mercoledì 31 ottobre 2007

La solita sentenza all'italiana

Nessuno pagherà per l'omicidio di Alceste Campanile, nemmeno chi ha confessato più volte di aver premuto il grilleto.
Il processo con rito abbreviato contro l'ex primula nera Paolo Bellini è finito a tarallucci e vino. Sì, è stato lui. Ma ha confessato e le attenuanti generiche sono prevalenti sulle aggravanti della premeditazione e dei motivi abietti. Risultato: reato prescritto. Questa è l'Italia.

http://www.linformazione.com/archivio/20071031/11_RE3110.pdf

lunedì 29 ottobre 2007

Addio Zampetti


Lutto nel mondo del cinema italiano, quello delle commedie e dei telefilm anni Ottanta di cui siamo semplicemente fanatici. Ciao, "cummenda"! E condoglianze a Sharon.
Invito tutti gli amici del blog a spararsi almeno una puntata dei Ragazzi della III C in omaggio al Maestro. Per il più raffinati, c'è sempre il primo Vacanze di Natale del 1983.

da www.corriere.it
28/10/2007 - Interpretava un commerciante di salumi
«Ragazzi della III C», addio al cummenda
È morto Guido Nicheli, ha dato volto all'indimenticabile Zampetti e a tanti personaggi della commedia italiana

MILANO - Ha dato il suo volto a Camillo Zampetti, il «cummenda» milanese della fortunata serie «I ragazzi della III C». Guido Nicheli è morto domenica pomeriggio all'ospedale di Desenzano del Garda per un ictus. Stempiato, aitante, baffi folti, interpretava un commerciante di salumi, diventato in breve uno streotipo di successo, con tanto di fan club. Ha fatto anche il comico, col nomignolo di Dogui, e aveva una grande passione per la recitazione sin da quando lavorava come odontotecnico insieme al cugino dentista. Ed è proprio in quello studio che un giorno ha ricevuto la telefonata di Enrico Vanzina che voleva proporgli quel personaggio, fatto su misura per lui. Partì quindi per Roma, dove venne girata la puntata numero 0 dei «Ragazzi della III C». Un successo annunciato: a fine anni Ottanta ne furono realizzate ben tre serie.

IL SUCCESSO - Da allora per «Il Zampetti» è una serie lunghissima di nuove commedie all'italiana, dalle varie «Vacanze» dei fratelli Vanzina (da «Vacanze di Natale» del 1983 a «Vacanze sulla neve» del 2000) sino ai film con Paolo Villaggio («Fantozzi 2000 - La clonazione»), mentre prima dell'exploit televisivo aveva già partecipato a «Una vacanza bestiale», «Eccezzziunale veramente», «Viuuulentemente mia», per arrivare a «Sapore di mare». Nicheli amava il suo cummenda ma ricordava sempre un film in particolare, «Lo scemo di guerra» di Dino Risi, il suo unico ruolo drammatico (in cui è doppiato in siciliano), grazie al quale arrivò al Festival di Cannes. Lo sguardo intenso, serio nelle sue iperboli verbali su soldi e cose da comprare, gioielli per tacitare la moglie, maiali, ma più spesso maiale, ovvero donne e amanti, Nicheli aveva una gestualità originale, vera caratteristica del personaggio assieme all'inflessione tipicamente lombarda.

domenica 28 ottobre 2007

Le chiavi della cassaforte

Domenica di (non) lavoro. E come sempre, quando entro nel mio studio e accendo il pc - a proposito, ho sempre più voglia di un Mac - i pensieri si accavallano e la tastiera diventa calamita. E se iTunes ci fa lo scherzo di suonare Masini...
Tornando a noi, la regina di via Aristotele (fresca di intervista a Nicholas Negroponte, altroché assassini, pusher e puttane...) non capisce perché non parlo mai di lei su questo blog.
Voi mettereste sul davanzale della finestra le chiavi della vostra cassaforte?

Have a nice day!

A testa alta/2

http://www.linformazione.com/archivio/20071027/10_RE2710.pdf

sabato 27 ottobre 2007

Emozioni


Sto mettendo ordine all'interno del mio computer. Sfoglio ricordi, rivivo emozioni. Questa voglio condividerla con voi.

