comunista, ex pidiessina, ex diesse e tuttora piddì Spaggiari ("li voterò alle Europee", ha detto alla "Gazzetta di Reggio") è il cavallo di Troia che corre con l'Udc di Casini, ma soprattutto con la benedizione poco meno che esplicita del Partito delle Libertà.

Il "lodo Bonferroni" stilato a Roma quella sera con Berlusconi, ha messo infatti volutamente in pista un candidato Pdl debole come Fabio Filippi, tallonato da vicino nei sondaggi dal leghista Angelo Alessandri. E' come se don Camillo, redivivo, fosse oggi il leader del Pci e Peppone della Dc.

Ma la storia, al di là dei due candidati del Pd che si affrontano, è assai più complessa. Ha un canovaccio fitto fitto di vicende familiari, risentimenti, affari, capitalismo municipale, mercatismo emiliano e "avidità di potere". Così, col suo nome, la chiama Pierluigi Castagnetti, ex leader democristiano e oggi democratico. "Risentita slealtà" è invece nell'accezione del segretario locale Giulio Fantuzzi e egoistiche "aspettative personali" per il segretario nazionale del Pd Enrico Franceschini.

Tutto comincia quando il sindaco Delrio, succeduto ad Antonella Spaggiari, che prima di lui ha governato la città per più di tredici anni, si scontra con l'amministratore delegato dell'Enìa. La potente municipalizzata, dopo epici diverbi tra il sindaco di Torino Sergio Chiamparino e quella di Genova Marta Vincenzi, si fonde pochi giorni fa con la ligure-piemontese Iride, creando un colosso nazionale che punta anche all'Hera di Bologna, amministrata da Tomaso Tommasi di Vignano. Storico amministratore della municipalizzata reggina è Uris Cantarelli. Appassionato di astrologia, è un tipo che lavora dodici ore, domenica compresa, nel suo ufficio della via intitolata dall'ex sindaco alle Nubi di Magellano.

L'ex sindaco che gli ha dedicato la via è proprio la sua compagna Antonella, detta la Zarina. La quale nel frattempo è diventata presidente della cattolica Fondazione Manodori, che controlla la Cassa di Risparmio di Reggio ed è socia di Capitalia di Cesare Geronzi e ora di Unicredit. Uris pretende che advisor della quotazione di Enìa sia Capitalia. Ma il sindaco Delrio non ci sta, dice che rifiuta di fare il fantoccio al servizio dei poteri forti e accetta le dimissioni dell'amministratore delegato.

Nuovo amministratore delegato è il bocconiano Andrea Viero, reduce dal ruolo di direttore generale della regione Friuli venezia Giulia con il governatore di centrosinistra Riccardo Illy. Mal gliene incolse a Delrio. Alla vigilia delle elezioni, Uris crea per vendicarsi la lista "Città attiva" (al bar sentiamo dire "Città cattiva") che infine non candida lui, ma la sua compagna Antonella, ben più piazzata rispetto a quell'uomo "grigio, introverso e pieno di risentimenti", come lo definisce il segretario del Pd Fantuzzi.

Ritratta nelle foto della "Gazzetta" mentre meno di un anno fa bacia Walter Veltroni, Antonella è entrata adesso stabilmente nel giro di potere di Cesare Geronzi e coltiva l'amicizia pericolosa con Bonferroni, uno degli uomini di mano che secondo Berlusconi, testimone alle nozze dei due figli, potrà spezzare il giogo comunista in Emilia, dove 232 dei 275 comuni nei quali si vota a giugno sono ancora controllati dal Pd. La signora Bonferroni, intanto, assunta dalla Zarina già lavora in ruoli apicali, come si dice, alla Fondazione Manodori.

Magnifici squarci di provincia, dove la politica, gli affari, le storie intime, si fondono in una pittura quasi indecifrabile, ma che in questo caso assume l'impronta del cambio epocale che ha investito il Pd e l'intero paese. "Diciamocelo - riassume il sindaco Delrio - è finito il Moloch rosso e quel che viene dopo è terra di scorribande". Giri per Reggio intorno a piazza Prampolini, dove svetta il Tricolore, ti inoltri verso le Notarie, e senti dialetti sconosciuti, cinesi, indiani, orientali, nord-africani, ma soprattutto calabresi. Su 167 mila abitanti, il 13 per cento è di stranieri, il terzo posto in Italia dopo Brescia. I cutresi, invece, non sono censiti, ormai sono parte integrante della comunità cittadina. Sono forse 20 mila in provincia, cinquemila in città, e qui possono condizionare qualunque partita politica.

