sabato 28 febbraio 2009

Gossip e minacce

1/ Memar-Bolzano, il ritorno di Benedetta Consorti.

2/ Ultimamente Zarathustra è sempre più spesso in redazione.

3/ Ieri sera birretta in simpatica allegria al Lord Nelson. Contemporaneamente Joe Timbi e Joe Piastrella saltellavano alla festa Bradipo in abiti d'epoca.

4/ Passeggiata pomeridiana in via Emilia e cenetta.

5/ La Maggiore è aperta anche la domenica?

6/ L'ultima settimana è stata molto impegnativa sul fronte giudiziario. Meritato riposo.

7/ Le Iene sono super.

8/ Sfida decisiva questa sera per l'Itarca Arbor. In palio il passaggio alla poule playoff del campionato di serie C regionale.

9/ Un *** può minacciare di morte un giornalista?

10/ Sì, può. Nel senso che lo ha fatto. Il resto si vedrà...

Filmini proibiti, a processo per violenza sessuale e diffamazione

da Corriere.it
LA DONNA, UNA HOSTESS DELL'ALITALIA, AVEVA PERSO IL POSTO DI LAVORO
In tribunale per i filmini proibiti
della fidanzata diffusi sul Web

L'uomo è stato rinviato a giudizio l'imputato per tentata violenza sessuale e diffamazione

ROMA - Finirà in un'aula di tribunale la vicenda di 48enne, accusato di aver filmato e fotografato l'ex amante ed ex hostess dell'Alitalia, durante incontri amorosi con lui e con altri uomini e di averli divulgati tramite Internet. Lo ha deciso il gup di Roma Marcello Liotta che ha rinviato a giudizio l'imputato per tentata violenza sessuale e diffamazione. Il processo comincerà l'8 luglio prossimo davanti ai giudici della sesta sezione del tribunale. A denunciare l'uomo era stata la stessa hostess (licenziata in seguito all'apparizione delle immagini sulla rete telematica), con l'assistenza degli avvocati Mariano e Benedetto Buratti.

I DANNI SUBITI DALLA VITTIMA - A causa dello stress subito, la donna è stata costretta a farsi curare da uno psicologo. A sollecitare il rinvio a giudizio di Lelli, difeso da Francesco Scacchi, era stato il pm Giuseppe Saieva. I fatti al centro della vicenda giudiziaria risalgono al periodo agosto-novembre 2006. Secondo l'accusa, le persone che si "intrattennero" con la ragazza accettarono di farsi filmare durante i loro incontri, purché non fosse riconoscibile il loro volto. Le immagini furono diffuse sulla rete senza schermare il volto delle persone.

venerdì 27 febbraio 2009

Le pizze di Nonsoloaria

1/ Mister Nonsoloaria ha un futuro come pizzaiolo. Didi e Mister LA come clienti.

2/ Giornata di riposo e distacco da tutto. Telefonino spento spesso e volentieri. Domani si torna in tribunale. Porterò un amuleto anti-sfiga al pm di turno con la speranza che questa settimana finisca presto...

3/ Gli articoli su Coopservice hanno scatenato una serie di reazioni prevedibili ma sempre godibili.

4/ Matano è passato dagli scherzi telefonici su YouTube alle Iene. Bravo!

5/ Domani sera il lavoro mi costringerà a saltare la trasferta a Brescello. Forza Arbor!

6/ Festa non può fare rima con fatica.

7/ Settimana avara di soddisfazione per le squadre di calcio italiane in Europa. Chi sopravviverà? Qualcuno è già morto.

8/ Arrivano gli sponsor per le ronde.

9/ Vi segnalo il blog Studio Illegale.

10/ Boniciolli, tecnico della Virtus Bologna, salterà la trasferta ad Avellino: "Le minacce mi impediscono di fare il mio mestiere". No, anche il basket no...

giovedì 26 febbraio 2009

Rizzoli, cancellata la condanna per bancarotta

da Corriere.it
ERA STATO CONDANNATO, CON PENA CONDONATA, A TRE ANNI E QUATTRO MESI DI RECLUSIONE
Rizzoli: «Dopo 26 anni esco pulito»
Cancellata condanna per bancarotta

L'ex editore del Corriere della Sera: «Chiederò il risarcimento degli immensi danni patiti allo Stato»

ROMA - Le sezioni unite penali della Cassazione hanno accolto il ricorso dell'ex editore del «Corriere della Sera» Angelo Rizzoli contro la decisione del Tribunale di Milano, del 20 novembre 2007, di non revocargli la sentenza di condanna per la bancarotta del gruppo, che era stato posto in precedenza in amministrazione controllata. Ad avviso dei supremi giudici le norme che hanno modificato i reati societari hanno abolito il reato per il quale Rizzoli era stato condannato, con pena condonata, a tre anni e quattro mesi di reclusione.

BANCAROTTA CANCELLATA - Le sezioni unite e penali della Suprema Corte hanno infatti dichiarato che tale reato è stato abolito con l'entrata in vigore della riforma delle procedure concorsuali (decreto legislativo n. 5/2006), che ha abrogato l'ipotesi di bancarotta patrimoniale societaria nell'amministrazione controllata. Rizzoli è stato difeso in Cassazione da Tullio Padovani, Giuliano Pisapia e Grazia Volo. Entro 30 giorni saranno depositate le motivazioni della sentenza.

LA REAZIONE - «Non ne posso più di questa vicenda che mi ha stremato e ha spezzato in due la mia vita: per 26 anni mi sono portato dietro il marchio del bancarottiere e del truffatore ed ora si scopre che è tutto fumo»: questo il commento dell'ex editore del Corriere della Sera Angelo Rizzoli (65 anni) alla decisione della Cassazione. «La storia si chiude qui - aggiunge - esco pulito e scagionato da ogni accusa. Chiederò il risarcimento degli immensi danni patiti allo Stato e a chi ha sfruttato la mia vicenda per trarne profitto». «Mi sono appellato alla Suprema Corte - spiega Rizzoli, che oggi è un produttore cinematografico e televisivo - per salvaguardare il mio nome e la mia reputazione e sono andato avanti per far accertare che non c'è mai stata alcuna bancarotta. Le scappatoie non mi hanno mai interessato. La mia pena era stata interamente condonata, ma volevo uscire a testa alta dai processi che hanno rovinato la mia vita». Rizzoli, arrestato quando aveva 39 anni, ha passato 13 mesi in carcere nonostante la sclerosi multipla che lo affligge. «Questa - conclude - è la sesta assoluzione, adesso basta!».

LA VICENDA - Rizzoli era finito sotto processo perché, in qualità di vicepresidente ed amministratore delegato della Rizzoli Editore Spa, posta in amministrazione controllata dal tribunale di Milano nel 1982, aveva, secondo l'accusa, «occultato, dissipato e comunque distratto dalla loro destinazione alla gestione societaria beni sociali e, in particolare, somme per un ammontare complessivo di 85 miliardi e 236 milioni di lire circa e 3.150.000 dollari Usa», nonchè per avere «esposto fraudolentemente, nelle comunicazioni sociali e, in specie, nei bilanci dal 1976 al 1982 fatti non rispondenti al vero sulle condizioni economiche della società». Inoltre, era stato accusato anche di falso in bilancio, quale presidente della Rizzoli Finanziaria. In primo grado, il tribunale di Milano, il 15 giugno 1993, con rito abbreviato, lo aveva condannato a 7 anni e 6 mesi, mentre in appello, nel novembre 1997, la pena era stata ridotta a 3 anni e 4 mesi, poiché il reato di falso in bilancio era stato dichiarato prescritto. Tale sentenza era divenuta definitiva nell'aprile del 1998, ma dopo la riforma introdotta nel 2006 sulle procedure concorsuali, Rizzoli aveva chiesto, ma non ottenuto, dal tribunale milanese, la revoca della sentenza di condanna. La cassazione, invece, adesso ha accolto il suo ricorso: la prima sezione penale della suprema corte, aveva sollevato la questione davanti alle sezioni unite, chiedendo di chiarire «se, a seguito dell'espressa abrogazione della disposizione incriminatrice dettata dall'articolo 236, comma 2 numero 1 legge fallimentare, ad opera dell'articolo 147 del decreto legislativo numero 5 del 2006, per l'ipotesi di bancarotta patrimoniale e societaria nell'amministrazione controllata, si sia verificato un fenomeno di effettiva «abolitio criminis», ai fini della revoca della sentenza di condanna, ovvero di mera successione di fattispecie incriminatrici». I giudici delle sezioni unite penali hanno risolto la questione dichiarando che «si è verificata abolitio criminis».

Il cartello della pasta

da Corriere.it
LA DECISIONE NELLA RIUNIONE DI IERI DELL'ORGANISMO DI CONTROLLO
L'Antitrust multa il cartello della pasta
«Un'intesa per fissare i prezzi»

Sanzione di 12,5 milioni per 26 produttori e per l'associazione Unipi
Secondo gli ultimi dati Istat, i listini medi sono aumentati del 25,4%: tredici volte più del tasso d'inflazione

MILANO — Per l'Authority il cartello c'è stato. E l'Antitrust ha deciso di «punire» i pastai con una multa.
Colpendo non solo le singole aziende ma anche l'Unipi (Unione industriale pastai italiani) e l'Unionalimentari.
Questa la decisione presa dall'Autorità garante della concorrenza e del mercato. Ieri la riunione presieduta da Antonio Catricalà ha così concluso l'istruttoria avviata il 10 ottobre 2007 (rivolta a un piccolo gruppo di aziende pugliesi) e allargata il 5 dicembre 2007 («per effetto degli accertamenti ispettivi») ai maggiori produttori italiani (28 imprese) con l'aggiunta delle due associazioni di categoria. Secondo l'Authority nel corso del 2006 e 2007 gli «imputati » avrebbero messo in atto «due intese restrittive della concorrenza» e quindi violato l'articolo 81 del Trattato Ce. Sotto accusa in particolare le riunioni del 18 luglio e del 26 settembre 2007.

In tutto sanzioni per circa 12 milioni 500 mila euro inflitti a 26 imprese e alle due associazioni, dai quasi 6 milioni di Barilla a oltre un milione per De Cecco e Di Vella passando attraverso i quasi 500 mila euro a Garofalo. Secondo i consumatori il vero problema è che il prezzo della pasta continui ad aumentare mentre la materia prima scenda da mesi (ieri Mr prezzi ha parlato di un «lento rientro» della corsa dei prezzi della pasta anche se la variazione tendenziale registra un + 25,4 a gennaio 2009). La difesa dell'industria, durante l'istruttoria, ha fatto leva sullo strapotere della grande distribuzione che rischia di schiacciare soprattutto i piccoli produttori e sulla necessità di far fronte a una crisi senza precedenti. In sostanza se di prezzi si è discusso lo si è fatto per proteggere un settore che dai 240 pastifici del 1980 si è ridotto a 130 di oggi. Secondo fonti interne all'Authority la delibera del Garante avrebbe tenuto conto di una serie di attenuanti e recepito la battaglia in atto tra il settore e la grande distribuzione.

L'Antitrust non è voluto però venir meno al principio della libera concorrenza: i cartelli non si fanno neanche in situazioni di crisi. La crisi, si sa, è sotto gli occhi di tutti. Ma per la pasta inizia nel 2005 quando il prezzo del grano è schizzato alle stelle con il risultato che nel primo semestre del 2008 il costo del frumento duro era più che triplicato (+220%) rispetto al 2005. Da almeno due anni si è così assistito al balletto delle cifre, cavalcato a seconda dei casi, da industria, grande distribuzione e coltivatori. Il punto di vista dell'industria. Se negli ultimi due anni il prezzo della pasta è aumentato fino al 32,3%, nel lungo periodo gli incrementi sarebbero in linea con l'inflazione, cresciuta dal 1995 a oggi del 34,2%. Gli aumenti del grano poi, non sarebbero stati immediatamente scaricati sui prezzi al consumo e comunque il prezzo della produzione (quanto le aziende fanno pagare alla distribuzione) è stato inferiore a quello dei prezzi al consumo. Le associazioni dei consumatori dalla seconda metà del 2008 sono invece sul piede di guerra. Attente alle cifre di una materia prima, il frumento duro, che da gennaio a ottobre si è quasi dimezzato (da 47 a 25 centesimi al chilo, fonte Altroconsumo) mentre mezzo chilo di pasta avrebbe fatto un ulteriore balzo del 20% (dai 75 centesimi di gennaio ai 92 di ottobre). Ma dal campo alla fabbrica il percorso è lungo e accidentato. Ci stanno di mezzo i «future», il rapporto da sempre conflittuale con la grande distribuzione, l'aumento dei prezzi anche di tutti gli fattori di produzione. Una cosa è certa. L'Antitrust con le multe ha voluto sanzionare soprattutto un comportamento chiedendo esplicitamente alle aziende e alle associazioni colpite di astenersi in futuro da ogni forma di cartello.
Antonia Jacchia

mercoledì 25 febbraio 2009

Coopservice, il tesoretto non c'è più

I precari della giustizia

da Corriere.it
LA CATEGORIA DELLE TOGHE PER FUNZIONI RAPPRESENTA UNA REALTÀ ORMAI INSOSTITUIBILE
Magistrati onorari, 4.000 precari
Svolgono il 20 per cento del lavoro giudiziario. Sono pagati 98 euro a udienza. Contratti triennali

Toh, ma allora esistono anche loro. I quattromila magistrati onorari dei tribunali italiani. Adesso che a Bologna una di loro è finita nella bufera per non avere convalidato il decreto di allontanamento di un cittadino comunitario romeno che 6 mesi dopo ha commesso uno stupro, ecco che «si scopre» l'esistenza di questo ircocervo della giustizia italiana: la categoria dei magistrati per funzioni ma non per carriera, reclutati per titoli anziché per concorso, a tempo ma continuamente prorogati, pagati a cottimo e senza pensione- malattia-ferie come precari del diritto, teoricamente solo di supporto ai magistrati togati ma in realtà ormai insostituibili nei Tribunali italiani.