"... fatti cullare dalle onde del mare,
tensioni e paure spariranno tra i flutti.
Ora coccolati e fatti un regalo:
rilassati, ascoltando l'oceano…"

2/12/2003

venerdì 26 ottobre 2007

Chianti e bolliti

Finalmente! Sono reduce da una fugace cena maschietti che ha visto la formazione scendere in campo quasi al completo... Olè!
Tutti attorno a un tavolo, al Canossa in via Roma. Chianti e bolliti, proprio come negli anni di università. Che tuffo!
'Notte ragazzi, vi voglio bene.

mercoledì 24 ottobre 2007

Terrorismo internazionale, il "reggiano" Daki condannato a quattro anni


Premessa fondamentale. Daki fu arrestato nei primi giorni di aprile del 2003 a Reggio Emilia. Le forze dell'ordine fecero irruzione in un appartamento all'incrocio tra via Melato e viale Olimpia. Ora spazio alla cronaca del processo bis per terrorismo internazionale celebrato ieri a Milano davanti alla seconda corte d'appello.


da www.repubblica.it
24/10/2007 - Milano, ribaltata in appello la sentenza del gup Forleo
L'imputato si proclama innocente. Sei anni a due tunisini
TERRORISMO, CONDANNATO DAKI
QUATTRO ANNI AL MAROCCHINO


di ORIANA LISO
MILANO - Dopo due assoluzioni e un annullamento, arriva una nuova sentenza per il marocchino Mohammed Daki e i due tunisini, Maher Bouyahia e Ali Ben Saffi Toumi, accusati di terrorismo internazionale in base a quell'articolo 270 bis entrato in vigore dopo gli attentati dell'11 settembre. Per questa accusa, ieri, la seconda corte d'appello di Milano ha condannato con rito abbreviato Daki a quattro anni di reclusione, gli altri due imputati a sei anni. Una sentenza che ribalta di fatto la decisione di primo grado, pronunciata dal gup Clementina Forleo e basata sulla distinzione tra la nozione di guerrigliero e terrorista, e quella dei giudici della prima corte d'appello milanese che avevano scavalcato quel concetto, stabilendo che il reclutamento di volontari da inviare come kamikaze in Iraq non è terrorismo.
Due pronunciamenti che avevano sollevato un vespaio, ma che a gennaio scorso la Cassazione aveva sconfessato, rinviando i tre imputati davanti a un'altra corte. E ieri, dopo la sentenza, sono arrivati gli opposti commenti di chi aveva portato in tribunale Daki e gli altri due e di chi li aveva assolti. "È stata accolta la tesi della procura e della procura generale che avevano contestato le conclusioni dei giudici precedenti - ha detto il procuratore aggiunto Armando Spataro - prese in base a una distinzione che ha sicuramente diritto di cittadinanza nei processi, ma nei casi concreti deve confrontarsi con gli elementi emersi nelle indagini e che secondo noi erano stati trascurati".
Solo in punto di diritto il commento del giudice Clementina Forleo: "Mi meraviglia che il processo a Daki sia stato celebrato comunque, perché essendo stato espulso aveva un legittimo impedimento". Il marocchino, infatti, non era in aula e su questo si era giocato il possibile rinvio: il suo legale Vainer Burani aveva opposto il legittimo impedimento del suo cliente a essere in Italia e quindi in tribunale. Daki è stato espulso in base alla legge Pisanu nel dicembre 2005 e, secondo l'avvocato, da allora è senza passaporto. Un motivo non provato e non sufficiente, per i giudici, che l'hanno dichiarato contumace andando avanti nella discussione. Da Casablanca Daki ha solo detto: "Sono innocente, ora ho un motivo in più per tornare in Italia e far valere le mie ragioni".
Il processo bis ha avuto tempi brevissimi: ieri mattina si è aperta l'udienza e alle cinque e mezza, dopo meno di due ore di camera di consiglio, i giudici hanno emesso la sentenza, le cui motivazioni saranno note tra quindici giorni ma che potrebbero ricalcare la requisitoria fatta dal sostituto procuratore generale Laura Bertolè Viale, che in aula ha detto: "La sentenza di primo grado guarda con benevolenza gli imputati, che qualifica guerriglieri quasi identificandoli come soldati di guerre di liberazione del proprio paese oppresso. Ma gli atti parlano di attentati in Italia contro una caserma dei carabinieri di Napoli, contro la metropolitana milanese e il Duomo di Cremona. Dove sono le guerre di liberazione? Da chi?". Mentre Burani e gli altri due legali, Leccisi e Nebuloni, annunciano ricorso in Cassazione, si profila la possibilità di una denuncia per diffamazione contro uno degli imputati, Toumi, che ieri ha lanciato gravi accuse di scorrettezza negli interrogatori contro Spataro - che oggi torna in aula per sostenere l'accusa nel processo per il sequestro dell'imam Abu Omar - e i pm Stefano Dambruoso e Elio Ramondini.

