sabato 28 giugno 2008

La nuova frontiera della comunicazione uomo-donna




Un conto salatissimo...

Dedicato a chi si lamenta dei conti dei ristoranti...

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da IlSole24Ore.com
Un manager cinese paga 2,1 milioni di dollari per un pranzo con Warren Buffett

Un pranzo da 2,1 milioni di dollari: è questa la cifra che un manager cinese, Zhao Danyang, ha speso per aggiudicarsi la possibilità di sedersi a tavola con Warren Buffett, l'uomo più ricco del mondo secondo "Forbes", che aveva messo all'asta su eBay il "Power Lunch with Buffett" per finanziare la Glide Foundation, associazione che si occupa dei poveri e dei clochard a San Francisco. L'asta on line, giunta alla sua nona edizione, ha battuto ogni precedente record, e ha raccolto ben il triplo dei 650mila dollari dello scorso anno pagati dai manager Mohnish Pabrai e Guy Spiers.
Volendo, il manager cinese (che guida la Pureheart China Growth Investment Fund di Hong Kong) potrà portare con sé fino a sette amici, che si siederanno a tavola con il miliadario in una tipica steakhouse di New York. E potrà anche chiedergli qualunque cosa, tranne notizie riguardo ai suoi progetti di investimenti e vendite. Un piccolo accorgimento per mantenere il segreto sugli affari dell'uomo più ricco del pianeta (il patrimonio personale di Buffett è stimato in 62 miliardi di dollari), che ha costruito la sua fortuna trasformando la Berkshire Hathaway da un'azienda fallimentare in una holding da 200 miliardi di dollari.

venerdì 27 giugno 2008

Scene da un matrimonio/2








Immunità per le alte cariche dello Stato. E voi?

Immunità per le alte cariche dello Stato. Reggerà? Voi cosa ne pensate?

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da Corriere.it
Una legge simile già approvata nel 2003 e bocciata dalla Corte Costituzionale
Il governo approva il lodo Schifani-bis
Il provvedimento assicura l'immunità alla quattro più alte cariche dello Stato
ROMA - Il Consiglio dei ministri ha approvato il disegno di legge sull'immunità delle quattro più alte cariche istituzionali, il cosiddetto lodo Schifani bis. Il provvedimento garantisce l'immunità per il capo dello Stato, il primo ministro e i presidenti di Camera e Senato per tutta la durata del loro mandato per i reati non commessi nell'esercizio delle loro funzioni. Un provvedimento simile, approvato nel 2003, era stato giudicato l'anno successivo incostituzionale dalla Consulta.
NUOVA VERSIONE - A differenza del primo lodo Schifani, bocciato perché violava gli articoli 3 e 24 della Costituzione e impediva alla parti civili di essere risarcite, la nuova versione approvata stabilisce che le vittime potranno proseguire la loro azione in sede civile dove avranno una corsia preferenziale. Inoltre prevede che i soggetti istituzionali interessati possano rinunciare volendo allo scudo dell'immunità.

Gallinari ai Knicks

La notizia più attesa: Danilo Gallinari giocherà nella Nba con la maglia dei New York Knicks. L'amico indovino Cutwines ne era certo, e si sfrega le mani in vista del viaggio programmato per le feste di fine anno.

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testo e foto da Gazzetta.it
Draft Nba, Rose prima scelta
Gallinari a New York col n°6
Al Madison Square Garden di New York, Chicago chiama con il numero uno la guardia di Memphis, poi Miami indica Michael Beasley. Gallinari "pescato" col numero 6 dai Knicks di D'Antoni
NEW YORK, 27 giugno 2008 - Danilo Gallinari è da ieri sera un giocatore dei New York Knicks: al Madison Square Garden, nello show del Draft 2008, il 19enne giocatore dell'Armani Jeans Milano è stato scelto con il numero 6. Gallinari è l'unico giocatore non statunitense tra i primi 19 del draft. L'annuncio è stato accolto da fischi piuttosto nutriti da parte dei tifosi dei Knicks presenti: il club newyorchese, da anni lontano dai fasti dei tempi migliori e anzi ridotto a fantasma di una squadra vincente (quest'anno il bilancio è stato un disastroso 23 vittorie-59 sconfitte), ha tifosi ormai esasperati, che avrebbero preferito un giocatore più "conosciuto", uscito dall'inesauribile fucina delle università americane. Mike D'Antoni, nuovo coach chiamato a risollevare la franchigia dal ruolo di cenerentola, non si è detto preoccupato dell'accoglienza: "Sarei preoccupato se i fischi ci fossero all'inizio della prossima stagione, ma vedrete che non sarà così". D'Antoni ha poi descritto Gallinari come un'ala forte che "tira bene da 3 punti, corre, passa e gestisce la palla bene". "Speriamo che qualcuno gli insegni anche a difendere", ha aggiunto D'Antoni con la consueta ironia: evidente il riferimento alla propria fama di allenatore che non si curca troppo della fase difensiva. D'altra parte i tifosi newyorchesi non hanno tutti i torti a diffidare delle scelte della dirigenza: è dal 1994 (quando i Knicks chiamarono Charlie Ward) che la franchigia fallisce la scelta del primo giro. Negli ultimi due anni, tanto per restare agli anni recenti, sono stati chiamati Wilson Chandler, Mardy Collins e Renaldo Balkman: nomi e storie insignificanti nella Nba.
COSI' I BIG - La prima scelta assoluta, di Chicago, è caduta su Derrick Rose, guardia da Memphis, 20 anni a ottobre, finalista del torneo Ncaa: ha chiuso la prima stagione da collegiale con 14,9 punti a partita. La leadership innata è forse la sua prima qualità. Col numero 2 i Miami Heat hanno chiamato Michael Beasley, ala che nell'ultima stagione Ncaa con Kansas State è andato 28 volte in doppia doppia. Terza scelta, in un draft in linea con le previsioni degli esperti, per OJ Mayo, guardia di 1,93 e compagno di Daniel Hackett a Southern California, scelto da Minnesota. Col numero 4 i Seattle Supersonics hanno scelto Russell Westbrook, playmaker di 1,90, 20 anni a novembre, da Ucla. Memphis, che aveva la scelta numero 5, ha chiamato Kevin Love, ala di 2,08 , figlior d'arte e nipote del cantante dei Beach Boys, 20 anni il mese prossimo, che ha chiuso la prima stagione a Ucla con 17,5 punti e oltre 10 rimbalzi.
INTERNATIONAL - Danilo Gallinari, terzo italiano scelto al primo giro dopo Bargnani e Belinelli, è stato il primo di 14 stranieri entrati nel draft e l'unico fino al numero 20 quando è stato chiamato il francese Ajinca. Ben sette i giocatori che hanno cambiato maglia subito dopo essere stati scelti in una serata ricca di scambi. Tra le operazioni di mercato spiccano il trasferimento di Richard Jefferson a Milwaukee in cambio di Yi Jianlian e Bobby Simmons e quello di Jermaine O'Neal a Toronto in cambio di T.J. Ford e Rasho Nesterovic.
Guido Guida

mercoledì 25 giugno 2008

Scene da un matrimonio




Severgnini da Kabul... imperdibile!

Imperdibile Severgnini!