Vengono non dall'oriente o dall'Africa, ma da Cutro, provincia di Catanzaro, dove tra i calanchi Pier Paolo Pasolini girò "Il Vangelo secondo Matteo". Sono insediati nell'Emilia ex rossa da almeno un ventennio e sono generalmente cittadini modello. Tolti quei pochi, ma assai potenti, che lavorano per la 'ndrangheta al riciclaggio di denaro sporco tra San Marino e la ricca provincia emiliana. Si dice che una delle principali famiglie mafiose della reggina "Cutrotown", che secondo la commissione Antimafia sono tre o quattro, abbia sede a Bresciello, patria di don Camillo. Ma tutti, buoni e cattivi, corrono ogni anno in Calabria per la festa del Santo Crocifisso. Giorni fa non sono mancati alle processioni di Cutro il sindaco Delrio, il candidato del Pdl Filippi e, naturalmente, la Zarina, che nei suoi quasi due lustri e mezzo di governo cittadino dei cutresi, dediti all'edilizia, oltre che delle cooperative rosse, fu l'adorata icona, perché autrice di un'edilizia "a briglia sciolta", come la definisce il sindaco uscente, che ha dovuto fare i conti con zone non urbanizzate e tanti appartamenti sfitti.

Con il peggio della comunità calabra tresca l'inesauribile Bonferroni che, dalla P2 di Gelli, traslocò, a quel che dicono i magistrati, nella Loggia coperta calabrese al centro degli scandali indagati dal pm De Magistris, oggi candidato alle europee con Di Pietro. Poi c'è la Loggia emiliano-romagnola di San Marino, esperta in riciclaggio, che sta per rivelare molte sorprese delinquenziali. Quei magnifici ponti di Calatrava che svettano sull'autostrada Milano-Bologna all'altezza di Reggio Emilia sono come il biglietto da visita della Zarina, che - dice il segretario Fantuzzi - adesso "si è espulsa da sola dal Partito democratico". Ma sono anche l'emblema di una "Città attiva" divenuta "Città cattiva", preda, secondo Castagnetti, di un'inesauribile avidità, incarnata qui per un ventennio dalla sulfurea coppia di potere, con una sinistra che non vedeva o non voleva vedere.

Una sinistra dimentica della coerenza di Prampolini che predicava: "Io sono sempre ciò che fui fin dal giorno in cui cominciai a ragionare di mia testa e per farmi mutar bandiera, per fare che io non sia socialista, bisognerà prima mutarmi il cervello e il cuore". Principi desueti a Reggio Emilia, ultima enclave bulgare della sinistra, all'epoca dei cavalli di Troia.
(11 maggio 2009)

domenica 10 maggio 2009

Radio e realtà

Nelle ultime settimane ho un po' trascurato il blog, e il numero dei visitatori ne ha subito risentito. Questione di puntualità e di qualità dell'aggiornamento. Facebook ha preso il sopravvento, ma il blog resta una vetrina completamente diversa che non ho intenzione di chiudere. Anzi. A fagocitare tempo e risorse mentali ha contribuito anche la ricerca di una nuova casa, più aperta che mai. Idee per il centro storico di Reggio?

Per gli amanti del genere, alle 15 Reggiana-Padova (calcio, Prima Divisione) in diretta su Radio Erre 95 FM oppure in streaming all'indirizzo http://www.e-tv.it/page.php?10.

Vi lascio con uno degli articoli che ho letto con più interesse negli ultimi giorni.

***
da Ansa.it
L'ABBRACCIO DELLE VEDOVE PINELLI E CALABRESI
di Silvia Barocci
ROMA - "Finalmente". Gemma Capra Calabresi sorride e si china su una donna di 82 anni che, come lei, ha portato su di sé il peso della morte violenta del proprio marito. Licia Rognini Pinelli non riesce ad alzarsi ma ricambia il sorriso. E' in una stretta di mano e in un abbraccio tra due donne che non si sono mai incontrate, ma i cui destini si sono incrociati 40 anni fa, il senso della "Giornata della memoria" che nel Salone dei Corazzieri, tra decine di familiari di vittime del terrorismo nero, rosso, e internazionale, tenta di conciliare ciò che per anni è apparso insuperabile: l'odio e il rancore. La vedova del commissario Luigi Calabresi, ucciso il 17 maggio del 1972 dopo una violenta campagna politica e di stampa che lo rappresentò ingiustamente come responsabile della morte di Pinelli, è la prima a fare quel gesto disarmante: tendere la mano alla vedova del ferroviere anarchico morto il 15 dicembre 1969 precipitando da una finestra del quarto piano della questura di Milano perché sospettato della strage di Piazza Fontana. "Finalmente, dopo 40 anni, possiamo stringerci la mano e guardarci negli occhi. Finalmente due famiglie si ritrovano".