Tutto vero/6

"Mamma mia quanto sei brutta, non puoi essere una prostituta".
"Se non ti piaccio, di là c'è una mia amica".
Dialogo surreale tra un poliziotto e una povera cinese di 32 anni che, solo per la gentilezza di aver sponsorizzato una collega davanti a un finto cliente, è finita a processo per sfruttamento della prostituzione.
La Giustizia, che è cieca, l'ha assolta.

domenica 21 ottobre 2007

Porcate all'italiana: De Magistris e l'inchiesta tolta

da www.corriere.it
21/10/2007 - De Magistris e l'inchiesta tolta
«CONTRO DI ME I POTERI OCCULTI
ORA RISCHIO PALLOTTOLE E TRITOLO»
Lo sfogo del pm: non ci sono le condizioni per fare il magistrato in Calabria

DAL NOSTRO INVIATO CARLO VULPIO
CATANZARO — Non è abbattuto. Non è prostrato. Ma «questa pugnalata alle spalle» Luigi de Magistris, professione pm, non se l'aspettava. Il «pugnalatore » si chiama Dolcino Favi, un avvocato generale dello Stato che da gennaio 2007 fa il procuratore generale reggente a Catanzaro. Favi ha avocato a sé l'inchiesta Why not, quella in cui sono indagati il presidente del Consiglio, Romano Prodi (abuso d'ufficio), il ministro della Giustizia Clemente Mastella (abuso d'ufficio, finanziamento illecito ai partiti, truffa all'Unione europea e allo Stato italiano) e una schiera di politici, affaristi, militari, magistrati, massoni.

Allora, dottor de Magistris, c'è una strategia in ciò che sta accadendo?
«È evidente. C'è una strategia in atto. Una strategia ben nota all'Italia. Si chiama strategia della tensione».

Come fa a dirlo?
«Le intimidazioni istituzionali, le pallottole, la richiesta di trasferimento da parte del ministro, e da ultimo l'avocazione di un'altra mia indagine e la fuga di notizie sull'iscrizione del ministro tra gli indagati, tutto questo è opera di una manina particolarmente raffinata».

Quale manina?
«Poteri occulti. Massoneria, soprattutto. Coadiuvati da pezzi della magistratura, non solo calabrese, che in questa vicenda hanno svolto un ruolo fondamentale L'ultimo gol, secondo questo ragionamento, lo hanno fatto segnare al procuratore generale Favi? «Beh, è un dato di fatto che il dottor Favi, soprattutto negli ultimi mesi, sembra che abbia svolto soltanto un ruolo: una intensa attività epistolare in cui si è occupato di me, come magistrato e come persona fisica. Voleva togliermi anche l'inchiesta Toghe lucane. Finora non c'è riuscito, ma non è detto che non abbia già pensato di concludere il lavoro ».

Per quali ragioni lei teme che si voglia spingere il Paese in un clima da anni di piombo?
«Perché con questa avocazione, me lo lasci dire, torniamo alla magistratura fascista, forte con i deboli e debole con i forti. Davanti alla legge, i potenti non sono uguali come tutti gli altri. Questo è il messaggio. E il pericolo è che si apra la strada a un periodo buio: ognuno stia al suo posto e non si immischi, perché rischia ».

Lei rischia?
«Certo. E non solo io. Anche tutti gli altri che si sono occupati di queste vicende. E tutti i cittadini».
Cosa si rischia?
«Dopo un'avocazione di un'inchiesta del genere, distrutto lo Stato di diritto, rischi le pallottole e il tritolo».

Come le pallottole inviate a lei e al gip di Milano, Clementina Forleo, firmate Brigate rosse?
«Ma quali Brigate rosse! Per fortuna, oggi siamo in un momento storico diverso, non c'è il terreno di coltura dell'ideologismo fanatico degli anni '70 e c'è una grande attenzione al tema dei diritti. No, non c'è il rischio di iniziative violente da parte di improbabili sigle terroristiche vecchie e nuove. Quei proiettili inviati a me e alla collega Forleo provengono da settori deviati di apparati dello Stato, che già in passato hanno messo in pericolo le istituzioni e oggi cercano di riprodurre quel clima».