Tra i nostri soldati
Quanti Italians a Kabul
Il tenente col sorriso da attore, il comandante dandy, le ragazze dell'ambasciata
KABUL - Parleremo di alpini educati, di ristoranti nel cemento armato, di negozi vuoti e ospedali vivaci, di pizze memorabili, di ravioli non male, di voli bassi sul verde e sul grigio, di muri di fango contro il vento e gli sguardi, di colonnelli piemontesi nelle shura degli anziani, di ubiqui reperti sovietici, del Serena Hotel che non è sereno per niente, di vernice bianca per segnalare i terreni sminati, di belle infermiere ceke, di cielo blu rotondo oltre la botola di un blindato, di odori asiatici e aria di montagna, di cappelli rotondi e occhi verdi, di cooperatori soli e testardi, di diffidenza afghana e distanza romana. Parleremo del rischio che qui, presto e tardi, ci considerino invasori - com'è accaduto in Iraq - e preferiscano le teste calde locali alle mani tese occidentali.
Prima, però, vorrei spiegare come sono finito da queste parti. Mi ha scritto, da Kabul, il professor M., e mi ha proposto di venire in Afghanistan per una Pizza Italians coi connazionali, in occasione della Festa della Repubblica. Voi capite che un invito così bello e illogico non si poteva rifiutare. Quindi: volo Emirates fino a Dubai, cambio terminal nella notte tiepida, volo Kam Air all'alba per Kabul. Poi, giornate piene e stupefatte. Ho visto posti strambi, nel mondo: ma questo li batte tutti.
Per esempio, non sono molte le città dove la nostra ambasciata spedisce per email queste raccomandazioni.
S'invitano i Connazionali a seguire le seguenti misure di sicurezza:
1. effettuare tutti gli spostamenti in macchina, evitare tragitti a piedi se non necessari; 2. tenere portiere e finestrini ben chiusi durante gli spostamenti; 3. essere in grado di riconoscere con precisione l'area in cui ci si muove; 4. prestare particolare attenzione a veicoli con vetri oscurati e senza targa; 5. prestare particolare attenzione al momento dell'arrivo presso i luoghi di lavoro o le abitazioni, perché facilmente sorvegliabili da parte di elementi ostili, anche in relazione a comportamenti/orari abitudinari; 6. assicurarsi, prima d'iniziare il movimento, di essere in grado di comunicare (batterie di telefonini e radio cariche, disponibilità di traffico telefonico); 7. evitare gli spostamenti non indispensabili durante le ore notturne; se proprio necessari effettuarli con almeno due macchine. 8. evitare le folle e gli assembramenti di persone; 9. mantenere, in generale, un atteggiamento di basso profilo.
Provo a tradurre. Il rischio è triplice:
- attentatori suicidi in cerca di obiettivi (il 14 gennaio si sono fatti esplodere nel Kabul Serena Hotel, l'albergo dei giornalisti e delle delegazioni: sei morti e sei feriti). - bande pronte a rapire gli occidentali, per poi rivenderli ai talebani (il pericolo è maggiore al sud, dove è stato sequestrato Daniele Mastrogiacomo). - ordigni esplosivi improvvisati e telecomandati, che sono già costati la vita ai nostri soldati (sono 12 quelli caduti in Afghanistan).
Come siamo arrivati a questo punto? Cosa succede? Succede questo: i talebani vogliono tornare al potere. Sono stati cacciati nel 2001, dopo anni di regime maniacale in cui l'alleato Al Qaida ha potuto usare l'Afghanistan come centro d'addestramento e rampa di lancio, arrivando a colpire l'America. Fino al 2006 sembrava che l'intervento Nato/ISAF (International Security Assistance Force) a sostegno del governo afghano fosse bene accolto dalla popolazione, anche perché unito a grandi spese e a grandi sforzi. Il quarto Paese più povero al mondo - e si vede - è stato diviso in PRT (Provincial Reconstruction Teams): noi italiani, per esempio, ci occupiamo di Herat, a ovest. E siamo presenti anche nell'area della capitale.
Due anni fa, le cose si sono complicate. Ci sono stati incidenti che hanno coinvolto civili; è aumentato l'andirivieni dal Pakistan di armi e malintenzionati; la società tribale ha mantenuto i sospetti verso la modernità; i pashtun, l'etnia maggioritaria in Afghanistan, non amano, da sempre, gli stranieri in casa. Per questo, coi soldi americani, combatterono i sovietici (1979-1989). Seguirono l'interregno (1989-1992) del fantoccio Najibullah, finito impiccato a un lampione; i massacri tra mujaheddin (1992-1996); cinque anni di buio talebano (1996-2001); e infine l'intervento occidentale, sotto le bandiere NATO (2001-2008).
Fin qui la storia: e non potevamo esimerci (per saperne di più, consiglio Afghanistan, di Emanuele Giordana, Ed. Riuniti 2007) Ma i viaggi servono per mettere facce di fianco ai nomi, immagini sopra le date, fatti davanti alle polemiche. Avete in mente la discussione sulle regole d'ingaggio? Si tratta di questo, sostanzialmente. Per intervenire in zone diverse da quelle assegnate - al sud, per esempio, controllato (si fa per dire) da americani, inglesi e canadesi - i nostri militari hanno bisogno di un preavviso di 72 ore, il che rende la cosa impraticabile. Tendono anche a non prendere prigionieri, non potendoli consegnare alle autorità afghane, quand'è prevista la pena di morte. Ma se qualcuno "manifesta chiare intenzioni ostili", i soldati italiani possono reagire: non devono aspettare che gli sparino addosso.
Questo dettaglio mi interessa, mentre sorvoliamo la periferia di Kabul a bordo un elicottero AB 212 Eco coi portelloni aperti, e due mitragliatrici puntate verso il terreno che corre (guarda il video). I campi si alzano verso le montagne; le case, viste in pianta, rivelano quello che i muri di fango vogliono nascondere: donne che lavorano, bambini che giocano, sole sui panni stesi. Il comandante del gruppo - 3 elicotteri, 65 persone - è un giovane tenente colonnello dell'aeronautica, Pierandrea Andriulli, che ha un sorriso da attore, un ufficio in un container e la foto della moglie sulla scrivania. Intorno a lui tutti sembrano sapere come muoversi. C'è una metodicità nei militari al lavoro che rassicura; pensare a quello che si deve fare, probabilmente. aiuta a dimenticare quello che potrebbe succedere.
Veniamo dalla valle di Musahi, dove siamo arrivati al mattino via terra, passando tra le montagne a sud-est di Kabul, dove si intravedono le postazioni sovietiche degli anni '80 - muri in rovina, buchi rotondi per terra, dall'aspetto vagamente alieno. Nei campi, chiazze bianche di vernice: lì le mine non dovrebbero esserci più. Viaggiamo su un VTLM (Veicolo Tattico Leggero Multiruolo), costruito dalla Iveco e ricercato da molti eserciti, perché resiste alla mine. Due anni fa il tenente Manuel Fiorito e il maresciallo Luca Polsinelli viaggiavano su questa strada, ma su un mezzo diverso: e purtroppo non ci sono più.
Partiamo alle 7. Brutto orario, lo chiamano "l'ora delle bombe": i kamikaze passano una notte insonne e devono agire subito, prima che cedano i nervi. Usciamo da Kabul, che guarda indifferente il passaggio di blindati, ormai parte del paesaggio da trent'anni: cambiano i colori, le bandiere e le intenzioni, ma c'è una stanchezza rassegnata, in certi sguardi, che non promette soluzioni vicine. Musahi è una valle strategica che controlla un accesso a Kabul. E' paludosa, insolitamente verde. S'era pensato di bonificarla, ma gli abitanti si sono opposti. Qua e là si vedono le tende dei nomadi Kuchi, che spesso vengono utilizzati dai talebani per portare armi dalle zone tribali del Pakistan, oltre il confine colabrodo. La polizia afghana compie educate ispezioni, e non sempre viene bene accolta.
La nostra base avanzata si chiama "Sterzing": battezzata dagli alpini di Vipiteno che l'hanno costruita. Un cartello presenta gli attuali padroni di casa, la XXII Compagnia "Impavida", una di quelle che non tornarono dalla Russia: con il suo sacrificio consentì la ritirata dell'Armir. La base sta di fianco alla scuola, uno dei "progetti infrastrutturali" affidati al colonnello Michele Risi del 2° Reggimento Alpini, comandante del contingente italiano a Kabul : un milione di euro da spendere, di cui 300mila raccolti a Cuneo, tra i sostenitori degli alpini. Oggi è giorno di vacanza e mancano gli scolari, ma mi assicurano che sono in molti; alcuni vengono facendosi tre ore di cammino. Ci sono solo alcuni ragazzini che arrivano dai villaggi vicini: sorridono con una pallone in mano, padroni dell'unico universo che conoscono.
Arriviamo mentre stanno fortificando la base contro gli attacchi col mortaio: sollevano grandi contenitori e li riempiono di terra e sassi. Ragazzi di tutte le regioni d'Italia lavorano ascoltando la musica. Giovanni Pezzo - un colonnello degli alpini, calmo e con la barba: sarebbe piaciuto a Mario Rigoni Stern - ricorda come anche i sovietici, ai tempi, si dessero da fare con la popolazione: non servì. Noi siamo più ricchi, più liberi e più generosi: ma dobbiamo fare bene e fare in fretta, in un Paese che fretta non ne ha mai. Il comandante Risi deve partecipare alle riunioni degli anziani, incontrare i capi della polizia, cercare di capire come le regole consuetudinarie del pashtunwali si concilino con le necessità di un esercito moderno. Alto, magro, ragionevole, un po' dandy: me lo vedo, tra barbe e turbanti.
La base avanzata è una piccola Fortezza Bastiani: solo che qui i tartari arrivano davvero. Dal dicembre 2007, 27 attacchi, di cui quattro gravi. Per lo più, colpi isolati: sparano e scappano, e fortunatamente hanno poca mira. Si conoscono i villaggi da cui provengono i talebani; si cerca di convincere gli abitanti a isolarli. Anche i cooperatori civili - che non possono operare senza copertura militare, ma coi militari non vogliono confondersi - sono molto attivi. In qualche zona - nel distretto di Surobi, verso Jalalabad, la zona dove è stata uccisa la nostra Maria Grazia Cutuli - s'è tentato di scambiare farina contro oppio e armi. L'iniziativa non è piaciuta agli inglesi, che però non hanno proposto molto altro.
Capisco che possa sembrare retorico, ma mi è capitato di pensare che, se gli italiani fossero tutti così, in Italia avremmo qualche problema in meno. Ne ho visti in Kosovo, in Libano, in Palestina. In queste giornate afghane ne ho incontrati tanti, in divisa e non: l'ufficiale dei carabinieri che ha comandato una compagnia ad Enna, e trova analogie tra i meccanismi mafiosi e quelli tribali; i carabinieri-paracadutisti del Tuscania, che mi accompagnano pazientemente dentro le Toyota color argento, slalomeggiando tra i blocchi di cemento, ormai parte del paesaggio di Kabul; le ragazze che lavorano in ambasciata, e accettano sorridendo la loro vita blindata; il professor M. che studia, impara e cerca di capire; i responsabili della cooperazione sanitaria, perplessi davanti ai dirigismi romani; il giovane anestesista di Emergency, soddisfatto delle apparecchiature che ha trovato nell'ospedale pieno di fiori. Entro in pediatria, vedo i disegni di Vauro sui muri e le giovani mamme si coprono coi lenzuoli.
Se pensiamo che tutti costoro non servano, ci sbagliano di grosso: c'è un fatalismo afghano che le armi, da sole, non sconfiggeranno mai. Una sera è arrivato il ministro degli esteri polacco, che ha raccolto gli ambasciatori della Nato, e mi ha chiesto di unirmi al gruppo. Si chiama Radek Sikorski: ci siamo conosciuti vent'ani fa a Varsavia, ha sposato la mia migliore amica americana, abbiamo trascorso vacanze insieme. Radek ha combattuto coi mujaheddin, da ragazzo: era l'unico modo, diceva, di combattere i russi. Dentro il ristorante Gandamack Lodge - un bunker deserto, dove le scorte armate sono cinque volte più numerose dei camerieri - parliamo dei carabinieri italiani, capaci di fare di tutto: dirigere il traffico, rispondere al fuoco e - perché no? - cucinare una pizza in Kabul.
E' stata, come dicevo, l'esca del Professor M. per attirarmi fin qui: e ho abboccato volentieri. A dire il vero, ancora non mi capacito: i soldati in missione chiedono e ottengono visite di giovani attrici, non di scrittori cinquantenni; e anche i pochi civili italiani in Afghanistan - diciamolo - meritavano di meglio. Ma l'invito dell'ambasciatore Sequi c'è stato, e io sono arrivato, per la 81esima Pizza Italians, una serie iniziata nel 1999. L'abbiamo divisa: una "pizza civile" in ambasciata, in un forno a legna costruito per l'occasione; e una "pizza militare" a Camp Invicta, la nostra base sulla strada per Jalalabad. Negli ultimi trent'anni ha visto passare di tutto: reclute sovietiche, bande di mujaheddin, milizie talebane, ora soldati Nato. Uno scrittore di Crema, probabilmente, mancava.
Bene: è andata, e ringrazio tutti. Succede d'essere orgogliosi di essere italiani: così, senza riserve. E' una sensazione insolita, ma non spiacevole.
(Beppe Severgnini)

