sabato 31 gennaio 2009

Lux è tornato

Signori, Lux è tornato da un lungo viaggio e regala al popolo di internet due magie.

Canestro comunque (Lux 2009).
Sarebbe da mandare alla Nba a NYC per inserirla negli spot "I love this game". Chi, come me, si è "ammalato" di basket da piccolo, non può non rimanere estasiato davanti a questo scatto.

Patagonia! (Lux 2009).
Alzi la mano chi, davanti a questi spazi infiniti, non viene preso dall'irrefrenabile istinto di prendere a calci il computer e di scappare sul primo aereo.

Polemiche all'apertura dell'anno giudiziario

da Corriere.it
APERTURA DELL'ANNO GIUDIZIARIO NELLE CORTI D'APPELLO ITALIANE
La denuncia dei magistrati
«Politica, difficile rapporto»

Santacroce, Roma. Grechi, Milano: «pan-penalizzazione»

MILANO - L'apertura dell'anno giudiziario, in tutte le corti d'appello italiane, offre oggi l'occasione di riflettere sui «mali» della giustizia del nostro Paese. Occhi puntati in particolare su Milano e Roma. Il presidente della corte d'appello di Milano, Giuseppe Grechi, nella sua relazione inaugurale ha sottolineato come in Italia si facciano troppi processi: «L'Italia detiene, con largo margine, il primo posto assoluto in Europa per «numero di affari penali relativi a infrazioni qualificate come gravi, pendenti dinnanzi ai tribunali di primo grado». «Quanto al numero di reati per abitanti - ha sottolineato l'alto magistrato -, siamo secondi solo alla Bosnia Erzegovina». «Sono poche invece in Italia, rispetto agli altri Paesi, le infrazioni minori per le quali non viene innescato il complesso meccanismo del processo penale - ha concluso Grechi -. È evidente che non siamo al cospetto della malvagità di un popolo ma di una politica di "pan-penalizzazione" che si dimostra da sempre di fatto incontenibile, anche perché non sa affidare a organi amministrativi efficienti l'accertamento e la sanzione delle infrazioni meno gravi».

IL CASO ENGLARO - Sul caso di Eluana Englaro, Grechi ha sottolineato che la corte d'appello civile di Milano che è stata chiamata a decidere «non ha invaso territori altrui». «La Costituzione è fondata sulla separazione dei poteri, per cui un potere non può interferire nelle decisioni di un altro». Quindi, né il potere esecutivo né quello legislativo possono annullare le sentenze definitive.

INGERENZE DELLA POLITICA- «La situazione è di estrema drammaticità», ha detto Giorgio Santacroce, presidente della corte d'appello di Roma. E ha parlato di «delegittimazione del ruolo della magistratura»: «La crisi della giustizia è grave e allarmante, come mai in passato. Ma il giudice italiano non può continuare a vivere il suo rapporto con la politica in modo perennemente teso e conflittuale».

PROCESSI TROPPO LUNGHI - Santacroce ha anche puntato il dito sull'eccessiva lentezza dei processi in Italia. Per Santacroce occorre una vera e propria «rivoluzione culturale, l'affermazione di un'etica pubblica fondata su una ritrovata legalità, anziché sull'idea fuorviante che l'illegalità degli altri sia sufficiente a giustificare la propria». Ha quindi auspicato «maggiore snellezza e celerità ai processi civili e penali»: «Dalla retorica delle chiacchiere è arrivato il momento di passare alla concretezza dei fatti».

venerdì 30 gennaio 2009

Buon compleanno, Joe Timbri!

1/ Oggi Joe Timbri spegne 29 candeline. Auguri! Ha festeggiato in tribunale in ottima compagnia. L'allegra combriccola brinderà invece domenica sera.

2/ Domani sera Alessandro Ramagli guiderà per la prima volta la Trenkwalder (basket Legadue) in una gara ufficiale. Appuntamento alle 20,45 a Cremona contro Soresina.

3/ Entusiasmo a zero dopo gli ultimi eventi. Urge una svolta. Basterà il pensiero?

4/ La sfida per conquistare le simpatie dell'ultima arrivata al quarto piano sembra chiusa. C'è un uomo in fuga.

5/ La Torre ha vinto l'atteso derby con l'Arbor nel campionato Dilettanti A1 del Csi di Reggio, ma solo dopo un tempo supplementare. La vetta è salva.

Stalking, pene da 4 a 6 anni

da Panorama.it
Passa alla Camera il ddl anti-Stalking, pene da 4 a 6 anni
Tutta la Camera (salvo rare eccezioni) d’accordo: lo stalking é un reato da punire con pene piú severe. Stalking, ossia persecuzione, pedinamento, ossessione. Quegli atteggiamenti insomma, tenuti da chi affligge un’altra persona, spesso di sesso opposto, perseguitandola e generando stati di ansia e paura, che possono arrivare a comprometterne il normale svolgimento della quotidianitá. I casi sono migliaia, dalle stupidaggini tipo sms ossessivi alle vere e proprie persecuzioni che spesso sfociano in casi da cronaca nera (il 5% degli omicidi é preceduto da atti di questo tipo). E’ proprio per evitare di arrivare a quel punto e dare la possibilitá alle forze dell’ordine di intervenire prima, che è stato necessario arrivare a una legge. Il ministro Mara Carfagna incassa così un successo personale su un tema su cui la convergenza con l’opposizione è stata totale. 379 i voti a favore, 3 astenuti e 2 contrari. ‘’Votiamo sì non per l’emozione suscitata dagli atroci recenti fatti, ma perché è una legge attesa che colma una grave lacuna.” ha spiegato l’ex ministro delle Pari opportunitá Barbara Pollastrini, del Pd “Tuttavia non possiamo accontentarci” ha aggiunto “Non rinunciamo a traguardi piú ambiziosi'’.
Il testo approvato alla Camera con gli emendamenti introduce pene severe per i molestatori: Chiunque minacci o compia atti persecutori nei confronti di qualcuno rischia il carcere fino a quattro anni. Se poi a molestare è il coniuge (anche separato o divorziato), il convivente o il fidanzato e se la molestia ad oggetto una donna incinta la detenzione puó durare fino a sei anni. Nel codice penale, se il ddl proseguirá il suo cammino al Senato, lo stalking sará inserito nell’articolo 612-bis, con il nome di “Atti persecutori”. Per le vittime di stalking sará istituito un numero verde nazionale per fornire una prima assistenza psicologica e giuridica e per indirizzarle presso gli sportelli allestito nelle questure.
Protagoniste in Parlamento, senza distinzioni di parte, le donne: dalla ministra Carfagna alla relatrice Giulia Bongiorno, da Pina Picierno, ministro ombra delle politiche giovanili del Pd, ad Alessandra Mussolini che ha chiesto e ottenuto l’aggravante per le molestie alle donne incinte. E Carolina Lussana, della Lega, dice che ora il parlamento deve pensare a ‘’rendere ancora piú incisivo il contrasto alla violenza sessuale'’. Gli unici due no al ddl sono venuti dal piccolo gruppo dei Liberaldemocratici (centrodestra) il cui presidente Daniela Melchiorre ha così commentato: “Si tratta di un provvedimento illiberale perché lascia al magistrato una eccessiva discrezionalià e introduce delle pene che non sono proporzionate rispetto al fatto che costituisce reato. Non avevamo bisogno di una nuova norma, ma si sarebbe dovuto invece lavorare affinché le norme già contenute nel nostro codice penale potessero trovare una piú puntuale e corretta applicazione'’.

giovedì 29 gennaio 2009

Delitto di Garlasco, la nuova perizia smonta la difesa di Stasi

da Corriere.it
Delitto di Garlasco
Centrata l'ora in cui Chiara è stata uccisa
La nuova perizia smonta la difesa di Stasi

Tra le 10,30 e le 12 del 13 agosto 2007 Alberto non era al telefono con la madre e avrebbe potuto uccidere la Poggi

VIGEVANO (PAVIA) – Nessuna sorpresa. Ma una conferma in più. Per dire quello che la Procura di Vigevano ha sostenuto fin dall’inizio: la morte di Chiara Poggi, assassinata a 26 anni nella sua villetta di Garlasco (Pavia), «è da collocarsi in un intervallo di tempo compreso fra le ore 10,30 e le ore 12 del 13 agosto 2007, con maggior “centratura” intorno alle ore 11-11,30». In una nuova perizia di quattro pagine depositate in Procura, il medico legale Marco Ballardini smonta una ad una le motivazioni che avevano portato la difesa di Alberto Stasi, unico indagato per l’omicidio della fidanzata, a far risalire «l’epoca della morte fra le ore 9 e le ore 10».

L'ORA DEL DELITTO - Un particolare non da poco, quello dell’orario del delitto. Perché è proprio attorno a questo punto che gli avvocati di Alberto fanno ruotare l’alibi del ragazzo, che si è sempre detto innocente. Dai tabulati telefonici acquisiti dai carabinieri risulta infatti che alle 9,50 della mattina dell’omicidio il giovane ha ricevuto sul telefono di casa una chiamata della madre, Elisabetta Ligabò, che si trovava in vacanza in Liguria assieme al marito, Nicola Stasi. La telefonata dura appena pochi minuti. Quanto basta, secondo la difesa, per provare che «Alberto non può aver commesso il delitto, visto che l’assassino ha agito proprio in quell’arco temporale». La conclusione della difesa, a detta del medico legale, si baserebbe però su «presupposti non corretti». «Gli argomenti del consulente di parte, il professor Francesco Avato – è scritto nella relazione del dottor Ballardini – riguardano il comportamento del raffreddamento cadaverico». Prima di tutto, «il riferimento del prof. Avato ad una temperatura di 26 gradi (nel luogo in cui è stato ritrovato il cadavere, ndr) è del tutto arbitrario ed avulso da qualsivoglia dato obiettivo». Questo perché, osserva il medico legale, la difesa «si rifà alla curva termica registrata dall’osservatorio metereologico “Associazione Irrigazione Est Sesia-Ufficio Centrale Idrometria e Catasto” di tre paesi limitrofi a Garlasco», senza «peraltro considerare le oscillazioni orarie della temperatura» che «non può considerarsi uguale a quella di Garlasco».