Quanti sono
Già i numeri lo segnalano. A fronte di un ruolo di 8.790 magistrati togati, ve ne sono 7.833 onorari: 6.048 giudicanti (quasi quanti i 6.526 giudici di carriera) e 1.785 requirenti (a supporto dei 2.264 pm usciti dal concorso). Se si tolgono (per la loro differente specificità) gli oltre 3.900 giudici di pace, i magistrati onorari restano appunto quasi 4mila: 2.081 sono i giudici onorari di tribunale (got) e 1.785 i viceprocuratori onorari (vpo).

Chi sono
Il loro reclutamento avviene per valutazione dei titoli (la laurea in legge è ovviamente il prerequisito), con nomina fatta dal Csm e ratificata dal ministro della Giustizia. Il primo paradosso è che l'incarico sarebbe dovuto essere triennale, come previsto dalla legge Carotti che nel 1998 arruolava giudici e pm onorari «al limitato scopo di esaurire i giudizi pendenti alla data del 30 aprile 1995»: ma nella realtà, di proroga in proroga, le funzioni onorarie si sono protratte, e l'ultima proroga del 2008 fissa il teorico ultimo termine al primo gennaio 2010. Gli unici a esaurirsi davvero sono stati i giudici onorari aggregati (goa) nati nel 1997 per smaltire l'arretrato civile pre-1995: dovevano durare cinque anni, hanno cessato di esistere solo il primo gennaio 2007. Per legge c'è incompatibilità assoluta a svolgere, entro il medesimo circondario, le funzioni di magistrato onorario e la professione di avvocato: tuttavia, in quelle province dove ci sono più (piccoli) circondari, accade che giudice onorario e avvocato possano scambiarsi le casacche nel raggio di qualche chilometro, situazione che lascia unicamente al loro scrupolo morale la risoluzione di palesi conflitti di interesse e anche già soltanto di possibili reciproci condizionamenti psicologici.

Cosa fanno
In materia civile i giudici onorari concorrono ad assorbire il contenzioso di primo grado senza limiti di valore; in materia penale può essere loro la quasi totalità dei reati di competenza del tribunale ordinario, dove celebrano i processi e li decidono con sentenza, proprio come i loro colleghi di carriera. Quanto ai viceprocuratori onorari, essi rappresentano la pubblica accusa in udienza (al posto dei pm togati, che così possono dedicarsi in ufficio alle indagini oppure seguire i dibattimenti più delicati) nella quasi totalità dei procedimenti per reati di competenza del giudice monocratico (che vuol dire discutere di pene sino a 10 anni di carcere), nonché per i reati minori decisi dai giudici di pace.

Quanto pesano
Per avere un'idea di quanto ormai la giustizia italiana non possa più fare a meno di loro, bisogna guardare gli ultimi dati ufficiali che, come tutti in questo settore, sono stagionati al 2003: i giudici onorari si sono visti assegnare il 12% dei procedimenti civili (254mila cause) e hanno svolto il 20% delle udienze (61mila). Nel penale, i giudici onorari hanno smaltito il 23% dei processi nazionali, con 19mila udienze per 90mila fascicoli. Ancora più alta l'incidenza del lavoro dei vpo, ai quali sono stati assegnati il 39% di tutti i procedimenti delle Procure, attraverso la delega a trattare 569mila fascicoli e a rappresentare l'accusa in 73mila udienze. In una grande sede come Milano, c'è già stato il «sorpasso»: nei primi 10 mesi del 2008 i pm di professione hanno sostenuto 3.141 udienze (davanti a gup, Tribunali, Corti d'Assise) e hanno potuto svolgere almeno un po' di indagini solo grazie al fatto che, al posto loro, sono stati i vpo ad andare a rappresentare l'accusa in altre 3.820 udienze, sostenendola nel 78% dei reati di competenza monocratica e nel 90% di quelli davanti ai giudici di pace.

Il corto circuito
Sfrangiata da Procura a Procura è invece la collocazione dei vpo nella fase pre-dibattimentale. Qui non ha aiutato negli anni l'ondivaga attitudine delle varie consiliature del Csm: l'attività inquirente svolta fuori udienza nei procedimenti di competenza del giudice di pace è stata ammessa ma poi non più retribuita, così come è stata infine negata (dopo essere stata consentita) la redazione delle richieste di emissione dei decreti penali di condanna. Confusione anche sui got, visto che le circolari Csm prima hanno negato, poi ammesso, poi di nuovo negato che i giudici onorari potessero partecipare ai collegi giudicanti penali. Il risultato è una serie di corto circuiti. Al got è fatto divieto di giudicare i reati che arrivano dall'udienza preliminare, però il vpo può rappresentare l'accusa in quegli stessi processi; il vpo non può svolgere attività di indagine sui reati di competenza del tribunale, però quando questi reati approdano in aula può ricoprire l'accusa proprio nella fase decisiva del dibattimento. Ma è anche vero che non di rado proprio i capi degli uffici giudiziari, alle prese con gravi carenze d'organico della magistratura professionale, hanno aggirato le circolari restrittive del Csm, per esempio inserendo ugualmente giudici onorari nei collegi penali con una interpretazione molto elastica del concetto di «mancanza o impedimento » dei giudici togati. Di rammendo in rammendo, peraltro, anomalie nell'assetto generale dell'ordinamento sono ormai evidenti: i magistrati onorari svolgono le loro funzioni senza quella selezione che invece attraverso il concorso screma e prepara i magistrati di carriera, il periodo di tirocinio è molto più breve (4 mesi per i got e 3 per i vpo) dei 2 anni dei togati, le verifiche di professionalità oggettivamente più tenui.

A cottimo
Tasto dolente, da molto tempo, quello dei compensi: non stipendi (non se ne parla proprio perché per le legge esercitano soltanto funzioni onorarie, senza un inquadramento stabile, senza uno statuto), ma indennità lorde di 98 euro a udienza: anche qui con un profluvio di ordini e contrordini dal ministero della Giustizia, come quando nel 2007 una circolare di via Arenula ha riconosciuto la retribuibilità anche dei patteggiamenti, dei riti abbreviati e delle dichiarazioni di non luogo a procedere, e l'anno dopo un'altra circolare ha invece non soltanto rifiutato di corrispondere gli arretrati nel frattempo chiesti dai magistrati onorari, ma ha posto forse le basi anche per la restituzione di quanto nel frattempo già percepito a quel titolo. Più di tutto, però, pesa ai magistrati onorari di essere dei precari del diritto, non soltanto pagati a cottimo ma privi di contributi previdenziali, retribuzione nei giorni di malattia o ferie, assistenza in maternità. Rivendicazioni alla base delle tornate di sciopero proclamate nell'ultimo anno.

Le prospettive
Progetti di legge di ogni genere, per una riforma della magistratura ordinaria, si sono via via affastellati e contraddetti: da quelli che ritagliano una fetta specifica di giurisdizione a quelli che invece immaginano per got e vpo un ruolo vicario nel futuribile «ufficio del processo » in chiave di supporto al magistrato togato. Ma la Federmot, l'organizzazione di categoria, non condivide «progetti che vorrebbero trasformare questo genere di incarico in una sorta di Kindergarten per neolaureati o, all'opposto, in una nuova edizione di un'attività per pensionati, già malriuscita in passato. Sono idee che, se realizzate, porterebbero ad un ineguale scontro in aula fra giudici e pubblici ministeri inesperti od esausti da una parte e le migliori forze dell'avvocatura dall'altra».
Luigi Ferrarella

lunedì 23 febbraio 2009

Delinquenti a spasso e giornalisti in galera

Più volte, cari amici, abbiamo parlato e discusso dei limiti del disegno di legge sulle intercettazioni che proprio oggi arriva in Parlamento.
Rilancio, per dare modo anche anche ai lettori del blog di leggerlo, un editoriale di Gabriele Franzini, direttore di Telereggio. Lo faccio senza alcuna piaggeria. Non lo conosco, se non di firma e per il lavoro che svolge. Da cronista ne ho sempre apprezzato la precisione e la cura del dettaglio nel trattare argomenti economici e giudiziari spesso spinosi.
Fin qui il tentativo di denunciare i rischi cui andremo incontro (parlo da cittadino, non da giornalista) è stato vano. Ora non ci resta che sperare nel senso di responsabilità dei singoli parlamentari.

***
da Telereggio.it
sabato 21 febbraio 2009
Delinquenti a spasso e giornalisti in galera
di GABRIELE FRANZINI
Delinquenti a spasso e giornalisti in galera. Già che c'erano, avrebbero potuto dare questo titolo al disegno di legge sulle intercettazioni della maggioranza di governo, approvato dalla commissione Giustizia della Camera. Lunedì il ddl approderà in aula. Quale sarà l'effetto di questo provvedimento sulle indagini lo ha spiegato bene il vicepresidente del Consiglio Superiore della Magistratura Nicola Mancino. La norma che autorizza le intercettazioni solo in presenza di gravi indizi di colpevolezza, ha detto Mancino, 'distrugge la stessa possibilità di questo strumento investigativo'. Assassini, stupratori, mafiosi, truffatori, amministratori corrotti, trafficanti di droga, rapinatori, terroristi: ogni giorno vi raccontiamo di delinquenti incastrati dalla magistratura e dalle forze dell'ordine anche e qualche volta soprattutto grazie alle intercettazioni telefoniche e ambientali. Bene, se il disegno di legge sarà approvato, d'ora in avanti tutti costoro potranno dormire sonni molto più tranquilli.
C'è un secondo effetto, che ci riguarda direttamente e che riguarda da vicino anche voi, che guardate la tv e leggete i giornali. L'articolo 2 del testo vieta infatti ai giornalisti di raccontare ai telespettatori e ai lettori qualunque atto di un'inchiesta, anche se non è più coperto dal segreto istruttorio, fino a quando non sono concluse le indagini preliminari o addirittura fino al termine dell'udienza preliminare. Che tradotto significa che su qualunque inchiesta giudiziaria scatta una censura totale. Voi non ne saprete niente per due, tre, quattro anni. Non saprete chi è indagato e perché. Non saprete per quali ragioni qualcuno è stato arrestato e perché è stato rilasciato. Il giornalista che sgarra va in carcere, mentre il diritto di cronaca e il diritto dei cittadini ad essere informati vanno a farsi benedire.
Il disegno di legge è sostenuto dal centrodestra e dalla Lega, ma ricalca per molti aspetti un provvedimento a cui aveva lavorato la precedente maggioranza di centrosinistra. La cosa più grottesca è che tutto questo viene giustificato con l'esigenza di tutelare il diritto dei cittadini italiani di parlare liberamente al telefono senza essere ascoltati, mentre in realtà serve soltanto a garantire l'impunità a qualche centinaio di colletti bianchi. E se poi se ne avvantaggiano anche assassini, rapinatori e trafficanti di droga, fa lo stesso. Ma a pensarci bene c'è un aspetto ancora più grottesco. Ed è il fatto che un provvedimento come questo viene propugnato da una classe politica che a parole agita continuamente il problema della sicurezza per i cittadini.

Coopservice, l'indagine dimenticata

I termini di indagine sono conclusi da cinque mesi.

domenica 22 febbraio 2009

Addio a Cannavò, anima dello sport


da Corriere.it
AVEVA 78 ANNI. UN MINUTO DI SILENZIO PRIMA DELLE PARTITE SUI CAMPI DI CALCIO
Addio a Cannavò, anima dello sport
E' morto un simbolo del giornalismo sportivo italiano. Per quasi vent'anni ha guidato la Gazzetta

MILANO - E' un addio che lascia senza voce e parole i tantissimi che in questi giorni hanno scritto, telefonato, inviato mail al giornale, il «suo» giornale, la Gazzetta dello Sport. Candido Cannavò è morto all'ospedale Santa Rita di Milano, dove era stato ricoverato giovedì. E la notizia che arriva nella mattina di una domenica appare ancora più triste e irreale. Questo per Cannavò e per quanti attraverso lui e la sua Gazzetta hanno vissuto le gioie, le delusioni, le passioni e gli entusiasmi che lo sport regala, è da sempre un giorno speciale, da vivere inseguendo risultati, gol, arrivi in volata, imprese da raccontare. Oggi questa domenica senza di lui non è segnata a lutto soltanto per i colleghi, per il mondo dei giornali. Diventa tristemente diversa per tutto lo sport, per chi lo vive in prima persona e per chi lo ha vissuto in tanti anni attraverso i suoi racconti, i suoi titoli, i suoi commenti.