martedì 24 giugno 2008

Genesi di una notizia

Ore 20,30 - Telefonata in redazione: "E' precipitato un elicottero a Corneto di Toano". Boato tra i colleghi e gesti antisfiga di ogni tipo.
Ore 20,35 - Pare ci sia un ferito grave.
Ore 21,00 - Non si capisce chi sia andato a soccorrere 'sto poveretto. Ma non era grave?
Ore 21,15 - No, non è grave. E' cosciente e risponde. Nel dubbio, comunque, si alza in volo l'elicottero dell'elisoccorso di Parma.
Ore 21,25 - L'elicottero torna indietro vuoto. Il ferito sta relativamente bene. I sanitari decidono di portarlo al pronto soccorso dell'ospedale Sant'Anna di Castelnovo Monti in ambulanza.
Ore 21,45 - Il famoso elicottero precipitato si rivela essere un "autogiro". Di cosa si tratta? Cito Wikipedia: "L'autogiro, chiamato anche girocottero, è un velivolo ad ala rotante dove, a differenza dell'elicottero, il motore non aziona il rotore principale, ma genera una spinta come per un aeroplano. Il rotore principale quindi non è messo in moto dal motore, ma dal flusso d'aria che lo investe e gira in condizioni di autorotazione".
Ore 22,30 - Usciamo dalla redazione dopo aver chiuso il giornale. Eravamo pronti a tutto, anche alla catastrofe. "Verificare, sempre verificare", non si stancava mai di ripetere un mio vecchio caposervizio. E aveva ragione. Pensate che granchio se avessimo dato la notizia così come era arrivata...

domenica 22 giugno 2008

Giornalista-killer tradito dai suoi articoli di nera

Incredibile ma vero. Leggetevi questa.
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da Repubblica.it
Un cronista macedone è stato arrestato per alcuni omicidiI suoi articoli, troppo dettagliati, hanno insospettito la polizia
Giornalista uccide tre donne
poi ne scrive in cronaca nera
SKOPJE - Si occupava di cronaca nera e così Vlado Tanevski, corrispondente dell'Utrinski vesnik da Kicevo, ha minuziosamente descritto tre omicidi che conosceva meglio di chiunque altro. Perché era stato lui a commetterli. L'uomo è stato arrestato per l'assassinio di almeno tre donne nella cittadina della Macedonia occidentale.
Tanevski, 50 anni, si occupava di cronaca nera ed è stato tradito proprio dai suoi articoli, perché riferiva dettagli sconosciuti anche alla polizia, che hanno insospettito gli inquirenti. L'indagine, supportata dall'esame del Dna sui cadaveri, ha confermato che era lui l'omicida, nonostante per due delitti fossero state già condannate altre due persone.
Secondo gli inquirenti, Tanevski ha ucciso una donna di 60 anni, Zivana Temelkovska, il cui cadavere è stato trovato lo scorso maggio in una discarica vicino Kicevo. In precedenza aveva anche ucciso Mitra Siljanovska, un'altra donna trovata morta nel novembre 2004. Le indagini sono ancora in corso per provare la colpevolezza di Tanevski nell'uccisione di Ljubica Licovska, 65 anni, il cui cadavere è stato trovato nelle vicinanze di Kicevo nel febbraio scorso. Il giornalista è sospettato anche dell'assassinio di una donna data a lungo per dispersa.
Le prime tre donne sono state uccise con la stessa ferocia: l'omicida infieriva su di loro, poi le strangolava con un cavo del telefono e infilava i corpi in sacchi per l'immondizia per poi buttarli in una discarica. Per il suo giornale, uno dei maggiori quotidiani della Macedonia, Tanevski aveva anche seguito il processo a due uomini in un primo tempo ritenuti responsabili dei delitti. I due si sono sempre detti innocenti ma sono stati condannati all'ergastolo. Ora attendono di essere prosciolti e risarciti per il periodo passato in carcere.

sabato 21 giugno 2008

Matrimoni, sole e coccoloni

Giornata di matrimoni. Oggi tocca alla collega Elisa, che raggiungeremo dopo il lavoro a San Valentino di Castellarano per aprire una notte di festa.
L'amico "Non solo aria" è in partenza per Portofino dove dovrà presenziare a un principesco sì. Sabato prossimo sarà la volta di un'altra collega, che ha scelto come cornice Palazzo Vecchio, cuore della sua Firenze. Nozze in Toscana e festa reggiana all'indomani.
Mister LA ribatte a questo tripudio di fiori d'arancio con una dose massiccia di sole in quel di Forte. A proposito di sole, Non solo timbri farà un weekend tutto moto e fidanzata. E Joe Piastrella? Ha disdetto una tagliatellata (fatte in casa con uova di oca... benedette manine della signora Aria) parlando di una possibile trasferta. Che ci sia dietro una donna?
Infine uno spavento. L'amico F.B. ha trascorso due notti in ospedale facendo prendere a tutti un coccolone grande così. Ora è a casa. Doc, ti vogliamo bene. Ora riguardati, ok?

p.s. ITunes suona Colpa del whiskey di Vasco.
p.p.s. Per i curiosi, per gli amanti di recensioni non banali e per chi ha voglia di riflettere ancora sui colori delle parole: http://blog.libero.it/librodisabbia/

giovedì 19 giugno 2008

Griglia, vino e vinile

Che sia finalmente arrivata l'estate? Speriamo!
Personalmente ho inaugurato la stagione con una grigliatina con alcuni fedelissimi abbondantemente bagnata da due bottiglie di ottimo Bruciato e, al momento del dolce, dal cuvée Pojer Sandri offerto dalla premiata ditta "LA & Non solo aria" (cretini, ma quanto avete speso?). Libidine al momento del dolce: gelatino per lavarsi la bocca procurato da Joe Timbro e torta afrodisiaca (e le donne?) finanziata da Joe Piastrella, 8 volte Contento. Al sottoscritto non è rimasto che metterci ciccia e stoviglie, per completare una serata semplice quanto divertente finita a cantare a squarciagola i successi degli anni '60 dopo aver spolverato i vecchi 45 giri dei miei genitori. Il vinile ha ancora un fascino infinito...

mercoledì 18 giugno 2008

Boston campione Nba

Boston è risorta, per buona pace del mio amico Adelmo, fedelissimo di LA. Pierce e compagni hanno dimostrato di saper vincere subito e di essere in grado di reggere il peso del pronostico. Una squadra di campioni che non ha tradito nei momenti decisivi.