IL PESO - Altro punto: il peso di Chiara. Essendo l’obitorio di Vigevano sprovvisto di una pesa, difesa e accusa hanno dato due misure differenti. «Il prof. Avato, appellandosi ad un aspetto definito come “costituzione piuttosto formosa”, arbitrariamente valuta il peso della ragazza prossimo ai 60 chili», mentre il medico legale dopo l’autopsia aveva stabilito il peso della ragazza tra i 45 e i 50 chili. «E’ chiaro che attraverso questa serie di modificazioni “abusive” – continua Ballardini – l’epoca della morte può essere spostata dove si vuole». Infine, una certezza scientifica: «Il fatto che al momento dei rilievi del 118» il corpo di Chiara non fosse già rigido suggerisce con una certa autorevolezza la proposizione seguente: alle 14,11 del 13 agosto non erano trascorse più di 2-4 ore (media 3) dal momento della morte».
Erika Camasso

mercoledì 28 gennaio 2009

Robinho arrestato per stupro

da Corriere.it
LA VIOLENZA SAREBBE AVVENUTA IL 14 GENNAIO. IL GIORNO DOPO IL GIOCATORE È TORNATO IN BRASILE
Robinho arrestato per stupro, lui nega
L'attaccante brasiliano interrogato dalla polizia e poi rilasciato su cauzione

MANCHESTER - Arrestato per violenza sessuale. La polizia britannica ha fermato l'attaccante brasiliano del Manchester City Robinho nell'ambito di un'inchiesta su un presunto stupro commesso in un night club dell'Inghilterra settentrionale. Il giocatore, che nega ogni addebito, è stato rilasciato sotto cauzione.

LUI NEGA - «Noi possiamo confermare che Robinho ha incontrato la polizia, come era stato convenuto, nel quadro di una inchiesta criminale» ha ammesso il portavoce Chris Nathaniel sul sito web del calciatore. Robinho «respinge vigorosamente qualsiasi accusa di cattiva condotta o di crimine e sarà felice di collaborare con la polizia se necessario». La polizia del West Yorkshire ha riferito all’Associated Press, senza indicare il nome del giocatore, che un uomo è stato interrogato per «una grave aggressione sessuale» avvenuta a Leeds il 14 gennaio e poi è stato rilasciato sotto cauzione. All'indomani della presunta aggressione, Robinho aveva lasciato senza autorizzazione il campo di allenamento della sua squadra a Tenerife per recarsi in Brasile, invocando una «questione familiare». Una fuga improvvisa che, inizialmente, si pensava fosse dovuta alla decisione di Kakà di non accettare la proposta di trasferimento al City e di restare al Milan. Un ritorno in patria non autorizzato che gli è costato 200.000 euro di multa da parte della società.

martedì 27 gennaio 2009

Avvistata

A proposito di molestie, oggi S.V. è stata avvistata in tribunale a Reggio.

Sgridati e innamorati

1/ Grandi manovre al quarto piano. Chi conquisterà i favori dell'ultima arrivata? Via alle scommesse...

2/ Grandi sofferenze in via Aosta. Allenamento durissimo, ma sono sopravvissuto. I love this game!

3/ Birretta pregiata in tarda serata all'Artù con la squadra. Meritato sollievo.

4/ VS5P parla di nuovo.

5/ Sarà un febbraio intenso. In tribunale, intendo.

6/ Anche la magistratura reggiana si affaccia su Facebook. Qualcuno anche per indagare.

7/ Quanto costa un sms? Appena 15 centesimi. Forse qualcuno lo ha dimenticato...

8/ Vi segnalo questo sito: www.ballacoilupi.org

9/ Continua a piovere. Nevicherà domani? Basta disagi, please. Capito, Enìa?

10/ Basta, vado a letto a leggere Vanity Fair. E' presto per dormire.

De Benedetti si fa da parte

E RICORDA TRE CASI: CRAC DEL BANCO AMBROSIANO, LA SME E LA MONDADORI»
De Benedetti lascia le presidenze
«Mia carriera danneggiata dalla politica»

Ma rimarrà presidente onorario del Gruppo l'Espresso, «con responsabilità editoriale e nomina dei direttori»

MILANO - «Lascio tutte le presidenze delle società che ho fondato»: questo l'annuncio di Carlo De Benedetti nel corso di una conferenza stampa a Milano. Una decisione «serena, presa per assicurare la continuità, perché a fine anno compio 75 anni» ha aggiunto il presidente del gruppo Cir.
«Ho avuto eventi che hanno danneggiato la mia carriera per ragioni politiche» ha anche detto De Benedetti, che ha ricordato tre casi in particolare: la condanna per il crac del Banco Ambrosiano «che mi ha tanto amareggiato», «la Sme che come noto mi è stata tolta per ragioni politiche» e «la Mondadori».

DETTAGLI - De Benedetti manterrà la carica di presidente onorario del Gruppo l'Espresso, «con la responsabilità editoriale e la delega per la nomina dei direttori», mentre il nuovo presidente del gruppo editoriale sarà deciso «d'accordo con mio figlio Rodolfo». Quanto ai presidenti elle altre società, Cir, Cofide ed M&C, saranno decisi dai consigli di amministrazione che si riuniranno giovedì prossimo. De Benedetti ha ripercorso le tappe della sua lunga carriera, soffermandosi in particolare sulla esperienza all'Olivetti, che ha definito «una storia di successo, contrariamente a quanto si è scritto» e sulla sua grande passione, l'editoria: «Una delle due cose di cui sono più fiero, assieme alla coerenza del mio pensiero politico».

L'IMPERO - Quello fondato da Carlo De Benedetti è un vero impero, che spazia dall'industria all'editoria, dalla sanitá alla finanza. Tutto ruota attorno alla Cofide-Compagnia Finanziaria De Benedetti, fondata nel '76 e quotata a Piazza Affari, che controlla la Compagnia industriali Riunite (Cir), la holding di famiglia, che raccoglie le societá dell'uomo d'affari, che oggi, a sorpresa, ha annunciato di lasciare tutte le presidenze del gruppo. Tra le più importanti attivitácontrollate da Cir-Cofide c'è il gruppo editoriale "L'Espesso" che opera nel settore dei media: la capogruppo, Gruppo Editoriale l'Espresso, pubblica il quotidiano nazionale La Repubblica e il settimanale L'Espresso. Attraverso le sue controllate è anche editore di sedici quotidiani locali, di tre emittenti radiofoniche nazionali, ha una presenza rilevante nel settore internet e raccoglie la pubblicitá per le pubblicazioni del gruppo oltre che per alcuni editori terzi. I dipendenti del gruppo Espresso sono circa 3.000.

Sogefi, fondata 25 anni fa da Carlo De Benedetti, e da lui ininterrottamente presieduta con un fatturato annuo di 1 miliardo di euro e 6.300 dipendenti, è invece uno dei maggiori gruppi internazionali operanti sulla scena mondiale nei componenti di autoveicoli. Il core business di Sogefi si concentra su due settori di attivitá: i filtri e i componenti elastici per le sospensioni. Dal 19 aprile 2005 Rodolfo De Benedetti ne ha assunto la carica di presidente, mentre Carlo De Benedetti è stato nominato presidente onorario.

Nato nel '99 da una joint-venture fra Cir, che ne detiene la maggioranza con una quota del 68,1%, e l'austriaca Verbund (31,9%), il gruppo Sorgenia è il terzo operatore del nuovo mercato libero dell'elettricitá e del gas in Italia. Sorgenia, che nel 2007 ha registrato un fatturato pari a 1,882 mld di euro, è tra i pochi operatori privati dotati di proprie centrali di produzione ed è attualmente impegnata nella costruzione di nuovi impianti e nell'adeguamento delle strutture esistenti ai più elevati standard tecnologici, con l'obiettivo di conciliare l'efficienza degli impianti e il rispetto dell'ambiente. Presidente di Sorgenia è Rodolfo De Benedetti, amministratore delegato di CIR e di Cofide.

Holding Sanitá e Servizi (Hss), attiva dal 2003, è stata costituita da Cir con l'obiettivo di diventare un operatore sanitario privato di rilievo nazionale, con attivitá nella gestione degli ospedali, delle residenze per anziani, delle strutture psichiatriche e riabilitative. In 3 anni di operativitá, Hss è arrivata a gestire oltre 3.700 posti letto. Tappe importanti dello sviluppo sono state la presa in gestione dell'Ospedale di Suzzara (Mantova) e l'acquisizione nel giugno 2006, di Anni Azzurri, la più importante struttura italiana specializzata nella gestione di residenze per anziani. È presente in sette regioni del Nord e Centro Italia: Liguria, Piemonte, Lombardia, Veneto, Trentino, Emilia Romagna e Marche.

