domenica 22 febbraio 2009

Addio a Cannavò, anima dello sport


da Corriere.it
AVEVA 78 ANNI. UN MINUTO DI SILENZIO PRIMA DELLE PARTITE SUI CAMPI DI CALCIO
Addio a Cannavò, anima dello sport
E' morto un simbolo del giornalismo sportivo italiano. Per quasi vent'anni ha guidato la Gazzetta

MILANO - E' un addio che lascia senza voce e parole i tantissimi che in questi giorni hanno scritto, telefonato, inviato mail al giornale, il «suo» giornale, la Gazzetta dello Sport. Candido Cannavò è morto all'ospedale Santa Rita di Milano, dove era stato ricoverato giovedì. E la notizia che arriva nella mattina di una domenica appare ancora più triste e irreale. Questo per Cannavò e per quanti attraverso lui e la sua Gazzetta hanno vissuto le gioie, le delusioni, le passioni e gli entusiasmi che lo sport regala, è da sempre un giorno speciale, da vivere inseguendo risultati, gol, arrivi in volata, imprese da raccontare. Oggi questa domenica senza di lui non è segnata a lutto soltanto per i colleghi, per il mondo dei giornali. Diventa tristemente diversa per tutto lo sport, per chi lo vive in prima persona e per chi lo ha vissuto in tanti anni attraverso i suoi racconti, i suoi titoli, i suoi commenti.

GLI INIZI E LA CARRIERA - Aveva cominciato alla «Sicilia» a 19 anni. Ma il sogno era quello in rosa della Gazzetta, che comincia a realizzarsi nel 1955 quando e diventa corrispondente, per poi diventarne uno degli inviati più brillanti e seguiti dai lettori. Era un destino segnato quello di diventarne prima vicedirettore, nel 1981, poi condirettore quindi, nel 1983, direttore, succedendo a Gino Palumbo. In quel ruolo per quasi vent'anni ha accompagnato il giornale in una crescita costante nelle vendite e, soprattutto, nel rapporto con i lettori, che avevano trovato in lui non soltanto un grande giornalista, ma quasi un padre con cui discutere, tifare, appassionarsi. Con lui la Gazzetta dello Sport ha consolidato il suo primato, ha avviato nuove iniziative, dal settimanale al sito web. In Gazzetta , in questi ultimi anni aveva il ruolo di editorialista, che svolgeva con lo stile e l'autorità di sempre. Ma non lo viveva da lontano, con distacco. Anzi, ne ha anche sofferto molto, quando ha dovuto scavare nelle vicende del doping o in quelle di Calciopoli, una profanazione del suo mondo, del suo nodo di vedere e concepire lo sport.

SEMPRE IN REDAZIONE - Era sempre al giornale, vicino alla redazione. Anche quando questa si muoveva in massa per seguire gli eventi, come all'ultima Olimpiade, a Pechino, vissuta ancora una volta da vicino, in prima persona, con la passione e la partecipazione di un giovane debuttante. E sempre in redazione, giovedì scorso, è arrivato improvviso il primo malore. Poi i soccorsi, il ricovero d'urgenza. La situazione è rimasta grave e stazionaria nei bollettini dei medici fino all'esito di oggi. Fino auna domenica triste nella quale è lo sport a dover trovare parole per raccontare chi fino a ieri ne ha scritto il romanzo. E sui campi di calcio oggi scende il silenzio: un minuto di raccoglimento in ricordo di Candido Cannavò. Un minuto, prima del fischio d'inizio delle partite, prima di un suono familiare, che ha accompagnato la sua vita per tanti anni e che oggi diventa un saluto da parte dei tantissimi appassionati che lo ricordano.

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