GLI INIZI E LA CARRIERA - Aveva cominciato alla «Sicilia» a 19 anni. Ma il sogno era quello in rosa della Gazzetta, che comincia a realizzarsi nel 1955 quando e diventa corrispondente, per poi diventarne uno degli inviati più brillanti e seguiti dai lettori. Era un destino segnato quello di diventarne prima vicedirettore, nel 1981, poi condirettore quindi, nel 1983, direttore, succedendo a Gino Palumbo. In quel ruolo per quasi vent'anni ha accompagnato il giornale in una crescita costante nelle vendite e, soprattutto, nel rapporto con i lettori, che avevano trovato in lui non soltanto un grande giornalista, ma quasi un padre con cui discutere, tifare, appassionarsi. Con lui la Gazzetta dello Sport ha consolidato il suo primato, ha avviato nuove iniziative, dal settimanale al sito web. In Gazzetta , in questi ultimi anni aveva il ruolo di editorialista, che svolgeva con lo stile e l'autorità di sempre. Ma non lo viveva da lontano, con distacco. Anzi, ne ha anche sofferto molto, quando ha dovuto scavare nelle vicende del doping o in quelle di Calciopoli, una profanazione del suo mondo, del suo nodo di vedere e concepire lo sport.

SEMPRE IN REDAZIONE - Era sempre al giornale, vicino alla redazione. Anche quando questa si muoveva in massa per seguire gli eventi, come all'ultima Olimpiade, a Pechino, vissuta ancora una volta da vicino, in prima persona, con la passione e la partecipazione di un giovane debuttante. E sempre in redazione, giovedì scorso, è arrivato improvviso il primo malore. Poi i soccorsi, il ricovero d'urgenza. La situazione è rimasta grave e stazionaria nei bollettini dei medici fino all'esito di oggi. Fino auna domenica triste nella quale è lo sport a dover trovare parole per raccontare chi fino a ieri ne ha scritto il romanzo. E sui campi di calcio oggi scende il silenzio: un minuto di raccoglimento in ricordo di Candido Cannavò. Un minuto, prima del fischio d'inizio delle partite, prima di un suono familiare, che ha accompagnato la sua vita per tanti anni e che oggi diventa un saluto da parte dei tantissimi appassionati che lo ricordano.

sabato 21 febbraio 2009

Feste, cadaveri e fratelli

1/ Doccia e preparativi per un sabato sera da ragazzino (Spaghetteria e festa di carnevale all'Adrenaline).

2/ Mister LA ha confermato di avere un cuore grande così. Divin fratello!

3/ In bocca al lupo a Davidino per il debutto di stasera.

4/ A Roma il cadavere di un amministratore condominiale è stato trovato fatto a pezzi in una valigia. (Leggi la notizia)

5/ A proposito di carnevale, stasera sarò scortato da due ballerine classiche obese...

6/ Franceschini chi?

7/ L'Inter espugna Bologna per 2-1.

8/ Il Fratello dell'idraulico di Mantova non è poi così Grande...

9/ Su Internet impazza il nuovo spot della Barilla, "132 anni di una grande passione in 132 secondi".

10/ Nuovi sviluppi sulla Dinasty familiare del signor Cynar. Questione di 49 milioni di euro: lascia tutto all'ex segretaria, i figli fanno ricorso e strappano l'eredità

giovedì 19 febbraio 2009

Omicidio Politkovskaia: assolti i quattro imputati

da Corriere.it
Per l'omicidio della giornalista «scomoda»
Politkovskaia: assolti i quattro imputati

MOSCA - Tutti assolti. La giuria ha dichiarato innocenti i quattro imputati per l'uccisione della giornalista d'opposizione Anna Politkovskaia: i fratelli Dzhabrail e Ibrahim Makhmudov, Pavel Ryaguzov e Sergei Khadzhikurbanov.

I QUATTRO - I dodici giurati, dopo circa tre ore di camera di consiglio, hanno ritenuto non provate le responsabilità degli imputati. L'ex dirigente della polizia moscovita, Serghei Khadzhikurbanov, era accusato di essere l'organizzatore del delitto per conto di un mandante non ancora identificato; i fratelli ceceni Makhmudov erano accusati di essere i pedinatori della giornalista - un terzo fratello, Rustan, è ricercato all'estero come presunto killer. Al quarto imputato, l'ex colonnello dei servizi segreti Riaguzov, erano contestati reati minori insieme allo stesso Khadzhkurbanov: abuso d'ufficio ed estorsione. Riaguzov, in particolare, avrebbe fornito l'indirizzo della Politkovskaia al gruppo ceceno secondo l'accusa, che esce però sonoramente sconfitta dal verdetto.


IL DELITTO - Anna Politkovskaia, 48 anni, madre di due figli, venne uccisa da un sicario il 7 ottobre 2006 appena uscita dal suo appartamento a Mosca.

mercoledì 18 febbraio 2009

Simpatia, Mister Astuzia e Belen

1/ "Simpatia" e "Mister Astuzia" si stuzzicano via sms.

2/ La Mecart Cavriago (serie C di basket) ha esonerato l'allenatore Paolo Castellani. Promosso in panchina il suo vice Renato Brevini, che avrà come assistente Davide Degl'Incerti Tocci, allenatore delle giovanili giallonere. Vai Dave! (leggi la notizia su L'Informazione di Reggio)

3/ Belen Rodriguez dice: "Mi sono rifatta il seno, ma ho un cervello da maschio".

4/ Roberto Benigni si è abbattuto come un uragano sul festival di Sanremo. Finito il suo show, ho lasciato Raiuno e ho continuato a saltare tra Italia 1 (Il Signore degli Anelli) e Canale 5 (Ris).

5/ Splendida giornata di sole in pianura. Peccato dover lavorare al computer...

6/ A proposito di Sanremo. La reggianissima Iva Zanicchi è infuriata per l'eliminazione:"«Dovevo cantare prima di Benigni. È un genio, un valore per l'Italia ma ovviamente ha influenzato la giuria popolare».

7/ Da domani a Casalecchio di Reno la Final Eight di Coppa Italia di basket.

8/ Al mondo c'è chi pensa di poter far quadrare il cerchio sempre e solo con il sacrificio degli altri.

Guida all'uso di Google in 10 passi

da Corriere.it
MOTORI DI RICERCA
Guida all'uso di Google in 10 passi
Trucchi e suggerimenti per rendere più veloci ed efficaci le interrogazioni sul motore più cliccato della rete

Ogni giorno sei utenti su dieci trovano informazioni online grazie al suo aiuto. Tanto per i navigatori più esperti, quanto per quelli che muovono i primi passi, Google viene ormai percepito come una sorta di lampada di Aladino in grado di rispondere a tutti i nostri desideri e di orientarci nei meandri più oscuri della rete. Se il motore di Brin e Page è riuscito a imporsi su decine di concorrenti agguerriti è proprio grazie alla sua estrema semplicità e velocità di utilizzo. Eppure capita spesso di lanciare ricerche su ricerche senza arrivare al risultato sperato: questo perché il supermotore di Google ragiona pur sempre con la lingua - certo intelligente, ma a volte anche ottusa - degli algoritmi matematici.

I «TRUCCHI» - Esiste però tutta una serie di trucchi e suggerimenti, spesso sconosciuti ai più, che possono aiutare a farci comprendere meglio e a velocizzare le operazioni compiute più di frequente. È per questo che abbiamo deciso di raccogliere dieci consigli, individuati a partire dalle varie guide realizzate da Google , ma anche dai tanti «trucchi» condivisi in rete dagli utenti più esperti. Per semplificare il tutto ci siamo immedesimati in un utente che sta per acquistare un nuovo televisore, ma prima vuole informarsi sui vari modelli e prezzi in circolazione. Per caiscuno dei suggerimenti che seguono è possibile trovare un esempio grafico nella gallery di foto qui sotto

1- IDEE CHIARE – Il successo di una ricerca dipende in larga parte dalla parola chiave inserita. È per questo che conviene evitare del tutto interrogazioni generiche come [televisore] per poi ritrovarsi con milioni di risultati non pertinenti. È sempre meglio utilizzare subito le parole chiave, aggiungendo termini che esplicitano il contesto di riferimento (ad esempio [televisore plasma]). Se poi conoscete già l'espressione esatta di ciò che state cercando, conviene sempre metterla tra virgolette [“televisore al plasma 32 pollici”] in modo da sfoltire i risultati non pertinenti. Questa regola vale a maggior ragione se state cercando una persona (["mario rossi"] rispetto a [mario rossi] dà 400 mila risultati in meno). Le frasi esatte possono tornare utili anche per interrogazioni più complesse: digitando tra virgolette ["meglio plasma o lcd"] potrete trovare le risposte ricevute dagli utenti che avevano il vostro stesso dubbio. Ad ogni modo, non esagerate con frasi troppo lunghe: il motore considera fino a un massimo di 32 caratteri. Per quanto riguarda la scrittura e la punteggiatura, mettete pure da parte le principali regole ortografiche imparate a scuola. Per Google non c'è alcuna differenza tra maiuscolo e minuscolo: le ricerche [Televisore LCD] e [televisore lcd] danno un numero identico di risultati. Stesso discorso per la punteggiatura (l'algoritmo ignora del tutto punti, virgole e due punti) così come le espressioni comuni (congiunzioni, articoli).

2 – QUESTIONE DI LOGICA – Eppure anche Google ha una sua grammatica e punteggiatura: comprende cioè benissimo la lingua degli operatori logici [AND], [OR], [NOT], [+], [-], [..]. Il primo serve per legare tra loro due parole chiave: se ad esempio vi interessano solo gli schermi Lcd e lanciate la ricerca [televisore AND lcd] verranno restituiti solo i risultati in cui sono presenti entrambi i termini. Ultimamente Google ha inserito l’operatore [AND] di default su tutte le interrogazioni con più parole chiave: potete quindi evitare di utilizzarlo. Se invece volete escludere del tutto una parola chiave (come plasma) e includere tutto il resto (quelli Lcd, a tubo catodico, etc.), conviene digitare [televisore NOT plasma]: in questo modo saranno scartate tutte le pagine in cui compare la parola [plasma]. Se invece scrivete [televisore OR plasma] verranno visualizzate tutte le pagine in cui si parla di televisore e di plasma. A cosa serve? Può tornare utile per trovare [plasma] abbinato alla parola [schermo]. Gli operatori possono essere sostituiti anche con i simboli [+] (al posto di AND) e [-] (al posto di NOT). Altro operatore utile è [..]: nel caso in cui vi interessano solo gli schermi tra 32 e 50 pollici, potete inserire la query [lcd 32..50 pollici] e compariranno anche le pagine che parlano di televisori da 40 o 46 pollici. Questo operatore può essere utilizzato anche per ricerche limitate a un arco temporale (ad esempio [1980..1998]). Se proprio non avete voglia di ricordarvi tutti questi operatori, utilizzate il modulo di «Ricerca avanzata» in cui potrete definire le parole da includere/eliminare, il periodo di riferimento, la tipologia di file (solo .pdf o .ppt). Può capitare, inoltre, di voler restringere una ricerca ad alcuni domini particolari. Ad esempio, volete visualizzare tutte le recensioni del vostro modello di televisore preferito pubblicate su una rivista tecnica. In questo caso conviene ricorrere all’operatore [site]. Digitando [lcd site:punto-informatico.it] verranno forniti solo i risultati trovati sul sito di Punto Informatico. L’operatore [site] può essere utilizzato anche per limitare le ricerche ai singoli domini: [site:.edu] per i soli risultati delle università statunitensi; oppure [site:.it] per quelli italiani.

3– LINK PUBBLICITARI – In pochi ci fanno attenzione, ma spesso i primi risultati restituiti da Google non sono necessariamente i migliori: può capitare che siano invece collegamenti sponsorizzati. Cliccateli, quindi, solo se effettivamente vi interessano, altrimenti conviene arrivare al primo risultato «ufficiale» più in basso. Per riconoscere un collegamento sponsorizzato, oltre alla dicitura in grigio chiarissimo che compare in alto, basta dare un’occhiata al colore dello sfondo che è rosa invece di bianco.

4– RICERCHE SICURE – Safe Search è un altro strumento poco noto che può essere attivato dalla pagina di Ricerche Avanzate. Se selezionato, elimina tutti i risultati considerati «a luci rosse», secondo diversi livelli: [medio] non visualizza le immagini esplicite, ma non filtra i normali risultati web; [massimo] esclude tutti i risultati.

