martedì 31 marzo 2009

Stasi, il movente del film hard

da Corriere.it
LA RELAZIONE DELL'ACCUSA «L'IMPUTATO HA UNA PROPENSIONE MANIACALE PER LA PORNOGRAFIA»
Stasi, il movente del film hard
Il pm: Chiara forse uccisa perché rifiutò le riprese

VIGEVANO — La premessa: fu «un'esplosione di violenza e un accanimento che trovano spiegazione solo in virtù di un coinvolgimento personale diretto e non certo occasionale che doveva legare vittima e colpevole». La conclusione: è stato «un omicidio d'impeto ed estremamente efferato» e «il movente è certamente da collocarsi all'interno della dinamica di coppia, nel rapporto interpersonale tra Alberto e Chiara». Poi la «possibile ricostruzione del delitto sulla base degli elementi emersi dalle indagini ». Eccola, la ricostruzione del «caso Garlasco» nelle parole che il pubblico ministero Rosa Muscio ha pronunciato davanti al giudice delle udienze preliminari Stefano Vitelli. La dottoressa Muscio parla del fatto che Alberto Stasi, da sempre unico indagato per l'omicidio di Chiara Poggi, la mattina stessa del delitto (il 13 agosto del 2007) visionò sul suo computer immagini pornografiche: «Appare chiaro che Stasi non fosse in quel contesto di tempo concentrato esclusivamente sulla tesi, come invece ha ostinatamente cercato di far credere nelle sue dichiarazioni, nascondendo e tacendo questo aspetto di quanto fatto la mattina.

La corrispondenza fra il contenuto delle immagini visionate da Stasi e i regali (erotici, ndr) da lui portati alla ragazza non può far escludere che lo stesso Stasi abbia potuto richiedere, come aveva fatto in passato, la realizzazione di immagini riproducenti quelle visionate o che abbia preteso da Chiara qualcosa di più o di più particolare rispetto ai loro rapporti intimi, soprattutto in relazione alla volontà di effettuare ulteriori riprese filmate dei loro rapporti. Stasi testualmente ha riferito sulle precedenti riprese. "Chiara non voleva, ma se io glielo chiedevo lo faceva"». Ipotizza, il pubblico ministero, che è possibile che «questa volta Chiara si sia opposta categoricamente, scatenando la reazione violenta e feroce di Alberto Stasi. È possibile quindi che, a fronte di questo rifiuto, Stasi abbia perso il controllo ed abbia ripetutamente colpito la ragazza, l'abbia trascinata e buttata nel vano scala dello scantinato, si sia poi lavato nel bagno del piano terra (dove risultano impronte sue miste a dna di Chiara, ndr) e si sia quindi allontanato con la bicicletta marca "Umberto da Milano", sui cui pedali ha lasciato il sangue della vittima.

Dopo essersi disfatto dell'arma, delle scarpe sporche di sangue, s'è presentato alla caserma dei Carabinieri di Garlasco inscenando il finto ritrovamento del cadavere della ragazza e la telefonata al 118». E ancora: «Tenuto conto che non vi è traccia informatica sul suo computer portatile della presenza di un operatore che interagisce con la macchina dopo le 10.17, Stasi ha avuto tutto il tempo per commettere l'omicidio, per cancellare ogni traccia direttamente a lui riconducibile e per costruire il ritrovamento casuale del cadavere. Non esiste un'ipotesi ricostruttiva dei fatti compatibile con tutte le emergenze probatorie diversa da questa». Rosa Muscio ha parlato per più di quattro ore e a tratti era così commossa da far dire alla mamma della vittima, Rita, che «mi ha toccato il cuore, ha parlato di Chiara come se stesse parlando di sua figlia». I suoi «gravi indizi di colpevolezza » sono raccolti in 209 pagine e una parte consistente della relazione riguarda la personalità di Alberto, in particolare la sua la «propensione maniacale per la pornografia e la sua ossessiva sensibilità per il tema della sessualità», argomento al quale il pm lega, appunto, il possibile movente del delitto. «Disse di aver lavorato alla tesi per accreditare un'immagine di sé stesso tranquillizzante come studente modello », accusa Rosa Muscio. La dichiarata vergogna di lui per giustificare di aver taciuto quel dettaglio non la convince: «Non si trattava di un fatto che potesse considerarsi particolarmente riprovevole a confronto con l'uccisione di Chiara, salvo ritenere che sin dal primo momento Stasi fosse più preoccupato dell'immagine di sé e della propria rispettabilità invece che della morte della fidanzata, fatto che però già porterebbe a guardare ai sentimenti di Alberto verso Chiara in tutt'altra ottica».
Giusi Fasano

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