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da Gazzetta.it
Boston, fantastico trionfo
Lakers demoliti 131-92
In gara-6 delle finali Nba i Celtics spazzano via Los Angeles con una prestazione tutta grinta e intensità. È il 17° titolo dei biancoverdi, dopo 22 anni di attesa. Pierce mvp delle finali
BOSTON (Massachusetts, Usa), 18 luglio 2008 - Ventidue anni d’attesa, di sofferenza, di tragedie, di un passato che faceva sempre capolino ma era solo carico di nostalgia e rimpianti. Tutto cancellato, in 48’ di rabbia, di un’intensità agonistica che ha cancellato dal campo i rivali di sempre.
Boston Celtics, campioni Nba per la 17ª volta. Parole e musica di tre signori, Kevin Garnett, Paul Pierce, l’mvp delle finali, e Ray Allen, che ancora adesso rifiutano di farsi chiamare i Big Three.
I BIG 15 - "Siamo i Big 15" dicono, perché i Celtics hanno vinto prendendosi per mano dal primo giorno, da quel pomeriggio romano davanti al Colosseo, facendosi scattare una foto che fa ancora oggi bella mostra di sé nell’ufficio di coach Doc Rivers. I
Lakersfanno solo da sparring partner nella notte dell’apoteosi, seppelliti sotto 39 punti di scarto (record per una partita decisiva di finale), resi inermi già alla pausa (-23), capaci di fare "buh!" ai padroni di casa e del campo solo con la sfuriata iniziale di Kobe Bryant, poi sparito come il sole al tramonto dietro le palme di Sunset Boulevard.
LACRIME - Finisce con le lacrime di Paul Pierce in conferenza stampa, di gioia, per dieci anni passati a soffrire con quella maglia addosso che ora lo rende immortale, al pari di tanti altri Celtic, che prima di lui hanno vissuto momenti come questo. E quelle di Doc Rivers, quando gli chiedono a cosa ha pensato quando ha capito che era fatta: "A mio papà e al fatto che, se fosse stato ancora qui, mi avrebbe detto: "Era ora!"". È il trionfo di Ray Allen, che ha martellato senza pietà la retina gialloviola (7 triple, pareggiato il record per una finale), dopo aver passato 48 ore insonni, accanto al figlio malato: "Abbiamo scoperto domenica mattina, prima di gara-5, che il mio piccolo Walker ha il diabete - ha svelato dopo il trionfo - ci aspetta una dura battaglia, ma sono felice di averlo potuto tenere tra le braccia sul podio". E a quel punto le lacrime di Pierce e Rivers non erano più sole.
IL SIGARO DI RED - E poi Kevin Garnett, che si tiene la testa tra le mani, prende tre, quattro respiri profondi, e ripete "Man, man, man", incredulo, per aver raggiunto il traguardo inseguito da una vita. Urla, abbracci, champagne a fiumi. Una storia che si può scrivere ma che non potrà mai essere raccontata per intero, senza aver visto i volti, sentito le parole, alzato lo sguardo al cielo, a quei 16 stendardi che ora dovranno far spazio a un altro compagno, respirato l’aria umida di alcol e di felicità dello spogliatoio. E pensato a Red Auerbach, il patriarca dei Celtics, che dall’alto avrà acceso il suo inconfondibile sigaro. E a Dennis Johnson, andatosene troppo presto, senza poter vivere con le altre leggende biancoverdi la fine del maleficio.
BATTELLO - La partita non ha mai avuto storia. Se non per quello sprazzo di Kobe, che ha infilato le prime tre triple, toccando quota 11 dopo 6’30". Ma stavolta i Celtics avevano un Rajon Rondo in più, quello che gli era mancato a Los Angeles. Energia pura, in attacco e in difesa, costringendo Kobe a marcarlo e impedendogli di fare il libero come nelle partite dello Staples Center. Odom e Gasol erano i soliti Odom e Gasol da trasferta. Lo spagnolo perdeva 4 palloni nel primo quarto, nel quale i Celtics non decollavano solo per le scarse percentuali al tiro. Ma bastava poco per ribaltare il battello dei californiani. Nonostante un Ray Allen finito in infermeria per una ditata in un’occhio e rimastoci anche a lungo, i biancoverdi ingranavano in attacco, Pierce si scaldava, due triple in fila di Posey e House gli davano il +9 (38-29 a -6’25"). Era l’inizio della fine. La marea biancoverde diventava incontenibile.
ABISSO - Pierce, KG, Rondo, ancora Garnett con un pazzesco canestro e fallo, e poi Perkins, chiudevano il tempo con un parziale di 9-0 (20-6 in totale) e andavano al riposo sopra di 23 (forse quel punto in meno è dovuto alla scaramanzia, visto che 24 punti di vantaggio in questa serie non avevano portato benissimo...) sul 58-35. Kobe si fermava per 22’ a quel canestro con 5’30" da giocare nel 1° quarto. Le cifre alla pausa dicevano tutto: i Lakers tiravano con il 29%, con 8 canestri, 11 palle perse e 5 assist, i Celtics con il 47%, 20 canestri, 4 perse e 17 assist. Un abisso. Nella ripresa Boston non commetteva l’errore di voler gestire il largo vantaggio, continuava ad attaccare, rubare palloni (Rondo arriva a quota 5) e con due liberi di Allen toccava il +29 (77-48 a 6’25" dalla fine del terzo). PJ Brown metteva i liberi del +31 (79-48) e ormai era solo una questione di tempo prima che partissero i tappi di champagne. I Lakers sono giovani, avranno tempo e modo di rifarsi. La notte è biancoverde. Ventidue anni. Cancellati in una notte da favola.
dal nostro inviato
Massimo Oriani

martedì 17 giugno 2008

Intercettazioni, legge liberticida

Per una volta sono d'accordo con Travaglio. La nuova legge è liberticida.