Carlo De Benedetti è stato anche promotore di M&C (Management Capitali), societá di investimenti in progetti di turnaround e di sviluppo strategico e industriale con l'obiettivo di realizzarne il rilancio e il recupero di redditivitá con il rafforzamento manageriale e finanziario. M&C, costituita alla fine del 2005, è stata la prima societá di investimenti (permanent capital investment company) ammessa alla quotazione sul segmento Mtf della Borsa di Milano, con un capitale di 444 milioni do euro, integralmente versato e disponibile, apportato da imprenditori italiani, da banche italiane e internazionali e da primari investitori istituzionali. Carlo De Benedetti è presidente del Consiglio di Sorveglianza nell'ambito della governance duale della societá. Nel settore finanziario, Cir controlla, con una quota del 98,8%, anche Jupiter Finance. Costituita nel 2005 è la societá dedicata all'acquisto e alla gestione dei crediti problematici. Il gruppo Oakwood, acquisito nel gennaio 2007 congiuntamente con Merrill Lynch e del quale Cir detiene il 47,5%, è specializzato nella creazione, acquisizione e gestione di societá per finanziamenti retail e si rivolge a clienti cosiddetti non-conforming oppure non-prime in particolare nei segmenti dei mutui, del credito al consumo, del finanziamento degli autoveicoli e del leasing.

domenica 25 gennaio 2009

Ha aggredito Noel Gallagher degli Oasis, rischia 14 anni di carcere

L'accusa è passata da aggressione ad assalto aggravato
Rischia 14 anni di carcere l'uomo che ha aggredito Noel Gallagher in un concerto
Daniel Sullivan aveva spinto il cantante degli Oasis provocandogli la frattura di alcune costole

LONDRA (GRAN BRETAGNA) - Un gesto che potrebbe costargli caro. Rischia fino a 14 anni di carcere Daniel Sullivan, l'uomo accusato di aver aggredito il chitarrista degli Oasis Noel Gallagher durante un concerto a Toronto lo scorso settembre. Sullivan, che era salito sul palco e aveva spinto e fatto cadere Gallagher provocandogli la rottura di diverse costole, inizialmente era stato accusato di aggressione, ora invece l'accusa è diventata di assalto aggravato, la cui pena massima è di appunto 14 anni di carcere. L'udienza preliminare per Sullivan è fissata per il 6 marzo.

sabato 24 gennaio 2009

Molestie e fatti strani

1/ Giornata di grigio e di neve fuori dalla finestra. Dentro, una tastiera su cui le mani danzano al ritmo del ricordo. A rovinare tutto una presenza molesta che mi massacra di sms...

2/ Che si fa stasera? Il buon Didi è pronto a unirsi all'allegra combriccola per una serata sopra le righe. Sopra, sì; ma con moderazione. Vietato perdere la voce. Domani c'è Reggiana-Lumezzane. Per chi non sarà allo stadio Giglio è d'obbligo sintonizzarsi su Radio Erre a partire dalle 14,30. Anzi, meglio dalle 14,20.

3/ Mi sono già stancato di sentire parlare di Obama-mania.

4/ Perché tutti parlano del triangolo Belen-Corona-Moric?

5/ A proposito, ultimamente a Reggio accadono fatti strani...

Ricattano Travolta e finiscono in manette

da Tgcom.it
Estorsione a Travolta, due arresti
Bahamas,un senatore locale e un autista
La polizia delle Bahamas ha arrestato un membro del Senato di Nassau e un autista di ambulanza, entrambi sospettati di aver organizzato un piano per estorcere denaro all'attore americano John Travolta. Marvin Dames, dirigente della polizia locale, ha detto che il senatore Pleasant Bridgewater è stato arrestato venerdì, mentre l'autista di ambulanza Tarino Lightbourne è stato arrestato in queste ore. Non sono stati forniti altri dettagli.

Alcuni giorni fa era trapelata la notizia che due estorsori avevano contattato l'attore americano chiedendogli milioni di dollari in cambio di foto che ritraevano il figlio sedicenne dell'attore a bordo di un'ambulanza che lo portava in ospedale. Il figlio 16enne di John Travolta, Jett, è morto il 2 gennaio scorso a seguito di un malore mentre si trovava in vacanza con la sua famiglia proprio alle Bahamas. Il ragazzo è stato trovato privo di sensi sul pavimento del bagno di casa dopo aver battuto violentemente la testa contro la vasca da bagno. Inutili i tentativi di rianimarlo da parte del padre. Arrivato in ospedale è stato dichiarato il decesso del primogenito sedicenne della star. L'autista aveva raccontato a diversi tabloid dei tentativi eseguiti per rianimare il ragazzo.

Rilasciato da Guantanamo, terrorista nello Yemen

da Corriere.it
LA SOFFIATA DELL'INTELLIGENCE SUONA COME UNA MESSA IN GUARDIA
Rilasciato da Guantanamo
Terrorista nello Yemen

Abu Sayyaf guida la cellula locale di Al Qaeda

WASHINGTON – Said Ali al Shihri, nome di battaglia Abu Sayyaf, è rimasto rinchiuso nella gabbia di Guantanamo fino al novembre 2007. Per i guardiani era il prigioniero numero 372. Poi lo hanno liberato e inviato a casa, in Arabia Saudita, dove hanno cercato di de-programmarlo con un corso speciale. Risorse sprecate. Al Shihri ha trovato accoglienza nel movimento qaedista nello Yemen, ne è diventato il numero due e ha organizzato, in settembre, un attentato contro l'ambasciata Usa a Sanaa (16 morti). Rivelando la storia di Abu Sayyaf al New York Times, l'intelligence Usa ha voluto indicare quali rischi si possono correre chiudendo a Guantanamo. Un messaggio lanciato nel momento in cui Barack Obama ha avviato la chiusura – in tempi lunghi – del centro di detenzione. Alcuni commentatori e ambienti della sicurezza hanno insistito su un punto: chi controllerà i detenuti mandati nei paesi di origine? E per rafforzare il loro interrogativo hanno citato un rapporto del Pentagono secondo il quale almeno 61 ex prigionieri sono tornati alla violenza. Nel dossier americano al Shihri, 35 anni, viene indicato come un esperto combattente, con buoni agganci in Pakistan, nei paesi del Golfo e in Iran.

Dopo la cattura, ha giustificato i suoi viaggi con il desiderio di «acquistare dei tappeti». Quando gli americani lo hanno estradato in Arabia Saudita, Abu Sayyaf si è sottoposto al programma di «rieducazione» ma poi ha fatto perdere le sue tracce. Abu Sayyaf è fuggito nello Yemen unendosi alle cellule jihadiste. Una realtà, peraltro, non omogenea. Poche settimane fa, un alto esponente estremista – Hamza al Dhayani - ha sostenuto che l'attacco contro l'ambasciata era in realtà una manovra organizzata dalla polizia segreta che aveva manipolato qualche testa calda. L'obiettivo sarebbe stato quello di ottenere la solidarietà internazionale. Informazioni recenti raccontano poi che la fazione sarebbe divisa tra chi insiste per azioni contro il «nemico lontano» (gli Stati Uniti) e quanti invece propendono per operazioni contro il «nemico vicino», lo Yemen. Se su Guantanamo Obama vuole cancellare la macchia, non è disposto a rallentare la pressione sui rifugi in Pakistan. Lo dimostrano due raid di aerei senza pilota lanciati nell'area tribale: 18 le vittime, tra loro alcuni stranieri. Il presidente, in campagna elettorale, non ha mai nascosto la volontà di incalzare i terroristi nei loro nascondigli, sfidando anche la forte resistenza di Islamabad, dove l'opinione pubblica considera le incursioni come una grave violazione.
Guido Olimpio

venerdì 23 gennaio 2009

Facebook: la moglie si dice single, il marito la uccide

da Tgcom.it
Facebook, ergastolo per uxoricida
Gb, moglie si disse single su sito web

E' stato condannato all'ergastolo l'inglese che uccise la moglie, dopo che lei aveva cambiato il suo status da "sposata" a "single" sul suo profilo di Facebook, il celebre sito sociale. La coppia si stava separando ma lui, Edward Richardson, 41 anni, s'infuriò quando vide che la moglie Sarah, 26enne, si diceva già libera. Così corse a casa sua e l'accoltellò. In Gran Bretagna è il secondo caso del genere in meno di un anno.

Richardson, ritenuto colpevole di omicidio, dovrà ora scontare un minimo di 18 anni prima di poter chiedere la libertà condizionale.

I due si erano separati da qualche settimana. La donna si trovava a casa dei genitori, nello Staffordshire, quando cambiò la propria descrizione sul sito di amicizie online. La cosa aveva fatto imbestialire il marito che già non riusciva ad ottenere risposta dalla moglie ai suoi messaggi. Così, Edward si è recato direttamente da lei. Dopo aver forzato una porta, è entrato e si è scagliato sulla moglie, uccidendola a coltellate, prima di tentare il suicidio.

Nell'isola non si tratta del primo caso del genere. Già nel febbraio 2008, Wayne Forrester, di 34 anni, uccise sempre a coltellate la moglie Emma, perché lei, quattro giorni dopo la separazione, aveva scritto di essere single sulla propria pagina web.

giovedì 22 gennaio 2009

Strano giovedì

Spiacevoli fuori programma e interessanti sorprese.
Strano giovedì.

P.S. Stasera alla palestra Aosta di via Cecati (Reggio Emilia) la capolista Arbor (Dilettanti Open Csi) sfida le Arti Grafiche in un sentitissimo derby.

mercoledì 21 gennaio 2009

A cena con Mina?

1/ Ferrari Perlè, chiacchiere e Spaghetteria. Pochi ingredienti per rendere piacevole una serata.

2/ Perché G. Man. non ha colto il segnale di una graziosa rossa?

3/ Scoppiano le coppie. Epidemia in pianura.

