lunedì 23 febbraio 2009

Delinquenti a spasso e giornalisti in galera

Più volte, cari amici, abbiamo parlato e discusso dei limiti del disegno di legge sulle intercettazioni che proprio oggi arriva in Parlamento.
Rilancio, per dare modo anche anche ai lettori del blog di leggerlo, un editoriale di Gabriele Franzini, direttore di Telereggio. Lo faccio senza alcuna piaggeria. Non lo conosco, se non di firma e per il lavoro che svolge. Da cronista ne ho sempre apprezzato la precisione e la cura del dettaglio nel trattare argomenti economici e giudiziari spesso spinosi.
Fin qui il tentativo di denunciare i rischi cui andremo incontro (parlo da cittadino, non da giornalista) è stato vano. Ora non ci resta che sperare nel senso di responsabilità dei singoli parlamentari.

***
da Telereggio.it
sabato 21 febbraio 2009
Delinquenti a spasso e giornalisti in galera
di GABRIELE FRANZINI
Delinquenti a spasso e giornalisti in galera. Già che c'erano, avrebbero potuto dare questo titolo al disegno di legge sulle intercettazioni della maggioranza di governo, approvato dalla commissione Giustizia della Camera. Lunedì il ddl approderà in aula. Quale sarà l'effetto di questo provvedimento sulle indagini lo ha spiegato bene il vicepresidente del Consiglio Superiore della Magistratura Nicola Mancino. La norma che autorizza le intercettazioni solo in presenza di gravi indizi di colpevolezza, ha detto Mancino, 'distrugge la stessa possibilità di questo strumento investigativo'. Assassini, stupratori, mafiosi, truffatori, amministratori corrotti, trafficanti di droga, rapinatori, terroristi: ogni giorno vi raccontiamo di delinquenti incastrati dalla magistratura e dalle forze dell'ordine anche e qualche volta soprattutto grazie alle intercettazioni telefoniche e ambientali. Bene, se il disegno di legge sarà approvato, d'ora in avanti tutti costoro potranno dormire sonni molto più tranquilli.
C'è un secondo effetto, che ci riguarda direttamente e che riguarda da vicino anche voi, che guardate la tv e leggete i giornali. L'articolo 2 del testo vieta infatti ai giornalisti di raccontare ai telespettatori e ai lettori qualunque atto di un'inchiesta, anche se non è più coperto dal segreto istruttorio, fino a quando non sono concluse le indagini preliminari o addirittura fino al termine dell'udienza preliminare. Che tradotto significa che su qualunque inchiesta giudiziaria scatta una censura totale. Voi non ne saprete niente per due, tre, quattro anni. Non saprete chi è indagato e perché. Non saprete per quali ragioni qualcuno è stato arrestato e perché è stato rilasciato. Il giornalista che sgarra va in carcere, mentre il diritto di cronaca e il diritto dei cittadini ad essere informati vanno a farsi benedire.
Il disegno di legge è sostenuto dal centrodestra e dalla Lega, ma ricalca per molti aspetti un provvedimento a cui aveva lavorato la precedente maggioranza di centrosinistra. La cosa più grottesca è che tutto questo viene giustificato con l'esigenza di tutelare il diritto dei cittadini italiani di parlare liberamente al telefono senza essere ascoltati, mentre in realtà serve soltanto a garantire l'impunità a qualche centinaio di colletti bianchi. E se poi se ne avvantaggiano anche assassini, rapinatori e trafficanti di droga, fa lo stesso. Ma a pensarci bene c'è un aspetto ancora più grottesco. Ed è il fatto che un provvedimento come questo viene propugnato da una classe politica che a parole agita continuamente il problema della sicurezza per i cittadini.

Nessun commento: