mercoledì 24 ottobre 2007

Terrorismo internazionale, il "reggiano" Daki condannato a quattro anni


Premessa fondamentale. Daki fu arrestato nei primi giorni di aprile del 2003 a Reggio Emilia. Le forze dell'ordine fecero irruzione in un appartamento all'incrocio tra via Melato e viale Olimpia. Ora spazio alla cronaca del processo bis per terrorismo internazionale celebrato ieri a Milano davanti alla seconda corte d'appello.


da www.repubblica.it
24/10/2007 - Milano, ribaltata in appello la sentenza del gup Forleo
L'imputato si proclama innocente. Sei anni a due tunisini
TERRORISMO, CONDANNATO DAKI
QUATTRO ANNI AL MAROCCHINO


di ORIANA LISO
MILANO - Dopo due assoluzioni e un annullamento, arriva una nuova sentenza per il marocchino Mohammed Daki e i due tunisini, Maher Bouyahia e Ali Ben Saffi Toumi, accusati di terrorismo internazionale in base a quell'articolo 270 bis entrato in vigore dopo gli attentati dell'11 settembre. Per questa accusa, ieri, la seconda corte d'appello di Milano ha condannato con rito abbreviato Daki a quattro anni di reclusione, gli altri due imputati a sei anni. Una sentenza che ribalta di fatto la decisione di primo grado, pronunciata dal gup Clementina Forleo e basata sulla distinzione tra la nozione di guerrigliero e terrorista, e quella dei giudici della prima corte d'appello milanese che avevano scavalcato quel concetto, stabilendo che il reclutamento di volontari da inviare come kamikaze in Iraq non è terrorismo.
Due pronunciamenti che avevano sollevato un vespaio, ma che a gennaio scorso la Cassazione aveva sconfessato, rinviando i tre imputati davanti a un'altra corte. E ieri, dopo la sentenza, sono arrivati gli opposti commenti di chi aveva portato in tribunale Daki e gli altri due e di chi li aveva assolti. "È stata accolta la tesi della procura e della procura generale che avevano contestato le conclusioni dei giudici precedenti - ha detto il procuratore aggiunto Armando Spataro - prese in base a una distinzione che ha sicuramente diritto di cittadinanza nei processi, ma nei casi concreti deve confrontarsi con gli elementi emersi nelle indagini e che secondo noi erano stati trascurati".
Solo in punto di diritto il commento del giudice Clementina Forleo: "Mi meraviglia che il processo a Daki sia stato celebrato comunque, perché essendo stato espulso aveva un legittimo impedimento". Il marocchino, infatti, non era in aula e su questo si era giocato il possibile rinvio: il suo legale Vainer Burani aveva opposto il legittimo impedimento del suo cliente a essere in Italia e quindi in tribunale. Daki è stato espulso in base alla legge Pisanu nel dicembre 2005 e, secondo l'avvocato, da allora è senza passaporto. Un motivo non provato e non sufficiente, per i giudici, che l'hanno dichiarato contumace andando avanti nella discussione. Da Casablanca Daki ha solo detto: "Sono innocente, ora ho un motivo in più per tornare in Italia e far valere le mie ragioni".
Il processo bis ha avuto tempi brevissimi: ieri mattina si è aperta l'udienza e alle cinque e mezza, dopo meno di due ore di camera di consiglio, i giudici hanno emesso la sentenza, le cui motivazioni saranno note tra quindici giorni ma che potrebbero ricalcare la requisitoria fatta dal sostituto procuratore generale Laura Bertolè Viale, che in aula ha detto: "La sentenza di primo grado guarda con benevolenza gli imputati, che qualifica guerriglieri quasi identificandoli come soldati di guerre di liberazione del proprio paese oppresso. Ma gli atti parlano di attentati in Italia contro una caserma dei carabinieri di Napoli, contro la metropolitana milanese e il Duomo di Cremona. Dove sono le guerre di liberazione? Da chi?". Mentre Burani e gli altri due legali, Leccisi e Nebuloni, annunciano ricorso in Cassazione, si profila la possibilità di una denuncia per diffamazione contro uno degli imputati, Toumi, che ieri ha lanciato gravi accuse di scorrettezza negli interrogatori contro Spataro - che oggi torna in aula per sostenere l'accusa nel processo per il sequestro dell'imam Abu Omar - e i pm Stefano Dambruoso e Elio Ramondini.

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