Dica la verità, lei ritiene che sia in atto un golpe giudiziario?
«La parola golpe la usa lei. Certo è che è accaduta una cosa senza precedenti, della quale non so ancora ufficialmente nulla, poiché nulla mi è stato notificato. L'ho appreso dall'Ansa. No, non mi pare ci siano più le condizioni per fare il magistrato, specie in Calabria, avendo come punto di riferimento l'articolo 3 della Costituzione (principio di uguaglianza di tutti i cittadini, ndr) ».

Da quand'è che si trova sotto tiro?
«Da quando ho cominciato a indagare sui finanziamenti pubblici europei. Da allora, è scattata la strategia delle manine massoniche. Questo di oggi è solo l'ultimo atto. Staremo a vedere quali saranno i prossimi, visto che ormai sono considerato un elemento "socialmente pericoloso"».

La accusano di aver iscritto Mastella nel registro degli indagati per ritorsione, per la storia del trasferimento.
«Falso. Le indagini, come tutti sanno, avevano un loro corso, che non poteva essere intralciato da attività esterne. Nemmeno da una richiesta di trasferimento, che appunto è da considerarsi un'attività esterna. La domanda da fare è un'altra».

La faccia.
«Mi chiedo: chi e perché ha fatto venir fuori la notizia dell'iscrizione di Mastella? E come mai è stata fatta pubblicare una cosa non vera, e cioè che Mastella fosse indagato anche per violazione della legge Anselmi sulle associazioni segrete? ».

E che cosa si risponde?
«Che è opera della stessa manina raffinata. Suggerisce qualcosa il fatto che prima ancora che le agenzie lanciassero la notizia, Mastella abbia dichiarato che con le associazioni massoniche lui non ha nulla a che fare?».

In questo scenario, le misure di sicurezza per lei sono state rafforzate?
«Non ne so nulla. So che continuo a mettere di tasca mia la benzina a un'auto blindata che è un baraccone, tanto che non può spostarsi nemmeno fuori Catanzaro».

E la riunione di giovedì scorso del Comitato provinciale per l'ordine e la sicurezza pubblica? «Come no. Mi hanno detto che vi ha preso parte anche il procuratore aggiunto Salvatore Murone (sul quale indaga la procura di Salerno, per fatti relativi a inchieste del pm de Magistris, ndr). La cosa un po' mi inquieta, poiché ritengo che proprio Murone sia uno dei principali responsabili del mio isolamento istituzionale, oltre che uno degli autori dell'attività di contrasto nei miei confronti all'interno dell'ufficio giudiziario».

Allora è vero che quella di Catanzaro è un'altra «procura dei veleni»?
«No. Non è così. Con la gran parte dei colleghi io ho un rapporto ottimo. Ma quando arrivo in Procura mi guardo lo stesso alle spalle. C'è nei miei confronti, e le vicende degli ultimi tre anni lo dimostrano, una precisa attività di contrasto, messa in atto verso ben precise indagini e svolta da parte di ben individuati soggetti».

Cosa pensa della telefonata dell'altro giorno tra i suoi indagati Prodi e Mastella che il premier ha definito «cordiale»?
«Non parlo delle indagini in corso, lo sa». Dopo questa intervista, non l'accuseranno di aver avuto un «disinvolto rapporto » con la stampa? «Questo è davvero paradossale. Sono io che ho subito i danni creati dalle fughe di notizie. E poi, adesso basta. Il momento è troppo grave. E quindi ritengo di potermi svincolare dal dovere di riservatezza che mi ero imposto, mentre tutti gli altri facevano con me il tiro al bersaglio ».

Pensa che debbano intervenire capo dello Stato e Csm?
«Sì. Lo spero. Non so perché il presidente Napolitano non sia ancora intervenuto. Confido che lo faccia il Csm, a tutela dell'autonomia e indipendenza di tutti i magistrati. Anche di quelli che lavorano in Calabria».

Scuse e promesse

Scusate l'assenza dal blog, e scusate anche se ho parlato poco della strage del tribunale. Ho scritto così tanti articoli in questi ultimi quattro giorni da arrivare ad oggi, a godere del turno di riposo, svuotato di ogni energia mentale e fisica.
Ne riparleremo tra qualche giorno. Promesso.

Per chi ha voglia di sfogliare, ecco gli articoli e le pagine degli ultimi giorni.
http://www.linformazione.com/archivio/20071018/01_RE1810.pdf
http://www.linformazione.com/archivio/20071018/02_RE1810.pdf
http://www.linformazione.com/archivio/20071018/03_RE1810.pdf
http://www.linformazione.com/archivio/20071018/04_RE1810.pdf
http://www.linformazione.com/archivio/20071018/05_RE1810.pdf
http://www.linformazione.com/archivio/20071018/06_RE1810.pdf
http://www.linformazione.com/archivio/20071018/07_RE1810.pdf
http://www.linformazione.com/archivio/20071019/01_RE1910.pdf
http://www.linformazione.com/archivio/20071019/02_RE1910.pdf
http://www.linformazione.com/archivio/20071019/03_RE1910.pdf
http://www.linformazione.com/archivio/20071019/03_RE1910.pdf
http://www.linformazione.com/archivio/20071019/05_RE1910.pdf
http://www.linformazione.com/archivio/20071020/01_RE2010.pdf
http://www.linformazione.com/archivio/20071020/02_RE2010.pdf
http://www.linformazione.com/archivio/20071020/03_RE2010.pdf
http://www.linformazione.com/archivio/20071020/05_RE2010.pdf
http://www.linformazione.com/archivio/20071021/03_RE2110.pdf

venerdì 19 ottobre 2007

Tutti pazzi per il viagra

Da www.tgcom.it
18/10/2007 - Gli italiani scelgono il Viagra
Google, le parole più ricercate

I canadesi cercano la marijuana. I marocchini la Jihad. I messicani Britney Spears e gli americani l'amore. Gli italiani si accontentano del Viagra. E' la sorpresa di Google, che ha diffuso le statistiche sulle parole più cercate sul motore di cerca svelando quali curiosità animano i popoli sparsi sui cinque continenti. Si scopre così che egiziani, indiani e turchi hanno una fissazione per il sesso, mentre tedeschi, austriaci e messicani sono particolarmente curiosi su Hitler. La parola nazi invece domina la statistica delle ricerche in Cile, Australia e Gran Bretagna.
I dati, che prendono in esame le ricerche dal 2004 a oggi, mostrano anche che - nonostante tutto il machismo latino - i cileni sono quelli che cercano di più la parola gay, seguiti da messicani e colombiani. Mentre in cima alla lista di chi vuole scoprire tutto sul Viagra - o su come procurarselo - ci sono gli italiani.

Questa la lista di chi cerca cosa su Google:
Viagra - Italia, Gran Bretagna, Germania
Amore - Usa, Filippine, Australia
Marijuana - Canada, Usa, Australia
Jihad - Marocco, Indonesia, Pakistan
Iraq - Usa, Australia, Canada
Talebani - Pakistan, Australia, Canada
Iaea - Austria, Pakistan, Iran
Botulino - Australia, Usa, Gran Bretagna
Tom Cruise - Canada, Usa, Australia
Britney Spears - Mexico, Venezuela, Canada
David Beckham - Venezuela, Gran Bretagna, Messico
Kate Moss - Irlanda, Gran Bretagna, Svezia

La strage continua

Dopo 24 ore di agonia è morta anche Vjosa.
Amen.

giovedì 18 ottobre 2007

Strage e sconcerto


Sono distrutto. Professionalmente parlando è stata una giornata incredibile. Da tutti i punti di vista. Arrivare in tribunale per il solito giro di cronaca, vedere due cadaveri a terra e una donna portata via in condizioni disperate con un proiettile in testa. Tutto in pochi minuti.
Poi la lunga diretta per la tv, i collegamenti con Radio24 e le sei pagine da scrivere insieme ai tanti (e bravi) colleghi che oggi si sono fatti in cinquanta.

La fredda cronaca.
Alle 11 un albanese di 40 anni, Clarim Fejzo, ha aperto il fuoco all'impazzata durante un'udienza di separazione. Ha ferito l'avvocato della moglie, Giovanna Fava, poi ha sparato alla consorte Vjosa Demcolli, 37 anni, ferita gravemente, operata e ora in prognosi riservata. Poi ha freddato il cognato, Arjan Demcolli, che aveva tentato di disarmarlo. Quindi il conflitto a fuoco con la polizia: un agente all'ospedale con una gamba ferita e l'albanese a terra senza vita. Tutto davanti alle figlie di 16 e 12 anni.

Sconcerto, perché in quel corridoio bivacco tutte le mattine a caccia di notizie. Un minuto, e avrei sentito le pallottole sibilare. E ora tutti si accorgono di quanto è facile entrare armati in tribunale a Reggio e fare ciò che si vuole. Non ci sono metaldetector, le telecamere scarseggiano. Ci voleva il morto...

martedì 16 ottobre 2007

Tutto vero/5

Nel gennaio del 1999 un giovane napoletano si è finto imbianchino e, per un paio di giorni, ha ingannato tutti i dipendenti di una farmacia comunale di Reggio agendo indisturbato su borsette, portafogli e libretti di assegni. Anche la bicicletta usata per andare "al lavoro" era rubata.
Una messinscena da Oscar premiata dalla prescrizione. Dio vede, provvede e a volte si fa anche qualche grassa risata.