5 - DEFINIZIONI AL VOLO - Avete fatto ricerche in lungo e in largo per il web e ancora siete tormentati da dubbi atroci su quale sia la differenza tra un Plasma e un Lcd? Provate a usare la funzionalità [define]. In pochi la conoscono, ma può essere davvero un valido alleato. Basta lanciare una ricerca del tipo [define:lcd] per trovare tutte le definizioni disponibili online (su dizionari, enciclopedie e siti specializzati), con tanto di link diretto alla fonte. Da utilizzare come valida alternativa a Wikipedia per definizioni veloci di un acronimo o di un termine straniero.

6 - CALCOLI E CONVERSIONI – Google funziona anche da calcolatrice e convertitore di valuta. Se finalmente avete trovato il modello di schermo che più vi piace su un sito di e-commerce inglese e scoprite che costa 500 sterline, basta scrivere [500 pound in euro] per sapere subito a quanti euro corrisponde. Il convertitore funziona per diverse unità di misura: ad esempio dalle miglia ai metri o dalle ore ai secondi [3 ore in secondi]. Per calcolare la differenza di prezzo tra diversi modelli, potete usare la calcolatrice con simboli [+], [-], [*], [/]. Esempio: [678-643].

7 - COME SI SCRIVE IN INGLESE? - Google tende a dare maggiore visibilità ai risultati che sono nella stessa lingua dell’utente (fate attenzione che sia selezionato l’italiano nelle vostre impostazioni per avere risultati migliori). Se vi capita di trovare un risultato interessante in una lingua che proprio non conoscete, accanto al titolo comparirà [Traduci questa pagina]. Basta cliccare per avere all’istante una traduzione (molto imperfetta, a dir la verità) che aiuta se non altro a comprendere il senso generale. Sempre sul fronte lingue straniere, Google può essere un utile strumento per scoprire se un termine o un'espressione è corretta. Supponiamo che vogliate scrivere una mail (in inglese) al sito di e-commerce per avere maggiori informazioni sui tempi di consegna o la garanzia. Improvvisamente siete assaliti da un dubbio: si scrive [wich] o [which]? Basta dare un’occhiata al numero di risultati restituiti dalle due ricerche, per scoprire che il termine più utilizzato è il secondo. Anche qui, non si tratta di una regola sempre valida, ma può essere un metodo efficace per togliersi una perplessità al volo. Lo stesso vale anche per le espressioni più lunghe, come le formule di cortesia: se non siete sicuri su come si scriva correttamente basta inserirla tra virgolette [“I look forward to hearing from you”] e vedere il numero di risultati o il “Forse intendevi…” suggerito da Google.

8 - GIORNALI E BLOG – Google non è solo il motore di ricerca generico che ogni giorno interroghiamo. Da un po’ di tempo, nella pagina di ricerca (in alto a sinistra) compare un menu con le voci «News», «Blog», «Immagini», etc. Non si tratta di semplici sotto-motori di Google, ma veri e propri strumenti differenziati per ricerche più mirate. «News» ad esempio indicizza tutte le notizie dell’ultimo mese con una velocità di aggiornamento migliore rispetto a quella del motore generale; in più offre la possibilità di ordinare cronologicamente i risultati o di effettuare le ricerche per singole testate (ad esempio [televisore plasma site:corriere.it]). Se dovete acquistare un nuovo dispositivo, conviene sempre dare un’occhiata a quello che dicono i blog specializzati sul modello che più vi piace. Anche qui, basta ciccare sul menù «Blog» per accedere al motore specializzato per blog. Google conta decine di motori verticali, che spesso danno risultati molto più precisi: se cercate un libro meglio passare direttamente da Ricerca Libri (potrete anche leggerne brevi estratti), per un articolo scientifico Google Scholar.

9 - TOOLBAR – Piuttosto che digitare decine di volte al giorno [www.google.it] nella barra del browser o premere sul tasto «Home» (nel caso in cui l’abbiate impostato come pagina iniziale), conviene di gran lunga installare la toolbar di Google. In questo modo si ha sempre il campo di ricerca a portata di schermo. Consiglio: nelle preferenze della toolbar, selezionate la voce «apri in una scheda diversa» per evitare che i risultati vengano aperti nella stessa pagina che si sta visualizzando. La toolbar offre decine di altre funzionalità, come quella utilissima di traduzione. Basta attivarla e quando col mouse passate sopra una parola straniera comparirà al volo la traduzione in italiano.

10 - METEO, CINEMA, MUSICA – Volete sapere che tempo fa nella vostra città? Scrivete [weather roma] e Google visualizzerà subito le icone con le previsioni e le temperature dei prossimi tre giorni. Lo stesso vale per i fusi orari (ad esempio [time mumbai]). Altra funzionalità poco conosciuta è quella sulla programmazione dei cinema della vostra città. Scrivete [cinema milano] e comparirà subito la programmazione di tutte le sale cittadine. Se conoscete già il titolo del film che volete vedere, lanciate una ricerca [benjamin button Napoli] e Google vi dirà direttamente le sale e l’orario in cui è programmato. Se volete restringere solo i risultati all’ambito cinematografico, lanciate la ricerca [movie: Casablanca], così vi eviterete tutte le pagine che parlano della città marocchina. E così anche per la musica: digitando [music:U2] verranno visualizzati solo i risultati relativi alla band irlandese, organizzati in Artist, Album, Songs.
Nicola Bruno

martedì 17 febbraio 2009

Il Pdl torna a parlare di carcere per i giornalisti... VERGOGNA!

Questi sono tutti matti.
Parlare di carcere per i giornalisti è la morte della democrazia. Cerchiamo di andare oltre gli emendamenti concreti. Il Governo vuole far passare un principio letale: vietato criticare, vietato dare fastidio. Come intimorire? Con multe pazzesche per gli editori (che metteranno autonomamente il bavaglio ai giornalisti senza far sporcare le mani direttamente allo Stato) e minacciando con la galera i cronisti. I criminali però sono altri.


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da LaStampa.it
16/2/2009 (21:12) - LA PROPOSTA
In carcere chi pubblica intercettazioni
da distruggere: pena da uno a tre anni

La commissione Giustizia della
Camera approva 2 emendamenti
del Pdl. Vietato inoltre pubblicare
i nomi e le foto dei magistrati

ROMA - Via libera dalla commissione Giustizia della Camera a due emendamenti al ddl intercettazioni, entrambi del Pdl, che introducono una nuova figura di reato, quella della pubblicazione di intercettazioni per le quali «sia stata ordinata la distruzione». Per questa nuova fattispecie di reato (finora punita con una "contravvenzione"), si prevede il carcere da uno a tre anni. La stessa sanzione è stabilita per la pubblicazione di intercettazioni «espunte» perchè riguardanti terzi estranei alle indagini e «irrilevanti».

Il primo dei due emendamenti, a prima firma di Deborah Bergamini (Pdl), prevede, con riferimento al codice della privacy, la reclusione da 1 a 3 anni, per chi con volontà di dolo, pubblica intercettazioni per le quali sia stata ordinata la distruzione. Il secondo, a firma di Nino Lo Presti (anche lui Pdl), prevede la stessa pena per chi pubblica anche per riassunto o in parte atti e contenuti relativi a conversazioni o flussi di comunicazione riguardanti fatti e circostanze o persone estranee alle indagini di cui sia stata disposta l’espunzione.

Vietato inoltre pubblicare i nomi e le immagini dei magistrati in relazione ai processi che sono stati loro assegnati. La commissione giustizia della Camera ha approvato l’emendamento del deputato Francesco Paolo Sisto, escludendo da questo divieto la fase del dibattimento quelle «situazioni che non sono scindibili dal diritto di cronaca» - spiega lo stesso deputato - «come ad esempio può avvenire quando un pubblico ministero si reca per un sopralluogo» sulla scena di un delitto. Questa scelta vuole fare in modo che i «giudici abbiano il volto del loro provvedimento e non il contrario, che i provvedimenti abbiano il volto del giudice». La norma è stata criticata duramente dall’opposizione.


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da Corriere.it
VIA LIBERA DALLA COMMISSIONE GIUSTIZIA DELLA CAMERA
In carcere chi pubblica intercettazioni
da distruggere: pena da 1 a 3 anni

Vietato pubblicare nomi e foto dei magistrati. Di Pietro: provvedimento con valenza criminale

ROMA - Via libera della commissione Giustizia della Camera al ddl sulle intercettazioni, dopo l'esame degli emendamenti al testo che ora dovrà attendere il parere delle altre commissioni sulle questioni di relativa competenza e infine approdare all'esame dell'Aula. Marcia indietro sui giornalisti: nonostante le rassicurazioni del governo, si ritorna al carcere. Passano infatti in commissione due emendamenti, entrambi del Pdl (da Debora Bergamini e da Nino LoPresti), che introducono una nuova figura di reato, quella della pubblicazione di intercettazioni per le quali «sia stata ordinata la distruzione». Reato (finora punito con una contravvenzione) per cui si prevede il carcere da uno a tre anni. La stessa sanzione è stabilita per la pubblicazione di intercettazioni riguardanti persone estranee alle indagini.

MULTA DA 370MILA EURO - Gli editori dei giornali che violeranno il divieto di pubblicazione di atti e intercettazioni rischieranno una multa salata: fino a 370mila euro. Per i giornalisti che infrangono il divieto, il provvedimento prevede l’arresto fino a 30 giorni o l’ammenda fino a 5mila euro (fino a 10mila se si tratta di intercettazioni).

NO A PUBBLICAZIONE NOMI E FOTO MAGISTRATI - Sarà al tempo stesso vietato pubblicare i nomi e le immagini dei magistrati in relazione ai processi che sono stati loro assegnati. La commissione giustizia della Camera ha approvato l'emendamento del deputato Francesco Paolo Sisto, escludendo da questo divieto la fase del dibattimento e le «situazioni che non sono scindibili dal diritto di cronaca - spiega lo stesso deputato - come per esempio può avvenire quando un pubblico ministero si reca per un sopralluogo» sulla scena di un delitto. Questa scelta vuole fare in modo che i «giudici abbiano il volto del loro provvedimento e non il contrario, che i provvedimenti abbiano il volto del giudice».

RIPRESE IN AULA SOLO CON OK PARTI - Un altro emendamento prevede che le riprese in aula, durante il processo, siano possibili solo se c'è il via libera di tutte le parti.

REAZIONI - «È l'ennesimo strappo della maggioranza- commenta il ministro ombra del Pd, Lanfranco Tenaglia - dopo lo strappo fatto allo strumento di indagine, ora quello al diritto di cronaca». Si sta andando verso «l'oscurantismo totale» afferma la copogruppo Pd in Commissione, Donatella Ferranti, «non si vuole il controllo democratico dei cittadini sull'attività giudiziaria». La cronaca giudiziaria «diventa - aggiunge - una corsa ad ostacoli». Il ddl sulle intercettazioni è un provvedimento «di alta valenza criminale», afferma invece il leader dell'Idv, Antonio Di Pietro, che parla di «maggioranza cieca e becera» piegata alla «volontà dell'imperatore Berlusconi per il quale le intercettazioni non si devono fare perchè altrimenti si scoprono i reati». Di Pietro promette che il suo partito farà «opposizione articolo per articolo, emendamento per emendamento, affinchè resti agli atti che abbiamo fatto il possibile per impedire che un provvedimento di valenza così altamente criminale possa entrare in vigore».

lunedì 16 febbraio 2009

La politica nel futuro della hostess del Grande Fratello?

La telenovela è finita. La hostess del Grande Fratello è stata licenziata da Alitalia. Ora Daniela Martani cosa farà? Si dice che entrerà in politica. L'Italia dei Valori le sta facendo la corte da un po'...

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da Corriere.it
AVEVA LASCIATO LA CASA PER DIFENDERE IL POSTO DI LAVORO
Licenziata l'hostess del «Grande Fratello»
La direzione del personale di Alitalia ha inviato la lettera a Daniela Martani. Ora potrebbe andare alla «Fattoria»

MILANO - Non è bastato lasciare la casa del Grande Fratello a Daniela Martani. L'hostess "pasionaria" dell'Alitalia è stata licenziata nonostante la decisione di uscire dal reality per difendere il posto di lavoro dopo l'ultimatum dell'azienda. Il Tg5 ha riferito che la direzione del personale ha inviato la lettera di licenziamento alla Martani nel weekend. Ma lei pare aver preso gusto ai reality: ha infatti avviato le trattative con la «Fattoria», annunciando che avrebbe accettato di partecipare se avesse perso il lavoro.