4/ VS5P è sparita dalla circolazione.

5/ Non ho detto mai di essere perfetto.

6/ La pioggia e la neve non fermano i lavori in cantiere.

7/ Questa notte è già finita.

8/ Giornata di processi per violenza sessuale domani in tribunale a Reggio.

9/ Come si fa a strappare un invito a cena a Mina?

10/ Preferisco stare qui da solo che con una finta compagnia.

martedì 20 gennaio 2009

Russia, uccisa l'erede della Politkovskaya

da Corriere.it
ANASTASIA BABUROVA AVEVA 25 ANNI ED ERA PRATICANTE DELLA «NOVAYA GAZETA»
L'erede della Politkovskaya
uccisa insieme ad un avvocato

Vittima di un attentato il cui vero obiettivo era l'uomo che si era battuto contro il rilascio del colonnello Budanov

MOSCA - L'erede di Anna Politkovskaya è stata uccisa in un agguato insieme a un avvocato icona della lotta per i diritti civili in Cecenia. Anastasia Baburova, venticinquenne praticante della Novaya Gazeta, è morta nell'ospedale in cui era stata portata con una ferita d'arma da fuoco alla testa.

L'OBIETTIVO - Secondo la polizia è rimasta vittima di un attentato il cui vero obiettivo era Stanislav Markelov, l'avvocato trentaquattrenne che si era battuto contro il rilascio anticipato del colonnello Yuri Budanov, l'ufficiale più alto in grado a essere condannato per crimini di guerra da un tribunale russo. Markelov aveva appena finito di parlare con i giornalisti quando un sicario gli ha sparato alla nuca e ha poi fatto fuoco contro la giovane giornalista, autrice di numerosi reportage sul crescente razzismo e ultranazionalismo in Russia. Nel processo contro il colonnello Budanov, Markelov aveva rappresentato la famiglia di Elza Kungayeva, una diciottenne cecena stuprata e uccisa da un gruppo di soldati russi. Nel 2000 l'ufficiale era stato arrestato, incriminato per il delitto e condannato a 10 anni, ma giovedì scorso era tornato in libertà nonostante la campagna condotta dall'avvocato contro il rilascio. L'uccisione di Elza era diventata il simbolo degli abusi commessi in Cecenia dalle truppe russe e la liberazione del colonnello era stata accolta con un'ondata di proteste. Il padre dell ragazza, minacciato di morte, è costretto all'esilio in Norvegia.

sabato 17 gennaio 2009

Lo sceicco Mansour ascolta Radio Erre?

1/ Cenetta con i soliti pro e i soliti contro ieri sera al Canale Maestro di via San Carlo, a Reggio.

2/ Locale affollato di avvocati. Mancavano solo un giudice e un pm...

3/ Qualcuno fermi lo sceicco Mansour, il proprietario del Manchester City che a suon di milioni di euro sta facendo tremare le già ricchissime ginocchia di calciatori e allenatori, da Kakà a Mourinho fino a quanti vorrebbero tanto ricevere una telefonata. Anzi no, lasciatelo fare. In fondo sognare non ha mai fatto male a nessuno.

4/ Nelle ultime uscite con l'allegra combriccola Mister Nonsoloaria ha registrato un incredibile successo nel pubblico femminile... Poi si lamenta perché è ingrassato!

5/ Domani, a partire dalle 14,30, tutti incollati alle radioline a seguire la diretta di Pro Patria-Reggiana (Prima Divisione).

6/ Alzi la mano chi ha voglia di uscire con questa nebbia che copre la pianura Padana.

7/ Mi dispiace per Heba, finita nel tritacarne della Lega Nord. Spero almeno che riesca a ottenere qualcosa in cambio.

8/ Ieri sera qualcuno aspettava Mister LA a cena un paio di tavoli più in là. Che programma avrà scelto lo scapolo più ambito di Reggio?

9/ Fa un certo effetto vedere Bernie Ecclestone al desco della Ferrari dopo gli scontri delle ultime settimane.

10/ Giornata di candeline per alcuni amici. Auguri!

Su Radio Erre Pro Patria-Reggiana

Domani alle 14,30 Pro Patria - Reggiana in diretta sulle frequenze di Radio Erre 95fm.

venerdì 16 gennaio 2009

Omicidio Sandri, tutte le versioni

La Procura di Arezzo
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La difesa
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La supertestimone
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Omicidio Sandri, agente a giudizio per omicidio volontario

da Corriere.it
IL GUP RESPINGE LA RICHIESTA DI RITO ABBREVIATO. PRIMA UDIENZA IL 20 MARZO
Omicidio Sandri: Spaccarotella rinviato a giudizio per omicidio volontario
L'agente della polizia stradale non si è presentato all'udienza preliminare per la morte del tifoso laziale

AREZZO - Omicidio volontario del tifoso della Lazio Gabriele Sandri. È l'accusa con la quale è stato rinviato a giudizio dal giudice per l'udienza preliminare (gup) di Arezzo l'agente della polizia stradale Luigi Spaccarotella. Sandri venne ucciso da un colpo di pistola nell'area di servizio dell'A1 di Badia al Pino (Ar) la mattina dell'11 novembre 2007. Il gup Luciana Cicerchia ha rigettato la richiesta degli avvocati difensori di Spaccarotella di rito abbreviato. La prima udienza si terrà ad Arezzo il prossimo 20 marzo.

IL PADRE DELLA VITTIMA - Spaccarotella non era presente in aula. «È un anno che sono sotto i riflettori e non ho nulla da temere. Lui, evidentemente, non ha il coraggio di guardarci negli occhi». Lo ha detto il padre di Gabriele Sandri, Giorgio, riferendosi a Spaccarotella. Giorgio era arrivato in tribunale insieme alla moglie Daniela. «La volta precedente - ha aggiunto il padre - non si è presentato perché diceva di avere ricevuto minacce da Roma. Oggi perché si sente assalito dai media». Sempre parlando dell'agente, il padre di Gabriele Sandri ha poi detto: «Sa bene che quello che ha fatto lo ha fatto non perché è inciampato. In noi l'emozione è forte e la rabbia ancora di più». Poi, parlando dell'inchiesta, Giorgio Sandri ha spiegato che «il lavoro fatto dalla procura è quello che rispecchia la realtà dei fatti, al di la della deviazione fantomatica. Sul proiettile non c'è traccia della rete. Spaccarotella ha sparato in direzione della macchina, eventuali deviazioni significherebbero che anziché prendere Gabriele poteva anche prendere quello che guidava e ammazzarne cinque invece di uno».
Battuta al veleno invece del fratello del tifoso laziale, che sull'assenza dell'agente in aula ha commentato: «Avrà avuto problemi in autostrada».

Boy George condannato per il sequestro di un accompagnatore

da tgcom.it
A Boy George 15 mesi di carcere
Condannato per sequestro di un escort
Boy George, l'ex leader dei Culture Club e ora dj, è stato condannato a 15 mesi di reclusione per aver sequestrato un ragazzo "escort" ammanettandolo a un muro e per averlo percosso con una catena. La sentenza, dopo il verdetto di condanna pronunciato a dicembre, è stata emessa dalla Snaresbrook Crown Court di Londra.

Il tribunale aveva stabilito che l'ex Culture Club ammanettò il norvegese Audun Carlsen, escort gay sieropositivo, quando questi se ne voleva andare da casa del musicista dopo una sessione di foto nude. A quel punto George O'Dowd - questo il vero nome dell'ex cantante - lo aveva picchiato.

George, 46 anni, diversi trascorsi con la giustizia, si era difeso dicendo di aver ammanettato Carlsen, il 28 aprile scorso, mentre controllava se questi avesse preso alcune fotografie dal suo computer, causando danni alla macchina.

Lo scontro Santoro-Annunziata

Ecco la lite in diretta tv ad Annozero tra Michele Santoro e Lucia Annunziata da Corriere.tv.
video

giovedì 15 gennaio 2009

Addio mister Fantasy Island

Lo so, ai più non interesserà e non rientra nemmeno tra gli argomenti solitamente trattati nel blog. Questa notizia è per quanti sono cresciuti guardando, tra una puntata di Magnum P.I. e di Love Boat, anche Fantasy Island.

***
da Corriere.it
GIRÒ MOLTISSIMI FILM, MA DIVENNE POPOLARE CON LA SERIE TV «FANTASY ISLAND»
Cinema: è morto Ricardo Montalban
L'attore di origine messicana si è spento a Los Angeles all'età di 88 anni
LOS ANGELES (USA) - L'attore di origine messicana Ricardo Montalban, protagonista tra l'altro della fortunata serie televisiva intitolata «Fantasy Island», è morto a Los Angeles. Aveva 88 anni.

LA CARRIERA - Nato a Città del Messico nel 1920, Montalban si trasferì giovanissimo a Hollywood per cercare fortuna nel cinema. La trovò dopo essere stato scritturato dalla MGM per una serie di film in cui doveva interpretare di volta il volta il ruolo dell'amante latino o del duro di turno. Tra i ruoli da protagonista, interpretò la parte di Khan nel film «Star Trek II: l'Ira di Khan» (del 1982), mentre in precedenza lavorò in film di un certo successo ma in ruoli minori («Fuga dal Pianeta delle Scimmie», 1971; «Colpo Grosso al Rio Grande Express», 1972). Nel 1978 vinse un Emmy Award. La vera popolarità la conobbe però con la serie televisiva «Fantasy Island», in cui dal 1977 al 1984 interpretò il personaggio di Mr. Roarke. Insieme al nano Tatoo, esaudiva tutti i desideri degli ospiti dell'isola.