"La ringrazio. Sono contenta anch'io. Facciamo che non siano passati tutti questi anni", s'illumina Licia Pinelli, mentre la figlia Claudia si alza in piedi per salutare Gemma Calabresi. Per le due donne è l'inizio di un nuovo percorso personale ("abbiamo parlato anche di figli e nipoti. Ci rivedremo presto: la signora Pinelli mi ha invitata a casa sua e ho accettato", racconta la vedova Calabresi all'ANSA), ma è anche - sottolinea il Capo dello Stato Giorgio Napolitano - l'avvio di "un'opera di ricomposizione storica nella chiarezza e di rinnovata coesione umana, morale e civile della nazione". In fondo al salone dei Corazzieri campeggia una gigantografia in bianco e nero che ritrae i funerali al Duomo di Milano delle vittime di piazza Fontana. Francesca Dendena, presidente dell' Associazione dei familiari delle 17 persone che morirono all' interno della Banca dell'Agricoltura, dice che quella bomba "ne uccise anche un'altra: Giuseppe Pinelli, vittima anch'egli di quella strage". Benedetta Tobagi, figlia del giornalista del Corriere della Sera ucciso nel 1980, Agnese Moro, figlia dello statista assassinato dalle Br il 9 maggio del 1978, ad Alfredo Arnoldi, che nella strage di piazza Fontana perse il padre, Rosa Calipari, moglie del funzionario del Sismi morto in Iraq nel 2005, e altre decine di vedove e orfani delle vittime del terrorismo sembrano quasi incoraggiare, con un applauso, il "gesto politico e istituzionale" del presidente Napolitano che, con voce rotta dall'emozione, rende omaggio a Pinelli, "sottraendolo alla rimozione e all'oblio".

Terminata la cerimonia, che ha visto alternarsi sul palco testimonianze e racconti (l'attore Luca Zingaretti legge un articolo di Tobagi sui funerali di tre poliziotti uccisi dalle Br scritto quattro mesi prima del suo assassinio), le vedove Calabresi e Pinelli vengono ricevute in privato dal Capo dello Stato assieme ad altri familiari delle vittime. Cominciata con una stretta di mano, la giornata si conclude con un "arrivederci" tra due donne che possono tornare a vedersi per parlare del passato e del presente perché "non è più tempo di recriminazioni": "é il tempo della memoria, che deve essere sgombra" dal rancore, dice la signora Calipari raccontando di una mattinata "ricca di emozioni, intensa, e di grande tensione". Un incontro, il loro, che - per dirla con il presidente della Camera Gianfranco Fini - "completa il percorso di riconciliazione che ha permesso all'Italia di superare, negli ultimi decenni, il clima di odio e di intolleranza ideologica".

mercoledì 6 maggio 2009

Tribunale di Roma, notti in fila per lavorare

da Tgcom.it
Avvocati,notti in fila per lavorare
Tribunale Roma, situazione al collasso
Tutte le notte in fila davanti al cancello dell'Utep, l'ufficio notifiche di Roma, che si occupa di registrare ogni tipo di procedura, dagli sfratti ai ricorsi per le multe. E' il calvario cui si sottopongono avvocati giovani e anziani, ma anche prestanome ed extracomunitari che danno la loro disponibilità per notificare atti intestati a terzi. Il caso di "mala-giustizia" è segnalato dal "Corriere della Sera".

Il quotidiano milanese evidenzia come la situazione, di fronte al civico 52 di Viale Giulio Cesare, sia giunta a livelli insostenibili. Dal lunedì al venerdì, decine persone assoldate da agenzie di servizio si accalcano fuori dall'ufficio in attesa dell'apertura, alle 8 del mattino. Immancabili i "furbi che gestiscono liste fantasma di nominativi per dare la precedenza al migliore offerente". Risultato, una situazione critica cui cercano di far fronte, senza ottenere grandi risultati, i vigilantes dell'Utep: "Diamo 150 numeri alle 8 e altri 100 alle 12", dicono. L'Associazione nazionale magistrati e Organismo unitario dell'avvocatura italiana - secondo quanto riporta il Corriere - ha proposto al ministro della Giustizia Angelino Alfano di fare un tour notturno davanti al tribunale civile di Roma per "vedere lo sconcio della fila... E poi iniziamo a parlare di efficienza del sistema giustizia". Si attendono le mosse del Guardasigilli.

Secondo incantesimo

video
Dedicato a te.

Crisi: ora le banche demoliscono le ville

I nuovi orizzonti della crisi.