L'ANNUNCIO - Il Tg5 ha parlato di «licenziamento per giusta causa dovuto all'assenza ripetuta sul posto di lavoro e al venir meno del rapporto fiduciario con l'azienda». Era stato avviato un procedimento disciplinare perché la Martani non si era presentata all'imbarco del volo Roma-Tokyo del 23 gennaio. L'hostess dopo l'uscita dalla casa del «Grande Fratello» non avrebbe più messo piede su un aereo, né in Alitalia e - secondo il Tg5 - solo mercoledì sarebbe stata vista negli uffici della compagnia per ritirare il tesserino, ricevendo solo la notifica di una comunicazione scritta da parte dell'azienda. «Devo difendere il mio diritto al lavoro - aveva detto la Martani uscendo dalla casa del «Grande Fratello» - come devo difendere il diritto di tutti i colleghi che hanno perso il posto».

Allearme sicurezza, il Governo accelera sul Ddl

da Ilsole24ore.it
Stupri, è allarme sicurezza.
Il Governo accelera sul Ddl


Il Governo intende anticipare - tramite un provvedimento da approvare al prossimo Consiglio dei ministri - alcune misure contenute nel disegno di legge sicurezza approvato dal Senato, tra cui quella che esclude la possibilità della concessione degli arresti domiciliari a chi è accusato di stupro. È quanto si è appreso da ambienti del Viminale, alla luce dei recenti fatti di cronaca.
Emergenza stupri di nuovo in primo piano
Dopo Bologna e Roma, infatti, un'altra violenza, questa volta a Milano, ha riportato in primo piano l'emergenza sicurezza nelle grandi città. Nella notte tra sabato e domenica, nel capoluogo lombardo si è consumato l'ennesimo stupro, il terzo in pochissimi giorni, ai danni di una ragazza di 21 anni. La giovane è stata caricata a forza in macchina da un uomo nordafricano che intorno alle 4 di notte l'ha avvicinata all'uscita di una discoteca, i "Magazzini Generali" in via Pietrasanta, e l'ha portata in un posto appartato in zona Forlanini per abusare di lei. La giovane, di origine boliviana, dopo essere riuscita a distrarre l'aggressore, è riuscita a fuggire e a chiedere aiuto ad alcuni passanti, che si sono rivolti ai carabinieri. Dimessa dalla clinica Mangiagalli, dove è stata ricoverata, la giovane sudamericana non ha subito lesioni gravi ma si trova ancora in stato di shock. I carabinieri sono alla ricerca dello stupratore che è riuscito a scappare.
Sono ancora in fuga anche i due uomini che, nel pomeriggio di sabato, hanno aggredito una coppia di fidanzatini a Roma, picchiando il ragazzo (16 anni) e violentando la ragazza (14 anni). La polizia ha trovato "tracce importanti" sul luogo dello stupro e la caccia ai colpevoli è attualmente ancora in corso.

Arrestato invece l'aggressore, un tunisino di 32 anni, che venerdì ha stuprato una ragazzina quindicenne in un parco nella periferia di Bologna.
I tre tragici fatti di cronaca hanno subito fatto tornare alla ribalta l'allarme sicurezza. La reazione del sindaco di Roma, Gianni Alemanno, non si è fatta attendere: visitando il parco della Caffarella dove è stata aggredita la coppia di fidanzatini romani, Alemanno ha sottolineato come "la volontà dei cittadini di avere più presenza sul territorio per aumentare la sicurezza non debba sfociare in ronde o in giustizia 'fai-da-te'. Un coinvolgimento non violento, invece, dei cittadini può essere una buona strada".
Quella degli stupri, ha aggiunto il sindaco di Roma, è un'emergenza nazionale: "La cosa fondamentale è una misura che dia la certezza della pena. C'è una norma in discussione al Parlamento che proibisce la concessione di questi benefici rragli stupratori. Nei mesi scorsi - ricorda Alemanno - abbiamo visto dei giudici che mettevano agli arresti domiciliari i protagonisti degli stupri, ho sempre protestato contro questo modo di fare".
Pronto il commento dell'opposizione: l'ex ministro Pd degli Interni Enzo Bianco denuncia la "incapacità della maggioranza a tradurre mirabolanti promesse in azioni concrete" a garanzia della sicurezza delle città, invitando "il governo a degnarsi di illustrare finalmente in maniera seria quale politica di sicurezza intende implementare".

domenica 15 febbraio 2009

Dalla tavola alla radio

1/ Alle 14,30 sintonizzatevi su Radio Erre (95fm oppure in streaming cliccando qui) per seguire in diretta Reggiana-Pro Sesto.

2/ Serata da ricordare al ristorante Cà Matilde di Rubbianino (una stella Michelin). Degni di nota i cappelletti maxi ripieni di rapa rossa in brodo aromatico di prosciutto e tartufo, e la piccola pasticceria.

3/ In tema di ristoranti, Guida delle guide oggi su L'Informazione di Reggio. L'amico Luigi Cocconcelli, cultore della buona tavola, ha incrociato i verdetti di Michelin, Espresso e Gambero Rosso. Il podio: Il Rigoletto, Mamma Rosa, Arnaldo. Ecco i link alle pagine: http://linformazione.e-tv.it/archivio/20090215/04_RE1502.pdf, http://linformazione.e-tv.it/archivio/20090215/05_RE1502.pdf.

4/ A proposito della presentazione di Reggiana-Pro Sesto, leggetevi la presentazione di Ezio Fanticini su Il Resto del Carlino di oggi. Un omaggio a un professionista cui devo molto.

5/ Pranzo svelto per essere allo stadio pronto e pimpante. Stay tuned!

sabato 14 febbraio 2009

Il tribunale di Reggio ha il suo mostro di Lochness

1/ Ci sono politici che parlano a vanvera anche su temi che spesso ignorano. I più gettonati: giustizia e testamento biologico.

2/ A proposito di giustizia, in tribunale non si parla d'altro che della coppia "pizzicata" dietro le quinte dell'aula di Corte d'Assise. Mistero sull'identità dei due avvocati. Ora anche Reggio ha il suo mostro di Lochness...

3/ Il mio iMac continua a scaricare aggiornamenti. Boh!

4/ Questa mattina ho fatto il pompiere riuscendo, forse, a spegnere un focolaio destinato a divenire incendio.

5/ Cà Matilde.

I boss scoprono Skype. Intercettarli è impossibile

da Repubblica.it
I criminali abbandonano il telefono per internet. Comunicazioni blindate da un meccanismo legale invulnerabile
I boss si parlano su Skype
intercettarli è impossibile

di MARCO MENSURATI e FABIO TONACCI

ROMA - "Di quei due chili ne parliamo poi, su Skype". Eccola qui la frase simbolo dell'ultima emergenza della giustizia italiana. È stata intercettata due mesi fa dagli uomini della Guardia di finanza di Milano. Al telefono un trafficante di cocaina invita il complice a continuare quella comunicazione usando il software che permette di parlare via Internet. Proprio come ormai da settimane stanno facendo mafiosi, trafficanti di armi e di droga, sfruttatori della prostituzione e piccoli criminali in tutto il paese. Perché le comunicazioni fatte tra due pc attraverso Skype non possono essere in alcun modo intercettate dalla polizia, blindate da uno dei software più misteriosi che ci siano sulla rete e da un meccanismo legale invulnerabile. Per capirsi: se Moggi l'avesse saputo, Calciopoli non ci sarebbe stata.

Proprietà della Skype Limited (gruppo eBay), questo programma utilizzato da 400 milioni di utenti nel mondo è uno dei principali ostacoli contro cui si stanno schiantando molte indagini penali, anche di primo piano. "Durante la comunicazione - spiega un tecnico che collabora assiduamente con la procura di Milano - Skype trasforma la voce di chi parla in tanti pacchetti di dati digitali che viaggiano in rete. I dati però vengono criptati in base a un algoritmo segretissimo inventato dai programmatori di Skype. Non solo. La procedura di autenticazione da parte degli utenti è invulnerabile, perché il software genera password monouso temporanee ogni volta che si avvia una comunicazione. Ciò rende impossibile agli investigatori ogni tentativo di intercettazione. Skype è riuscita a portare il proprio sistema di sicurezza a livelli militari, assolutamente lontani da quelli degli altri software creati per fare telefonate attraverso Internet, come Eutelia o Ehiweb".

Della conversazione nemmeno rimane traccia sui tabulati: le chiamate su Skype sono invisibili, non si può sapere né quando né dove vengono fatte.
Anni fa, appena intuito il pericolo per le indagini, la prima reazione degli inquirenti fu quella di tenere tutto sotto silenzio. "Per non avvertire la malavita di un'occasione storica senza precedenti". Ma nel giro di poco tempo, la malavita se ne è accorta, eccome. E adesso, mentre la politica snobba del tutto il problema concentrandosi solo sulle intercettazioni telefoniche di tipo tradizionale, si susseguono negli uffici della Direzione investigativa antimafia riunioni su riunioni per individuare una via di uscita.

Il primo tentativo è stato quello di chiedere la collaborazione di Skype. Ma l'azienda si rifugia dietro una solida motivazione giuridica: ha sede legale in Lussemburgo e quindi non è soggetta alla normativa italiana del Codice di Comunicazione quella, per capirsi, che "costringe", su ordine della magistratura, gli operatori a violare la segretezza delle comunicazioni tra due privati cittadini.

Interrogata direttamente sulla questione, Skype non dimostra in effetti particolare collaboratività. "In considerazione dei risvolti legali del tema e non possiamo rispondere alle vostre domande" scrive a Repubblica Gennaro Nastri, senior account manager dell'azienda, che poi chiude con la formula classica: "La società attualmente coopera con le forze di polizia e le autorità giudiziarie per quanto è legalmente e tecnicamente possibile".

Di questa collaborazione, nelle riunioni e nei continui scambi epistolari con gli inquirenti, non c'è però traccia. Tanto che più volte è stata percorsa la via della rogatoria internazionale. "Una strada impervia - spiega Stefano Aterno, docente di informatica forense e criminologia informatica all'università la Sapienza di Roma - capita spesso che Skype dica di non essere in grado o di non voler mettere a disposizione la tecnologia necessaria a decrittare le conversazioni. E il tutto si risolve in una grande perdita di tempo".

Gli investigatori stanno allora provando ad arginare il fenomeno in un altro modo: con le intercettazioni ambientali. Individuando cioè i terminali attraverso cui i criminali si scambieranno le informazioni e mettendo le microspie nelle attrezzature (cuffie, microfoni, tastiere). Un sistema rudimentale che di fatto sposta indietro lo stato dell'arte delle intercettazioni di alcuni decenni, quando per controllare un'utenza occorrevano alcuni giorni e attrezzature molto costose.

Il problema, però, è che non sempre è possibile individuare il pc attraverso cui i criminali si scambieranno le informazioni sensibili, anche perché si può accedere a Skype da un qualunque Internet Point e perché il software funziona anche sui telefonini di ultima generazione.

"E non è ancora stato considerato il più grande profilo di allarme - sorride l'avvocato Aterno - E cioè quello legato alla diffusione e alla duttilità della tecnologia Voip, su cui si basano le telefonate on line". Anche se qualcuno riuscisse a convincere Skype a collaborare con gli investigatori, nessuno può impedire ad altri di creare e diffondere sul web uno Skype 2.0. Un po' come è accaduto anni fa con i siti di peer to peer per lo scambio di musica tra utenti in rete.

venerdì 13 febbraio 2009

Repubblica bacia Plastic Choko

1/ Anche G. M. legge le pagine di questo blog.

2/ Ieri sera grandissima vittoria a fil di sirena contro i rivali storici del Massenzatico. Grandi!

3/ Wonder Vally ha superato anche l'orale ed è pronta a giurare come avvocato. Bravissima!

4/ Le foto di Silvia Bergomi sul sito Repubblica dedicato a Parma al link http://parma.repubblica.it/multimedia/home/4754550. Allora non le guardo solo io! Stimolanti.

5/ Pronto a una impegnativa giornata in tribunale. Idee. Idee.

6/ Dicono che due avvocati siano stati sorpresi in atteggiamenti inequivocabili in un anfratto del Palazzaccio reggiano. Coordinate: camera di consiglio della corte d'Assise, sempre più teatro di udienze civili. Dicono.

7/ A proposito di tribunale, è vero che la bella A. è tornata single?

8/ Cà Matilde.

9/ Lo stadio Giglio diventerà la nuova casa del rugby azzurro.

10/ Boom di visite per il blog negli ultimi giorni.

Disastro aereo negli States: 49 vittime

da Corriere.it
A BORDO 44 PASSEGGERI E QUATTRO MEMBRI DELL'EQUIPAGGIO. UN MORTO A TERRA
Usa: aereo cade su casa, nessun superstite
In tutto 49 vittime a Buffalo poco prima dell'atterraggio di un Bombardier Dash 8 Q400

BUFFALO - Un aereo è precipitato su una casa poco prima dell'atterraggio all'aeroporto di Buffalo, nello Stato di New York. In tutto le vittime sono 49: 44 passeggeri, quattro membri dell'equipaggio e una persona a terra. Il volo 3407 della Colgan Air per conto di Continental Connection, era partito da Newark, nel New Jersey.

