giovedì 18 dicembre 2008

Stella del cinema condannata per adulterio

da Corriere.it
COREA DEL SUD
Seul, 8 mesi alla stella
del cinema «adultera»

Il codice penale del Paese asiatico considera un reato il tradimento coniugale
Ci ha provato. Con coraggio ha messo in gioco la faccia e la carriera. Ok So-ri, 40 anni, stella del cinema sudcoreano, si è battuta come un leone. Ma alla fine ha dovuto chinare il capo e accettare il verdetto. Ieri un tribunale di Goyang, vicino a Seul, l'ha condannata. Otto mesi (con la condizionale) per adulterio e divorzio esecutivo. «Vorrei dire — ha dichiarato in lacrime Ok — che sono davvero mortificata per aver creato dei fastidi alla nazione».
Il viso diafano, capelli corvini, occhi che hanno fatto impazzire generazioni di spettatori asiatici, l'attrice aveva tentato — dopo essere stata chiamata in giudizio dal marito Park Chul — di portare il caso davanti alla Corte Suprema perché giudicasse finalmente incostituzionale la legge che, dal 1953, considera il tradimento coniugale un reato punibile con un massimo di due anni di carcere. «È un'indebita ingerenza nella sfera sessuale privata», avevano sostenuto i suoi avvocati. I supremi giudici hanno però respinto l'istanza a ottobre (quarta volta nella storia recente della Corea del Sud), con motivazioni che trasudano morale confuciana, vera spina dorsale della Tigre asiatica: «C'è chi sostiene che il codice penale non dovrebbe inserirsi sotto le coperte — ha replicato il giudice Han Sang-dae durante l'udienza alla Corte Suprema —. Ma se consentiamo ai coniugi libertà di tradirsi, mettiamo a rischio la morale sessuale, così come la monogamia, che è un fondamento della nostra società».
Anno 2008: questa è la Corea del Sud, Paese moderno in superficie — è uno dei più dinamici e ricchi dell'Asia orientale — ma ancora rivolto al passato quando si tratta di relazioni sociali. Ogni anno sono circa 1.200 i casi di adulterio che finiscono in un tribunale. Come è accaduto a Ok So-ri, attrice famosa soprattutto durante gli anni Novanta del secolo scorso.
Sposata dal 1996 con Park Chul, volto della televisione conosciuto sul set di una soap-opera, l'anno scorso la diva si è ritrovata di fronte ai giudici perché il marito aveva «scoperto la sua relazione con due uomini, uno chef italiano e un amico di famiglia ». Ok aveva scagionato lo chef italiano, molto noto a Seul: «È solo un amico, mi insegna i suoi segreti in cucina e mi dà lezioni di inglese». Ma aveva ammesso la relazione con «l'altro», Jung, un cantante d'opera amico del marito, che l'aveva stregata per qualche mese. E aveva così giustificato la sua «debolezza »: «Il mio matrimonio è tutt'altro che felice. Mio marito non mi ha quasi mai guardato. In undici anni abbiamo fatto l'amore per non più di dieci volte. Ero depressa».
I giudici del tribunale distrettuale di Goyang, forti della sentenza della Corte Suprema, non si sono fatti commuovere anche se hanno tenuto in buon conto la «negligenza del marito». E hanno spiegato così la loro decisione: «Commettere adulterio con un conoscente del consorte va punito, anche se pure Park è da biasimare per le sue mancanze nella vita coniugale». Per la cronaca, anche il cantante d'opera, Jung, è stato condannato: sei mesi per lui. Si sarà sentito un Don Giovanni di mozartiana memoria?
Paolo Salom

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