Processo alle talpe della Dda di Palermo

Luci e ombre, tanto per riallacciarmi al discorso lanciato qualche giorno fa...

Da www.corriere.it
15/10/2007 - NEL PROCESSO ALLE COSIDDETTE TALPE DELLA DDA DI PALERMO. PM: 9 ANNI A MARESCIALLO DEL ROS
Mafia, chiesti otto anni per Cuffaro
Il governatore è imputato per favoreggiamento a Cosa Nostra. La replica: «Mai fatto favori»


PALERMO - Otto anni di carcere. È questa la condanna chiesta dal procuratore aggiunto Giuseppe Pignatone nei confronti del presidente della Regione Sicilia, l'esponente dell'Udc, Salvatore Cuffaro. Il governatore è imputato di favoreggiamento a Cosa Nostra e rivelazione di notizie riservate nel processo alle cosiddette talpe della Direzione distrettuale antimafia di Palermo. La Procura del capoluogo siciliano ha chiesto inoltre 18 anni di carcere per l'imprenditore Michele Aiello, accusato di associazione mafiosa. Per l'ex maresciallo dei carabinieri del Ros Giorgio Riolo, accusato di concorso esterno in associazione mafiosa, è stata chiesta la pena a nove anni con la diminuente per il rito formulato in sede di giudizio abbreviato.
LE ALTRE RICHIESTE - Richieste non di poco conto anche per gli altri dieci imputati del processo: per il medico Aldo Carcione, accusato di accesso abusivo al sistema informatico della Procura chiesti cinque anni; per Giuseppa Buttitta, ex assistente del pm Nico Gozzo, accusata di accesso abusivo al sistema informatico della procura e rivelazione di segreto d'ufficio chiesti 4 anni e mezzo; per l'ex Udc Roberto Rotondo, uno dei più stretti collaboratori di Michele Aiello, accusato di favoreggiamento semplice chiesti un anno e 4 mesi con le generiche; per il funzionario di Polizia Giacomo Venezia, accusato di falso e abuso d'ufficio chiesta la pena a 3 anni e sei mesi; per Michele Giambruno, accusato di associazione a delinquere e truffa chiesti 5 anni e 1.000 euro di multa; per Domenico Oliveri, accusato di associazione a delinquere e truffa, chiesti 4 anni e mezzo e 1.000 euro di multa; per Salvatore Prestigiacomo, accusato di corruzione chiesti nove mesi di carcere; per Adriana La Barbera, accusata di corruzione, chiesti due anni di pena; per Angelo Calaciura, accusato di corruzione chiesti due anni e per Lorenzo Iannì, accusato di associazione a delinquere e truffa chiesto 5 anni e 1.000 euro di multa. Infine, per la società «Diagnostica per Immagini» di Aiello chiesto il pagamento di 1.549.000 euro di multa, mentre all'altra società di Aiello, «ATM, Alte tecnologie medicali», è stato chiesta una multa di un milione.
«MAI FATTO FAVORI» - In serata è arrivata la replica, stringata, di Cuffaro: «Ho appreso delle richieste formulate dai pubblici ministeri con amarezza, sentimento accresciuto dall'intima consapevolezza che mai mi ha abbandonato in questi anni, di non avere mai posto in essere condotte tese a favorire la mafia».
LA SOLIDARIETA' DI BERLUSCONI - Al presidente della Regione sono arrivati diversi attestati di solidarietà, tra cui il più significativo è quello del capo della Cdl, Silvio Berlusconi. «Confermo con forza la mia solidarietà al presidente della Regione Sicilia, on. Salvatore Cuffaro - è il commento del Cavaliere -. La stima che nutro nella sua intelligenza mi fa escludere in maniera assoluta che egli possa essere coinvolto in quelle vicende in cui si pretende di coinvolgerlo».

venerdì 12 ottobre 2007

Rimpatriata fortemarmina



"Mai visto il nulla"
Guido Andrea Pautasso
www.guidoandreapautasso.com
In mostra a Parma - Info: www.kikaevents.com

Aperitivo, personale dell'amico Guido, gustosa cena in campagna a Parma per chiudere in bellezza una rimpatriata fortemarmina. Ragazzi, dovremmo vederci più spesso.

giovedì 11 ottobre 2007

Uccidi? Dopo 8 anni sei fuori

Tanto per riallacciarmi al discorso lanciato qualche giorno fa...

