domenica 8 giugno 2008

Gli effetti collaterali della tecnologia

da Corriere.it
Rischiano di più certi professionisti, ma non solo
Tecnostress: troppi stimoli, troppa fretta
Computer, telefonini «super», video tv, messaggi continui da gestire: le conseguenze delle nuove tecnologie
Videoterminali incandescenti, sguardi inchiodati agli schermi, cellulari impazziti, febbrili scambi di email: lo stress incombe. E' quanto ci conferma la recente l'indagine su "Le professioni più tecnostressanti" condotta da Netdipendenze, associazione no profit per la prevenzione delle videodipendenze. Spiega il suo direttore Enzo Di Frenna: «La ricerca è basata su un questionario sottoposto, tra il dicembre 2007 e l'aprile 2008, ad un campione di 224 operatori impegnati nelle dieci attività ritenute a maggiore impatto informatico. A tutti è stato chiesto di indicare quanto tempo trascorrono con pc, telefonini e altri strumenti tecnologici di nuova generazione, che consentono di effettuare un numero considerevole di operazioni contemporaneamente e, poi, di dare un punteggio, da 1 a 10, ai tre principali fattori riconosciuti come causa del tecnostress: la gestione di troppe informazioni, l’eccessivo uso degli apparecchi e la fretta nell’esecuzione delle operazioni.
Le risposte hanno evidenziato che è a maggior rischio tecnostress sono gli operatori Ict (Information and communication technology, progettisti e amministratori di reti), che passano una media di 12,5 ore al giorno "incollati allo schermo, stressati soprattutto dall'alto numero di informazioni e di richieste da gestire a ritmi incalzanti; in seconda posizione i giornalisti, specie quelli web, che trascorrono fino a 12,1 ore davanti a schermi di vario tipo, compresi quelli televisivi; al terzo posto troviamo gli analisti finanziari con le loro 10-11 ore al giorno tra pc e blackberry (telefonini che funzionano come computer). Seguono tecnici informatici, topmanager, ipmanager (responsabili dello sviluppo e vendita di progetti innovativi), progettisti di siti web, pubblicitari, analisti contabili e, infine gli operatori call center, piazzatisi in decima posizione, l'ultima, grazie alle "sole" 6,6 ore tra computer e telefono. Ma quali sono i sintomi dei tecnostressati? Se al lavoro perdete la concentrazione, vi sentite affaticati, soffrite di ipertensione, disturbi di digestione, insonnia, perdete facilmente la calma (vedi anche grafico in alto) ci sono buone probabilità che siate tecnostressati. Sono questi i principali sintomi di un male che lo psicologo americano Craig Broad già nel 1984 descrisse nel suo libro "Technostress: the uman cost of computer revolution" ("Il costo umano della rivoluzione dei computer").
Ma dopo 24 anni, molte cose sono cambiate. Noi oggi soffriamo di "Information overload": sovraccarica di informazioni, un termine coniato da Richard Saul Wurman, professore al Mit di Boston, secondo il quale questo sovraccarico genera senso di confusione e assenza di certezze e, più in generale l'insorgere di disturbi psicocomportamentali, oltre a stanchezza cronica. A questo si aggiunge la sindrome da "multitasking" ovvero da interruzione continua provocata dall'uso multiplo di tecnologie digitali che riduce le capacità di concentrazione e si ripercuote negativamente sui rapporti interpersonali arrivando anche a provocare vari disturbi psicosomatici. «Va detto che la tecnologia è una risorsa prima che un rischio— precisa però Giovanni Costa, docente del Dipartimento di medicina del Lavoro all’Università di Milano — . Tuttavia, sono le modalità di utilizzo degli apparecchi, soprattutto orari e grado di formazione degli operatori, che fanno la differenza tra quello che ci aiuta e quello che ci affatica. Occorre, inoltre ricordare che ciò che è stressante per uno può non esserlo per un'altro. Entrano in gioco altri fattori determinanti quali personalità, ruolo, grado di autonomia, esperienza». Ma in che cosa il tecnostress si distingue dal superlavoro di chi fa gli straordinari avvitando bulloni o dalla full immersion di chi, sotto esame studia giorno e notte? «Alla base c'è la differente organizzazione del lavoro—risponde Giuseppe De Luca, psicoterapeuta, responsabile del Programma Euridice sulla prevenzione, mobbing nel mondo del lavoro —. Queste nuove professioni tecnologiche sono poco o niente strutturate e questo impedisce alle persone di organizzare delle gerarchie di azioni da compiere. Una situazione questa che, in mancanza di una estrema padronanza di sé, porta a un marcato disagio psicologico».

Mabel Bocchi

2 commenti:

Vanni Zagnoli ha detto...

carino questo pezzo sulla dipendenza da computer, io sono a forte rischio anche se non sono un manager.
sul basket sono contento anch'io, per frates, mcintire ormai c'è abituato, meglio sarebbe stato se avesse vinto l'eurolega, ciao.

Davide Bianchini ha detto...

Ho inserito questo articolo perché sono convinto che possa riguardare da vicino anche molti giornalisti.
Venendo al basket, credo che prima di vedere una squadra italiana trionfare in Eurolega dovremmo attendere ancora qualche anno, a meno che il Montepaschi non decida di investire di più nella pallacanestro. E' già di gran lunga lo sponsor più generoso del campionato italiano, ma le corazzate straniere hanno budget impressionanti. Da appassionato, ho molta fiducia in Armani. Vedremo...