La ricca Emilia che non c'è più

"Scusa, mi vergogno anche a chiederlo. Vorrei andare a dormire in via dell'Abbadessa, ci vogliono tre euro e non ho un lavoro...". Italiano, cinquantenne, educato, assolutamente presentabile. Mi avvicina a bordo di una bicicletta. Un vecchio piumino e un cappello per ripararsi dalla pioggia. In via dell'Abbadessa c'è un dormitorio.
Sono quasi le due di una notte come tante a Reggio Emilia, Corso Garibaldi per chi conosce la città. La ricca Emilia, ricca, non lo è più. Sulla bocca di tutti passano parole come crisi, cassa integrazione, debiti. E anche chi nasconde la testa sotto la sabbia, di notte deve fare i conti con la realtà. A giugno ci saranno le elezioni. Ci pensassero, quelli di Sala del Tricolore...

mercoledì 14 gennaio 2009

Utilità delle ferie

Le ferie sono servite per capire perché è finita la storia d'amore di una cara amica, per sfogliare Vanity Fair dopo secoli di astinenza e per iniziare a leggere "Storia di Neve" di Mauro Corona. Non ultimo, sono riuscito a mettere a segno un paio di zampate importanti, a partire dalla cena di stasera con l'allegra combriccola (quasi al completo, per la verità, ma gli assenti sono giustificati) riunita attorno a un tavolo.

martedì 13 gennaio 2009

Le sorelle Picchi, il Grande Fratello e la mia amica Heba

1/ Tutto è pronto per l'assalto (culinario, s'intende) alle sorelle Picchi.

2/ Ho visto l'ultima ora della prima puntata della nuova edizione del Grande Fratello e ho capito perché la mia amica Heba è stata esclusa.

3/ La Pallacanestro Reggiana - ok, Trenkwalder, così è contento pure lo sponsor - ha vinto una partita epica contro Livorno. Bravo Marcelletti a trasformare in carne prelibata pane secco e cipolle, ma Dell'Agnello ci ha messo del suo... Il buon Sandro ha ancora tanto da imparare dall'amico Franco.

4/ Dal basket al calcio, in Prima Divisione (la vecchia C1) alla Lega Pro occorrono cinque giorni lavorativi per tesserare un giocatore. Stiamo scherzando? Alla faccia delle moderne tecnologie! Le società si lamentano, ma quando è il momento di alzare la mano si nascondono. Sbaglio, o la Lega è espressione delle società e i suoi vertici sono eletti? Sveglia!

5/ Non vorrei mai vestire i panni di un magistrato di Sorveglianza...

In tilt il sistema informatico che collega i tribunali italiani

da Repubblica.it
Ieri le prime avvisaglie, oggi ko. Uffici scollegati. Impossibile accedere ai registri degli indagati e stampare certificati penali
In tilt il sistema informatico
che collega i tribunali italiani

MILANO - Il sistema informatico che collega tutti gli uffici dei tribunali italiani è bloccato da questa mattina. Il Rug (rete unica della giustizia) ha sede a Napoli.
L'attività dell'amministrazione giudiziaria sulla rete informatica è paralizzata. Ci sono uffici scollegati, impossibilitati a dialogare fra loro. Impossibile accedere ai registri degli indagati e stampare certificati penali. Già nella giornata di ieri si erano avute le prime avvisaglie, poi da questa mattina il blocco totale e da qualche minuto è ripreso un funzionamento a singhiozzo.


Nei giorni scorsi Repubblica ha rivelato anche un progetto del Governo che vuole creare una cancelleria nazionale virtuale. Per saperne di più, leggi qui.

Mafioso condannato per oltre 40 delitti, niente carcere duro

da Repubblica.it
Si tratta del figlio del capomandamento della Noce, Raffaele Ganci, stretto alleato di Totò Riina. Il provvedimento è stato emesso il 30 dicembre
Mafia, annullato il carcere duro
per il boss stragista Mimmo Ganci

PALERMO - I giudici del tribunale di sorveglianza di Roma hanno annullato il 41/bis, il carcere duro, al boss stragista Mimmo Ganci di Palermo. Il provvedimento è del 30 dicembre, ma la notizia è stata diffusa solo oggi. Il mafioso è detenuto nel carcere di Rebibbia perché deve scontare condanne all'ergastolo, molte delle quali definitive, in particolare per le stragi e alcuni delitti eccellenti compiuti in Sicilia.

I difensori del killer nei mesi scorsi avevano chiesto al tribunale di sorveglianza l'annullamento del carcere duro che è poi stato accolto dal tribunale. Domenico Ganci, detto Mimmo, è accusato di oltre 40 delitti, ed è considerato uno dei più pericolosi sicari di Cosa nostra. E' figlio del capomandamento della Noce, Raffaele Ganci, stretto alleato di Totò Riina.

Ganci è detenuto dal giugno 1993 ed è stato condannato per la strage di Capaci del 1992.

Vende un rene per fare causa ad Armani

da Tgcom.it
Vende rene per far causa ad Armani
Omonimo stilista rivuole suo sito web
Luca Armani, omonimo dello stilista Giorgio, fu espropriato cinque anni fa del sito internet Armani.it dalla casa di moda. L'imprenditore di Treviglio, in provincia di Bergamo, ha lanciato una nuova provocazione: "Vendo un rene per far causa allo stilista". "Mi hanno denunciato, portato in tribunale e condannato per aver registrato per primo il dominio, questa storia mi ha rovinato la vita ma non voglio dargliela vinta", ha detto l'uomo.

La notizia è riportata dal Giornale di Treviglio, che ha scovato l'annuncio shock sul web al nuovo indirizzo telematico dell'artigiano trevigliese Armani2.it. La controversia si trascina da molti anni, anche se solo nel 2004 si è consumato l'ultimo atto in tribunale. Luca Armani aveva concluso la sua lotta giudiziaria con la casa di moda Giorgio Armani uscendone sconfitto.

L'artigiano, titolare di un timbrificio e con la passione del computer, registrò per primo il sito armani.it nel 1997, quando il web non era ancora così diffuso in Italia. L'idea, abbastanza scontanta considerando il cognome, è stata quella di abbinare il suo cognome al suffitto .it del nostro Paese. Ben presto allestì il proprio sito commerciale scoprendo i benefici della rete nel suo commercio.

Quando, qualche anno dopo, la casa di moda decise lo sbarco nella multimedialità si trovò con il dominio ideale (Armani.it) già occupato. Così si attivarono gli avvocati con "denunce e richieste di danni per milioni e milioni", ricorda il malcapitato. Per sei lunghi anni Giorgio Armani sembrò non aver nessuna probabilità di vincita, l'ente che regola la registrazione dei domini per la rete è chiaro: il diritto di precedenza temporale, ammesso che il dominio sia di pertinenza con l'attività svolta, è l'unico parametro che ne stabilisce la proprietà.

Il tribunale di Bergamo arrivò, però, a una sentenza singolare: tolse la titolarità del sito armani.it a Luca per girarla a Giorgio. Non solo, al bergamasco proibì anche l'uso della parola Armani come nome a dominio, se non accompagnata da altri elementi idonei a differenziarli dal marchio "Armani". Luca Armani provò ad affermare la sua buona fede e le sue ragioni, ma niente da fare.

"Questa storia mi ha rovinato - ha ammesso il trevigliese - Tutta la mia vita è finita risucchiata come in un vortice spazzando via gli affetti, sicurezza economica e certezzwe costruite in anni di lavoro. Ho fatto una grande fatica a rimettermi in piedi dopo il 2004 e non ci sono ancora riuscito".

Luca Armani non hai mai smesso di aspettare il giorno della rivincita. Nel 2005 affisse dei necrologi sui muri della sua città per ricordare a tutti che era vivo e ancora operativo, nel 2008 uno sciopero della fame di un mese per richiamare l'attenzione sul caso. Ora la nuova provocazione: andare in tribunale per riavere il suo cognome sul web. Occorrono tanti soldi e così la sua clamorosa decisione. "Sto bene, sono in buona salute e posso vender eun rene - ha concluso Luca Armani - Sono pronto a dar battaglia, costi quel che costi". La casa di moda dello stilista, interpellata da Tgcom, per ora, non commenta la notizia.

lunedì 12 gennaio 2009

La Ferrari presenta la nuova F60


Svelata la nuova F60 (foto Ferrari Press Office)

Sei cattolico? Ecco Cathgoogle

da Corriere.it
MA IL SITO NON HA NULLA A CHE VEDERE CON QUELLO DELLA CASA DI CUPERTINO
Ecco il «Google» per i cattolici
Paul Mulhern, che vive a Lourdes, ha creato Cathgoogle, motore di ricerca religiosamente corretto

PARIGI – Parte da Lourdes la crociata cattolica nel mondo dei motori di ricerca su Internet. Si chiama «Cathoogle» e si presenta come un sito specializzato nella selezione di contenuti cattolicamente corretti.
Il nome, il design della home page e il logo si ispirano direttamente al più noto portale di Cupertino. Che però non ha nulla a che vedere con l’iniziativa.

FILTRI – Il sito infatti è opera di Paul Mulhern, un inglese che vive a Lourdes, dove la moglie gestisce un negozio di articoli religiosi. Cathoogle, secondo il suo creatore, utilizza tecnologie di filtraggio adattate alle esigenze cattoliche. Al bando quindi i siti con contenuti peccaminosi. Una ricerca sul “porno” porta a zero contenuti. Risposte mirate si ottengono per parole chiave come aborto, contraccezione, sesso, droga. Ma anche per le parolacce.