INCIDENTE - L'incidente è avvenuto alle 22,10 di giovedì sera (le 4,10 di venerdì in Italia). Il Bombardier Dash 8 Q400 ha colpito una casa di Clarence, un sobborgo a circa 16 km dal Buffalo Niagara Airport. Dopo l'incidente una dozzina di case sono state fatte evacuare dai vigili del fuoco per l'incendio scoppiato nell'impatto del velivolo al suolo.

STAVA NEVICANDO - Funzionari della contea di Erie, sul cui territorio è avvenuto lo schianto, hanno riferito che non risulta il pilota avesse segnalato particolari problemi alla torre di controllo. Al momento dell'impatto su tutta l'area stavano cadendo nevischio, come spesso avviene in inverno nella zona di Buffalo, località non lontana dalle cascate del Niagara nel territorio statunitense, e i venti non superavano i 30 km all'ora.

A PICCO - Secondo testimoni citati dalla Cnn, il velivolo sarebbe precipitato a picco, con la fusoliera verso il suolo.

Scarica e vende file illegali: multa da 340mila euro

da Corriere.it
PROTAGONISTA UN IMPIEGATO DI ISERNIA 40ENNE
Vende file illegali: multa da 340mila euro
In casa 1.500 cd contraffatti e centinaia di programmi. «Sanzione misurata a quantità di materiale sequestrato»

ISERNIA - Scaricava da internet canzoni, programmi, giochi, film e li vendeva: un lucroso hobby che costerà molto caro a un impiegato della provincia di Isernia, in Molise. Il "pirata" 40enne dovrà pagare una multa di 340mila euro per aver violato le norme sul diritto d’autore. La polizia postale ha trovato in casa sua circa 1.500 cd contraffatti e centinaia di programmi protetti da copyright. «L’attività illecita è andata avanti per mesi e la gravità della sanzione è commisurata all’ingente quantitativo di materiale sequestrato» hanno spiegato gli agenti del commissariato di Campobasso.

mercoledì 11 febbraio 2009

Silenzio e baccano

1/ Quanto baccano attorno alla morte della povera Eluana. Ora silenzio, per favore. Possibile che chiunque abbia una opinione da sbandierare su un tema così delicato. Molti, credetemi, parlano a vanvera.

2/ La Sesta commissione del Csm ha bocciato il nuovo ddl sulle intercettazioni perché i limiti previsto produrranno un grave pregiudizio per le indagini.

3/ Serata con i maschietti dell'allegra combriccola. Nulla di organizzato. Viva l'improvvisazione.

4/ Andrea Bargnani ha segnato 18 punti nella partita vinta per 110-102 dai Toronto Raptors ai danni dei Minnesota Timberwolves. Scusate, ogni tanto l'occhio mi cade sulle notizie di basket.

5/ Mina sarà a Sanremo, ma solo in video. Patty Pravo polemizza. Brutto vedere due icone bisticciare così.

6/ Il Guardian ricorda il ventesimo anniversario della morte di Salvador Dalì con una raffinata galleria fotografica e un quiz intelligente sul pittore surrealista spagnolo.

7/ Ho dato un buco di nera, e si è offeso un collega della giudiziaria... MAH!

8/ A proposito di Dalì, ricordo il viaggio a Cadaqués per visitarne la casa. Peccato essere arrivati all'orario di chiusura...

9/ Mille video di autocelebrazione pura sul sito di Reggio 24 Ore.

10/ La regina di via Aristotele che fa?

Madiaset-Mentana, è rottura totale

Giusto per darvi un aggiornamento.
Nel frattempo, questa mattina Mentana ha smentito di essere in contatto con Sky.


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da Corriere.it
LITE SUL MANCATO SPAZIO NEL PALINSESTO DATO AL «DRAMMA ELUANA». CDR TG5: SCONCERTANTE
Mediaset-Mentana, è rottura totale
Accettate le dimissioni dopo il «caso Gf». Matrix sospeso fino a nuova comunicazione. Il Tg5 proclama lo sciopero

ROMA - Tra Mediaset e Enrico Mentana è rottura totale. La rete ha accettato infatti le dimissioni presentate dal direttore editoriale, contrario al mancato cambio di palinsesto di fronte al «dramma di Eluana», e ha sospeso fino a nuova comunicazione il programma Matrix. Le dimissioni erano state annunciate già lunedì sera dallo stesso giornalista-conduttore. Pomo della discordia l'appuntamento settimanale con il Grande Fratello: Mentana in sostanza non ha gradito la decisione presa da Mediaset di mandare in onda in prima serata il reality, dopo la notizia della morte di Eluana Englaro, senza «cambiare di una virgola la sua programmazione». Nell'accettare le dimissioni di Mentana, Mediaset, come si legge in una nota, ha «respinto tutte le motivazioni» del direttore editoriale, «nella convinzione di avere svolto come sempre il proprio ruolo di editore in modo tempestivo e completo».

«NON ESISTE SOLO L'AUDIENCE» - Le dimissioni di Mentana in realtà erano state accettate dal direttore generale informazione di Mediaset, Mauro Crippa, già lunedì sera, quando non erano ancora state formalizzate. E a darne notizia era stato lo stesso Mentana. «Non è così che si fa informazione su una grande rete nazionale - aveva sottolineato il giornalista - . Non esiste solo l'audience. Simili scelte tolgono credibilità a chi le compie, e personalmente non ho nessuna intenzione di avallarle. Stasera su Canale 5 - aveva spiegato Mentana - il dramma è quello della cacciata di una concorrente dal Grande Fratello. A mezzanotte, se va bene, si parlerà di Eluana a Matrix. Andremo in onda comunque, per dovere di informare. Domani però - aveva avvertito - rassegnerò le dimissioni da direttore editoriale di Mediaset, per un altro dovere, quello di coerenza».

NIENTE MATRIX - Un affondo al quale Crippa ha replicato spiegando che Mediaset ha seguito gli sviluppi del caso Englaro con una lunga diretta del Tg4 di Emilio Fede e con una finestra informativa di Studio Aperto su Italia 1. «Mentana è un giornalista di grande esperienza che conosce bene le regole della tv commerciale che gli hanno consentito e gli consentono di lavorare in piena libertà e autonomia editoriale. Colpisce che non abbia avuto nessuna menzione la lunga e impeccabile diretta di Fede su Retequattro e la finestra delle 23,35 di Studio Aperto. Siamo infatti un sistema a tre reti e credo che non si debba mai dimenticare che il pubblico ha esigenze diverse, come dimostra peraltro la programmazione della nostra concorrenza» ha aggiunto il direttore generale informazione di Mediaset. Mediaset, ribadisce Crippa, «non ha mandato via nessuno, è Mentana che si è messo fuori dall'azienda rompendo pubblicamente e platealmente il rapporto fiduciario. Valuteremo nei prossimi giorni - conclude - le modalità di prosecuzione dell'esperienza di Matrix. Un editore ha il dovere di tenere in vita i propri marchi anche al di là delle vicende personali».

STATO AGITAZIONE E SCIOPERO IL 17 - I giornalisti del Tg5 e di Videonews, la testata alla quale fa capo Matrix, hanno deciso all'unanimità di proclamare da subito lo stato di agitazione e una giornata di sciopero per martedì 17 febbraio, dopo un'assemblea alla quale hanno partecipato anche colleghi del Tg4, Studio aperto, Sport Mediaset e Tg Com. Nel documento approvato dall'assemblea, i giornalisti del Tg5 e di Videonews «respingono con forza la decisione dell'azienda di sospendere il programma Matrix, realizzata in modi e tempi inaccettabili» e si impegnano «a non occupare gli spazi di Matrix finchè il programma resterà sospeso. Auspicando che l'azienda trovi una positiva ricomposizione con Enrico Mentana, volto storico e fondatore dell'informazione di Canale 5 - si legge ancora nel documento - i giornalisti esprimono la loro solidarietà ai colleghi e alla redazione tutta di Matrix». Inoltre «ribadiscono la centralità dell'informazione Mediaset e il rischio che diventi sempre più marginale; la ricchezza e la pluralità dell'informazione Mediaset, patrimonio di questa azienda e di tutti i giornalisti e il pericolo che vengano progressivamente compresse; la preoccupazione forte sul futuro dell'informazione di ogni singola testata». L'assemblea è durata un'ora e mezza; nei prossimi giorni si terranno con ogni probabilità quelle delle altre testate Mediaset.

GAD LERNER, NON ANDRÒ DA CHIAMBRETTI - E Gad Lerner non sarà tra gli ospiti che al «Chiambretti Night» interveranno sul caso di Enrico Mentana. Sul suo blog www.gadlerner.it, il giornalista smentisce categoricamente la notizia, diffusa tramite agenzie stampa e siti web, che lo vedeva tra i protagonisti della puntata del programma di Piero Chiambretti. «È falso, non intendo nè scherzare, nè fare da foglia di fico a Mediaset in questa sgradevole vicenda. Quando mi ha telefonato la redazione di Chiambretti, infatti, ho detto subito di no. Trovo dunque scorretto che abbiano messo in giro il mio nome annunciando una presenza che sapevano benissimo non ci sarebbe stata». Nel suo «post» Lerner ribadisce la sua «piena solidarietà a Enrico Mentana che ha compiuto una scelta netta, chiara, dignitosa. La fretta con cui Mediaset ha accolto le sue dimissioni, estendendole dalla direzione editoriale alla soppressione di «Matrix», non fa onore a quell'azienda che deve moltissimo a Mentana. L'ottusità purtroppo miete sempre più vittime nel sistema televisivo italiano».

VESPA - «Capisco la logica inter-rete di Mediaset ma è anche normale che possa non essere compresa da un cavallo di razza lasciato nella stalla al momento della corsa, come era lunedì sera Enrico Mentana»: è il giudizio espresso da Bruno Vespa, che col suo Porta a porta ha invece conquistato la prima serata di Raiuno per commentare con ospiti la morte di Eluana Englaro. «Mi dispiace moltissimo quello che è successo - premette Vespa - ho parlato con Enrico due volte e gli ho detto che, pur capendo le logiche della tv commerciale, istintivamente avrei fatto quello che ha fatto lui, cioè chiedere di andare al posto di Grande Fatello di fronte ad un fatto come la morte di Eluana. Per un giornalista - commenta Vespa - non essere in onda in ore come quelle è pesante e difficile». E sottolinea: «Mediaset agisce su tre reti ma per noi in Rai in casi come questi è Raiuno che va in onda. Capisco che Enrico avrebbe voluto la stessa cosa per Canale 5». Vespa aggiunge: «Mentana mi ha detto che non c'erano dissapori passati. Che si arrivi alla sospensione sine die di Matrix - rileva Vespa - mi lascia immaginare che ci siano altre ragioni, anche se non mi permetto di entrare in casa d'altri». «Non avere almeno per un po' un concorrente come Matrix - aggiunge l'ex direttore del Tg1 - mi dispiacerebbe molto e lo dico senza ipocrisie. Proprio come quando dirigevo il Tg1 ed ero tra i principali fautori della nascita del Tg5. So quanto ci ha fatto bene ieri come oggi»

MARCUZZI - E la conduttrice del Grande Fratello, Alessia Marcuzzi, in un’intervista a Silvia Toffanin per R101 difenda la scelta della rete: «Credo sia stato giusto andare avanti con un programma di intrattenimento in un momento in cui la tv di Stato stava dando tutte le notizie sulla morte di Eluana Englaro e c’erano altre reti Mediaset che stavano facendo informazione. C’era la necessità di fare il programma e ovviamente non dipendeva da me». E aggiunge: «In quel momento non mi sentivo in difetto nel condurre la trasmissione. Ovviamente ero molto dispiaciuta per cui ho iniziato la trasmissione cercando di farmi sentire vicina ai familiari. Non avevo niente di scritto, ma era ciò che mi sentivo di fare in quel momento».

martedì 10 febbraio 2009

Caso Eluana, io sto con Mentana

Bravo direttore.
Matrix e il TG5 hanno giornalisti di primo livello. Mediaset ha perso un'occasione d'oro per dimostrare di avere una marcia in più rispetto a tutti gli altri. Non si calpesta così il lavoro di una squadra di professionisti.


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da Corriere.it
IL CASO ENGLARO
Va in onda il Gf, Mentana: «Mi dimetto»
Il conduttore di Matrix: «Il palinsesto non è cambiato, me ne vado. Non esiste solo l'audience»

ROMA - Terremoto a Mediaset per la morte di Eluana Englaro. Enrico Mentana annuncia che rassegnerà le dimissioni da direttore editoriale di Mediaset per protesta contro la decisione della Rete che, «di fronte a un dramma che scuote il Paese intero, ha deciso di non cambiare di una virgola la sua programmazione di stasera su Canale 5, nonostante sia il Tg5 sia Matrix fossero pronti a aprire finestre informative sulla morte di Eluana». Lo ha riferito lo stesso Mentana in una nota diffusa mentre su Canale 5 stava iniziando una nuova puntata del Grande Fratello.