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Non si potrà più raccontare nulla, ma proprio nulla, fino all'inizio dei processi. Cioè per anni e anni. Nemmeno le notizie «non più coperte da segreto», perché anche su quelle cala un tombale «divieto di pubblicazione» che riguarda non soltanto gli atti e le intercettazioni, ma anche il loro «contenuto». Non si potrà più riportarli né testualmente né «per riassunto». Nemmeno se non sono più segreti perché notificati agli indagati e ai loro avvocati. Niente di niente. L'inchiesta sulla premiata macelleria Santa Rita, con la nuova legge, non si sarebbe mai potuta fare. Ma, anche se per assurdo si fosse fatta lo stesso, i giornali avrebbero dovuto limitarsi a comunicare che erano stati arrestati dei manager e dei medici: senza poter spiegare il perché, con quali accuse, con quali proveAnche l'Italia, come i regimi totalitari sudamericani, conoscerà il fenomeno dei desaparecidos: la gente finirà in galera, ma non si saprà il perché. Così, se le accuse sono vere, le vittime non ne sapranno nulla (i famigliari dei pazienti uccisi nella clinica milanese, che stanno preparando una class action contro i medici assassini, sarebbero ignari di tutto e lo resterebbero fino all'apertura del processo, campa cavallo). Se le accuse invece sono false (come nel caso di Rignano Flaminio, smontato dalla libera stampa), l'opinione pubblica non potrà più sapere che qualcuno è stato ingiustamente arrestato, né come si difende: insomma verrà meno il controllo democratico dei cittadini sulla Giustizia amministrata in nome del popolo italiano. Chi scrive qualcosa è punito con l'arresto da 1 a 3 anni e con l'ammenda fino a 1.032 euro per ogni articolo pubblicato.
Le due pene - detentiva e pecuniaria - non sono alternative, ma congiunte. Il che significa che il carcere è sempre previsto e, anche in un paese dov'è difficilissimo finire dentro (condizionale fino a 2 anni, pene alternative fino a 3), il giornalista ha ottime probabilità di finirci: alla seconda o alla terza condanna per violazione del divieto di pubblicazione (non meno di 9 mesi per volta), si superano i 2 anni e si perde la condizionale; alla quarta o alla quinta si perde anche l'accesso ai servizi sociali e non resta che la cella. Checchè ne dica il ministro ad personam Angelino Alfano. E non basta, perché i giornalisti rischiano grosso anche sul fronte disciplinare: appena uno viene indagato per aver informato troppo i suoi lettori, la Procura deve avvertire l'Ordine dei giornalisti affinchè lo sospenda per 3 mesi dalla professione. Su due piedi, durante l'indagine, prim'ancora che venga eventualmente condannato. A ogni articolo che scrivi, smetti di lavorare per tre mesi. Se scrivi quattro articoli, non lavori per un anno, e così via.Così ti passa la voglia d'informare. Anche perché, oltre a pagare la multa, finire dentro e smettere di lavorare, rischi pure di essere licenziato. D'ora in poi le aziende editoriali dovranno premunirsi contro eventuali pubblicazioni di materiale vietato, con appositi modelli organizzativi, perché il «nuovo» reato vien fatto rientrare nella legge 231 sulla responsabilità giuridica delle società. Significa che l'editore, per non vedere condannata anche la sua impresa, deve dimostrare di aver adottato tutte le precauzioni contro le violazioni della nuova legge. Come? Licenziando i cronisti che pubblicano troppo e i direttori che glielo consentono. Così usciranno solo le notizie che interessano agli editori: quelle che danneggiano i loro concorrenti o i loro nemici (nel qual caso l'editore si sobbarca volentieri la multa salatissima prevista dalla nuova legge, da 50 mila a 400 mila euro per ogni articolo, e accetta di buon grado il rischio di veder finire in tribunale la sua società). La libertà d'informazione dipenderà dalle guerre per bande politico-affaristiche tra grandi gruppi. E tutte le notizie non segrete non pubblicate? Andranno ad alimentare un sottobosco di ricatti incrociati e di estorsioni legalizzate: o paghi bene, o ti sputtano. Ultima chicca: il sacrosanto diritto alla rettifica di chi si sente danneggiato o diffamato, già previsto dalla legge attuale, viene modificato nel senso che la rettifica dovrà uscire senza la replica del giornalista. Se Tizio, dalla cella di San Vittore, scrive al giornale che non è vero che è stato arrestato, il giornalista non può nemmeno rispondere che invece è vero, infatti scrive da San Vittore. A notizia vera si potrà opporre notizia falsa, senza che il lettore possa più distinguere l'una dall'altra. Tutto ciò, s'intende, se i giornalisti si lasceranno imbavagliare senza batter ciglio. Personalmente, annuncio fin d'ora che continuerò a informare i lettori senza tacere nulla di quel che so. Continuerò a pubblicare, anche testualmente, per riassunto, nel contenuto o come mi gira, atti d'indagine e intercettazioni che riuscirò a procurarmi, come ritengo giusto e doveroso al servizio dei cittadini. Farò disobbedienza civile a questa legge illiberale e liberticida. A costo di finire in galera, di pagare multe, di essere licenziato. Al primo processo che subirò, chiederò al giudice di eccepire dinanzi alla Consulta e alla Corte europea la illegittimità della nuova legge rispetto all'articolo 21 della Costituzione e all'articolo 10 della Convenzione europea sui diritti dell'uomo e le libertà fondamentali. «Ogni persona ha diritto alla libertà d'espressione: tale diritto include la libertà d'opinione e la libertà di ricevere o di comunicare informazioni o idee senza che vi possa essere ingerenza da parte delle autorità pubbliche», con possibili restrizioni solo in caso di notizie «riservate» o dannose per la sicurezza e la reputazione. Mi auguro che altri colleghi si autodenuncino preventivamente insieme a me e che la Federazione della Stampa, l'Unione Cronisti, l'associazione Articolo21, oltre ai lettori, ci sostengano in questa battaglia di libertà. Disobbedienti per informare. Arrestateci tutti.
(MARCO TRAVAGLIO, L'Unità)

domenica 15 giugno 2008

Predazzo!


Due semplici indirizzi per un super weekend nato per caso. Tornare a Predazzo è sempre una gioia.

Cosa mi sono perso in città?

mercoledì 11 giugno 2008

La notte che parla

In che misura pensate al passato? E al futuro?
Il quotidiano ormai altro non è che una lunga rincorsa, dove la domanda ancora senza risposta riguarda l'identità del primo della fila. Di notte, quando apro il cassetto del blog, complice il silenzio interrotto solo dal ticchettio delle dita sulla tastiera, rifletto a voce alta. Mi chiedo cosa resterà di tutti gli sforzi fatti, come impiegare l'adrenalina che ancora mi tiene in piedi e mi impedisce di andare a letto a un orario civile, e come dare un senso alla giornata che presto farà capolino tra le fessure della tapparella.
Mi riempie il cuore sentire gli amici che scalpitano, che sgomitano, che si danno da fare ognuno alla ricerca della propria dimensione. Ragazzi, è bello remare con voi. Vi voglio bene.
***
p.s. Agli amanti della radio, la Radio: è tornato il Deejay Time.
p.p.s. Giu.Man. è in partenza per Roma per affrontare la prova scritta dell'esame di Stato.
p.p.p.s. Qualcuno conosce un webmaster come si deve, un grafico prestato alla progettazione di siti internet?

martedì 10 giugno 2008

Vigile elettronico: annullato il primo verbale

Sentenza storica del giudice di pace di Reggio Emilia, che ha annullato il primo verbale del vigile elettronico per un vizio formale. A rischio circa cinquantamila verbali, un milione di euro al mese per il Comune di Reggio dal 7 gennaio scorso a fine aprile, quando la Polizia municipale ha cambiato la dicitura.
p.s. Come volevasi dimostrare...

La nuova era dell'Iphone 3G

SAN FRANCISCO — Questa volta «l'i-Day» di Steve Jobs ha un solo nome: iPhone 3G. Il cellulare di nuova generazione, in diversi colori, che il guru-boss della Apple presenta alla Worldwide Developers Conference, arriverà l'11 luglio contemporaneamente su 22 nuovi mercati, fra cui l'Italia con Tim e Vodafone. Jobs ha annunciato che negli Stati Uniti il prezzo sarà ridotto dai 399 dollari della vecchia versione a 199 dollari. Un costo consigliato anche negli altri Paesi, dove però molto dipenderà dalle tariffe applicate dalle compagnie telefoniche. In Italia ad esempio, secondo voci di mercato, Vodafone potrebbe mettere in vendita a 499 euro la versione 8 giga e a 569 quella 16 giga per le prepagate. Altri piani tariffari, legati ai diversi contratti, saranno annunciati nei prossimi giorni anche da Tim. (continua)

lunedì 9 giugno 2008

Intercettazioni, che autogol il giro di vite

Lo vogliamo dire? Il giro di vite promesso da Berlusconi sulle intercettazioni è un regalo alla criminalità. Senza tanti se, e senza tanti ma. Solo restando a Reggio, avete idea di quanti chili di droga vengono sequestrati grazie all'uso chirurgico di questo strumento?
I soliti politici egoriferiti... Pensano forse di essere gli unici criminali sulla faccia della Terra?
Io sto con i magistrati.

Frates e Mc Intyre sotto i riflettori

Domenica importante per due cari amici.
Fabrizio Frates ha conquistato un'altra promozione dalla Legadue alla Serie A di basket, questa volta alla guida di Caserta. Arrivato a stagione in corsa, ha rimesso in carreggiata una corazzata che rischiava la deriva confermando di essere un vincente.
Il folletto Terrell Mc Intyre (indimenticabili le trasferte di Uleb Cup dell'allora Bipop Reggio Emilia) ha guidato la sua Montepaschi Siena alla terza vittoria in altrettante partite di finale scudetto. La Lottomatica Roma è a un passo dal baratro.
(foto dalla rete)