Da www.lastampa.it
11/10/2007 (6:55) - ALLARME CRIMINALITA'
Uccidi? Dopo 8 anni sei fuori
Il rapporto delle direzione delle carceri: la pena è un terno al lotto

GUIDO RUOTOLO
ROMA
Una rapina a mano armata vale seicento giorni di carcere, meno di due anni. Tanto quanto vale lo spaccio di droga. Una violenza sessuale, settecento giorni, un furto, duecentodieci giorni. E’ il catalogo dell’ingiustizia, che spiega perché si ripetono vampate di indignazione per l’omicidio di turno, per le povere vittime finite sul selciato perché colpevoli di essersi trovate nel posto sbagliato al momento sbagliato, in mezzo a una sparatoria tra bande, o bersagli prescelti perché tabaccai o commercianti.
Oggi che si discute di pacchetti sicurezza, di revisione della Gozzini e di inasprimenti pene, oggi che si ascolta con inquietudine e nervosismo la «pancia» dell’opinione pubblica, allarmata per la microcriminalità, la classe politica dovrebbe prendere sul serio quel rapporto del Dap, del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, quei dati elaborati che Sebastiano Ardita, direttore generale detenuti, ha reso pubblici. E che il capo del Dap, Ettore Ferrara, ha spiegato ai componenti della Commissione affari costituzionali della Camera. Rapporti, numeri e statistiche che raccontano il cortocircuito che si è creato tra sistema penale e penitenziario, e che si può sintetizzare così: «L’incertezza della pena». «La permanenza media in carcere per gli autori, per esempio, del delitto di rapina a mano armata è appena superiore a 600 giorni (meno di due anni, ndr), sommando il periodo medio trascorso in custodia cautelare con quello medio in esecuzione pena». Chi finisce dentro perché fa parte di un’associazione di trafficanti di droga, rimane dentro (tra carcere preventivo e definitivo) per tre anni e mezzo; per chi commette una violenza sessuale due anni e due mesi; per chi è colpevole di sequestro di persona, quasi otto anni; per un assassino, idem; per un mafioso, tre anni; per un clandestino, sei mesi.
Colpisce un dato, a proposito degli arresti per immigrazione clandestina: i 13.081 incarcerati escono dopo una permanenza media di appena 13 giorni. Fin qui i numeri del Dap. Le carceri si sono «sgonfiate», grazie all’indulto, passando da 63.000 a 42.119 detenuti (alla data del 20 giugno scorso). Ha spiegato non molto tempo fa Ettore Ferrara ai deputati: «Poco più del 58% dei detenuti risulta imputato (di cui il 34% circa in attesa di giudizio, il 18% appellante, quasi il 6% ricorrente in Cassazione). Il 42% circa risulta definitivo». Ma il capo del Dap aveva lanciato un allarme ancora più preoccupante: «L’assenza di interventi strutturali sul sistema legislativo vigente sta determinando un incremento della popolazione carceraria che si aggira intorno alle duemila unità ogni mese».
Insomma, siamo in presenza di un fenomeno di turn over strutturale a saldo positivo: «Il turn over penitenziario si è attestato attorno alle 90.000 persone circa che, nell’arco dei 12 mesi, hanno fatto ingresso nelle carceri italiane, a fronte di circa 88.000 scarcerati nello stesso periodo; determinandosi una conseguente crescita costante pari a circa 2000 unità l’anno». Ecco la fragilità della «tigre» giustizia che ruggisce ma non graffia: «La presenza di “flusso” negli istituti penitenziari registra un dato molto basso in termini di permanenza del singolo soggetto detenuto - imputato o condannato per qualsiasi tipo di reato -, giungendo a valori medi che raramente superano i 90/120 giorni».
E in questo caso, verrebbe da dire purtroppo, l’indulto non c’entra nulla, nel senso che non è stato preso in considerazione per queste statistiche. Dunque, il rapporto del Dap e l’audizione alla Camera del suo responsabile infieriscono sul vero e proprio cortocircuito che si è determinato nel sistema giustizia. Ettore Ferrara: «Siamo partiti da un sistema giudiziario e penitenziario che, per la parte che ci riguarda, trova riscontro nell’articolo 27 della Costituzione - La responsabilità penale è personale. L'imputato non è considerato colpevole sino alla condanna definitiva. Le pene non possono consistere in trattamenti contrari al senso di umanità e devono tendere alla rieducazione del condannato, ndr. - e che si sviluppava in modo abbastanza controllato con il ricorso alla sanzione detentiva in un numero più limitato di casi di quanto accada oggi e con una permanenza nell’istituzione penitenziaria più prolungata di quella odierna. La popolazione carceraria era quindi tendenzialmente molto più stabile e soprattutto molto più omogenea di quanto accade oggi».