AUTORIZZAZIONE – Per il momento, le somiglianze tra Cathoogle e Google non hanno provocato reazioni ufficiali da parte del portale californiano. Anzi, la filiale francese di Google non vede inconvenienti. In caso contrario, Mulhern è pronto a ribattezzare il sito che attira già 16mila visite al giorno.
Alessandro Grandesso

domenica 11 gennaio 2009

Storie tese in Provincia. Un bicchiere di Torcolato per fare pace?

1/ Alle 14,30 in diretta Reggiana-Cesena su RadioErre 95fm. Stay tuned!

2/ Sono felice perché mercoledì la famiglia si riunirà a tavola dopo mesi e mesi... Ok, mancherà qualcuno, ma ci sarà un gradito ritorno.

3/ La regina di via Aristotele ha dato un input preciso. Cercarsi appartamento più grande a Predazzo.

4/ Domenica di lavoro dopo una settimana di ferie. Come sarà il rientro? Sportivo. Poi ancora ferie fino a domenica prossima. Signori, a forza di accumularle...

5/ Il 2008 si è chiuso con un bilancio positivo in termini di slancio, passione e idee. Speriamo che il 2009 sia all'altezza delle aspettative. Certo l'altra sera in Spaghetteria la Marina mi ha fatto le carte e...

6/ "Storie tese" tra il collega Russokut e la presidente della Provincia. Sarà amore?

7/ Torcolato e voglia di fare tardi venerdì sera con Mister LA dopo aver visto un film commovente (Sette anime di Muccino) e aver cenato con la regina di via Aristotele.

8/ Come sempre, passata la mezzanotte, il sonno latita. Così, giusto per non essere ripetitivo, dopo il primo Vacanze di Natale mi sparo anche Sapore di mare.

9/ 444. Sono gli amici di Facebook.

10/ A proposito di Facebook, impazzano le foto del talebano G.Man. Quando si iscriverà?

sabato 10 gennaio 2009

Pubblicità occulta e tariffari

da Corriere.it
TRA GLI ALTRI NICOLA BERTI, RANDI INGERMAN, MARCO BALESTRI, STEVE LA CHANCE
«Pubblicità occulta, ecco il tariffario»
«Striscia la notizia» accusa calciatori e showgirl: dai 1500 ai 20 mila euro per indossare abiti firmati e gioielli

MILANO — Striscia la notizia torna a parlare di pubblicità occulta, mostra un tariffario e fa anche i nomi. Personaggi tv disposti ad indossare, dietro pagamento, accessori moda in vari programmi: un malcostume già bacchettato dall’Antitrust. L’inviato del programma Max Laudadio ha incontrato un agente che ha mandato «a tappeto», a molte aziende, una lista di personaggi con tanto di prezzi. Ha cercato di giustificarsi: «Diciamo che lo fanno in tanti. In realtà abbiamo appreso da voi che sono cose non consentite. Non sapevamo che non si potesse fare questa cosa e credo non lo sapessero nemmeno gli artisti». Il servizio del tg satirico di Canale 5 prosegue mostrando la mail incriminata: la voce fuori campo spiega che la lista dei personaggi è lunga e articolata e comprenderebbe, tra gli altri, il calciatore Nicola Berti in occasione di ospitate a Controcampo, Randi Ingerman all’Italia sul 2, Marco Balestri, Rettondini a La vita in diretta. Laudadio invia quindi l’agente a fare i nomi. E lui sciorina: Antonio Cabrini. La sponsorizzazione cosiddetta occulta, per ex calciatori e allenatori, per 10 puntate di Controcampo, andrebbe dai 20.000 euro per indossare maglieria firmata ai 10.000 euro per portare un gioiello con ciondolo a 7000 euro per mostrarsi con al polso un orologio.

Poi tocca all’insegnante di Amici Steve La Chance: i prezzi per vestire con un capo di maglieria sarebbero 2.000 euro per una diretta pomeridiana di Amici e 2.500 euro per una puntata serale del programma. Poi un altro insegnante di Amici, Luca Jurman: avrebbe un prezziario diverso per portare in trasmissione eventuali sponsor: per quattro puntate di Amici versione serale si andrebbe dai 9.000 euro per la maglieria ai 3.000 euro per un orologio. Cita ancora Sara Varone e Selvaggia Lucarelli (1500 euro) a Buona Domenica. Altra nota dolente. Chiede Laudadio: «Tu hai fatture che documentano tutto questo? «Ni». Non finirà qui.
Renato Franco

Omicidio Biagi, ergastolo confermato per Diana Blefari

da Corriere.it
IL GIUSLAVORISTA UCCISO A BOLOGNA IL 19 MARZO 2002
Omicidio Biagi, ergastolo a Diana Blefari
Sentenza della Corte d'assise d'appello dopo che era stata annullata una precedente condanna nel secondo grado

BOLOGNA - Ergastolo confermato per Diana Blefari Melazzi, la brigatista implicata nell'omicidio di Marco Biagi il 19 marzo 2002 a Bologna. Lo ha deciso la Corte d'assise d'appello nella sentenza del processo di rinvio dalla Cassazione dopo che era stata annullata una precedente condanna all'ergastolo nel primo processo di secondo grado. Il verdetto conferma l'impianto del precedente, anche se è caduta un'aggravante. Per l'omicidio di Biagi sono già definitive le condanne all'ergastolo per Nadia Desdemona Lioce, Roberto Morandi e Marco Mezzasalma e a 21 anni per Simone Boccaccini. Cinzia Banelli, la pentita delle nuove Br, con un separato rito abbreviato, è stata condannata per l'omicidio del giuslavorista a dieci, anni cinque mesi e dieci giorni.

giovedì 8 gennaio 2009

Calciopoli, condannati solo i Moggi

da Corriere.it
LA DECISIONE PRESA DAL TRIBUNALE DI ROMA. MA NON FU ASSOCIAZIONE A DELINQUERE
Calciopoli, condannati solo i Moggi
Lucianone: «Una vergogna»

Processo Gea: un anno e sei mesi all'ex dg della Juve; un anno e due mesi al figlio. Che dice: «Sono amareggiato»

ROMA - La decima sezione del Tribunale di Roma ha condannato a un anno e sei mesi di reclusione l'ex direttore generale della Juventus, Luciano Moggi e a un anno e due mesi il figlio Alessandro, nel processo sui presunti illeciti attribuiti alla Gea World, la società che ha gestito le procure sportive di numerosi calciatori. La condanna non avrà alcuna conseguenza pratica per i due Moggi: i fatti per i quali sono stati condannati risalgono infatti a un'epoca precedente al maggio 2006 e, pertanto, sono coperti da indulto. Nel condannare i due principali imputati, il collegio presieduto da Luigi Fiasconaro ha disposto la sospensione della pena per entrambi gli imputati.

LE ACCUSE - I magistrati ipotizzavano che la Gea avesse alterato illegalmente la concorrenza nel mercato del calcio, facendosi forte della sua presenza nel settore per condizionare le scelte professionali dei propri clienti, ad esempio minacciando di non far lavorare più giocatori, allenatori e dirigenti delle società. Agli imputati erano stati contestati ben 15 episodi illeciti che però la sentenza pronunciata dal Tribunale dopo oltre due ore di camera di consiglio ha dichiarato insussistenti e alla fine ha riconosciuto solo l'accusa di violenza privata e minacce - attribuita, appunto, ai soli Moggi senior e junior - ed esercitata in particolare nei confronti dei calciatori Nicola Amoruso, Emanuele Blasi, Ilyas Zetulaiev e Victor Budianski. L'assoluzione è invece arrivata per Franco Zavaglia, Francesco Ceravolo, Davide Lippi (figlio del ct della Nazionale) e Pasquale Gallo.

LE RICHIESTE DEL PM - Il pm romano Luca Palamara aveva chiesto una condanna a sei anni di reclusione per Luciano Moggi e a cinque anni per il figlio. Secondo i magistrati, Gea avrebbe alterato illegalmente la concorrenza nel mercato del calcio, creando un meccanismo di intimidazioni e di avvertimenti per condizionare le scelte professionali dei proprio clienti e rafforzare il controllo delle procure sportive da parte della Gea. Luciano Moggi era considerato dalla procura l'ispiratore occulto del sistema, mentre il figlio, in qualità di presidente di Gea, veniva ritenuto il braccio operativo.

L'AVVOCATO: SENTENZA DA IMPUGNARE - «Leggeremo le motivazioni per capire le ragioni della condanna inflitta a Luciano Moggi per violenza privata ai giocatori - ha commentato a caldo il legale dell'ex dg della Juve, l'avvocato Marcello Melandri - , ma quello che mi preme è che è caduto il reato di associazione per delinquere e che il tribunale non ha ravvisato danni subiti dai procuratori sportivi». L'avvocato Melandri ha già annunciato che impugnerà la sentenza.