domenica 8 giugno 2008

Gli effetti collaterali della tecnologia

da Corriere.it
Rischiano di più certi professionisti, ma non solo
Tecnostress: troppi stimoli, troppa fretta
Computer, telefonini «super», video tv, messaggi continui da gestire: le conseguenze delle nuove tecnologie
Videoterminali incandescenti, sguardi inchiodati agli schermi, cellulari impazziti, febbrili scambi di email: lo stress incombe. E' quanto ci conferma la recente l'indagine su "Le professioni più tecnostressanti" condotta da Netdipendenze, associazione no profit per la prevenzione delle videodipendenze. Spiega il suo direttore Enzo Di Frenna: «La ricerca è basata su un questionario sottoposto, tra il dicembre 2007 e l'aprile 2008, ad un campione di 224 operatori impegnati nelle dieci attività ritenute a maggiore impatto informatico. A tutti è stato chiesto di indicare quanto tempo trascorrono con pc, telefonini e altri strumenti tecnologici di nuova generazione, che consentono di effettuare un numero considerevole di operazioni contemporaneamente e, poi, di dare un punteggio, da 1 a 10, ai tre principali fattori riconosciuti come causa del tecnostress: la gestione di troppe informazioni, l’eccessivo uso degli apparecchi e la fretta nell’esecuzione delle operazioni.
Le risposte hanno evidenziato che è a maggior rischio tecnostress sono gli operatori Ict (Information and communication technology, progettisti e amministratori di reti), che passano una media di 12,5 ore al giorno "incollati allo schermo, stressati soprattutto dall'alto numero di informazioni e di richieste da gestire a ritmi incalzanti; in seconda posizione i giornalisti, specie quelli web, che trascorrono fino a 12,1 ore davanti a schermi di vario tipo, compresi quelli televisivi; al terzo posto troviamo gli analisti finanziari con le loro 10-11 ore al giorno tra pc e blackberry (telefonini che funzionano come computer). Seguono tecnici informatici, topmanager, ipmanager (responsabili dello sviluppo e vendita di progetti innovativi), progettisti di siti web, pubblicitari, analisti contabili e, infine gli operatori call center, piazzatisi in decima posizione, l'ultima, grazie alle "sole" 6,6 ore tra computer e telefono. Ma quali sono i sintomi dei tecnostressati? Se al lavoro perdete la concentrazione, vi sentite affaticati, soffrite di ipertensione, disturbi di digestione, insonnia, perdete facilmente la calma (vedi anche grafico in alto) ci sono buone probabilità che siate tecnostressati. Sono questi i principali sintomi di un male che lo psicologo americano Craig Broad già nel 1984 descrisse nel suo libro "Technostress: the uman cost of computer revolution" ("Il costo umano della rivoluzione dei computer").
Ma dopo 24 anni, molte cose sono cambiate. Noi oggi soffriamo di "Information overload": sovraccarica di informazioni, un termine coniato da Richard Saul Wurman, professore al Mit di Boston, secondo il quale questo sovraccarico genera senso di confusione e assenza di certezze e, più in generale l'insorgere di disturbi psicocomportamentali, oltre a stanchezza cronica. A questo si aggiunge la sindrome da "multitasking" ovvero da interruzione continua provocata dall'uso multiplo di tecnologie digitali che riduce le capacità di concentrazione e si ripercuote negativamente sui rapporti interpersonali arrivando anche a provocare vari disturbi psicosomatici. «Va detto che la tecnologia è una risorsa prima che un rischio— precisa però Giovanni Costa, docente del Dipartimento di medicina del Lavoro all’Università di Milano — . Tuttavia, sono le modalità di utilizzo degli apparecchi, soprattutto orari e grado di formazione degli operatori, che fanno la differenza tra quello che ci aiuta e quello che ci affatica. Occorre, inoltre ricordare che ciò che è stressante per uno può non esserlo per un'altro. Entrano in gioco altri fattori determinanti quali personalità, ruolo, grado di autonomia, esperienza». Ma in che cosa il tecnostress si distingue dal superlavoro di chi fa gli straordinari avvitando bulloni o dalla full immersion di chi, sotto esame studia giorno e notte? «Alla base c'è la differente organizzazione del lavoro—risponde Giuseppe De Luca, psicoterapeuta, responsabile del Programma Euridice sulla prevenzione, mobbing nel mondo del lavoro —. Queste nuove professioni tecnologiche sono poco o niente strutturate e questo impedisce alle persone di organizzare delle gerarchie di azioni da compiere. Una situazione questa che, in mancanza di una estrema padronanza di sé, porta a un marcato disagio psicologico».

Mabel Bocchi

sabato 7 giugno 2008

Armani, Milano è tua

Due grandi firme del giornalismo sportivo italiano, Werther Pedrazzi e Walter Fuochi, per una notizia che fa bene alla pallacanestro italiana e non solo. Giorgio Armani è il nuovo proprietario dell'Olimpia Milano. Giorgio Corbelli esce di scena. Mister Telemarket ha fatto tanto per il basket nostrano. Ha tenuto ai piedi le mitiche scarpette rosse in annate non facili, riportando la società ai livelli che le competono. Per fare il grande salto manca ancora qualcosa, che forse potrà arrivare grazie all'entusiasmo e agli investimenti di Armani. La storia continua.

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dal Corriere della sera
Armani griffa Milano
L'Olimpia è tutta sua
Dopo essere rimasta anche troppo a lungo sulla linea dell'orizzonte, finalmente la nuova Olimpia è giunta in porto. Ieri mattina è stato firmato il passaggio della maggioranza del pacchetto azionario della Pallacanestro Olimpia Milano srl da Giorgio Corbelli al Gruppo Armani. Più propriamente alla Simint spa, società modenese che fa capo a Livio Proli e che produce tutta la linea jeans della maison milanese, controllata al cento per cento da Armani. Durante il consiglio di amministrazione, lo stesso Livio Proli ha assunto la carica di amministratore delegato della più gloriosa società del basket italiano. Da sponsor a proprietario: il Gruppo Armani rileva l'80% delle quote (il 10% rimane Sergio Picarelli, amministratore delegato di Adecco), 5% a testa per Colombo (acciai) e Baccarini (commercialista, già presidente del Collegio sindacale nel precedente consiglio). Milan e Inter escono dalla società di basket. La nuova proprietà ha annunciato una conferenza stampa per i primi giorni della prossima settimana. Allora si chiarirà, ufficialmente, il quadro dell'assetto tecnico. Finora il Gruppo Armani è stato ermetico, lasciando l'immaginazione al potere e libero sfogo alla ridda di voci. Che andiamo a interpretare. Visto che proprio ieri pomeriggio Lucio Zanca ha dato l'addio ufficiale, ringraziamenti, anema e core, a Montegranaro, è facile immaginare che sarà lui il nuovo general manager milanese. Dopo Scavolini, Virtus Bologna e il piccolo-grande miracolo marchigiano, toccherà a lui orientare le scelte di mercato dell'Olimpia. Nomi di allenatori ne sono corsi tanti (dalla riconferma di Caja all'arrivo di Scariolo, Ivanovic, Bucchi, Recalcati, Lardo), e alla fine, come si dice, ne resterà uno solo. Sarà il ritorno di Lino Lardo, da Loano, riviera di Ponente, uomo di mare che nel 2005 regalò all'Armani il sogno di una finale. Dino Meneghin rimarrà ambasciatore per l'Eurolega. L'immaginario popolare, poi, ha legato proprio all'ingresso di Armani la possibilità di trattenere Danilo Gallinari (martedì volerà a New York per sottoporsi all'esame dei Knicks e successivamente a quello dei New Jersey Nets). Cosa costa sognare? Che dopo aver convinto il Gallo a restare, Lucio Zanca si porti da Montegranaro anche Luca Vitali? Mettendo insieme la coppia più giovane e bella del firmamento italiano.
(Werther Pedrazzi)

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da La Repubblica
I canestri di Armani
Milano ora è tutta sua
Prima solo sponsor, adesso padrone della società, dopo esserne stato, in questi ultimi anni, tifoso eccellente e spesso presente, Giorgio Armani ha chiuso ieri un cerchio da cui tanti, non solo a Milano, s´aspettano tantissimo, acquisendo la proprietà della gloriosa Pallacanestro Olimpia: la società che vanta, in Italia, più scudetti. L´ufficialità d´un affare in incubazione da mesi, sancita dall´uscita di scena del precedente patron Giorgio Corbelli, è stata data ieri, in una breve nota della società, informando che «E´ stato firmato l´accordo preliminare per il passaggio della maggioranza del pacchetto azionario», da Giorgio Corbelli al Gruppo Armani. Livio Proli, dello staff direttivo dello stilista, assumerà la carica di amministratore delegato, essendo già da mesi in esplorazione per definire i nuovi assetti tecnico-dirigenziali. A giorni il gruppo presenterà i suoi piani. Giorgio Armani dunque, una delle facce più celebri del made in Italy nel mondo, entra in prima persona in un gioco che l´ha conquistato, dopo averne fatto lo sponsor coi suoi jeans, e averne vissuto a bordo campo anche tante partite, da appassionato vero, in casa e fuori. Il segnale è forte, non solo per Milano, ma per un intero movimento che non gode di salute splendente, ridottosi sempre più a sport di nicchia e con una finale in corso, tra Siena e Roma, che va intossicandosi di pericolosi veleni, al solito baruffando sugli arbitraggi. Non si può infatti pensare a un ingresso dello stilista in veste di comparsa o figurante: la sua Milano, in gran parte da rifare, dovrà presto recitare un ruolo di primo piano, e già aver salvato il posto in Eurolega, in questa stagione di iniziali stenti e buone fioriture finali, aiuterà ad accelerare i percorsi. Verrà mutato l´assetto proprietario, essendo in uscita uomini e denari legati a Milan e Inter che avevano partecipato, qualche estate fa, a un salvataggio partito dal ciglio della bancarotta. Cambierà la dirigenza, che potrebbe inglobare Lucio Zanca, manager della rivelazione Montegranaro (con lui, pure il play Vitali). Verrà ingaggiato un nuovo tecnico, anche se la rinascita pilotata da Attilio Caja non ne azzera del tutto le chances. Lino Lardo e Piero Bucchi sono due candidati, potrebbe sbucare Sergio Scariolo, che proprio ieri ha rotto con Malaga, anche se il sogno non tanto segreto è riportare in Italia Ettore Messina, che resterà a Mosca un solo ultimo anno: nel 2009 si potrà fare. Poi, peso e qualità della prima Olimpia del re degli stilisti verranno misurati dall´epilogo della Gallinari story, e cioè dalla capacità di trattenere il ventenne asso tentato dall´avventura Nba. Danilo s´è dichiarato per il Draft, può ritirarsi entro il 16 giugno, o correre, a fine mese, per una scelta al primo giro, decidendo poi se andare o no. L´Olimpia gli firmò qualche tempo fa un contratto, con finestra, da un milione di euro. Da corsa anche contro gli stipendi Nba.
(Walter Fuochi)

venerdì 6 giugno 2008

Cucù

Delitto Olgiata, trovato il Dna dell'assassino


da Tgcom.it
Delitto Olgiata, isolato Dna uomo
Ricavato da un fazzoletto di carta
Svolta nell'inchiesta sull'omicidio della contessa Alberica Filo Della Torre, la nobildonna romana strangolata e colpita con uno zoccolo alla testa nella sua villa dell'Olgiata il 10 luglio 1991. Nell'ambito delle indagini, gli esperti della procura hanno isolato il profilo di un Dna maschile su uno dei reperti esaminati dopo la riapertura del caso. Il Dna sarebbe stato estrapolato dal muco su un fazzoletto di carta trovato nella stanza della vittima.
Dal confronto eseguito è emerso che il Dna non appartiene né a Winston Manuel, il cittadino filippino che faceva parte del personale di servizio della villa dell'Olgiate, né a Roberto Iacono, figlio della governante dei figli della contessa. Per Manuel e Iacono, storici indagati per omicidio volontario e poi risultati estranei, la procura ha chiesto l'archiviazione.