mercoledì 10 ottobre 2007

Spremuta felice

Stremato e felice dopo un'ora di squash. Sport nuovo, almeno per me da sempre abituato al tennis. Nella sezione Didi Mondo Web trovate il link alla federazione italiana... Sapete che sono sempre abbastanza istituzionale. Compagno di sudata il buon legal advisor, cui ho dato buca per la cena post partita. Sono davvero a pezzi, e anche mister LA mi è sembrato parecchio provato da un inizio di settimana tosto.
Domani mattina mi aspetta una corte d'Assise: pappone trovato cadavere dietro alcuni cassonetti... Alla sbarra una delle sue "dipendenti", che avrebbe agito insieme a una collega al momento latitante.
Alzi la mano chi è ancora convinto che Reggio sia una tranquilla città di provincia.
'Notte, gente. Attendo i vostri commenti. Non siate timidi!

martedì 9 ottobre 2007

Giustizia?

Scusate l'assenza. Gli ultimi giorni sono stati densi di novità, bagliori e riflessioni. E di risposte.
A proposito di riflessioni, ieri un uomo di 30 anni è stato condannato con rito abbreviato a 16 anni di reclusione per aver ucciso e rapinato un imprenditore agricolo. In realtà, ha spiegato, era entrato in casa per rubare. Poi è stato scoperto e ha perso la testa, tanto da rompere una sedia in testa al povero malcapitato e infierire con i pezzi di legno rotti. Prima di fuggire, non ha resistito alla tentazione di infilargli la mano nel portafogli e prendere i 500 euro che vi erano custoditi.

Morale della favola:
- ha ucciso per 500 euro
- pur avendo commesso un omicidio potenzialmente da ergastolo (per stessa ammissione del pubblico ministero), se l'è cavata con 16 anni
- Oltre allo sconto del rito abbreviato (sarebbero stati 24), godrà anche dell'indulto. 16-3 = 13
- Beffa delle beffe, se dietro le sbarre farà il bravo a metà pena potrà chiedere la liberazione anticipata. Sarà fuori al massimo tra 7 anni

domenica 7 ottobre 2007

A canestro

Oggi riparte il campionato di basket. Sarà difficile riabituarsi alla Legadue dopo tre stagioni di serie A. Unica consolazione, il ritorno di Alvin Young. Per lavoro non seguo più la squadra, ma mi è capitato ugualmente di incrociare Alvin un paio di volte. L'ultima ieri sera in un centro commerciale. E' un amico. Mi ha dato appuntamento oggi al palasport. Difficilmente riuscirò ad esserci, ma tiferò comunque.

Chi di voi sarà al palasport per vedere Trenkwalder Reggio Emilia - Carmatic Pistoia?

giovedì 4 ottobre 2007

Il prezzo delle cose

"Oggi si conosce il prezzo di tutte le cose ed il valore di nessuna".
Oscar Wilde (1856-1900), poeta, drammaturgo e scrittore irlandese.

E' davvero così? Allora tirate per il collo più che potete tutti quelli che provano a tirare il vostro.

Tutto vero/4

Un tunisino di 45 anni sorpreso al casello dell'autostrada, di rientro da Brescia, con 50 grammi di eroina. Spaccio? Macché! Colletta di 600 euro tra diciassette tossici che frequentano il Sert e spesa collettiva in trasferta. "Sa, signor giudice, a Brescia l'eroina costa la metà".
Tutta colpa dell'euro?

martedì 2 ottobre 2007

Poltrone e processi

Ennesima conferma al termine di una giornata impegnativa e impegnata. Lo scaricabarile è lo sport preferito degli animali da poltrona. Quelli, tanto per intenderci, che pur di non scollare chiappe e gomiti dalla pelle imbottita venderebbero anche la madre che non hanno più.
Amen.

Tornando alle cose serie. Domani sarà una giornata importante. In tribunale c'è il processo... Frescogel. Perché, avevate altro in agenda?

Forse quest'ultimo post vi sembrerà criptico e poco divertente. Vi chiedo scusa. Chi deve capire, capirà.
'Notte, gente!