martedì 17 marzo 2009

Consulenze d'oro, il sindaco di Milano resta sotto indagine

da Corriere.it
LA CORTE DEI CONTI CONTESTA 90 INCARICHI «ILLEGALMENTE ATTRIBUITI»
Incarichi e consulenze d'oro in Comune
Il sindaco Moratti di nuovo sotto indagine

Il gip ha respinto la richiesta di archiviazione: «violenza privata» a dirigenti e «volontà di favorire» altri

MILANO - Il Gip milanese Paolo Ielo ha ordinato nuove indagini nell’ambito dell’inchiesta sui cosiddetti «incarichi d’oro», scattata nel 2007, in cui è coinvolto, con l’accusa di abuso di ufficio a scopo patrimoniale, il sindaco di Milano Letizia Moratti. Il Gip, per il momento, ha rigettato la richiesta di archiviazione formulata dal Pm Alfredo Robledo, nella quale si affermava che le condotte degli indagati non apparivano penalmente rilevanti. Nell’inchiesta sono coinvolte altre quattro persone, tra le quali l’ex direttore generale del Comune di Milano ed ex sindaco Giampiero Borghini, che rispondono a vario titolo di abuso di ufficio, concussione e truffa. Il Gip ha dato al Pm tempo fino al 30 giugno prossimo per sentire testimoni e acquisire documenti.

GLI INCARICHI D'ORO - «Il numero dei dirigenti nominati tra gli esterni non avrebbe potuto superare la decina, a fronte del numero di 51 concretamente nominati», scrive il gip Paolo Ielo nel respingere la richiesta di archiviazione. La vicenda riguarda il periodo fra luglio 2006 e febbraio 2007, con il numero degli incarichi triplicati e stipendi mensili dei neodirigenti da 14 mila euro. Sui criteri di nomina, l'opposizione aveva presentato un esposto alla Corte dei Conti, e poi un esposto in procura. Nel corso dell'inchiesta sono stati ascoltati una serie di testimoni, ex dirigenti comunali a cui erano subentrati i nuovi, che avevano messo a verbale di essere stati convocati dall'amministrazione comunale e invitati ad andare in pensione, con l'obbligo di una risposta nel giro di tre giorni.

«VIOLENZA PRIVATA» - Secondo il gip, il «vernissage» della macchina comunale milanese sarebbe avvenuto «con la prospettazione di modalità umilianti nella prosecuzione del rapporto di lavoro, con minacce - credibili per la fonte da cui promanavano - di pagarla» nei confronti di decine di funzionari che sarebbero stati indotti ad andare in pensione per lasciare il posto ad altri di nuova nomina. «Modalità umilianti» che, sostiene il magistrato, integrerebbero il delitto di violenza privata, «e non quello di concussione», ipotizzato dal pm. Inoltre, il gip annota che «l'indagine appare non essere sufficientemente approfondita in ordine al livello cui sono state prese le determinazioni per l'ottenimento delle risoluzioni consensuali». E ancora: l'amministrazione comunale milanese non avrebbe dato la pubblicità, prevista dallo statuto municipale, alla possibilità di presentare domande per la selezione di nuovi dirigenti. Sarebbe, questa, «una violazione di legge conclamata». «Merita rilievo la circostanza - scrive Ielo - che, incontestabilmente, la selezione dei dirigenti nominati è intervenuta senza la preventiva pubblicità richiesta dallo statuto, senza peraltro nessuna ricerca delle professionalità maggiormente adeguate alle funzioni da ricoprire, come il pur illegittimo regolamento richiederebbe» con il risultato che (anche) ai cittadini del Comune di Milano «è stata preclusa la possibilità di accesso a funzioni poi assegnate a terzi».

IL CASO MADAFFARI - Motivando la sussistenza della volontà di favorire qualcuno (uno dei presupposti dell'ipotesi di reato di abuso d'ufficio), il gip cita, tra gli altri, il caso di Carmela Madaffari, direttore della Direzione centrale famiglia del Comune di Milano, scelta «senza una preventiva ricerca» e che «nel momento della designazione aveva subito provvedimenti negativi, sia pur non definitivi, quali la sospensione dalla funzione di direttore generale e la decadenza» in occasione della «risoluzione del suo contratto di direttore generale dell'Asl di Locri». «Non rileva, com'è ovvio - annota il gip -, il merito delle scelte, ovviamente insindacabili, quanto piuttosto il metodo, che evidenzia una violazione di legge, allo stato degli atti, indice di una volontà specificamente diretta a favorire la Madaffari».

LA CORTE DEI CONTI - Viaggia in parallelo l'esposto alla Corte dei Conti. Tra le accuse, quella di 90 incarichi su 91 «illegittimamente attribuiti», regolamenti riscritti, «singolare circostanza», pochi giorni prima del conferimento degli incarichi (cosa che potrebbe configurare il dolo) e contratti stipulati in numero superiore all'ammissibile e con persone prive di titolo, per un danno totale di 11 milioni di euro. Secondo la Corte dei Conti, dal 2006 al 2007 l'amministrazione ha «pressoché raddoppiato il numero delle direzioni centrali, portate da 13 a 23, in spregio alle direttive del governo sul contenimento della spesa e dei costi della burocrazia». Inoltre, il nuovo regolamento del Comune varato dalla Moratti prescinde dalla necessità di laurea per le funzioni dirigenziali. E così, si trovano dirigenti non soltanto non dottori, ma anche in «assoluta insufficienza dei requisiti professionali». Un primo capitolo a parte riguarda l'ufficio stampa. Secondo i magistrati, «non appare comprensibile in base a quali criteri sia stato determinato» il numero degli addetti, che sono venti.

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