mercoledì 18 giugno 2008

Boston campione Nba

Boston è risorta, per buona pace del mio amico Adelmo, fedelissimo di LA. Pierce e compagni hanno dimostrato di saper vincere subito e di essere in grado di reggere il peso del pronostico. Una squadra di campioni che non ha tradito nei momenti decisivi.

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da Gazzetta.it
Boston, fantastico trionfo
Lakers demoliti 131-92
In gara-6 delle finali Nba i Celtics spazzano via Los Angeles con una prestazione tutta grinta e intensità. È il 17° titolo dei biancoverdi, dopo 22 anni di attesa. Pierce mvp delle finali
BOSTON (Massachusetts, Usa), 18 luglio 2008 - Ventidue anni d’attesa, di sofferenza, di tragedie, di un passato che faceva sempre capolino ma era solo carico di nostalgia e rimpianti. Tutto cancellato, in 48’ di rabbia, di un’intensità agonistica che ha cancellato dal campo i rivali di sempre.
Boston Celtics, campioni Nba per la 17ª volta. Parole e musica di tre signori, Kevin Garnett, Paul Pierce, l’mvp delle finali, e Ray Allen, che ancora adesso rifiutano di farsi chiamare i Big Three.
I BIG 15 - "Siamo i Big 15" dicono, perché i Celtics hanno vinto prendendosi per mano dal primo giorno, da quel pomeriggio romano davanti al Colosseo, facendosi scattare una foto che fa ancora oggi bella mostra di sé nell’ufficio di coach Doc Rivers. I
Lakersfanno solo da sparring partner nella notte dell’apoteosi, seppelliti sotto 39 punti di scarto (record per una partita decisiva di finale), resi inermi già alla pausa (-23), capaci di fare "buh!" ai padroni di casa e del campo solo con la sfuriata iniziale di Kobe Bryant, poi sparito come il sole al tramonto dietro le palme di Sunset Boulevard.
LACRIME - Finisce con le lacrime di Paul Pierce in conferenza stampa, di gioia, per dieci anni passati a soffrire con quella maglia addosso che ora lo rende immortale, al pari di tanti altri Celtic, che prima di lui hanno vissuto momenti come questo. E quelle di Doc Rivers, quando gli chiedono a cosa ha pensato quando ha capito che era fatta: "A mio papà e al fatto che, se fosse stato ancora qui, mi avrebbe detto: "Era ora!"". È il trionfo di Ray Allen, che ha martellato senza pietà la retina gialloviola (7 triple, pareggiato il record per una finale), dopo aver passato 48 ore insonni, accanto al figlio malato: "Abbiamo scoperto domenica mattina, prima di gara-5, che il mio piccolo Walker ha il diabete - ha svelato dopo il trionfo - ci aspetta una dura battaglia, ma sono felice di averlo potuto tenere tra le braccia sul podio". E a quel punto le lacrime di Pierce e Rivers non erano più sole.
IL SIGARO DI RED - E poi Kevin Garnett, che si tiene la testa tra le mani, prende tre, quattro respiri profondi, e ripete "Man, man, man", incredulo, per aver raggiunto il traguardo inseguito da una vita. Urla, abbracci, champagne a fiumi. Una storia che si può scrivere ma che non potrà mai essere raccontata per intero, senza aver visto i volti, sentito le parole, alzato lo sguardo al cielo, a quei 16 stendardi che ora dovranno far spazio a un altro compagno, respirato l’aria umida di alcol e di felicità dello spogliatoio. E pensato a Red Auerbach, il patriarca dei Celtics, che dall’alto avrà acceso il suo inconfondibile sigaro. E a Dennis Johnson, andatosene troppo presto, senza poter vivere con le altre leggende biancoverdi la fine del maleficio.
BATTELLO - La partita non ha mai avuto storia. Se non per quello sprazzo di Kobe, che ha infilato le prime tre triple, toccando quota 11 dopo 6’30". Ma stavolta i Celtics avevano un Rajon Rondo in più, quello che gli era mancato a Los Angeles. Energia pura, in attacco e in difesa, costringendo Kobe a marcarlo e impedendogli di fare il libero come nelle partite dello Staples Center. Odom e Gasol erano i soliti Odom e Gasol da trasferta. Lo spagnolo perdeva 4 palloni nel primo quarto, nel quale i Celtics non decollavano solo per le scarse percentuali al tiro. Ma bastava poco per ribaltare il battello dei californiani. Nonostante un Ray Allen finito in infermeria per una ditata in un’occhio e rimastoci anche a lungo, i biancoverdi ingranavano in attacco, Pierce si scaldava, due triple in fila di Posey e House gli davano il +9 (38-29 a -6’25"). Era l’inizio della fine. La marea biancoverde diventava incontenibile.
ABISSO - Pierce, KG, Rondo, ancora Garnett con un pazzesco canestro e fallo, e poi Perkins, chiudevano il tempo con un parziale di 9-0 (20-6 in totale) e andavano al riposo sopra di 23 (forse quel punto in meno è dovuto alla scaramanzia, visto che 24 punti di vantaggio in questa serie non avevano portato benissimo...) sul 58-35. Kobe si fermava per 22’ a quel canestro con 5’30" da giocare nel 1° quarto. Le cifre alla pausa dicevano tutto: i Lakers tiravano con il 29%, con 8 canestri, 11 palle perse e 5 assist, i Celtics con il 47%, 20 canestri, 4 perse e 17 assist. Un abisso. Nella ripresa Boston non commetteva l’errore di voler gestire il largo vantaggio, continuava ad attaccare, rubare palloni (Rondo arriva a quota 5) e con due liberi di Allen toccava il +29 (77-48 a 6’25" dalla fine del terzo). PJ Brown metteva i liberi del +31 (79-48) e ormai era solo una questione di tempo prima che partissero i tappi di champagne. I Lakers sono giovani, avranno tempo e modo di rifarsi. La notte è biancoverde. Ventidue anni. Cancellati in una notte da favola.
dal nostro inviato
Massimo Oriani

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