LUCIANO MOGGI: ACCUSE NON REGGONO - «La prima impressione è che abbiano assolto la Gea e condannato i Moggi. Poi dico che è una vergogna, una cosa che non sta in piedi, non regge». Così l’ex direttore generale della Juventus, Luciano Moggi, raggiunto al telefono, ha commentato la sentenza. «Gli episodi di Nicola Amoruso e Manuele Blasi dovrebbero far riflettere tutto il mondo del calcio», continua "Big Luciano". «Se avessi dato gli aumenti a tutti, se avessi detto sempre di sì, come quello del film, sicuramente non sarei finito sotto processo. E’ questo quel che hanno detto i giudici?». «Il caso di Blasi è clamoroso - ha detto ancora Moggi, che poi ha ricordato - Il giocatore veniva da una squalifica per doping di mesi, dopo meno di due settimane di allenamenti alla Juve, il suo agente mi chiede l’adeguamento del contratto. Io che dovevo fare? Tutelare gli interessi della società e aspettare la risposta del campo oppure dare soldi così, sulla fiducia?». Rispetto ad Amoruso, l’ex dg bianconero precisa: «Ancelotti ha detto in aula che lui non aveva bisogno del ragazzo. Io, dopo che non giocava per problemi di salute, gli avevo trovato una squadra, io che dovevo fare? Tenerlo in tribuna e bruciare un capitale o cercare di valorizzarlo?». «In questo modo, se questa sentenza dovesse fare scuola, nessuno potrà più fare il direttore sportivo di una società di calcio. Figc e Lega lo tengano presente. E anche l’allenatore del Liverpool, Benitez, potrebbe finire sul banco degli imputati, per le parole che ha detto a Pennant se questo non firmava il contratto. E’ tutto ridicolo». Il tono di Luciano è comunque combattivo, come quello di una volta, lontano dai tempi di ’calciopoli’, dell’estate del 2006. «Dico che questa storia non arriva ai calci di rigore, finisce ai supplementari», ha continuato Moggi.

MOGGI JR: SONO AMAREGGIATO - «Sono amareggiato, io non ho fatto nulla» è invece il commento di Alessandro Moggi al termine del processo. Il padre Luciano, che ha assistito impassibile alla lettura del dispositivo, ha invece lasciato il tribunale da una porta secondaria.«Il fatto che i giudici hanno detto che non c'è alcuna associazione per delinquere - ha aggiunto Alessandro Moggi - è perchè non c'è mai stata alcuna associazione a delinquere. Mi aspettavo l'assoluzione piena per tutti gli imputati». Alessandro Moggi ha poi voluto precisare che «la Gea è stata assolta completamente; è stato condannato solo il suo presidente mentre sono stati assolti tutti i membri del Cda. Questo a mio avviso è la conferma che era solo una società che ha tentato di rivoluzionare in maniera positiva il mercato dei procuratori. Quella di oggi è solo la sentenza di primo grado, andremo certamente avanti». In merito al mondo del calcio Alessandro Moggi ha voluto precisare che a suo avviso «il calcio non è assolutamente mai stato malato. Io faccio parte di questo mondo e ne sono pienamente convinto».

IL PM: «RISPETTO LA SENTENZA» - «Mi dispiace comunque per Alessandro Moggi che non ha nulla da rimproverarsi - ha detto invece Franco Zavaglia -. È stato un processo mediatico. Il sistema c'era prima e c'è ancora. Non è cambiato nulla». Per i legali di Zavaglia, Maurilio Prioreschi e Paolo Rodella, «la sentenza emessa dal tribunale dimostra che la Gea ha operato correttamente: questo perchè è caduta l'associazione per delinquere e perchè le condanne inflitte ai Moggi per violenza privata fanno escludere la sussistenza del reato di concorrenza illecita con minaccia e violenza che la procura aveva contestato». Anche il pm Luca Palamara ha commentato telegraficamente la sentenza: «Rispettiamo la decisione dei giudici e aspettiamo le motivazioni della sentenza per capire quale è stato il loro percorso argomentativo. In ogni caso, la sentenza prova la rilevanza penale di certi comportamenti che vigono nel calcio anche se devo dire che i giocatori non hanno offerto alcun contributo alle indagini. Loro fanno parte di questo mondo e hanno, evidentemente, hanno altri interessi da coltivare».

Chi brucia le bandiere è come Hamas

Il presidente della Camera Fini a Reggio Emilia per la festa del primo Tricolore: "Chi brucia le bandiere in piazza è come Hamas".

Leader dei Negrita condannato a risarcire un giornalista

da Tgcom.it
Pau condannato per aggressione
Risarcimento al giornalista Scanzi
Una vita spericolata. E' il caso del leader dei Negrita, Pau, che è stato condannato per aggressione ai danni del giornalista de La Stampa e autore Mondadori, Andrea Scanzi, come riporta il sito Popon.it. La vicenda è avvenuta nell'aprile 2000 alla discoteca Baby O di Talzano (Arezzo). Pau ha aggredito Scanzi con "ingiurie, sputi e due dita negli occhi", per non aver digerito le sue stroncature apparse sulla rivista Il Mucchio Selvaggio.

In un primo momento Pau, il cui vero nome è Paolo Bruni, ha ammesso di aver aggredito il giornalista patteggiando in sede penale e affermando a Musica! di La Repubblica che il suo gesto non era da ricondurre alle "recensioni critiche, ma per motivi personali". Inizialmente è stata proposta una cifra ad Andrea Scanzi, ma poi Pau ha deciso di chiedere al malcapitato "20mila euro di danni morali e sostenendo di avere occasionalmente e involontariamente urtato i suoi occhi, muovendosi all'interno della discoteca".

Il 25 novembre, il Giudice Unico Alessandra Guerrieri ha pronunciato la sentenza definitiva, conclude Popon.it, che condanna in sede civile "Pau al pagamento dei danni biologici, morali e patrimoniali dello Scanzi stesso, oltre all’intero pagamento delle spese legali".

mercoledì 7 gennaio 2009

Neve, Porto e quella strana telefonata della banca


1/ Nevica su tutta la provincia di Reggio Emilia ormai da ieri sera. Stupendo! Essere in ferie e divertirmi con le gomme da neve, intendo.

2/ Perché appena cadono due fiocchi di neve tutti gli imbranati si mettono al volante?

3/ Qualcuno dica alla regina di via Aristotele di indossare più spesso la gonna. Ancora mi gira la testa.

4/ Porto e sigaro in poltrona prima di dormire.

5/ Urge una trasferta in Alto Adige per svaligiare un paio di cantine.

6/ Domani sera primo allenamento di basket dopo la lunga sosta per le feste di fine anno... La vedo durissima!

7/ Epifania da ricordare in Spaghetteria. A Marina e Giorgio gli auguri per le 22 candeline degli spaghetti al Chianti, e ai signori dell'allegra combriccola (aperta anche a un folto numero di fanciulle) un grazie per la splendida serata.

8/ Dalla banca mi telefonano per chiedermi se mi interessa un finanziamento... No! Che abbiamo visto il mio estratto conto???

9/ Credo proprio che fino a stasera non metterò più il naso fuori di casa.

10/ Mister Nonsoloaria ha indetto una cena (che devo organizzare io). Signori dell'allegra combriccola, preferenze sulla data?

martedì 6 gennaio 2009

Il Nyt apra la prima pagina alla pubblicità

da Repubblica.it
Il quotidiano americano rompe il tabù di "non contaminazione" della sua copertina
Un mese fa l'ipoteca del grattacielo di Piano nel cuore di Manhattan sede della testata
Nyt, pubblicità in prima pagina
per far fronte alla crisi di bilancio

di RAFFAELLA MENICHINI

La crisi colpisce il cuore del quotidiano forse più celebre del mondo: il New York Times da oggi vende un "pezzo" della sua prima pagina alla pubblicità contaminando quello che storicamente è sempre stato considerato lo spazio sacro dell'informazione.

La "striscia" comparsa oggi a colori nel taglio basso della prima pagina è stata acquistata dalla Cbs. Come di consueto, il giornale ha informato i lettori delle motivazioni e modalità dell'ennesimo provvedimento d'emergenza per tappare le falle del bilancio aziendale in quello che lo stesso Nyt ammette essere stato il "peggior periodo di entrate dai tempi della Depressione". Le cifre sono allarmanti per il quotidiano di New York: meno 13,9% rispetto a novembre 2007, meno 7,6% nell'ultimo anno.

All'inizio di dicembre il giornale aveva annunciato un'altra iniziativa clamorosa: l'ipoteca per 225 milioni di dollari del grattacielo di 52 piani nel cuore di Manhattan progettato da Renzo Piano e inaugurato con grande esposizione mediatica poco più di un anno fa, di cui l'azienda editoriale possiede il 58%. Altre misure comprendono il ridimensionamento delle pagine, la chiusura di alcune attività sussidiarie, l'aumento dei prezzi degli abbonamenti.

La pubblicità in prima pagina non è consuetudine di tutti i quotidiani americani: finestre pubblicitarie compaiono sulla copertina di Wall Street Journal, Usa Today, Los Angeles Times, ma non ad esempio sul Washington Post. l prezzo degli ambiti 6 centimetri non è stato reso noto, anche se il giornale sostiene che non c'è differenza con gli spazi interni ma si procede con accordi di acquisti di spazi multipli su varie sezioni del giornale se l'inserzionista desidera comparire sulla "vetrina" di prima. "Resta da vedere quanto si riuscirà a vendere nel clima attuale di crollo degli investimenti pubblicitari", è però la realistica valutazione fatta dallo stesso New York Times nell'edizione di oggi.

In passato il Nyt aveva pubblicato "in rare occasioni" spazi pubblicitari in prima pagina fatti di poche righe di testo. Erano comparse finestra composte da testo e immagini nelle copertine delle sezioni intermedie, ma la testata - scrive oggi Richard Perez-Pena sullo stesso Nyt - "non aveva mai venduto finestre in prima pagina, considerandola un'intrusione commerciale nello spazio informativo più importante del giornale".

domenica 4 gennaio 2009

Pregadio, la Dakar e il ritorno di Rocco

1/ Ma come si fa a cacciare il maestro Pregadio da La Corrida? Senza parole.

2/ Giornata lavorativa con incazzatura.

3/ Si può dire "incazzatura"? Sì, il blog è mio!

4/ Su Facebook girano foto imbarazzanti di Mister Nonsoloaria e di Mister LA.