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da Corriere.it
IN CALIFORNIA NELLA CONTEA DI SAN BERNARDINO
Usa: banca distrugge ville. «I proprietari non pagano e ci costa mantenerle»
Nel 2007 quando vennero costruite valevano 325 mila dollari, ora meno della metà

WASHINGTON – Prima o poi doveva capitare. Per non perdere altri soldi, una banca ha fatto abbattere sedici sontuose nuove ville di cui si era rimpossessata. Gli acquirenti non erano riusciti a onorare i contratti, e la banca, impossibilitata a trovarne altri, ha deciso di limitare i danni. Mantenere le case in periodo di crisi le sarebbe costato vari milioni di dollari. Con poche centinaia di migliaia di dollari, ha risolto il problema.

RUSPE - Sotto gli occhi di una folla sorpresa e infuriata, le ruspe hanno spianato gli edifici. L’incredibile episodio è avvenuto a Victorville, città di centomila abitanti circa a 150 km circa a nord di Los Angeles, nella provincia di San Bernardino in California. Nel settembre del 2007, quando la Guaranty Bank del Texas aveva dato il via alla costruzione, il prezzo medio di vendita di una villa era di 325 mila dollari. Ma adesso è sceso di più della metà. Ha dichiarato Yvonne Herter, la portavoce della banca: «Non avevamo più scelta. Nessuno compra. Badare alle case, ai giardini, alle strade ci sarebbe costato troppo». La Guaranty Bank ha realizzato qualche soldo vendendo a prezzi stracciati le suppellettili delle ville, dai tavoli di marmo ai vasi di fiori. Un muratore, Curtis Forrester, che le aveva costruite con i compagni, ha trascorso quasi due settimane a trattare coi clienti. «Non ero mai vissuto in tanta agiatezza», ha ammesso. «Distruggerle è un vero peccato». E abbandonarle? «Impossibile», ha spiegato Yvonne Herter, «lo vietano i regolamenti comunali e a poco a poco avrebbero inquinato l’ambiente».

SETTORE FERMO - L’idea di assegnarle pro tempore ai senza tetto non ha sfiorato nessuno. Non è escluso che l’episodio si ripeta. In California, sono stati sospesi i lavori su quasi 10 mila ville e altri edifici adibiti ad abitazione, e altri Stati, l’Arizona, il Nevada, la Florida, si trovano in situazioni analoghe. In America a marzo, le vendite delle case già esistenti sono salite del 3,2 per cento, un salto inaspettato. Ma la crisi dei mutui subprime o ad alto rischio continua e il settore immobiliare è tuttora in panne. Per evitare che il cattivo esempio della Guaranty Bank venga seguito da altre banche bisogna che gli Stati intervengano. Ma come? In America, l’edilizia pubblica è sempre stata molto debole.
Ennio Caretto

domenica 3 maggio 2009

Cremonese-Reggiana in radio e su internet

Ragazzi, chi volesse seguire la radiocronaca di Cremonese-Reggiana può sintonizzarsi su Radio Erre, canale 95 fm per Reggio Emilia e dintorni, oppure può collegarsi al portale della radio (http://www.e-tv.it/page.php?10) e vivere la partita in diretta in streaming.
Stay tuned!

venerdì 1 maggio 2009

Gnocco, tigelle e antibiotici pensando alla radiocronaca di Cremonese-Reggiana

1/ Va in archivio una settimana (o quasi) lavorativa impegnativa sul fronte tribunale. Le dimissioni del procuratore capo di Reggio Emilia, Italo Materia, tengono banco come e più di prima, con sempre più frequenti richiami romani.

2/ Almeno quest'anno riuscirò a rendermi conto che Reggio è la capitale della fotografia europea? E poi, sarà vero?

3/ Continuo a lottare con un fastidioso mal di gola che mettere a rischio la radiocronaca di domenica (Cremonese-Reggiana, ore 15 Radio Erre 95 fm, streaming on http://www.e-tv.it/page.php?10). Nelle ultime 24 ore mi sono dopato come un cavallo. Incrociamo le dita.

4/ Sarà un primo maggio di sole e collina, gnocco e tigelle, amore e genitori. E domani? Passeggiata in centro e grigliata in campagna a casa di Magic Silvy. Non saranno dei nostri RDA (anche Nonsoloaria) e Mister LA (ora anche Mister V), stravaccati al sole di Maremma e Versilia. E se domani mattina, stravolgendo i piani, facessi una puntatina al mare anche solo per pranzo?

5/ A pensarci bene, mi piacerebbe passare a trovare mia nonna. Non la vedo da tempo.

Stay tuned!