DIMISSIONI - «Non è così - ha detto Mentana - che si fa informazione su una grande rete nazionale. Non esiste solo l'audience. Simili scelte tolgono credibilità a chi le compie, e personalmente non ho nessuna intenzione di avallarle. Stasera su Canale 5 il dramma è quello della cacciata di una concorrente dal Grande Fratello. A mezzanotte, se va bene, si parlerà di Eluana, a Matrix. Andremo in onda comunque, per dovere di informare. Domani però - conclude - rassegnerò le dimissioni da direttore editoriale di Mediaset, per un altro dovere, quello di coerenza».

Eluana è morta

Ora silenzio e una legge intelligente.


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da Corriere.it
LA MORTE È ARRIVATA ALL'IMPROVVISO. LA NOTIZIA COMUNICATA DALL'ANESTESISTA AMATO DE MONTE
Udine, Eluana Englaro è morta
Il padre: «Non voglio dire niente, ora voglio solo stare solo». Un minuto di silenzio al Senato, poi la rissa

MILANO - Eluana Englaro è morta. La donna - che da 17 anni era in stato vegetativo a seguito di un incidente stradale avvenuto nel 1992 - ha cessato definitivamente di vivere alle 20,10, a quattro giorni dal ricovero alla casa di riposo «La Quiete» di Udine, dove era stata trasferita per l'avvio del processo di sospensione dell'alimentazione e dell'idratazione forzata che la tenevano in vita. A quanto si apprende, la situazione di Eluana Englaro è rimasta stabile fino al primo pomeriggio, dopodiché sarebbe avvenuto un improvviso peggioramento che ha condotto la donna alla morte. La conferma arriva anche dal neurologo che la segue da anni, Carlo Alberto Defanti. «È morta all'improvviso - ha spiegato - ed è una cosa che non prevedevamo. Ha avuto una crisi improvvisa, sulla cui natura dirà una parola certa l'autopsia che era già programmata».

IL SENATO SI FERMA - La notizia è giunta mentre il Senato stava discutendo il disegno di legge con cui il governo ha cercato di interrompere il processo autorizzato da una sentenza della Corte d'Appello di Milano. Il presidente dell'Aula, Renato Schifani, ha subito chiesto ai senatori di osservare un minuto di silenzio. Il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, ha invece fatto sapere di avere appreso «con profondo dolore» la notizia della morte di Eluana Englaro. «È grande il rammarico - ha deto - che sia stata resa impossibile l'azione del governo per salvare una vita». Schifani ha poi deciso di interrompere i lavori di Palazzo Madama e di convocare immediatamente la riunione dei capigruppo. Il ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, ha chiesto che comunque il provvedimento possa essere portato a conclusione, «per evitare che il sacrificio sia stato vano».

LA NOTIZIA AL PADRE - È stato l'anestesista Amato De Monte a telefonare a Beppino Englaro per comunicare la notizia del decesso di Eluana. Il medico era stato subito allertato ai primi segnali di malore e una staffetta della polizia inviata dalla Questura lo ha prelevato a casa sua e condotto in pochi minuti alla casa di riposo, dove è stato constatato il decesso. «Sì, ci ha lasciati - è stato subito dopo il primo e unico commento rilasciato dal padre della donna -. Ma non voglio dire niente, voglio soltanto stare solo».

LE CARTELLE CLINICHE - Nel frattempo sono state acquisite dalla procura di Udine le cartelle cliniche di Eluana Englaro. Si saprà solo martedì mattina se sul corpo della donna verrà effettuata o no l'autopsia. Lo deciderà il procuratore capo Antonio Biancardi insieme al medico legale e a un consulente nominato dalla procura. Tra gli elementi da valutare, anche la corretta applicazione del protocollo per fugare ogni dubbio sull'improvviso decesso di Eluana alla vigilia del voto sul ddl.

LE REAZIONI DI VATICANO E POLITICA - Molto dura la reazione del Vaticano alla notizia del decesso di Eluana: «Che il Signore li perdoni» ha detto Javier Lozano Barragan, presidente del Pontificio consiglio per gli operatori sanitari. Immediate, dopo la comunicazione della notizia, anche le reazioni del mondo politico, alcune particolarmente dure tanto che nella stessa Aula del Senato si è sfiorata la rissa, con i parlamentari del Pdl che hanno gridato «assassini, assassini».

VEGLIE DI PREGHIERA - Davanti alla casa di riposo «La Quiete» decine di persone hanno deciso di salutare Eluana Englaro con canti, preghiere e tante candele accese. Anche a Lecco le suore Misericordine della clinica Beato Luigi Talamoni hanno accolto con sgomento la notizia della morte di Eluana. Le religiose hanno scelto la strada della preghiera e del silenzio. Non hanno partecipato al momento di preghiera organizzato nella basilica di San Nicolò, situata a poche decine di metri nella struttura privata in cui Eluana è rimasta fino a lunedì scorso. Hanno preferito pregare nella riservatezza della cappella della clinica lecchese. Le suore Misericordine hanno recitato il rosario su invito del cappellano, don Vittorio Baroni, con cui si sono sentite dopo aver appreso alla tv la notizia della morte di Eluana Englaro.

lunedì 9 febbraio 2009

I segreti del bordello più famoso di Spagna

da LaStampa.it
Diari segreti della regina del sesso
Da Belmondo a Dalí, la più grande maîtresse di Spagna racconta le perversioni dei vip
GIAN ANTONIO ORIGHI
MADRID - Per l’anagrafe della Barcellona natale è Lydia Artigas, casalinga. Ma tutti la conoscono come Madame Rius, la leggendaria meretrice e maîtresse catalana che cominciò il più antico mestiere del mondo a soli 15 anni. Questa Cleopatra dei lupanari di lusso, ancora sulla breccia a 70 anni, ha raccontato la sua boccaccesca biografia in un libro, «La Señora Rius. Con moralità disinibita». Sono 256 pagine che si leggono d’un fiato. Anche perché tra le sue braccia sono passati clienti defunti del calibro di Salvador Dalí, di Orson Welles, del Nobel alla letteratura Camilo José Cela, del re dell’Arabia Saudita Faisal, o vivi, come Jean-Paul Belmondo. E lei ne spiattella gusti e perversioni. La palma dell’eccentricità se l’aggiudica il famoso erotomane Dalí.

Siamo negli Anni 60, al raffinato bordello San Mario, quando si presenta il pittore, accompagnato da un codazzo di sventole alte e bionde che il geniale artista si porta dietro anche per farsi ripetere continuamente «Divino». E, dopo essersi seduto su di una poltrona, fa a Madame Rius una richiesta che la lascia di stucco: «Portami un’anatra». Quando l’oggetto del desiderio arriva, il maestro si eccita sgozzando la povera bestiola. «Il pittore mi parve altezzoso ed arrogante», ricorda la regina dei casini che ancora oggi riceve i clienti che si interessano per la sua celebre pubblicità, la stessa che compra sui giornali locali dall’87: «S.ra Rius. Se cerca tranquillità, le trovo signore e signorine non professioniste d’appartamento. Orario da convenire». Non sempre gli avventori sono così folli. Anche se le richieste non sono meno curiose.

Cela, l’autore della «Famiglia di Pascual Duarte», notissimo Casanova, arriva alla casa d’appuntamento e chiede un gruppo di lucciole per accompagnarlo in camera da letto. La ragione non ha niente a che fare con la potenza sessuale del romanziere: quasi tutte servivano per scagliare in terra servizi di piatti. La maîtresse chiede incuriosita la ragione della stramberia e le viene risposto che Cela si eccita pensando a quando sua madre sgridava una maldestra domestica a cui cadeva spesso tutto quello che le capitava per le mani. La tenutaria, figlia e nipote d’arte che diventò prostituta per consiglio materno dopo aver fatto la mantenuta per quattro anni con un facoltoso uomo d’affari catalano, è ormai una istituzione. Le tv se la contendono per farsi dire le scene più strane del libro. Lei, ancora piacente e biondissima, non si fa pregare, sottolinea che aborrisce la parola prostituzione, che considera volgare. E snocciola i segreti della sua affollatissima alcova. Da film l’incontro, nel ’65, con Orson Welles, di cui la Poppea barcellonese conosce tutta la filmografia. Il regista americano si trova nel capoluogo catalano per girare «Falstaff» e arriva al San Mario. Gli preparano la solita sfilata delle sette ragazze più desiderabili ma l’autore di «Citizen Kane» punta il dito verso di lei. L’amplesso avviene con il cineasta che non si spoglia nemmeno del suo elegante vestito scuro e l’attira verso di sé prendendola per i lunghi capelli. «Mi sono sentita Rita Hayworth», rimembra ancor estasiata la signora.

Ma non sempre questa ex Venere dell’amore mercenario fa incontri così eclatanti. Dalle sue memorie viene fuori anche un appuntamento con il mitico re dell’Arabia saudita Faisal, a Barcellona per una visita oculistica nella nota clinica Barraquer. Il San Mario manda il clou delle suo carniere, tra cui, inutile dirlo, Madame Rius, all’hotel Ritz. Le lolite arrivano, si spogliano a fianco della enorme suite del miliardario arabo ed entrano nel salone. Ci sono altre trenta prostitute che farebbero bollire il sangue ad un moribondo. Il monarca entra, con una veste filata d’oro, le guarda bene una ad una per 15 infiniti minuti, a volte le palpa, poi se ne va mentre i suoi servitori pagano una fortuna lo spogliarello. I suoi clienti venivano ribattezzati con nomi di personaggi celebri, come Al Pacino o Gandhi. Ma Belmondo no. «La notte con l’attore, nell’86, fu terribile. Per colpa sua non ho potuto lavorare tre giorni. Non capisco come Catherine Deneuve e Ursula Andress abbiano potuto vivere con lui», sbotta la donna che nell’ambiente della prostituzione di lusso si è guadagnata un proverbio: «Girerai, girerai, ma da Madame Rius tornerai».

sabato 7 febbraio 2009

Caso Battisti, Lula rischia la crisi istituzionale

da Repubblica.it
Indiscrezioni di stampa: cinque giudici favorevoli all'estradizione, cinque contrari. Possibile un compromesso: l'ex terrorista, malato di epatite, in Italia per curarsi
Caso Battisti: "La Corte spaccata a metà"
Per Lula rischio crisi istituzionale

dal nostro inviato OMERO CIAI

BRASILIA - Crescono le possibilità che la Corte Suprema brasiliana voti contro il governo Lula sullo status di rifugiato politico concesso all'ex terrorista italiano Cesare Battisti. Un quotidiano molto ben informato sul "Supremo Tribunal Federal" come O Estado de Sao Paulo sosteneva ieri che sono almeno cinque i magistrati pronti a votare per l'incostituzionalità della legge che concede al ministro della Giustizia l'ultima parola. Oltre al presidente, Gilmar Mendes, un giudice che ha già avuto in passato violenti scontri con il ministro Tarso Genro e che già votò per l'annullamento del decreto che concesse l'asilo politico ad un portavoce delle Farc in Brasile, ci sarebbero altri quattro magistrati della Corte disposti ad aprire il conflitto di poteri con l'esecutivo di Brasilia.

Sarebbero Cezar Peluso (che è anche il relatore del Tribunale nel caso Battisti), Ricardo Lewandowski, Carlos Menezes ed Ellen Grace. Se si considera che Cesar de Mello, il più anziano degli undici giudici federali, ha già detto che vuole astenersi il risultato finale sarebbe, per ora, di cinque contro cinque.

Nel caso in cui la Corte decidesse di sfidare il governo votando a maggioranza per l'incostituzionalità dell'articolo 33 della legge sull'asilo politico (quello che dà l'ultima parola al governo e che è stato già giudicato non costituzionale da altri ex magistrati della Corte), la decisione finale sull'estradizione di Battisti spetterebbe al presidente brasiliano Luis Inacio Lula da Silva. Di fronte ad un voto sfavorevole della Corte Lula sarebbe in grande difficoltà. E' vero che il presidente ha dichiarato che rispetterà "le decisioni della Corte" ma darla vinta a Mendes (che fa la guerra al governo anche perché vuole candidarsi con la destra al Senato) avrebbe effetti negativi sia in politica interna che nel suo partito, il Pt, tutto schierato con il ministro Genro.

Nell'ultima fase della sua presidenza (dovrà abbandonare il Planalto alla fine del 2010), Lula vive una situazione contraddittoria. E' un'anatra zoppa perché il suo partito non controlla più né la presidenza della Camera, né quella del Senato, e dovrà scendere a compromessi sempre più pesanti, mano a mano che s'avvicinano le elezioni, con i partiti alleati; ma continua ad avere altissimi indici di gradimento personali, oltre il 70 percento.

Scenario complesso per il quale, in queste ore, prende forza anche una possibile soluzione di compromesso tra presidente e Corte. E' una ipotesi che preoccupa e rende molto nervoso il "magnifico team" degli avvocati di Battisti ma che eviterebbe una grave crisi istituzionale. Si tratta dell'ipotesi di una "soluzione umanitaria" grazie alla quale Battisti, malato di epatite, potrebbe essere restituito all'Italia "per curarsi". Estradato sì ma solo se diretto verso un ospedale.