Il profilo di Dna è stato prelevato da una traccia di muco trovata su un fazzoletto di carta trovato nella stanza della vittima e repertato assieme ad altri oggetti: i pantaloni dei Winston e Iacono, il lenzuolo del letto della contessa, lo zoccolo con il quale fu colpita alla testa ed alcuni indumenti intimi. Gli accertamenti sono stati svolti dai professori Paolo Arbarello, Carla Vecchiotti e Vincenzo Pascali, consulenti nominati dal procuratore aggiunto Italo Ormanni e dall'allora sostituto Settembrino Nebbioso. I nuovi test di laboratorio erano stati decisi per riesaminare i reperti con le nuove e piu' sofisticate tecniche di indagine, soprattutto nel campo dell'identificazione delle tracce biologiche. Dopo la richiesta di procedere a questi esami più approfonditi avanzata da Pietro Mattei, marito della nobildonna morta all' età di 42 anni, a gennaio 2007 era partita la nuova inchiesta giudiziaria. La scoperta di questo nuovo Dna maschile segna una svolta nell'indagine sul delitto in corso da 17 anni. La contessa venne uccisa mentre nella villa dell'Olgiata si stava allestendo una festa per l'anniversario del suo matrimonio con l'imprenditore Pietro Mattei.
Il legale del marito: "No ad archiviazione cause Manuel-Iacono"
L'avvocato Giuseppe Marazzita, legale di Pietro Mattei, ha annunciato di aver presentato opposizione alla richiesta di archiviazione delle posizioni di Winston Manuel e di Roberto Iacono e, allo stesso tempo, ha lamentato delle omissioni in relazione agli esami di laboratorio eseguiti. Gli esperti della procura si sarebbero limitati ad un "esame di tracce visibili usando tecnologie antiquate". Non sarebbero stati esaminati poi l'orologio Rolex della vittima ed altri oggetti come richiesto nell'istanza di riapertura delle indagini inoltrata dal vedovo della contessa.

mercoledì 4 giugno 2008

Arrestate Vanna Marchi e la figlia

da Corriere.it
La donna imputata per truffa e associazione a delinquere nei confronti di oltre cento vittime
Milano, arrestate Vanna Marchi e la figlia
la motivazione: «Pericolo di reiterazione del reato e la ragionevole probabilità di espatrio delle donne»
MILANO - Vanna Marchi è stata arrestata, nel pomeriggio insieme alla figlia, Stefania Nobile. Ne ha dato notizia la Questura di Milano. La teleimbonitrice, imputata per truffa e associazione per delinquere nei confronti di oltre cento vittime, è stata arrestata nel capoluogo lombardo su provvedimento cautelare emesso dalla quarta sezione penale della Corte d'Appello di Milano da uomini della squadra Mobile. A quanto si è appreso, l'ordine di custodia cautelare è motivato col pericolo di reiterazione del reato e «per la ragionevole probabilità di espatrio delle donne»

martedì 3 giugno 2008

Vittorio Cecchi Gori in manette per bancarotta

Nuovi guai per Vittorio Cecchi Gori. Nel frattempo si apprende che martedì l'immobiliarista romano Danilo Coppola ha tentato il suicidio. Era agli arresti domiciliari nella sua residenza romana di via Bolognetta. Nei giorni scorsi Coppola, il quale è attualmente sotto processo per il fallimento di una delle sue società, la Micop (un buco da circa 13 milioni di euro), era apparso in tribunale sorridente e in discreta forma fisica.

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da Corriere.it
Era stato iscritto nel registro degli indagati a gennaio
Cecchi Gori arrestato per bancarotta
Custodia cautelare per il produttore cinematografico eun suo collaboratore dopo il terzo fallimento del gruppo
ROMA - Vittorio Cecchi Gori è stato arrestato e portato nel reparto isolamento del carcere romano di Regina Coeli. L'accusa, formulata dai pm Stefano Rocco Fava e Lina Cusano, è bancarotta fraudolenta. «State tranquilli, è certamente un disguido» ha detto Cecchi Gori ad alcuni stretti collaboratori mentre veniva accompagnato fuori dagli agenti. E i suoi difensori, Massimo Krogh e Antonio Fiorella: «Dall'analisi del provvedimento del gip si deduce l'estraneità di Vittorio Cecchi Gori a ipotesi di reato. Si tratta di operazioni del gruppo del tutto lecite».
TRE ARRESTI - L'ex produttore cinematografico era nella sua casa a Roma quando ha ricevuto l'ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip Guicla Mulliri. La Guardia di Finanza, su disposizione della magistratura, ha arrestato anche altre due persone: Luigi Barone, stretto collaboratore del produttore ed ex amministratore di alcune società del gruppo, anche lui è stato rinchiuso al Regina Coeli, e Giorgio Ghini, presidente del collegio sindacale della società Safin, ai domiciliari.
L'INDAGINE - Cecchi Gori era stato iscritto nel registro degli indagati a gennaio. Il 15 maggio la procura di Roma aveva chiesto il rinvio a giudizio nei confronti di Cecchi Gori e Barone ipotizzando il reato di bancarotta patrimoniale nell'ambito dell'inchiesta di Finmavi. L'esigenza di custodia cautelare fa riferimento al fallimento della società Safin Cinematografica. Nell'ordinanza si fa riferimento ai precedenti crack della Fiorentina e della Finmavi. La Safin, ultima società che ha portato i libri in tribunale, è stata dichiarata fallita il 20 febbraio con un passivo di circa 25 milioni di euro. La società gestiva le sale cinematografiche del gruppo in Italia tra cui il cinema Adriano a Roma, fiore all'occhiello del gruppo dell'ex tycoon televisivo.
SEQUESTRI - La procura di Roma ha disposto anche il sequestro di quote societarie di diverse imprese riconducibili al gruppo Cecchi Gori, che detengono la proprietà di immobili di prestigio dal valore di diverse centinaia di milioni di euro, tra cui diverse sale cinematografiche a Roma, Firenze, Genova e Bari. La decisione è stata presa a garanzia dei creditori. Secondo le Fiamme gialle alcune aziende sarebbero state «deliberatamente condotte al dissesto e svuotate del loro patrimonio in favore di altre società del medesimo gruppo, mediante fittizie operazioni di riorganizzazione societaria, passaggi di quote azionarie e operazioni commerciali simulate, anche con società estere».
VALERIA MARINI - È l'ex compagna di Cecchi Gori, Valeria Marini, la prima a esprimergli la sua vicinanza. «Esprimo la mia solidarietà, sono molto dispiaciuta e spero che tutto si risolva nel più breve tempo possibile. Oggi sono solidale con lui come sempre lo sono stata, anche in altri momenti brutti. Ho mantenuto un bel rapporto di amicizia e se lui ha bisogno di me, di qualunque cosa, io ci sono». «Ho avuto una storia con lui, ero famosa prima e lo sono oggi senza di lui - sottolinea l'attrice -. Non ho chiesto niente in cambio e tutto quello che si può pensare di me e lui non mi interessa affatto. Tutto il resto è niente».
LE TAPPE - Il calvario giudiziario dell'ex senatore (eletto nel '94 con il Partito Popolare) era iniziato con la Fiorentina. Il 5 luglio 2001 l'allora presidente dei viola - carica che ricopre dal '93 al 2002 - riceve un'informazione di garanzia per concorso in riciclaggio dopo che a giugno era scattata la procedura di fallimento per la squadra. Il giorno dopo, 6 luglio, è indagato dalla procura di Roma per detenzione di sostanze stupefacenti dopo che nel suo appartamento a Roma erano stati trovati alcuni grammi di cocaina. «Solo zafferano» si difende Cecchi Gori, che era in compagnia di Valeria Marini durante la perquisizione dei poliziotti. Pochi giorni dopo si autosospende da tutte le cariche che ricopriva all'interno del suo gruppo. A settembre firma cambiali a garanzia dei 70 miliardi che la Finmavi deve al club, poi ipoteca Palazzo Borghese. A settembre è indagato dalla procura di Firenze per falso in bilancio e appropriazione indebita nell'ambito dell'inchiesta sui conti della Fiorentina (ad aprile 2002 arriva la richiesta di rinvio a giudizio). A novembre vende i diritti su alcuni film alla Medusa per 40 miliardi, per pagare Irpef e parte degli stipendi arretrati del club. A settembre 2002 la Fiorentina viene dichiarata fallita e Vittorio Cecchi Gori è indagato per bancarotta fraudolenta. Un mese dopo scattano per l'ex patron gli arresti domiciliari. A novembre del 2006 fu condannato a tre anni, poi condonati per l'indulto.
IL CUORE - Infine le chiacchierate traversie sentimentali. Prima il matrimonio con Rita Rusic (dal 1983 al 2000, finito con la richiesta di oltre duemila miliardi di lire da parte di lei), poi la relazione con Valeria Marini terminata nel 2005. «Rita è la madre dei miei figli. Di lei parlo solo bene. Valeria Marini mi ha difeso quando ero in difficoltà. Anche di lei parlo solo bene, ma forse... Ora sono felice con Mara» aveva detto riferendosi alla love story con l'attrice-modella Mara Meis, iniziata nel 2006. Allora il fallimento della Finmavi era stato scongiurato: «Non ho mai smesso di produrre film, ora posso lavorare con più serenità» aveva detto Cecchi Gori. Una 'tregua' durata solo un paio d'anni.