5/ A proposito di Facebook, è arrivato anche il fotografo reggiano Rocco Tampelloni.

6/ In montagna continua a esserci un tempo strepitoso, accompagnato da neve perfetta. Cosa facciamo ancora in città?

7/ Domani mattina darò l'assalto a un paio di negozi. Dio benedica i saldi. Obiettivo dichiarato: almeno due pantaloni, quattro camicie, due maglioni, giacche se capita.

8/ Dobbiamo fare qualcosa per fermare l'avanzata degli arabi. Si permettono di occupare le nostre piazze e di bruciare le bandiere. Quando lo faranno con le nostre case? Difendiamoci prima che sia troppo tardi.

9/ In questi giorni si corre la Dakar... in Sud America. Cosa mi sono perso? Joe Piastrella, aiutami tu!

10/ Avviso ai naviganti: tornerò al lavoro domenica prossima.

La Corrida orfana del maestro Pregadio

da Corriere.it
«La vedova di Corrado voleva farmi lavorare in coppia con tempera: ho detto no»
«Mi hanno cacciato da La Corrida
La mia salute? Solo una scusa»

Lo sfogo del maestro Pregadio, da 40 anni conduttore d'orchestra del programma: scelta della produzione

MILANO - Per la prima volta da quasi 40 anni non ci sarà. E, messo da parte, sbotta proprio con la produzione del programma che lo ha reso celebre. «La decisione di non prendere parte alla prossima edizione della "Corrida" non è mia ma di altri, e non è in alcun modo determinata dalle mie condizioni di salute che, a dispetto dell'età, sono tuttora ottime e non hanno subito alcun deterioramento durante quest'ultimo anno».
A dichiararlo è il maestro Roberto Pregadio, da circa 40 anni alla direzione musicale dell'orchestra che accompagna i dilettanti allo sbaraglio ma sostituito per l'edizione che prenderà il via il 10 gennaio su Canale 5 dal maestro Vince Tempera.

LA PROTESTA - A far letteralmente «vedere rosso» il maestro («per usare una metafora in tema con la corrida», scherza) sono state le argomentazioni con cui questa novità è stata motivata. «Finora - dice Pregadio - sono stato zitto ma quando ho letto che non avrei fatto il programma per motivi di salute mi sono infuriato. Non si gioca su queste cose e io, facendo gli scongiuri, ho compiuto 80 anni il 6 dicembre scorso ma sto benissimo». «La verità - afferma Pregadio - è che la produzione della Corrida, ovvero Marina Donato, la vedova di Corrado, voleva farmi fare lo spettacolo in coppia con un altro maestro, che ora si è capito che sarebbe stato Vince Tempera, e io ho rifiutato. Conosco quel programma come le mie tasche e so che troppi galli a cantare complicano solo le cose. Loro sono liberissimi di fare altre scelte, ma dire che sono stanco o malato, questo non lo accetto. Ho iniziato con Corrado in radio a fare "La Corrida" e credo di meritare la verità», conclude.

sabato 3 gennaio 2009

Appalti a Napoli, liberi per un vizio di forma

da Tgcom.it
Appalti Napoli,Romeo resta in cella
Scarcerati Cardillo, Gambale e Mautone

Per un vizio di forma il Tribunale del Riesame ha annullato le ordinanze di custodia agli arresti domiciliari emesse nei giorni scorsi nei confronti dell'ex assessore Giuseppe Gambale e dell'ex provveditore alle opere pubbliche della Campania e del Molise, Mario Mautone. Annullato per carenza di esigenze cautelari l'arresto dell'ex assessore Enrico Cardillo. Confermato invece l'arresto dell'imprenditore Alfredo Romeo.

Il tribunale ha accolto le eccezioni avanzate dai difensori di Mautone e Gambale i quali non avevano ricevuto l'avviso di fissazione dell'udienza davanti al Riesame. La Camera di consiglio era cominciata poco prima delle 12. Nella tarda nottata il Riesame aveva già disposto la conferma degli arresti domiciliari per gli ex assessori Felice Laudadio e Ferdinando Di Mezza.

Poltrona a rischio per il direttore di Vogue America. Ricordate il film Il diavolo veste Prada?

da Corriere.it
Nella pellicola del 2006 «anticipato» il gossip sulla giornalista più potente della moda
La Wintour e la rivale
Come nel film

La direttrice di Vogue America sostituita dalla collega francese? Il New York Times apre il caso

MILANO — Sembra un déjavu. Stessa storia, stessi protagonisti, stesso epilogo. Forse. La vita reale che va dietro al cinema. La perfida signora in caschettone e occhialoni scuri. La fresca ridente francese. Anna contro Carine. Un'Eva contro Eva a colori e con i tacchi altissimi. Ne sopravvivrà una sola, quella che riuscirà a tenersi più pubblicità (in un momento di dura recessione economica). Sullo schermo vinceva la tradizione, la matura americana si teneva la sua remuneratissima poltrona su Times Square.

Era il 2006 e Meryl Streep era Miranda Priestly, potentissima direttora di Runway, bibbia della moda mondiale, nel film Il diavolo veste Prada, dall'omonimo libro di Lauren Weisberger, ex assistente della vera Miranda. Cattivissima nel film, cattivissima nel libro. E pure nella realtà, dove Miranda si chiama Anna Wintour e da vent'anni è il numero uno di Vogue America, cioè la donna più potente del fashion business, detta Nuclear Wintour (ma lei ha fatto sapere di non amare il nomignolo che quindi subito è scomparso dai giornali), o regina di ghiaccio. Londinese, quasi sessantenne, figlia d'arte (padre direttore di quotidiani), la Wintour decide ciò che è moda e cosa ormai è out, stabilisce chi sarà il designer del futuro e chi ormai è storia (di Armani disse: «èra passata»), il suo comportamento ad una sfilata (quando decide di presenziare) ne decreta (o meno) il successo, non si concede quasi mai, ai party resta sì e no una mezz'ora e va a letto sempre entro le 10 e mezzo.

Tutti hanno paura di lei, ognuno fa a gara per assecondare le sue esigenze, nessuno la contraddice. Nuclear Wintour è potere allo stato puro. Proprio come Miranda Priestly-Meryl Streep. Fino ad ora. Perché da qualche mese il vento sembra essere cambiato, anche per Anna Wintour. Gira il nome di Carine Roitfeld, francese classe '54, direttora di Vogue Francia e possibile nuovo numero uno di Vogue America. Come nel film. Dove la francese Jacqueline Follet è candidata al posto di Miranda. E pure lei dirige l'edizione francese di Runway. Capelli sulle spalle, meno autoritaria, sempre sorridente, disponibile con il prossimo: Carine Roitfeld potrebbe essere la nuova faccia di una «bibbia» che comincia a far sentire i suoi anni. Tra i lettori, che inviano lettere di critica per dire «basta con i soliti famosi, a chi importa cosa fanno e come vestono Paris Hilton, Gwyneth Paltrow e Nicole Kidman?». Ma anche, e soprattutto, tra chi fino a poco fa mai avrebbe osato criticare la direttora, cioè gli addetti ai lavori.

Il New York Times due giorni fa ha definito Vogue «stantio e prevedibile». Applausi alla Wintour, «l'ultimo vero direttore di moda, capace negli ultimi vent'anni di aggiornare Vogue e riflettere i cambiamenti nel mondo e nella vita delle donne», lei che «ha scoperto fotografi come Peter Lindbergh e Steven Meisel», lei che «capisce i suoi lettori e parla con incredibile autorità agli inserzionisti». Ma anche per la regina di ghiaccio, il tempo passa. Solo che sembra non se ne renda conto. Secondo il Nyt: «Troppe storie sulla mondanità » e «sulle ville in Toscana». Nessuna attenzione «per le ventenni, escluse le famose». «Imbarazzante » poi il numero di dicembre sulla recessione: «Un giornalista è stato mandato a scoprire lo charme di posti come WalMart e Target (grandi magazzini popolari, ndr) ». E sì che la signora si professa liberal e ha appoggiato l'elezione di Obama. Ancora: « Vogue e tutta l'industria del fashion devono trovare un modo per affrontare la nuova realtà in cui la gente avrà sempre meno soldi». Magari la francese Carina Roitfeld non farà il miracolo, come la sua alter-ego cinematografica Jacqueline non batterà Anna-Miranda, però se perfino l'americano New York Times (che nonostante tutto pende verso Nuclear Wintour) si spinge a dire di lei: «Ha reso eccitante Vogue Francia» e «sa come giocare con le abitudini autoreferenziali della moda», forse la perfida direttora deve cominciare a preoccuparsi.
Claudia Voltattorni

2009, l'anno della svolta

1/ Mister Nonsoloria mi ha lasciato senza parole. Grandissima prestazione oltre confine.

2/ Mister LA continua a fare vittime. Crollano le certezze. Forte non è più Forte...

3/ Joe Timbri ha riconquistato Cortina con sci e snowboard.

4/ Capodanno da ricordare a Predazzo. Freddo, neve e tantissimo romanticismo.

5/ Ultimi giorni nella Big Apple per Adelmus Cutwines. Fitta corrispondenza via email nelle ultime ore.

6/ Ho deciso. Il 2009 sarà l'anno della svolta.

7/ Ho iniziato a leggere "Storia di Neve" di Mauro Corona. Finalmente.

8/ Facebook impazza anche al quinto piano.

9/ Vodafone station perfettamente funzionante. Ora non resta che trovare un elettricista in grado di riattivare tutte e quindici le prese telefoniche di casa.

10/ Wikipedia è salva... fino a giugno.