Difficile fare previsioni sulla data del voto della Corte Suprema. In teoria, dopo la consegna della memoria preparata dal governo italiano, il dossier Battisti potrebbe finire nell'ordine del giorno del Tribunale Supremo anche giovedì della prossima settimana. Altrimenti, dato che il 19 febbraio inizia il Carnevale, si andrebbe all'inizio di marzo.

Botta e risposta tra fitness e notizie

1/ Se mi cercate, niente email. Il telefonino ha qualche problema e riesco a ricevere solo sms.

2/ Grande successo (in termini di contatti per il blog) per le curve di Clizia Incorvada e per la notizia del tronista arrestato perché accusato di picchiare la fidanzata.

3/ Bel botta e risposta a suon di notizie tra il sottoscritto e l'amico T.S. della Gazzetta di Reggio. Onore a un cronista di razza da cui ogni giorno imparo qualcosa, e a cui ogni giorno cerco di rubare un segreto. Segugio!

4/ Qualcosa mi dice che la prossima settimana avrò bisogno di un legale.

5/ Ora passeggiata con l'allegra combriccola, poi pranzo di lavoro. In serata compleanno a sorpresa a casa di amici di Irene che non conosco. Placido e amante della tavola (eufemismo, concedetemelo), finirò a un convivio di fanatici del fitness e degli addominali obliqui scolpiti. Mi esibirò nel mio consueto show anticonformista per animare la serata. Irene già trema... ah ah ah

venerdì 6 febbraio 2009

Eluana, strappo tra Napolitano e il Governo

da Corriere.it
I LEGALI: «ANDIAMO AVANTI». BEPPINO ENGLARO: «È UN TORMENTO SENZA FINE»
Eluana, Napolitano non firma il decreto
Il Consiglio dei ministri approva il ddl

Berlusconi: «Seduta straordinaria del Senato, potrebbe non essere tardi». Il Vaticano: «Ci hanno ascoltato»

UDINE - Il Consiglio dei ministri ha approvato il disegno di legge che obbliga alimentazione e idratazione per soggetti non autosufficienti. Il testo recepisce le linee del decreto approvato venerdì mattina dal governo ma su cui il presidente Napolitano non ha apposto la firma. Alla riunione, presieduta dal premier Berlusconi, hanno partecipato il sottosegretario Gianni Letta, i ministri Altero Matteoli, Andrea Ronchi, Giorgia Meloni e Stefania Prestigiacomo. Assenti per motivi "logistici" i ministri della Lega, che però hanno chiamato il presidente del Consiglio per esprimere il proprio sostegno all'iniziativa. Il ddl è stato immediatamente inviato al Senato e Berlusconi non esclude che il via libera possa arrivare a breve: «Dipende da loro. I gruppi sono già in stretto contatto». Il presidente Napolitano ha autorizzato la presentazione alle Camere del disegno di legge.

BERLUSCONI: APPELLO A SCHIFANI - «Abbiamo preso atto del rifiuto del capo dello Stato ma abbiamo ribadito l'urgenza del provvedimento - ha detto Berlusconi al termine del vertice di governo -. Ci siamo riuniti e abbiamo approvato un disegno di legge che recepisce il testo del decreto». Il premier ha detto che la risposta del Parlamento arriverà in breve tempo: «Il governo - ha spiegato - ha rivolto un accorato appello al presidente del Senato per una immediata convocazione del Senato in seduta straordinaria. Credo che convocherà subito una riunione dei gruppi e poi i gruppi decideranno quando potersi riunire. Se ci sarà la volontà di fare presto, noi crediamo ci possa essere una risposta da parte del Parlamento in pochissimo tempo». «Potrebbe non essere troppo tardi per Eluana - ha aggiunto Berlusconi -. Per una persona normale è possibile stare due o tre giorni senza bere, rivolgetevi a Pannella». «Siamo pronti a lavorare anche sabato e domenica per approvare la norma 'salva-Eluana'» ha detto il presidente dei senatori dell'Udc Giampiero D'Alia.

L'ITER PARLAMENTARE - In realtà, salvo accelerazioni, il ddl inizierà il suo iter lunedì, dopo la conferenza dei capigruppo (prevista alle 12) che decide l'assegnazione del testo, presumibilmente alla commissione Sanità dove è già in atto la discussione sul testamento biologico. A quel punto il presidente della commissione Antonio Tomassini convoca l'ufficio di presidenza per disporre le procedure necessarie e verifica se esiste una volontà politica concorde per accelerare l'esame del provvedimento che, se approvato in sede deliberante, non dovrebbe passare in Aula. Nel caso non dovesse riscontrarsi un clima di concordia politica fra le diverse forze, sulla base dell'art. 72 della Costituzione, o il governo o un decimo dei componenti della Camera o un quinto dei commissari possono richiedere il passaggio in Aula. Si tratterebbe di una decisione strategica cui la maggioranza potrebbe fare ricorso perché, una volta in Aula, è possibile contingentare i tempi e far decadere eventuali emendamenti.

SCONTRO ISTITUZIONALE - La vicenda di Eluana Englaro, dopo l'avvio della procedura di graduale abbandono delle terapie nella clinica La Quiete di Udine, ha assunto il risvolto di un gravissimo scontro istituzionale dopo che il presidente Napolitano si è rifiutato di firmare il decreto legge del governo. Il conflitto è esploso a metà giornata, quando il Consiglio dei ministri ha approvato il decreto legge per bloccare i medici nonostante la contrarietà del presidente della Repubblica. Dopo il via libera, Giorgio Napolitano ha però confermato la propria posizione: non firmerà il provvedimento. La decisione del Consiglio del ministri è stata invece accolta positivamente dal Vaticano: «Una scelta coraggiosa». Diversa la posizione del presidente della Camera: Gianfranco Fini ha espresso «preoccupazione» per il no del Consiglio dei ministri all'invito di Napolitano, mentre un altro esponente di An, Ignazio La Russa, ha sottolineato che «si apre un problema serio. Ora la soluzione è quella del ddl da approvare in tempi rapidi». Critiche dall'opposizione: per il leader del Pd Veltroni Silvio Berlusconi vuole «un incidente istituzionale» e si è macchiato di «un comportamento totalmente irresponsabile».

ISPETTORI NELLA CLINICA - E mentre i legali della famiglia Englaro hanno assicurato che si andrà avanti con la procedura, il ministro del Welfare Maurizio Sacconi ha inviato gli ispettori a Udine. Un fatto che non preoccupa i legali della famiglia Englaro, come spiegato dall'avvocato Giuseppe Campeis: «Stiamo operando al di fuori del servizio sanitario nazionale, in quanto si tratta di un servizio appaltato tra l'associazione 'Per Eluana' e la casa di riposo». «Il decreto legge emanato dal governo Berlusconi non ha la firma del capo dello Stato per cui come tale noi andiamo avanti con il protocollo - ha aggiunto Campeis -. Se non ci saranno fatti nuovi e se non avverranno altri impedimenti, si proseguirà». Circa il fascicolo aperto dalla Procura di Udine, l'avvocato ha precisato che «c'è già stato un chiarimento da parte del procuratore generale di Trieste per cui noi andiamo avanti nella legalità». Beppino Englaro, il padre di Eluana, rilascia un unico commento: «Sono sconvolto, è un tormento senza fine, non riesco neppure a pensare e riflettere e preferisco continuare a restare nel silenzio».

IL CONSIGLIO DEI MINISTRI - Lo strappo tra governo e Quirinale si è consumato dopo la lettera del presidente della Repubblica al Consiglio dei ministri. «Non sussistono le ragioni di necessità e di urgenza», ha spiegato nella missiva Giorgio Napolitano, esprimendo perplessità anche sulla nuova bozza riformulata dal ministero del Welfare e che conterrebbe, secondo quanto annunciato dal governo, i rilievi del presidente emerito della Corte Costituzionale Valerio Onida; questi però ha negato con fermezza: «Hanno strumentalizzato le mie parole, disconosco nella maniera più assoluta qualunque mia partecipazione alla stesura del testo di un decreto legge che non ritengo nemmeno di commentare». Il via libera dal Consiglio dei ministri al provvedimento è arrivato ugualmente. Una decisione adottata all'unanimità dopo una lunga discussione (la Prestigiacomo era orientata all'astensione, ma sarebbe stata convinta a votare sì). Berlusconi ha incassato anche il sostegno dell'Udc: Casini ha telefonato al premier per esprimere il suo consenso all'iniziativa del governo.

LA RUSSA: «QUASI VOTO DI FIDUCIA» - Al momento della votazione in Consiglio dei ministri sul varo del decreto Berlusconi «ha quasi posto il voto di fiducia». Lo ha detto il ministro della Difesa La Russa. «Prestigiacomo non ha preso la parola e alla fine, quando si votava, ha dato l'impressione di volersi astenere. Il presidente del Consiglio le ha detto che preferiva una non astensione: su questa questione ha quasi posto il voto di fiducia. Qualcuno aveva espresso problemi di opportunità, io tra questi, ma non c'erano stati interventi contrari». E sulla differente posizione di Fini: «Sì, ha espresso una posizione diversa, ma non era in Consiglio dei ministri a dover votare in un modo o nell'altro e a dover dare una valenza politica alla questione su chi deve decidere riguardo alla necessità e all'urgenza. Decisione che spetta al governo».

«PRESUPPOSTI DI URGENZA» - Il premier, in conferenza stampa, ha spiegato che nel caso di Eluana «sussistono i presupposti di necessità e urgenza, presupposti che sono affidati alla responsabilità del governo: poi spetta al Parlamento decidere se confermare o meno questi presupposti». «Eluana è una persona viva - ha aggiunto Berlusconi - respira, le sue cellule cerebrali sono vive e potrebbe in ipotesi fare anche dei figli. È necessario ogni sforzo per non farla morire». Il premier ha poi criticato l'atteggiamento di Napolitano: «Con la sua lettera si introduce una innovazione: il capo dello Stato in corso d'opera del Cdm può intervenire anticipando la decisione sulla necessità e urgenza di un provvedimento. Per questo abbiamo deciso all'unanimità di affermare con forza che il giudizio è assegnato alla responsabilità del governo. Se il capo dello Stato non firmasse e si caricasse di questa responsabilità nei confronti di una vita, noi inviteremmo immediatamente il Parlamento a riunirsi ad horas e approvare in due o tre giorni una legge che anticipasse quella legge che è già nell'iter legislativo». A una specifica domanda di un giornalista, Berlusconi ha comunque assicurato che i rapporti con il presidente della Repubblica restano «cordiali» e che non sta pensando assolutamente all'impeachment.

NAPOLITANO NON FIRMA - Poco dopo, però, Napolitano ha confermato di non voler firmare il decreto. Il presidente, si legge in un comunicato, «ha preso atto con rammarico della deliberazione da parte del Consiglio dei ministri del decreto legge relativo al caso Englaro. Avendo verificato che il testo approvato non supera le obiezioni di incostituzionalità da lui tempestivamente rappresentate e motivate, il presidente - conclude la nota - ritiene di non poter procedere alla emanazione del decreto». Napolitano ha ricevuto l'appoggio di Fini: «Desta forte preoccupazione - ha dichiarato il presidente della Camera - che il Consiglio dei ministri non abbia accolto l'invito del capo dello Stato, ampiamente motivato sotto il profilo costituzionale e giuridico, a evitare un contrasto formale in materia di decretazione d'urgenza».

PLAUSO DEL VATICANO - All'esecutivo arriva invece il plauso del Vaticano. Approvando il decreto legge sul caso di Eluana Englaro, ha affermato monsignor Rino Fisichella, presidente della Pontificia accademia per la vita, «il governo ha fatto un gesto di grande coraggio, che sarà apprezzato dalla grande maggioranza di tutti i cittadini». «Pur nella differenza delle competenze che abbiamo - conclude Fisichella - ci rallegriamo che le istanze che abbiamo portato avanti in questi mesi sono state ascoltate e accolte». Il Vaticano critica Napolitano: «Sono costernato che in tutte queste diatribe politiche si ammazzi una persona - ha affermato il cardinale Renato Raffaele Martino, presidente del Pontificio consiglio giustizia e pace - e sono profondamente deluso (dalla decisione del presidente di non firmare il decreto, ndr)».

AVANTI LA PROCEDURA - Intanto, nella clinica friulana dove si trova Eluana Englaro, la "fase due" della procedura per la riduzione della nutrizione è iniziata. La conferma arriva dall'avvocato Franca Alessio, curatrice di Eluana: «Penso che tutto si stia svolgendo come previsto. Il protocollo prevede che dopo tre giorni cominci lo stop all'alimentazione - ha aggiunto il legale -. I tre giorni sono passati e non intervenendo fatti nuovi si procede come previsto».