Strage Circeo, libero uno dei killer


da Tgcom.it
Strage Circeo, libero uno dei killer
Gianni Guido affidato a servizi sociali
Uno degli autori del massacro del Circeo del 1975, dove due donne vennere drogate e violentate per due giorni, dall'11 aprile scorso è tornato libero. Gianni Guido è stato affidato dal Tribunale ai servizi sociali. Era stato condannato a 30 anni per l'omicidio di Rosaria Lopez e gli abusi su Donatella Colasanti insieme ai complici Andrea Ghira, morto per overdose, e Angelo Izzo, condannato nel 2007 a un secondo ergastolo.
Guido, 52 anni, in carcere ha studiato e si è laureato in Lingue e Letterature straniere. Gli ultimi 14 anni li ha trascorsi in cella e secondo il Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria, nell'agosto del 2009 sconterà definitivamente la sua pena. La sera, dopo il lavoro, rientra a casa dai genitori, vicino alla Nomentana, Roma.
La famiglia: "Diritto a rifarsi una vita"
"Mio figlio ha pagato", racconta la madre Maria al "Corriere della Sera". "La famiglia - commenta il padre Raffaele - è l'unico posto dove un detenuto possa reinserirsi, l'unica vera comunità di recupero per chi esce dal carcere.
La notte del massacro
Il 29 settembre 1975 Donatella Colasanti e l'amica Maria Rosaria Lopez furono invitate da Andrea Ghira, Angelo Izzo e Gianni Guido in una villa al Circeo dove vennero picchiate e abusate. La Lopez morì, la Colasanti si finse morta e fu abbandonata in una Fiat 127. Con questo stratagemma si salvò. Morì nel 2005 per un tumore al seno.Della banda responsabile del massacro, solo di Guido si persero le tracce. Dopo la condanna nel luglio del 1975, Guido si diede alla fuga. Acciuffato, nel 1981 evase dal carcere di San Gimignano. Venne scoperto in Argentina. Rinchiuso di nuovo in carcere, nel 1985 collezionò un'altra fuga. La sua latitanza finì nel 1994 dove venne catturato, per l'ultimo volta, a Panama, dove viveva sotto falso nome. A differenza del complice Angelo Izzo, che nell'ottobre del 2005 tornò a colpire violentando una donna e la figlia, non ha mai rilasciato interviste, mantenendo sempre un basso profilo.

Sesso nel confessionale

da Corriere.it
Cesena
Sesso nel confessionale, il vescovo dispone una messa riparatrice
Lui 31 anni, lei 32, sorpresi in cattedrale alla funzione delle 7: «Siamo atei, per noi un luogo vale l'altro»
MILANO — I carabinieri del Comando di Compagnia di Cesena pensavano ad uno scherzo quando, domenica mattina poco dopo le 7, hanno ricevuto una telefonata proveniente dal vicino Duomo della città romagnola: «Sto seguendo la funzione mattutina e da uno dei confessionali della cattedrale provengono gemiti e rumori sospetti», diceva una voce alquanto agitata.
Non era uno scherzo. All'interno del confessionale i militari hanno infatti sorpreso E.B., 32 anni di professione educatrice, e G.S., 31 anni operaio, entrambi incensurati. I due erano impegnati in un appassionato rapporto orale. Nonostante l'intervento dei carabinieri, la messa è stata interrotta solo per pochi istanti e poi portata a termine come se nulla fosse successo. E chi sedeva nelle prime file non si è accorto di nulla. Nei confronti della coppia, immediatamente condotta in caserma, sono scattate tre denunce: atti osceni in luogo pubblico, turbamento di funzione religiosa e atti contrari alla pubblica decenza. «Siamo atei e per noi fare sesso in chiesa è come farlo in qualsiasi altro posto», si sono giustificati E.B. e G.S. con i carabinieri.

Al Corriere di Romagna la donna, cultrice di moda e musica dark, ha anche dichiarato che «prima di domenica, nella mia vita ero entrata in chiesa solo un'altra volta». La gente chiacchiera e la vicenda è diventata l'argomento di questi giorni nei bar di Cesena dove è immediatamente partita la caccia per individuare i due protagonisti. Che, per ora, hanno deciso di rimanere chiusi nelle rispettive abitazioni senza aggiungere altro sul perché di quei pruriti sessuali sfogati in confessionale e di primo mattino. Monsignor Antonio Lanfranchi, vescovo della città, si dice «molto amareggiato» per quanto accaduto ed è immediatamente corso ai ripari. Venerdì prossimo, alle 21, verrà celebrata una messa per riparare all'offesa ricevuta. «Siamo rimasti spiazzati, non era mai successo prima. Così abbiamo consultato un esperto di diritto canonico e tra i canoni c'è la possibilità di indire una funzione riparatrice se l'offesa è particolarmente grave», dicono dalla diocesi cesenate. Il vescovo invita «tutti i fedeli ad intervenire per pregare e riparare all'affronto subito. Si tratta di un atto che offende la nostra comunità cristiana e che denota totale mancanza di rispetto verso le persone». Nessun giudizio da parte di monsignor Lanfranchi nei confronti della coppia: «Non giudichiamo le persone, ma quello che hanno compiuto». Se ne parlerà venerdì durante la messa riparatrice.
Roberto Rizzo

Anche gli Stati Uniti chiudono le frontiere

da Corriere.it
La registrazione sarà valida per due anni, poi dovra' essere rifatta
Da gennaio per entrare negli Usa sarà necessario registrarsi sul sito del governo
Misure antiterrorismo: chi può entrare senza visto negli Stati Uniti obbligato a fornire i dati 3 giorni prima
WASHINGTON (USA) - Restrizioni ulteriori all'ingresso per chi è autorizzato ad entrare negli Stati Uniti senza visto. I viaggiatori a cui non è richiesto il visto per recarsi negli Stati Uniti dovranno infatti registrarsi sul sito internet del governo americano almeno tre giorni prima del loro arrivo. E’ una nuova misura di sicurezza che dovrebbe essere applicata a partire dal 2009.
CONFERMA - Il segretario alla sicurezza interna, Michael Chertoff, dovrebbe confermare oggi l'informazione pubblicata dal Financial Times, secondo un responsabile governativo. La registrazione on-line partirà da gennaio e dovrebbe essere valida per due anni. I viaggiatori interessati dal provvedimento sono quelli originari dei 27 paesi da cui gli Stati Uniti non esigono il visto. Si tratta principalmente dei paesi dell’Europa occidentale, l’Australia, il Brunei, il Giappone, la Nuova Zelanda e Singapore. Altri otto paesi dovranno essere integrati in questo programma, tra cui la Repubblica Ceca, l’Ungheria e la Corea del Sud. Secondo il Financial Times le nuove restrizioni all'ingresso negli Usa sono dovute ad un aumento delle misure di sicurezza antiterrorismo. In particolare si vuole evitare che terroristi in possesso di nazionalità europea possano entrare negli Usa. Per questo motivo, secondo il quotidiano finanziario britannico si sta pensando anche a una ulteriore misura, quella di richiedere la registrazione delle impronte digitali anche a tutti quelli che lasciano il terriotorio degli Stati Uniti, per essere certi che chi è entrato non sia ancora negli Usa sotto una falsa identità.

lunedì 2 giugno 2008